Wir Sind die Turken von Morgen

tra ieri e oggi non è cambiato niente. non esistono giorni zero, nè giorni uno. non ci sono cambi epocali, nè nuovi inizi.
svegliarmi oggi col magone addosso, un senso definito di disagio, deriva da qualcos’altro: vedere le cose, averle davanti agli occhi, poterle leggerle. è qualcosa che va oltre la consapevolezza: è vedere la propria consapevolezza pubblicata sulla gazzetta ufficiale.

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scrive massimo giannini sulla repubblica: l’italia è una repubblica preterintenzionale. definizione quantomai azzeccata. cerco di tenermi alla larga dalle generalizzazioni, per quanto possibile. mettiamola così: attraverso il voto i cittadini italiani hanno scelto di farsi rappresentare da una coalizione politica ignorante, rozza, volgare.

trovo ridondante rinnovare l’elenco degli attributi, ben noti, attribuibili a mr. b. quelli si trovano, piuttosto diffusamente.
alcuni anni fa l’economist diceva di mr. b. che fosse unfit a governare l’italia. errore. un simile ragionamento presuppone considerare l’italia come normale democrazia europea.

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l’italia è un paese feudale, impaurito, inadatto. capace di considerare solo strutture di potere verticalizzate. che portano almeno due vantaggi. primo: il potere viene ripartito a cascata. qualcosa mi cadrà sempre addosso. ho sempre una porzione di spazio a mia disposizione. secondo: semplificazione. essere in grado di gestire svariati rapporti di potere su vari livelli non implica necessariamente essere in grado di comprendere altri tipi di complessità.

la maggioranza dei cittadini italiani, attraverso il voto, si dichiara incapace di comprendere la convivenza tra due persone dello stesso sesso, considera attuabile una magica interruzione di ogni tipo di azione criminale mediante l’espulsione di cittadini stranieri, ritiene anzi ragionevole pensare di potersi porre fuori dai flussi migratori, nel caso disgraziato in cui interromperli del tutto richiedesse troppo tempo; le stesse persone non sono in grado di rapportarsi a sistemi economici complessi, pur vivendoci dentro. appoggiano dunque con chiaro pragmatismo progetti economici definitivi, che sappiano proteggere il paese tramite l’introduzione di dazi, rilanciando dunque la crescita tramite l’espulsione dei cittadini stranieri di cui sopra e realizzando così quel calo della pressione fiscale capace di attuare un consistente miglioramento dei servizi pubblici.

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le stesse persone, sia detto senza ironia, credono più o meno intensamente in dio.

scrive pasolini il 25 gennaio 1975:

infine, in quanto partito espresso dalla piccola borghesia, la Democrazia cristiana non poteva che nutrire un profondo e immedicabile disprezzo per la cultura: per la piccola borghesia (anche nelle sue aberrazioni ‘rosse’) la cultura è sempre ‘culturame’. il primato è, moralisticamente, dell’azione. chi pensa è reo. [...] l’epigrafe per questo capitolo della storia borghese l’ha scritta una volta per sempre goering: ‘quando sento parlare di cultura, tiro fuori la rivoltella’.

i cittadini italiani, nella loro maggioranza, prediligono la rivoltella, l’azione e la semplificazione. legittimano così di fatto l’esistenza del solo potere autocratico. sono in grado di isolare l’elemento estraneo, riconoscerlo ed espellerlo. se nel farlo riescono anche a trovare il tempo per deriderlo ne ricavano certo maggior gusto, e di che parlare per qualche giorno. credono in dio, nella figa (donne comprese), nella macchina e nei soldi.

credono inoltre, nella teoria e nella prassi dei maccheroni al dente.

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E’ vero, tristemente vero.
Come dicevo altrove, qualcuno pensa di regolare la propria azione politica su come vorrebbe che gli italiani fossero, dimenticando quello che gli italiani sono.
D’altronde, non si governa forse con un occhio ai sondaggi?

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ottimo articolo, complimenti

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Francesco Orsenigo

Francesco Orsenigo’s avatar

La cultura!?
Chi é la cultura?
Bertinotti!?
Sgarbi?

Forse dovremmo piantarla di sentirci meglio degli altri solo perché abbiamo tempo da perdere in sterili sofismi.
Chi non arriva alla fine del mese, non ha ne tempo ne voglia per fare la fatica sovrumana di capire cosa sta succedendo…. Non ci riesco io che di tempo ne dedico tanto!!
Conosco persone ottime, creative, scettiche e laureate che hanno votato il Berlusca in buona fede.

Assumere di essere migliori non porta da nessuna parte.

