XX & XY

Scarpa rossa con taccoLe dieci e mezza di sera. In estate è ancora presto per tornare a casa, anche se hai quindici anni. Soprattutto se abiti in una città di mare. Sulla riviera Nord, quella che da Pescara porta a Montesilvano, dall’Orsa Maggiore in poi, ché prima ci stanno solo famigliole che leccano gelati e inseguono bambini su minuscole bici colorate, le vedi. Hanno la pelle abbronzata, indossano minigonne e magliettine aderenti. Sono belle, fresche, luccicanti sopra e sotto il make up. In vetrina, ma non sono puttane. Le puttane stanno dall’altro lato della strada. Hanno la stessa età, sono vestite allo stesso modo, ma stanno dall’altra parte della strada.

Sul lungomare, scivoloso per la sabbia portata dai bagnanti, loro sculettano spensierate. Non sono puttane: sono adolescenti. Giocano con la malizia che hanno appena imparato e stanno assaporando il loro essere femmine. Come cuccioli di felino che celano nel gioco il loro futuro di predatori, sperimentano la sensualità. Con la stessa naturalezza dei cuccioli di felino, lottano istintivamente. Quindici anni e sulle spalle il peso del nuovo perbenismo che le etichetta, senza ascoltarle, come vuote veline denudate di ogni moralità e intelligenza. Poco importa che, a scuola, siano le più brave, le più attente, le più coinvolte, le più attive, le più propositive. Sono solo piccole femmine che suscitano desideri e istinti irrefrenabili.

Adolescenti a passeggio (dal film thirteen)

Irrefrenabili per chi? Forse vale la pena domandarselo. Per il nuovo maschio? No, perché non c’è un nuovo maschio. Questo è il problema: le donne cambiano, tentano di cambiare, ma i maschi restano quelli di sempre, anche quando apparecchiano la tavola e vanno a prendere i figli a scuola; lo fanno per sentirsi, e sentirsi definiti, evoluti e moderni, non perché sentano di far parte di uno stesso sistema.

È solidarietà ma non è coscienza.

Quando lo dico e quando lo scrivo sono, prima e più dei maschi, le femmine a ribellarsi. Non sono tutti uguali, non il mio uomo! E invece sì, care persone che avete il mio stesso intreccio di cromosomi. Sono esattamente come gli altri. Un po’ più furbi, ma come gli altri. E non pensiate di averne educato almeno uno. Lui, il vostro lui, si è semplicemente adattato. E siate certe che, quando incrociando le adolescenti-veline, esclamerà: “Che fine ha fatto il femminismo?”, intenderà semplicemente sottintendere che, lui, quelle adolescenti se le farebbe eccome, ma non è colpa sua ché è maschio e quindi gli tira, è colpa loro e del loro essere svestite e provocanti. Ma com’è, care persone con una y in più e una x in meno, non lo sapete forse com’è fatta una femmina? Com’è che a vederla nuda vi bolle il sangue e vi si rizza? Culi e tette ce n’è in abbondanza, in ogni dove, eppure non smettete di cercarli: sulle riviste patinate lucide, in televisione, sul web, sui seipertre e sul lungomare. È da quando esistiamo che siamo fatti così: voi il grillo e noi la passera. Eppure!

Care donne che vi ribellate all’ovvio, guardate attentamente e capirete che non lo avete affatto educato il vostro lui. Al contrario, lui ha educato voi a considerarvi diversa, al di sopra delle puttanelle. Vi ha assorbite nel suo credo e rese cieche di fronte all’evidenza. Vi ha regalato il sogno dell’uguaglianza e voi lo ripagate a caro prezzo perché ci rimettete in dignità.
Com’è che un architetto è un architetto se i suoi cromosomi sono xy, ed è un “architetto donna” se i suoi cromosomi sono xx? Com’è che uno scrittore è uno scrittore e una scrittrice deve spiegare perché scrive? Com’è che un uomo è pragmatico e una donna ha il pragmatismo di un uomo? Com’è che l’uomo è virile e la donna è puttana? Com’è che (nella maggioranza dei casi) a morire da stronzi gli uomini ci vanno in guerra e per spacconaggine e le donne per violenza subita dagli uomini? Sono le statistiche a parlare. Sono i fatti. E i fatti, ancora oggi, inducono a dover dare spiegazioni che dovrebbero stare ficcate nella testa di tutti (senza distinzione di x e di y) sin dai primi secondi di vita.

