Zero Light 6


Kiwi è un conuro pyrrhurra. Un pappagallo di piccole dimensioni dal piumaggio verde e giallo e rosso, con sfumature di azzurro. Gli occhi grandi come lenticchie, le zampe dagli artigli rapaci e la coda di lunghe piume rosse. I pyrrhurra sono noti per essere degli attaccabrighe e lui fa di tutto per meritarsi questo appellativo. Vive in una grande gabbia dalla porta sempre aperta. Quando ha voglia di compagnia, vola sulla mia spalla o quella di S. Con me preferisce i giochi di guerra dove sono condannato a continue sconfitte. Con S. i giochi sono più affettuosi e prevedono teneri bacini con tanto di schiocco, grattatine sotto le ali e combattimenti all’ultimo sangue con i calzini.

Nel microscopico volume della sua calotta cranica, Kiwi custodisce una prodigiosa mente miniaturizzata che brilla di orgoglio, intelligenza, coraggio e di qualcosa di tenue e impalpabile che ho paura di chiamare affetto.

È goloso di noci e semi di girasole anche se, per salvaguardare il suo fegato e mantenerlo in forma, gli è imposta una dieta a base di frutta, peperoncini piccanti e bastoncini di carota. Bastoni di carota che lui odia fino al punto di sminuzzarli col suo becco tagliente per rimuoverli dalla vista e spargerli ovunque tranne che nella sua ciotola. Però, quando cerca attenzione e non cibo, anche se gli si offre un pezzetto di gheriglio di noce, la risposta è una beccata al dito con la noce lanciata lontana con disprezzo.

Kiwi è un maniaco della pulizia. Passa lunghe ore a pettinarsi le piume e a rimuovere una specie di forfora che si forma tra di esse. Gli piace farlo appollaiato su un mio ginocchio, specialmente mentre guardo la tv, ricoprendomi i vestiti di una sottile neve bianca e minuscole piume virate nei colori dell’iride. Quando sente il bisogno di andare alla toilette, torna con un rapido volo in gabbia e poi mi guarda con quei suoi occhietti impertinenti come a dire:”Di che ti stupisci? Non sono mica un cane. Mi arrangio da solo”. Ogni settimana, due volte d’estate, una volta d’inverno, fa un clamoroso bagno nel largo abbeveratoio, poi non beve finché qualcuno non gli cambia l’acqua. Qualche volta, quando ce ne accorgiamo in tempo, lo prendiamo sul dito e lo portiamo nel lavabo, che per lui ha le dimensioni di una Iacuzzi, dove si gode un’abluzione spettacolare in acqua rigorosamente gelida.

Nella sua piccola mente o nel suo minuscolo cuore che batte con una frequenza inusitata, deve essere rimasta conficcata qualche freccia, così come nel mio e in quello di S. Me ne accorgo quando la ragazza che mi aiuta nei lavori di casa passa l’aspirapolvere al piano di sopra. Lui si agita, fa dei versi acuti e inizia uno strano ballo da un trespolo all’altro. Quando a passare l’aspirapolvere era Y., a lui piaceva essere nel pieno dell’azione e Y. lo poggiava sul manico, dove lui emozionato e tremante dirigeva le operazioni con quel piglio uccellesco da rapace in miniatura che assume in questi frangenti.

Sono troppo cinico per pensare che ricordi Y., ma attraverso l’emozione di quella piccola creatura, nella mia mente si forma un ricordo. E io, se pure mi sembra strano dirlo, gliene sono grato. Così che lo prendo nel palmo e lo lascio mordermi felice la punta delle dita.

§

L’inverno velocemente incede. Il freddo entra nelle cose e le ghiaccia di sottili venature trasparenti. Il vento e la pioggia si disputano il cielo e le cime degli alberi. Nel nostro piccolo giardino le sue rose lasciano andare i petali che volano nei turbini d’aria insieme alle prime foglie gialle e a qualche cartaccia. Il cuore batte, i pugni si stringono, le labbra si serrano e gli occhi si perdono nel rapido tramonto del sole.


6 commenti su “Zero Light

  • Angela

    E a me, mentre leggevo ad alta voce sulla base musicale, è sembrato di essere lì a godermi la scena.
    Buona serata comandante. Alla piccola S. un bacino sulla fronte.

  • Barbara

    Meraviglioso post; il ciglio inumidito è il più sincero e profondo omaggio: due cuori che si sfiorano e per qualche minuto battono all’unisono.

  • Emilio

    …solo una mente sagace e grande può avvicinarsi a quella, che pur esiste, di un piccolo essere. E raccontarne l’esistenza… al punto di intravvederne e condividerne gli affetti. Un saluto.

  • Antonello Puggioni

    La vita, la vita normale, quella vera, alzarsi da letto e andare a lavorare; fallire in quello che si fa, avere sogni che non si realizzano, avere fragilità e solitudini e rabbia e dolore e amore, cercare un modo per vivere, o un modo per sopravvivere allo scontro quotidiano senza perdere la speranza di essere felici, anche solo per pochi momenti; avere qualcuno da abbracciare e da stringere a sè, qualcosa del quale andare fieri, come superare le proprie paure, superare le proprie crisi personali e le sconfitte e l’assenza di chi ci ha amato, superare quella che sembra la Natura invincibile e definitiva.
    Avere una casa. Avere una persona vicina. Avere figli, crescere dei figli, proteggere dei figli. Avere un lavoro, niente più di un lavoro, una casa, una persona, una famiglia, una gatto o un cane o un pappagallo.
    La vita è la fatica di avere una vita giorno per giorno, è quello che resta dopo essere usciti dallo scontro quotidiano con se stessi e con il mondo, è il nostro cuore spezzato ma non sconfitto.
    Spero alla fine rimanga un sorriso, come quello che la tua storia ha scolpito dentro di me.

  • Antonella

    Entro qui in punta di piedi e mi guardo attorno con timore di disturbare, ascoltando parole e musica..respirando pianissimo. Trattengo lacrime.

  • Antonello Puggioni

    La Vita: la vita normale, quella vera, alzarsi da letto e andare a lavorare; fallire in quello che si fa, avere sogni che non si realizzano, avere fragilità e solitudini e rabbia e amore, cercare un modo per vivere, o un modo per sopravvivere allo scontro quotidiano senza perdere la speranza di essere felici, anche solo per pochi istanti; avere qualcuno da abbracciare o qualcosa da amare, qualcosa del quale andare fieri, come superare le proprie paure, superare le proprie crisi personali o la perdita di coloro che ci hanno amato, superare quella che sembra la Natura invincibile e definitiva.
    Avere una casa. Avere una persona vicina. Avere figli, crescere figli, veder crescere figli. Avere un lavoro, niente più di un lavoro, una casa, una persona, una famiglia, un cane, un gatto o un pappagallo.
    La Vita è la fatica di avere una vita giorno per giorno e quello che resta dopo essere usciti dallo scontro quotidiano con se stessi e con il mondo.
    Spero alla fine rimanga un sorriso, come quello che la tua storia ha scolpito dentro di me.

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