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A Chi Interessa Veramente la Nostra Salute: Storia di Zio T e delle Balle che ci Raccontano



Delle Fragili Cose

Per quanto delle volte mi risulti impossibile crederlo, anche io, un tempo, sono stato un bambino.
I ricordi di allora si fondono spesso con i sogni e, talvolta, mi è difficile distinguere ciò che accadde da ciò che ho solo immaginato o temuto.
Zio T era il marito della sorella di mia madre. Allora mi appariva altissimo e magro come uno stecco. Con gli anni la sua altezza ha smesso di farmi impressione, ma la sua magrezza nervosa l’ha conservata fino ad oggi.
Faceva l’elettricista. In un mondo dove i computer erano ancora grandi come bastimenti e i telefoni non si portavano addosso, ma si avvitavano al muro, il suo era un mestiere “tecnologico” dove il colore dei fili seguiva un codice misterioso, i cacciavite avevano il manico luminoso e “positivo”, “massa” e “terra” raccontavano la storia di una forza potente, brutale e severa.

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Fu negli anni della ultima infanzia che mia madre si ammalò gravemente e mio padre fu costretto a portarla a Roma perché il piccolo ospedale della mia città non era in grado di eseguire un’operazione così complessa. Fu allora che io e mia sorella andammo a vivere per qualche tempo dalla sorella di mia madre, la moglie di Zio T.
Zio T mi era sempre piaciuto. A differenza di mio padre, uomo dal quale ho ereditato severità e consapevole mestizia, Zio T era sempre allegro e ci faceva ridere.
Sapendo che mia madre correva il rischio di morire, dovette avere una grandissima pena per me e mia sorella e, indipendentemente dai legami di sangue, la sua fu un’adozione totale.
Giocavano a carte insieme quasi ogni sera e mi portava a vedere la partita con lui in un piccolo stadio pieno di gente e di bandiere di un colore che mi apparve un rosso scurissimo e che, allora, imparai che si chiamava “granata”.
Per arrivare presto allo stadio non mangiavamo a tavola. Mia Zia ci preparava delle enormi merende avvolte in una carta scura e spessa che ora non si usa più. Ogni tanto Zio T mi dava cinquecento lire e, molte volte, andavamo insieme al cinema come due vecchi amici.
Da allora sono passati quarant’anni, ma io lo ricordo ancora e sono sicuro che non si tratti di sogni.

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Zio T è stato un uomo molto buono con tutti. Quando è nato il suo primo nipote, distrutto dall’ipossia indotta da un parto di malasanità che non ha avuto nemmeno gli onori della cronaca, ha preso questo nipote con se e lo ha “cresciuto” di persona. Era uno spettacolo stranissimo: lui così alto e secco che portava in braccio mio cugino, un’anima perennemente innocente che, anche oggi che ha 20 anni, richiede le cure di un neonato. Zio T l’ha fatto con naturalezza e senza mai farlo pesare, perché lui è un uomo di quella generazione dove la famiglia e i bambini vengono prima di se stessi e nessun canale televisivo aveva ancora dettato il costume degenere con il quale abbiamo sostituito la atavica tradizione di solidarietà della nostra gente.

Vi chiederete perché vi racconti tutto questo, perché mi firmi con un nome antico, perché venga meno al proposito di non usare questo spazio per fini personali.
Forse è perché Zio T non era perfetto. Come molti uomini della sua generazione aveva imparato a fumare da piccolo. Ha continuato per tanti anni fino a prendersi un tumore ai polmoni che ora si è impossessato del suo corpo ed in meno di un mese lo ucciderà. Io stasera vado a trovarlo e io, l’uomo che ha visto mille città, che ha conosciuto tanta gente, l’uomo che ha letto migliaia di libri, che discute di formazione dell’universo e struttura intima della materia, io. Io non so che dirgli.

Comandante Nebbia

Ma questo è un problema mio. Parliamo invece di qualche altro aspetto, quello sui quali riflettere insieme a voi. Che il fumo di sigaretta uccida è risultanza scientifica accettata. Eppure il nostro Paese continua a vendere tabacco ai propri cittadini che, incredibilmente, continuano a fumarlo.

E’ vero. Molte cose fanno male o possono uccidere. Mangiare troppa carne, non fare sport, guidare in maniera imprudente o lavorare troppo, ma c’è una differenza sostanziale con il fumo. Si tratta di comportamenti puramente individuali sui quali lo Stato deve dosare il suo intervento per non compromettere le libertà di scelta dei singoli. Nel caso del fumo, invece, svolge un ruolo attivo nella tolleranza e nella diffusione di una sporca abitudine che uccide. Uccide. Uccide.

Qualcuno potrebbe dire che vietare tout court il fumo creerebbe un mercato parallelo ed illegale che finanzierebbe la criminalità organizzata. Ragionamento impeccabile.