Occhi impauriti - violenza domestica

Com’è che ridete compiaciuti della perspicace intuizione di Oliviero Toscani (mi pare) per cui i tacchi a spillo sono, nell’immaginario collettivo, inversamente proporzionali all’intelligenza?

Finché l’ovvio si scontrerà con l’ignoranza, sarà necessario parlarne. Ignoranza che, spesso, non è degli uomini ma delle donne. Fino a quando, care xx, non avrete chiara l’opportunità di costruire e resterete legate a schemi mentali vecchi quanto il mondo e vi vedrete come “parte completante di un uomo”, non ci sarà nuova storia. Ma è anche degli uomini, ancorati a una visione di superiorità che sembra scritta nel DNA (ma così non è).

Personalmente mi preoccuperei più del tessuto sociale-lavorativo che delle donne nude in televisione che tu, caro xy che in questo momento storci il naso di fronte a ciò che scrivo, vai a guardare, e io, invece, ignoro perché sono ben altri i miei obiettivi. La dignità sta nella testa e non nelle mutande.

Una riflessione parallela s’impone: dove è scritto che sia vietato a una donna mostrare il proprio corpo? In quale cultura se non in quella puramente maschilista (che non è solo degli uomini)? La donna non è “cosa vostra”, da ammantare ed esibire a piacimento, da coccolare e sgridare, da lodare per virtù che voi le avete attribuito e ricondurre sulla retta via. Con quale diritto si sancisce che non sia “buon costume”? Con quello canonico che prima fa della donna la bestia dell’uomo e poi l’innalza a vergine eterna? Con quello laico (se di laicità potremo mai parlare senza ipocrisia nel nostro Paese) che riconosce diritti mantenendo il potere nelle mani degli uomini? Con quello naturalistico che sancisce una femminilità cucita addosso alle donne e dalla quale queste non riescono a distaccarsi (per stupidità o falsa interpretazione del concetto di femminilità, molto spesso)? Con quale diritto?

Una bella ragazza - beautiful girl

Dov’è esattamente l’errore? Io ce l’ho un’idea, ma vorrei il tuo punto di vista, di te che pensi “Sei stata sfortunata, hai conosciuto solo farabutti!”, di te ché mi pari così determinato a confondere la logica statistica con la banalità del luogo comune del “non siamo tutti uguali” che si cela, neppure troppo velatamente, in quell’invito a considerare il parco maschi conosciuto. Personalmente lo leggo come una difesa: ehi, donnicciole che vaneggiate, io non sono così! E come sei tu? Come sei tu che giudichi e ti scandalizzi di fronte a quello zapping che evidentemente non ti lascia indifferente. Come sei tu? Non stai forse attribuendo alle donne la “perdita di valori”? Quali valori, poi!

Quindi, gentilissimo xy, scendi dal piedistallo perché a differenza di te a me non mi scandalizza un corpo nudo. Spesso tiri in ballo la logica [condivido l'abbozzo di tentativo razionalizzante] ma poi cadi nel già sentito che puzza di stantio. E se ritieni ch’io debba ammantarmi per essere donna, ti rispondo che non me ne frega essere donna come tu vuoi.

A me interessa essere persona capace di pensare, produttiva, sufficiente a me stessa, in grado di dare da vivere alla mia prole che non sarei disposta a sacrificare sull’altare se chiamata da un qualunque dio, ché non c’ho da dimostrare di poterne fare a meno. Quello è già diritto conquistato. Non ho bisogno di un dio.

Be free - sii libera

A me non me ne frega nulla della femminilità come tu la intendi, io sono avanti già di qualche miglio [non è tanto, ma è qualche centimetro conquistato con la fatica del mio lavoro e del mio pensare e ne vado fiera]. Non ho tempo per la tua - probabilmente inconsapevole - guerra alle donne. È cosa tua, non mi appartiene più. Io sono diretta verso il cambiamento. È quella la mia meta. Le donne lo capiranno, e quando l’avranno capito la smetteranno di farsi costruire dagli uomini le quote rosa per concedere loro un’altra occasione di essere trombate. Lo capiranno e la smetteranno di limitarsi a mostrarsi e di cercare il compagno a cui essere devote e, piuttosto, cercheranno un compagno con cui condividere, alla pari, sconfitte, onori e glorie. Quando lo capiranno, la smetteranno di farsi assorbire da un sistema maschile e saranno finalmente libere di essere donne.

