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Trascorsi sette anni da Gomorra, Saviano ci regala un’altra perla. Regala per modo di dire, visto che per godere dell’opinabile privilegio di leggere l’ultima secrezione di colui che dolcemente predispone alla deiezione, bisogna evacuare 18,00 eurobyte corrispondenti a quasi 4 ore di indefesso lavoro nell’universo dove siamo stati precipitati da quando alcuni hanno deciso che non siamo noi a dover insegnare ai cinesi come si campa, ma loro a noi come si crepa.
Subito è iniziato “the seven churches lap”, perifrasi specialistica che sta ad indicare una particolare tecnica di marketing dove l’autore di un'”opera” viene intervistato da tutti i giornali e partecipa a trasmissioni televisive e radiofoniche di ogni tipo consentendo ai sigg. giornalisti di esprimersi nel loro atto professionale più elevato: la marchetta.

E’ tempo di recensire “zerozerozero”, l’indubbiamente eccellente viaggio dell’autore napoletano di culto nell’abisso della cocaina (marchetta gentilmente messa a disposizione da “Il Messaggero“). Questa è una recensione al buio, di quelle che sono aduso fare quando ritengo di avere elementi sufficienti per valutare un’opera senza vederla o senza leggerla. Uno di quegli atti di suprema presunzione intellettuale che compio nella piena consapevolezza di rendermi antipatico, ma anche nella totale indifferenza di chi ha da tempo abbandonata la sponda del politicamente corretto. (Per gli interessati, ho recensito al buio anche Nanni Moretti e il gelato di Grom).
Per la recensione mi baso su una delle cinque o sei interviste fotocopia che ho ascoltato in televisione, radio e in occasione dell’ultima riunione di condominio quando l’appellatore Roberto Saviano è inopinatamente apparso per presentarci l’eccezionale volume che cambierà la storia della criminologia mentre l’intero uditorio non osava fiatare anche a causa dell’aspetto minaccioso della scorta.

Secondo Saviano la coca è una droga pericolosa perché si può utilizzare anche senza modificare radicalmente la propria vita e con la coca i cartelli internazionali della droga si stanno arricchendo a dismisura. Saranno stati necessari sette anni, ma se i risultati dell’indagine raggiungono simili livelli di profondità non è stato tempo sprecato. Saviano aggiunge anche che ora non sono più i colombiani a gestire il mercato della droga, ma i messicani, cosa che su queste pagine si leggeva gratis cinque anni fa (ciao Miguel) e che per tagliare le gambe alle grandi holding internazionali della droga occorrerebbe legalizzare la cocaina. Come dice Robertino, cito a memoria, sarà anche brutto vederla venduta in farmacia, ma è l’unico sistema per recuperare legalità.

Questa della legalizzazione della cocaina è un’allegra boutade. Saviano la agita evidentemente come trovata di marketing, infatti sto qui a parlarne, ma poi non va oltre. Premesso che, per me, la gente può aspirare quello che vuole purché non metta a repentaglio chi sceglie di non farlo e nell’ipotesi che poi vada a crepare graziosamente altrove senza pesare sul sistema sanitario nazionale, mi sorgono spontanee un paio di domande:

  1. Un grande intellettuale come Roberto Saviano mi spiega come si fa questa legalizzazione? A livello mondiale ovviamente, perché se la legalizziamo solo in Italia rischiamo di fare 3/4 del PIl solo con le farmacie. Quindi  200 stati sovrani in tutto il mondo, generalmente in disaccordo su qualsiasi cosa, improvvisamente decidono tutti insieme di legalizzare la cocaina perché l’ha detto Saviano?
  2. Un grande intellettuale come Roberto Saviano si è chiesto cosa farebbero le grandi organizzazioni criminali che fatturano miliardi con la coca se questa venisse legalizzata e i proventi si azzerassero? No, perché è difficile immaginare i narcos in fila per il sussidio di disoccupazione o a fare un corso di cucina per aprire una pizzeria. Chiuso il rubinetto coca, magari si aprirebbe quello delle armi nucleari. A Saviano andrebbe bene, perché tra sei o sette anni scriverebbe “unounouno” dove verrebbe descritto l’osceno mercato di morte degli arsenali nucleari e si suggerirebbe provocatoriamente la legalizzazione del traffico per tagliare la testa agli atomos, ma a me no.

Ora, visto che fino a questo momento l’intellettuale dice banalità a fini di marketing, il cretino che scrive dice una cosa veramente provocatoria: meglio che i narcos guadagnino quattrini ammazzando coglioni che ammazzando coglioni e non coglioni indistintamente.

Ciò detto e sulla base di quanto analizzato, concludo la recensione al buio con il seguente giudizio:”zerozerozero fa cacare”.


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