A questo punto mi chiedo perché lo stesso criterio di valutazione non sia applicato per marijuana e hascisc. C’è qualche studio scientifico che dimostra che fanno più male del tabacco? Qualche scienziato ha dimostrato che l’incidenza delle malattie cardiovascolari e del cancro è più alta nei consumatori di queste sostanze?

Non lo so, ma ho il sospetto che non sia questo il motivo per il quale lo stato spacci tabacco e persegua il consumo di queste altre sostanze.

Un discorso analogo si può fare con l’alcol, altra sostanza stupefacente del quale lo stato detiene lo spaccio esclusivo.

L’alcol uccide in maniera più subdola del fumo, ma uccide lo stesso. Le patologie derivate dall’abuso di alcol uccidono tra 36.000 e 42.000 italiani l’anno, il fumo se ne porta via 90.000 ogni anno. L’AIDS, il mostro orribile per sconfiggere il quale si promuovono campagne milionarie, nel 2007 ha ucciso 200 persone, meno di quelle che fa fuori un banalissimo ponte vacanziero con il suo contorno di incidenti automobilistici.

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Per carità, questo non vuole essere un invito a comportamenti sessuali imprudenti, ma solo la dimostrazione che non è la salute che lo stato cerca di tutelare. In realtà l’obiettivo è perseguire certi stili di vita e le abitudini che qualcuno pensa siano ad essi correlati.

Se si volesse preservare veramente la salute e non badare agli affari, sarebbe necessario disporre un controllo severo sulla vendita degli alcolici, vietare tutte quelle ridicole pubblicità a base di gocce afferrate al volo, aeroplani che portano soccorso, veterinari alcolizzati e mandare in pensione definitivamente Michele l’Intenditore che ormai avrà la cirrosi epatica.

Il fumo andrebbe scoraggiato aumentando il costo dei prodotti dannosi fino a cifre che ne rendano un vero e proprio lusso il consumo, autorizzando il fumo solo agli ambienti domestici, aumentando i ticket sanitari per i tabagisti, perseguendo il contrabbando di tabacco con la stessa energia con la quale si persegue lo spaccio di droga, spendendo in campagne dissuasive almeno quanto si spende per l’AIDS, imponendo ai pacchetti di sigarette una confezione neutra, possibilmente di colore sgradevole e attribuendo, culturalmente, alla sigaretta un’immagine deteriore e volgare.

Ma prima che lo Stato si decida a proteggerci, vorrei rivolgermi direttamente a coloro che leggono. Per fare questo sono costretto a rientrare di nuovo nell’ambito del personale.

Sono stato anche io un fumatore. Ho fumato a lungo, troppo. Ho smesso appena due anni fa. Se non morirò per colpa del fumo sarà solo fortuna, non ne avrò alcun merito.

Mi sono fatto giocare da questo sistema che mi convinto che fumare era bello e virile. Poi mi ha tolto l’equivalente di 40.000 euro che nel corso di 30 anni ho speso per comprare almeno un pacchetto di sigarette al giorno. 40.000 euro che ho dovuto sudare facendo, ogni giorno, un lavoro che mi toglie tempo e vita.

E poi, come sta accadendo adesso a Zio T, tutto quello che rimane è un letto dove morire. Perché nel nostro Paese, dove ci si preoccupa solo marginalmente della dignità della vita, non c’è nessun interesse per la dignità della morte. Quando un uomo è nelle condizioni di Zio T, viene abbandonato dalla sanità pubblica che limita la sua assistenza a qualche micragnoso cerotto alla morfina per attenuare le terrificanti sofferenze che la malattia induce.

Nessun conforto psicologico, nessun aiuto alla famiglia, nessuna terapia palliativa.

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Aids se lo conosci lo eviti (200 morti nel 2007 in Italia)

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Il Carciofone e la sua genuina simpatia italiana (42.000 morti per alcol ogni anno in Italia)

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Valentino Rossi e gli sponsor nello sport: Le sigarette uccidono 90.000 italiani ogni anno

Delle Fragili Cose

Ed ecco che stasera, quando entrerò in casa di Zio T, quella casa che ora mi appare piccolissima, saremo soli, io e lui, di fronte alla paura del dolore e della morte. Sarà difficile superare la consapevolezza di essere stati stupidi ad aver abboccato e di aver delegato il nostro destino ad uomini senza volto che ci hanno classificato “consumatori” e che sulla nostra carne hanno costruito le loro fortune, come se fossimo dei maiali o delle vacche. Ma questo, come ho detto prima, rimane un problema mio.

Se sei arrivato fin qui, sai tutto quello che devi sapere. Guarda i bambini che hai intorno a te e fai in modo che nessuno, un giorno, debba scrivere per te qualcosa di simile a questo che hai appena letto. Fai la scelta giusta.