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Assunta Altieri Stampa questo Articolo Stampa questo Articolo
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L’articolo è scritto bene e dice cose giuste, specialmente la prima parte, ma non capisco dove vuoi arrivare. Da come dici tu sembra che una donna per mantenere la sua dignità non deve mai avere rapporti con gli uomini perchè tanto sono tutti maschilisti anche se non lo dicono e quando pensi di averne trovato uno diverso è perchè sei tu ammaliata :) allora se tutti gli uomini che si spacciano per “ugualitari” stanno facendo finta, dov’è la soluzione?

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Mi piace il tuo articolo Assu, complimenti! :)

Lisa :La soluzione sta nel continuare a pensarci libere e nello sforzo(impegno) profuso perchè tutte si giunga ad esserlo veramente.
I maschietti, anche quelli che fingono, devono prenderne atto e convincersi che è tempo di camminare fianco a fianco e non 10 passi avanti.
( i loro passi avanti non sono indice di maggiore velocità, intelligenza etc. siamo noi che camminiamo lentamente per colpa delle pastoie..)

Luna

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Non mi piace quando si generalizza e si attacca una intera categoria di persone (di cui casualmente nonché involontariamente faccio parte).

Quoto: > Un fondo di verità c’è. Anche se alcuni atteggiamenti li considero più ridicoli che provocanti. Ad esempio le ‘teenagers’ grassottelle che vanno in giro con il ventre scoperto ed rotoli di grasso in bella vista. Giudicare le persone dall’aspetto è superficiale, ma è anche vero che viviamo in una società dove ormai si coltiva solo l’apparenza. Non a caso gli adolescenti italiani risultano i più somari d’Europa (al terzultimo posto, poco sopra Croazia e Slovacchia).

Quoto: > Questo è vero. Purtroppo grazie al continuo bombardamento mediatico presto saremo immuni e privi di desiderio sessuale.

>. Ma ricorda anche che la statistica è quella scienza per cui se tu mangi un pollo e io muoio di fame, è come se avessimo mangiato mezzo pollo a testa.

Riguardo le quote rosa. Nel mio campo (ricercatore in fisica) ci sono molti incentivi per le donne. Naturalmente non servono a nulla, perché il problema è ben altro: ci sono lavori che solo gli uomini sono così stupidi da fare. Rifletti su questo: come mai non ci sono donne che fanno l’idraulico o il glorioso mestiere dello spurgatore? Colpa degli uomini che non lasciano spazio alle donne, o forse è semplicemente che a quest’ultime non va di sporcarsi le mani.

Poi non vedo che problema c’è a declinare i sostantivi: se un dottore è donna, io la chiamo “dottoressa”. Non vedo dove sta il problema. Non contribuirò all’imbarbarimento dell’italiano per stupide questioni di principio.

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Scusate l’uso improprio dei tag. Le tre frasi che volevo commentare sono rispettivamente:

“non è colpa sua ché è maschio e quindi gli tira, è colpa loro e del loro essere svestite e provocanti.”

“Culi e tette ce n’è in abbondanza, in ogni dove, eppure non smettete di cercarli: sulle riviste patinate lucide, in televisione, sul web, sui seipertre e sul lungomare.”

“Sono le statistiche a parlare.”

All’abbondanza di tette e culi purtroppo internet ha contribuito in maniera drastica. Purtroppo per molti la rete è solo un mezzo di diffusione della pornografia.

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@francesco nessun problema riguardo l’uso di >
Se vuoi una vera citazione dovresti usare il tag html : <blockquote>

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MI piace l’articolo e cosa dice, mi piace come lo dice, ma lo trovo “vecchio”, non nuovo.

I cambiamenti ci sono ma sono molto personali, non di categoria, nel senso che chi vuole è evoluto/a, le/gli altre/i sono rimasti uguali a se stessi, forse un pochino più… annoiati.