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Francesco, non si tratta di sterili sofismi, non solo almeno. Queste persone ottime che hanno votato Berlusconi in buonafede sono quantomeno disinformate, e di questi tempi esserlo è quasi una colpa. Su di una persona istruita, colta, intelligente, che poi si fa prendere per il naso da uno coi trascorsi di Berlusconi, e per trascorsi non c’è bisogno di scomodare Travaglio, basta guardare al suo ultimo governo, che giudizio vorresti dare? Io, sinceramente, non riesco tanto facilmente a discostarmi dal ‘cretino’ o ’stupido’. Basterebbe un po’ di memoria, basterebbe ricordarsi della procedura d’infrazione, dei 22-23 condoni con cui si è detto a tutti i cittadini onesti che erano delle gran teste di cazzo e dei perdenti, e di tante altre cose. Capisco che uno possa non avere il tempo d’informarsi, ma almeno, per così dire, quello di ricordare dovrebbe averlo. Per quanto mi riguarda, dovessi anche un giorno dimenticarmi tutto questo e altro, per disprezzare a vita Berlusconi e ricordarmi di non votarlo mi basterebbe anche solo una battuta che si fece scappare, credo, durante la campagna elettorale del 2006: “… Queste persone (si riferiva alla presunta sinistra ndr.) pretendono (detto con disprezzo ndr.) che il figlio di un operaio abbia le stesse opportunità del figlio di un industriale (come a dire: ma siete matti? ndr.)…”
A me piange il cuore a vedere che ‘il popolino’ voti uno capace di dire, col tono con cui l’ha detta, una cosa del genere. Ma non se lo ricorda nessuno. Se poi uno fa il barbiere, o il medico, o oggi c’ha la cassa che non funziona, è un’altra cosa…

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Trovo questa presunzione di superiorità terribile, io non voto ma per natura non mi unirei mai a chi è convinto che votare cgente come prodi o veltroni sia meglio che votare berlusconi.

La superiorità morale mettetela da parte, è meglio.

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Oris, se per te, in mancanza di altre alternative, è veramente la stessa cosa…

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Se posso precisare una frase dell’articolo, sostituirei “credono in Dio” con “dicono di credere in Dio”.

Comunque a parte questo penso che i flussi migratori siano indice di un’anomalia, se sono eccessivi c’e` qualcosa che non va e poi bisogna ricordarsi che passano almeno 20 anni prima che uno straniero si ambienti e forse solo i suoi figli possono capire esattamente cosa succede in ambito politico, quindi sarei cauto con la propaganda dell’immigrazione; se e` di qualita` niente da dire, ma se non lo e`, allora e` un boomerang.

Non sono neanche passati 3 giorni che gia` si fa riconoscere.

La foto a fine pagina dice tutto.

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Francesco: “Conosco persone ottime, creative, scettiche e laureate che hanno votato il Berlusca in buona fede”
No, mi dispiace. Una cosa del genere l’avrei accettata nel 94, forse nel 96, magari perfino nel 2001. Poi basta.
Non si può essere ottimi e in buona fede e votare il nano. Non c’entra niente la superiorità, è solo una constatazione dei fatti.

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Potrei sostenere lo stesso per chiunque vada a votare.

Non si può essere in buona fede e alimentare un sistema corrotto come questo, invocando poi il dovere civile.

La politica meglio farla nel sociale, impegnandosi ognuno nel proprio piccolo, anche solo nel proprio settore, e lasciare le urne ai pecoroni, in attesa della loro inevitabile dipartita al macello.

Il nano e i veltroni li lascio ai buoni cittadini.

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1. Non voto per dovere civile, ma per esercitare un mio diritto.
2. Votando alimento un sistema corrotto solo se voto per politici e partiti corrotti.
3. La politica va fatta a tutti i livelli: nel sociale sicuramente, ma non solo.
4. Lascia le urne ai pecoroni e saremo trattati tutti da pecoroni.
5. Io non ho votato nè per il nano nè per il walter.

A questo punto la domanda che mi farai è “e pensi che quelli che hai votato tu siano migliori?”
Risposta. Non lo so, e non lo sapremo mai se non avranno l’opportunità di dimostrarlo. Io ci ho provato, e continuerò a farlo.

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1.OK
2. Ah, quindi sai evitare quelli che sono corrotti. Bene, beato te, io lavorando con i politici non ne ho trovati ancora nessuno che non faccia cose per proprio interesse, ma forse c’è differenza tra corrotto e egoista.
3. Io la faccio nel sociale, è l’unica parte nella quale sono sicuro che se non sono io a sporcarla non lo faranno gli altri, mi sono anche accorto che l’unica politica nobile è quella dove non ci guadagni direttamente denaro.
4. Perchè adesso come siamo trattati?
5. Il sistema è corrotto, diventare un politico a certi livelli significa che hai fatto parte del sistema e lo hai alimentato, per forza, se no non ci arrivi.

Questa è la dura realtà con la quale convivo, felice che non sia la tua.

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