Se ti può essere utile, io ho iniziato da qui. Non è stato affatto difficile.

Leggi anche:
Chi non vuole farti smettere di fumare?
Come ti riciclo il farmaco sporco – Il caso del Bupropione

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Comments

11 Risposte a “A Chi Interessa Veramente la Nostra Salute: Storia di Zio T e delle Balle che ci Raccontano”
  1. Emanuele scrive:

    Bellissimo. Fa capire che tutto deve partire da noi.
    Come sempre

  2. Doxaliber scrive:

    Bell’articolo, lo farò leggere a qualche ragazzo che ritiene il fumo una cosa “figa”.

  3. Adetrax scrive:

    Toccante, voto 9,5 per l’onesta` e la sincerita`, viviamo in un mondo crudele.

    Temo che allo stato (inteso come coacervo di poteri occulti) non interessi per nulla preservare la vita della maggioranza dei cittadini oltre i 65 – 70 anni, anzi, nell’ottica di ricevere decine di anni di contributi per poi restituirne il meno possibile, c’e` una tendenza a favorire i rischi fatali nel lungo periodo.

    Dicono che il rischio di tumore per chi smette di fumare, diminuisce gradualmente per circa 10-12 anni, dopo di che` al 95% si dovrebbe essere fuori da quella causale di decesso.

    Anche se ci sono molti altri fattori che possono scatenare tali malattie (inquinamento aria, cibi, ecc.), smettendo di fumare si elimina una concausa che tende a moltiplicare i rischi.

    Va bene, perlomeno abbiamo avuto un ministro della sanita` che ha imposto dei divieti nei locali pubblici.

  4. Sara scrive:

    Bello, profondo, disarmante,umano…Lo manderò via mail a dei miei amici fumatori.

  5. Francesco Orsenigo scrive:

    Ok, bell’articolo.

    La legge non vieta di fumare o di bere semplicemente eprche’ la legge non fa altro che dare una regola alla consuetudine.
    Le droghe che vengono da fuori, esattamente come gli immigrati, sono strane e quindi piu’ “pericolose” di quello che abbiamo qua da secoli.
    Anche L’AIDS e’ recente, quindi strana, pericolosa, sconosciuta.

    Altro?
    La sorella di una mia amica, diabetica.
    Quando ha avuto un bambino, non e’ sopravvissuta al parto, fumava troppo.
    Quello che mi ha colpito e’ che la mia amica, diabetica anche lei, ha continuato a fumare… Perche’?

    Btw, in Svezia l’alcool e’ monopolio di stato, regolatissimo e costosissimo.
    Non serve a nulla.

    Forse sarebbe meglio misurare il tasso alcolico o il catrame nei polmoni e far pagare il ticket di conseguenza.

  6. Alfonso scrive:

    Bell’articolo, molto toccante la situazione di zio T. C’è sempre un interfacciarsi con la morte, argomento perennemente evitato in assenza di problemi e costantemente riportato alla luce in questi casi.
    Io ho a cuore il “dilemma” insito nel fumatore. E nel mangiatore. E nel cittadino (quello sempre immerso nel traffico, nell’industria, nell’odore di fogna e di immondizia). E nel bevitore. E in tutte quelle “categorie” di persone che hanno una croce e delizia nella propria vita.
    Però, penso, alla fine si muore. E chi pensa che il tumore sia la malattia più spaventosa in quanto evitabile con pochi accorgimenti semplicemente SBAGLIA. O non ha seguito (anche solo per pochi mesi) il percorso di uno che va in dialisi. O non ha visto mai uno con la cirrosi.
    Mi si perdoni se forse non mostro troppa sensibilità nei confronti di un articolo così emozionale. Resta a mio parere molto facile cadere nella disperazione e pensare “se non fossi stato”, “se avessi fatto”, “se avessi detto”. E’ umano, ma a questo punto non c’è nessuno che a 40 anni, di fronte alla morte, dica “oh, non ho bisogno di sconti, se avessi vissuto un’esistenza sana ed equilibrata forse non sarei qui, ma non sarei nemmeno IO, con tutti i miei difetti, le mie debolezze giuste o sbagliate che siano. Ho amato questa vita e l’amo ancora oggi che non ce la faccio più, ho goduto ogni attimo di questa mia esistenza, HO AVUTO DESIDERI, ED HO VOLUTO SODDISFARLI, e ne pago il prezzo volentieri perché chi mi ha conosciuto!”?
    E’ come se una sera ti ubriachi e il giorno dopo sei nervoso perché hai il mal di stomaco e il mal di testa. Questo sei tu, perché te lo devi vivere male? Zio T! Ti so’ piaciute le sigarette, pentirti a questo punto a cosa serve? Ricorda ogni momento ed accetta il fatto che sia passato, hai fatto quello che volevi fare e per questo hai tutta la mia stima e quella di tuo nipote. E poi, lo dico come esempio, non voglio essere crudele nei confronti di nessuno, muori come hai vissuto: piegato dalla malattia ma moralmente “ALTO” per le scelte che hai avuto il coraggio di prendere. Poi è chiaro: ti saresti divertito ugualmente se non avessi bevuto/fumato/drogato? La mia risposta è SI, ma mi rendo conto che non può essere una risposta univoca.
    E questa è una cosa.
    Un’altra cosa è il Servizio Sanitario Nazionale, che è vieppiù uguale (pessimo) per tutti ed è forse l’unica cosa che fa dell’Italia un paese estremamente civilizzato. L’unica pecca, come già detto, è la qualità del servizio. Questa che chi incide di più sul servizio sanitario dovrebbe pagare di più fa molto “coscienza pulita”. Non vi insulta già il solo fatto che la banca vi apre o non vi apre un conto in banca a seconda del vostro stato di salute? Stesso discorso per le assicurazioni.
    Terza ed ultima cosa: il non fumatore. Tutelato, SEMPRE e non per legge ma per CORTESIA. Io non sopporto, per esempio, all’ingresso di un centro commerciale c’è quasi sempre un’aria irrespirabile. Ma questa è educazione, non serviva una legge per non fumare nei locali pubblici al chiuso. E cortesemente non mi venite a dire in un posto come Mentecritica che un non fumatore-non bevitore-non mangione non ha nessun rischio per la propria salute (e riferito principalmente al tumore al polmone). Specie se vivete in una grande città. Perché se è così, amici, voglio dirvelo: non vi illudete, non illudetevi affatto.