Nulla di nuovo sotto il/la sole/luna, a parere mio.

Stesse generalizzazioni, stesse argomentazioni da entrambe le parti.

Ma io non me ne intendo e mi piace così.

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Questo è il problema: le donne cambiano, tentano di cambiare, ma i maschi restano quelli di sempre, anche quando apparecchiano la tavola e vanno a prendere i figli a scuola; lo fanno per sentirsi, e sentirsi definiti, evoluti e moderni, non perché sentano di far parte di uno stesso sistema.

Non ho capito cosa intendi per “parte di uno stesso sistema”.
Per il resto mi sembra che tu abbia detto cose corrette per molti versi ma hai forse generalizzato troppo e per questo mi chiedo, come lisa, dov’è la soluzione?
Quella dannata Y rende ogni tipo di possibile comunicazione definitivamente impossibile?

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Sarà capitato anche a voi di notare che, ogni volta che si parla di donne, soprattutto se lo fanno le donne, vengono fuori due parole: generalizzazione e vecchio. E, di solito – ma non è una regola – la prima la pronunciano gli uomini (quando non trovi il conservatore che tira fuori l’asso dalla manica: «Bè, ma allora, se generalizziamo…è come dire che le donne sono tutte puttane!»; la seconda la pronunciano le donne.
In tutta franchezza, ritengo di non aver generalizzato, per due motivi: il primo è che il mio è un osservare che non si ferma al maschio, ma include anche le femmine. Né che si tratti di argomentazioni vecchie, semmai già sentite e questo non può che farmi piacere: significa che vi sono donne che riflettono, osservano e si pongono il problema dell’essere libere di essere donne. Eppure non è così scontato. Ciò che, troppo spesso, io vedo sono donne ingabbiate all’interno di un packaging: la femminilità. Questa benedetta femminilità che è solo un’invenzione maschile. Dal maschio decantata nei sonetti. Dal maschio invocata come pegno della tanto desiderata parità dei diritti. Non credo che i “nostri” maschi, abbiano alcun problema a riconoscere pari diritti, piuttosto hanno problemi a riconoscere pari dignità. E troppo spesso le donne si fermano a quel primo step, ignorando e calpestando – in nome della femminilità-maternità-sentimentalità – la dignità dell’essere donna in quanto donna.

Luna: ti ringrazio per aver letto le righe e fra le righe.

La soluzione Lisa sta nelle donne. Solo quando capiranno che “donna” non è uno stato ma un normale esserci saranno libere di essere donne, senza dover spiegare il fatto di esserle. Senza dover diventare donna secondo schemi educativi impercettibili per la convenzionalità acquisita.

Oris, perdonami ma non credo ai cambiamenti VS noia. Inoltre ho avuto, spesso, modo di constatare che molte donne pur di sentirsi dire da un uomo “Tu sì che capisci!” avallano motivazioni assurde e atteggiamenti di infantilismo culturale.

Francesco: non ci sono donne idraulico, dici. Francamente non lo so se ci sono o no. Non ho a disposizione una ricerca in merito. Suppongo che anche la tua sia un’idea non suffragata da documentazione. Spesso è così che accade nel corso delle discussioni uomini-donne: si tirano in ballo luoghi comuni, senza accorgersene, per spinta retorica. E, credimi, non ho mai parlato di sostantivi. A me fanno ridere le donne che si battono per il titolo al femminile e poi accettano, senza un minimo di riflessione, le proposte di moratoria alla 194, tanto per fare un esempio.

Diabolicomarco: essere parte di uno stesso sistema significa, prima di tutto per le donne, capire che non sono ospiti di questo mondo, per sfortuna o per fortuna nate femmine, e, per gli uomini, capire che non vi sono differenze se non quelle inculcate attraverso un’educazione differenziante. Essere parte di uno stesso sistema significa che vai a prendere i figli a scuola perché hai mezz’ora a disposizione e non perché bisogna “per parità” spartirsi i compiti.

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@ASSU: è mai capitato, a te o un tuo conoscente, di chiamare un idraulico? E quante volte era di sesso femminile? Non c’è bisogno di studi di settore per una cosa del genere. D’altronde neppure tu hai citato fonti o studi di settore a sostegno della tua tesi. Quando dici che “Spesso è così che accade nel corso delle discussioni uomini-donne”, la tua è osservazione è il risultato di ricerche scientifiche oppure soltanto un luogo comune?

Per quanto riguarda i sostantivi, mi riferivo alla tua frase sugli
“architetto donna”. Ho usato la dicotomia dottore/dottoressa perché mi sembrava più appropriata (e più comune), ma probabilmente ho frainteso quello che volevi dire.

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France’, a me è capitato varie volte di chiamare un idraulico e ho faticato molto a trovarlo! Che sia un lavoro che non piace manco ai maschietti? ;)

Inoltre: hai mai sentito parlare di argomentazioni traino? Non è che volevo proporti di fare una ricerca sulle donne idraulico, semplicemente mi pare una cosa di poca importanza. Come il fatto che non ci siano uomini educatori nelle scuole materne. Embè?

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Propongo una “3 giorni per ascoltare e capire gli uomini” (a noi serve meno tempo :))

Perchè tra gli ossimori di Oris, gli idraulici di francesco e le Y di diabolico marco io mi sento “confusa e infelice” :)

Luna

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Le donne non fanno l’idraulico o lo spurgatore perche’ non vogliono sporcarsi le mani? Propongo a Francesco, era lui no?, di venire a casa mia quando sgorgo il lavandino, pulisco il water, cambio la terra nei vasi, cerco di togliere il nero tra le guide delle mattonelle o semplicemente spolvero e mi si spaccano le mani per l’allergia alla polvere. Cerchiamo di darci una regolata, ragazzi. Se ci sono al mondo persone che si sporcano le mani, sempre e per prime, sono le donne.
Laura

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Come ho scritto in un altro post, l’obiettivo dovrebbe essere diventare persone in una società dove l’essere maschi o femmine non costituisca una diversità culturale. Non più uomini e donne, ma “persone“.
Mi sembra che il tuo articolo sia un po’ pieno proprio di quegli schemi che tu, giustamente, contesti.
Non siamo tutti uguali” non è un luogo comune: è la pura e semplice realtà. Non sono tutti uguali gli uomini, come non sono tutte uguali le donne. Per fortuna.

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UN conflitto?

Beh, lascio a voi le guerre, faccio già troppa fatica a vivere in modo mediocre :), sarà perchè a me piace la diversità, ma non mi sento in conflitto con nessuno (almeno per quanto riguarda il sesso di appartenenza).

Comprendo la “spinta” al miglioramento, ma sinceramente non mi piacciono i corporativismi e gli squadrismi in genere figurati quelli che derivano dal “genere”.

Lasciatemi mordere i miei ossimori, da buon cagnone (maschio) starò in un angolo a guardare.

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@assu sulla questione di “essere parte dello stesso sistema”
chiaro. La penso in questo modo allora. Mi piace occuparmi di mia figlia perché ne ho voglia, perché sono le mie responsabilità di padre che me lo impongono e perché ho la possibilità di poterlo fare. Credo che molto dipenda dal tipo di educazione ma soprattutto di esempio che si è vissuto da piccoli nella propria famiglia di origine. Penso di essere stato molto fortunato.

@luna sulla questione della y
di fatto c’è una certa incomunicabilità di fondo tra uomini e donne. Sarà colpa di quella Y? Mi chiedevo se secondo Assu ci fosse questo problema. Poi leggo che il problema e “la soluzione Lisa sta nelle donne.”

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Un miglio avanti…
Ammettiamo che sia così, probabilmente lo è (io lo penso): la donna è più avanti dell’uomo.
E allora delle due l’una: o ritiene di poter fare a meno della componente maschile nella propria vita, e allora può tranquillamente continuare a correre per conto suo. Oppure no: e allora sarebbe bene che si fermasse un momento, o addirittura (per seguire la metafora) che facesse qualche passo indietro per favorire l’incontro, o meglio ancora che ci indicasse i modi per accelerare e raggiungerla. Proposte concrete in questo senso non ne ho ancora sentite.

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Ho trovato l’articolo interessante, persino divertente, colmo di una rabbiosa volontà di uscire dalla strada lastricata di stereotipi maschilisti…, ma ahimè rispecchia a mio parere l’incapacità di comunicare tra donne e uomini…

La cosa buffa (ma anche tragica), è che in media, entrambe le “fazioni” ritengono di essere superiori e tendono sempre a ergersi a giudice dell’altra.