  7. ilBuonPeppe scrive:

    Non ho mai fumato, ma sono figlio di un grande fumatore.
    Credo che sanzioni, divieti o anche l’elevato costo non potranno mai impedire alle persone di rovinarsi con le proprie mani; non so per quale motivo ma siamo davvero troppo bravi a costruirci la nostra rovina.
    Se però, almeno, lo stato smettesse di produrre sigarete sarebbe un bel segnale ed eliminerebbe una fonte di ipocrisia.
    Un’altra cosa importante sarebbe vietare tout-cour la pubblicità per gli alcolici e il tabacco.
    Non si risolverebbe il problema, ma sicuramente ce ne sarebbe un beneficio.

  8. ilBuonPeppe scrive:

    @Alfonso
    Dici che “non c’era bisogno di una legge per liberare dal fumo i locali pubblici”. Certo, in un paese civile, dove persone civili si preoccupano di chi gli sta vicino.
    Ti risulta che questo succeda in Italia? A me no.

    Il governo del berlusca è stato in assoluto il peggiore che io ricordi, ha commesso nefandezze di ogni sorta, cose di cui dovremmo vergognarci e che pagheremo per molto tempo ancora. Ma tra le tre (3 e non di più) cose buone che ha fatto c’è la legge contro il fumo, e questo gli va riconosciuto.

  9. Alfonso scrive:

    @ilBuonPeppe
    vero verissimo, l’Italia infatti è un paese pieno di maleducati. Gente che fumava in ascensore, nelle trombe delle scale. E quella legge è stata una mano santa… io ero in prima fila a decantarne le doti (un po’ meno alcuni esercenti) ma già prima ricordo che in molti locali c’era la “zona fumatori”.
    E resta comunque un fatto. Se sei a un concerto all’aperto NON PUOI CHIEDERE la cortesia al fumatore che ti sta accanto di spegnere la sigaretta. E questo perché c’è una legge che l’ha ghettizzato prima per la quale è un’onta il fatto di non poter fumare “nemmeno fuori”.
    Io invece ho visto fumatori che chiedevano ai vicini se li disturbava il fumo della sigaretta, ed io stesso (con accanto mia moglie incinta) stavo mangiando un giorno all’aperto in un locale romano e c’erano due signori fumatori. Non avevano ancora acceso la sigaretta, ma appena vista la signora in stato interessante hanno atteso che ci alzassimo. E questo a Roma, dove nessuno conosce nessuno.
    Quello che voglio dire è: la legge anticamente stabiliva diritti e doveri in caso di controversie, ma se mettiamo anche i nostri atteggiamenti per iscritto, le conseguenze le paghiamo tra noi.

  10. Ognuno mangia, beve e fuma quanto vuole.
    L’importante è essere correttamente informati e non incoraggiati nelle cattive abitudini.
    L’aspetto più agghiacciante e che dovrebbe far riflettere è il diverso trattamento che ricevono fumo e alcol rispetto alle droghe leggere e al’AIDS nonostante la sproporzione dei numeri.

    Lo stato impone valori massimi di inquinamento che obbligano i sindaci a fermare le auto e nello stesso tempo vende sigarette.
    Non vi sentite presi in giro?

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