Credo che uomini e donne siano essenzialmente “diversi”, ciò che è importante per un uomo, non lo è (tendenzialmente) per una donna e viceversa.

L’unica cosa che ci avvicina, dovrebbe essere l’umanità, ma temo che noi maschietti la si abbia abbandonata lungo il cammino e che le donne, pur conservandone di più, abbiano commesso lo stesso errore tentando di imitare l’uomo, arrivando ahimè ad assomigliargli fin troppo.

Il tuo articolo, tende probabilmente a dimenticare qualcosa, per esempio che a me non frega un beato piffero della morale che impedisce a te di spogliarti senza divenire una probabile “donna poco morigerata”, o della femminilità, che ritengo ridicola al pari del machismo, per quanto mi riguarda, ragiono a modo mio, se vedo una donna che mi piace, la guardo, se vedo un uomo che mi piace, lo guardo, senza tanti complimenti, ma senza invadere il suo spazio; e poiché ritengo l’essere umano capace di discernere, non mi spavento se una adolescente gioca a fare la sexy, scoprendo desideri e provando piacere nel suscitare emozioni nei maschietti. Mi spavento quando i maschietti che vengono attratti da giovani fanciulle adolescenti non sono giovani, ma hanno la mia età, perché è evidente che il proseguo non sarà gioioso e candido come lo sono esse, mi spavento quando mi accorgo che le giovani non hanno idea di come affrontare la sessualità e si avvicinano inconsapevoli al sesso, senza prendere precauzioni, senza pensare al loro futuro, senza pensare alla loro incolumità fisica e non solo; mi spavento ancora di più quando alla domanda cosa vuoi fare da grande, si risponde “la velina”…

Ma la tua libertà di fare e dire ciò che ti pare, per me resta invariata e sono pronto a difenderla, almeno sino a quando non lederà la mia libertà personale, ma questo credo sia normale.

Detto questo credo che le differenze tra i due sessi ci siano e che alcune allo stato attuale non si possano colmare, c’è ancora molta strada da percorrere e probabilmente l’unica soluzione è accettarle e dividerci lo spazio esistenziale senza combattere per affermare supremazie territoriali o sessiste, che nulla hanno a che spartire con me e chi come me considera la donna semplicemente un essere umano con caratteristiche diverse dalle mie, ma degna dello stesso rispetto di cui sento di godere io.

Peraltro, quando lavo i piatti, pulisco la casa, do il bianco, o riparo una tubazione, non lo faccio perché così sono più simile alla mia compagna, ma lo faccio perché lo ritengo giusto, se così non fosse, non lo farei e men che meno tengo le parti delle donne perché sono furbo e mi mimetizzo tra di voi, ma semplicemente perché ritengo che i due esseri umani abbiano gli stessi diritti, cosa che non si traduce ancora in uguali opportunità e per la quale sempre mi schiererò.

Come dice Fully53, se la donna è così avanti, allora è il caso che si fermi e che ci aspetti, affinché si possa continuare assieme, se invece desidera fare a meno di noi, allora continui pure da sola e diventi come l’uomo
che ritiene un oppressore; uomo, il quale ha deciso di costruire una società dove egli fosse il solo e unico incontrastato re, divenendo per conseguenza l’essere umano gretto e solo che sempre più spesso si rende attore di immani tragedie famigliari.

Ah dimenticavo, noi uomini siamo sicuramente più inclini a guardare l’esteriorità, nonché ad avere una risposta fisica immediata alla visione di un corpo nudo, ma nella mia esperienza personale, ho potuto notare che la stessa cosa vale per molte donne e mi pare che le donne ci stiano velocemente raggiungendo e il futuro appare inquietante, tant’è che su un campione di 1251 bambini tra i 12 e i 14 anni, ai quali sono state poste domande riguardanti le scelte per il futuro (e non solo), sono emerse volontà di emulazione alquanto deprimenti, tipo per esempio fare la la velina…, nonché pratiche sessuali legate al semplice bisogno fisico, senza alcun sentimento, sia da parte dei maschi, sia da parte delle femmine.

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E già, gli uomini son tutti stronzi e le donne tutte troie, però che significa? Io proprio stronzo non mi ci sento, magari mi sarà capitato pure di esserlo qualche volta, però bollarmi come “stronzo” mi sembra esagerato, solo per il fatto che ho una escrescenza che punta verso il basso quando è triste e guarda il cielo quando è felice. Per quanto riguarda le troie, anche li son un po’ confuso; penso che la parola troia possa avere molti significati che variano molto a seconda del contesto e da come lo si dice. Se nel vocabolario esistesse la parola “troia” sarebbe certamente definita allo stesso modo di “prostituta”, ossia: Esponente del gentil sesso, pratica nel gesto di roteazione della borsetta e incline alla smandrappa nonché all’uso improprio della bocca in cambio di compenso monetario, talvolta gratis se è molto ubriaca (più o meno è scritto così). In realtà nel linguaggio comune viene usato il termine troia da noi del team XY Yankees anche in maniera differente. Per esempio quando è risaputo che a una donna, la quale per semplicità vogliamo chiamare Sara, gli piace molto invitare ospiti nella tana del bian coniglio, è consuetudine tra gli “stronzi”, portare le mani alle orrecchie dei propri compari e sussurare la classica frase: -hei quella è una gran maiala!( o troia per l’appunto)-, seguita da sorrisetti complici e sopracciglia molleggianti.
Un altro modo, direi piuttosto differente , di usare l’appellativo di “troia”, è quando la nostra Sara dopo essersi fidanzata con Domenico, lo tramuta in un alce facendo padunf padunf con altri, e lo stesso Domenico nel venire a conoscenza di questa comunione dei beni, esordisce con frasi del tipo: -Eh ma che troia che sei!-.
Un ultimo significato di troia infine, è quello di stronza. Che so, magari Sara fa la vigilessa e scrive una multa al povero Domenico perché superava i limiti di velocità di 2km/h, il quale dopo averla presa, sentendo il suo pertugio posteriore bruciare un pochino, potrebbe esclamare il binomio: -brutta troia!-
Poi c’è di curioso in quest’ultimo significato di troia, che per la legge transitiva, se Troia = Stronza e siccome gli uomini son tutti stronzi Uomo = Stronzo, allora si potrebbe dire che Uomo = Donna = Stronzo/a; ed è qui quindi che subentra la parità dei sessi!
A questo punto però vorrei fare una precisazione e dare una mio opinione personale.
Si dice che una donna che va con tanti uomini sia troia, un’ uomo che ha tante donne è un figo.
C’è un fondo di verità in questo detto, ossia se un uomo riesce ad avere tante donne, beh io in effetti gli stringo la mano, per me è già un impresa trovarne una, e a chi riesce ad averne molte allo stesso tempo, mi rivolgo a lui con l’appellativo di “Maestro”.
Per le donne invece è molto più semplice: se la dolce Sara si sente sola, può sempre fare un salto in discoteca per raccogliere uomini, con la stessa facilità con la quale si tirano su i pesci col retino da una vasca di 1 metro cubo. Direi quindi che non è un grande impresa per una donna avere molti uomini, beh certo ci sono alcune eccezioni, ma a meno che Sara non abbia 3 occhi o giù di li non farà certo fatica. Quando però dopo aver trovato compagnia più volte, la si definisce troia, io per lo meno l’ho sempre fatto con un enorme rispetto. Non è una stronzata, anche se a leggerla così è proprio quello che sembra, ma io penso che se una donna è libera, gli piace schiacciare e non si fa problemi nel farlo con chi gli pare, fa solo che bene. Io non ho mai disprezzato una donna del genere e potrei tranquillamente innamorarmene. Ovviamente essendo poco incline al comunismo, quando mi impegno con una persona ci terrei ad avere solo io la chiave di ingresso, e se cosi non fosse allora IN QUEL CASO l’utilizzo della parola TROIA avrebbe a quel punto un senso davvero dispregiativo. Ma finché si è libere non vedo perché giudicare una persona che non fa male a nessuno e si diverte. In quel senso son sempre stato convinto che se fossi nato donna sarei davvero una gran troia.

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quindi secondo te l unico a pensare al sesso sarebbe l uomo .Forse tu le donne le conosci poco.A parte te stessa.

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