Visita <a href="http://www.liquida.it/" title="Notizie e opinioni dai blog italiani su Liquida">Liquida</a> e <a href="http://www.liquida.it/widget.liquida/">Widget</a>

 

What If …

13 aprile, 2010 - 9:00 di  
Archiviato in Cronache Italiane, latest




Condividi What If …. Morpheus ti ringrazia.
16 letture

Ti Piace MenteCritica?

What if…? Cosa sarebbe successo se i leghisti fossero diventati i padroni del mondo?
La letteratura meno impegnata ed il mondo del fumetto spesso si sono cimentati con un “cosa sarebbe successo se…?”, immaginando gli scenari più stravaganti, a volte inquietanti, che si sarebbero prodotti se alcune vicende per come le conosciamo avessero preso delle pieghe differenti.
Così se i nazisti avessero vinto la guerra, o se Superman fosse atterrato infante a Gotham City invece che a Smalville, tutto sarebbe stato diverso, con vicende in cui le possibilità della fantasia possono rincorrersi su uno sterminato terreno livellato ove anche il più impensabile costrutto può costituire la base di una narrazione a tratti iperbolica.



Se i leghisti fossero diventati i padroni del mondo avremmo potuto vedere su rai2 una puntata dell’”Ultima Parola” che sarebbe stata condotta da Gianluigi Paragone, già direttore della Padania e vice direttore di Libero. Paragone sarebbe stato l’attuale vicedirettore di rai2 (benchè dalle colonne di Libero avesse ripetutamente invitato a non pagare il canone rai, e nonostante il suo precedente programma “Malpensa Italia” fosse stato cancellato per uno share più che deludente) ed avrebbe avuto la possibilità di alzare i vessilli dell’anti-Santoro per raccontare un’altra storia, quella vera.

Ci sarebbe stato Belpietro al suo fianco, come ospite, il suo vecchio direttore, e ci sarebbe stato quello che lui avrebbe orgogliosamente annunciato come “un esperimento”, una sintesi tra radio e televisione: il collegamento con radio padania.
Si sarebbe parlato, con visualizzazioni futuristiche a touch screen, di questo nord laborioso che produce gettito, di questo sud incapace e parassita che succhia quel gettito e del centro dilaniato dagli sprechi delle coop rosse.
Si sarebbero visti gli operai di Termini Imerese combattere compatti per il loro diritto al lavoro – proprio un “What if…?”: immaginate un terrone che vuole lavorare?- e criticare la faziosità dei servizi e della conduzione, ed uno stizzito Paragone avrebbe chiesto loro più volte con la voce stridula di chi ha i coglioni stretti da una morsa come mai si indignassero per la trasmissione e non per la mafia.

L’Ombroso

Si sarebbero visti gli stessi operai sfanculare anche Belpietro, che ingrugnito avrebbe dispensato pilloloni verdi e blu di dozzinali verità.
Ci sarebbe stato il governatore del Veneto, già ministro dell’agricoltura e paladino della difesa della vita (sarebbero stati lontani i tempi delle navi da guerra poste ai confini nautici a tirare bombardate sulla testa dei puzzolenti immigranti), intento ad illustrare efficienze e sprechi, e l’europarlamentare Salvini dall’altra parte, in radio, beccato a chiamare telefonate alla regia al momento del collegamento (telefonate di operosi padani con le idee poco chiare).
Avremmo visto i giovani padani in gita al museo del risorgimento sulle note di Van de Sfroos raccontarci di brogli e slanci identitari di 150 anni fa senza arrivare al punto nodale, ed uno scivolone del conduttore indurli a balbettare di sentirsi italiani.
Ci saremmo stupiti di uno Storace moderato, più volte dissenziente ed a tratti in imbarazzo.
E questa assurda commedia sarebbe terminata con le parole del “Filosofo della strada”, che con atteggiamento ascetico ed i guanti di padre Pio avrebbe staccato i manifesti elettorali per disporli su un prato in forma di croce, come in una delirante rappresentazione di un Art Attack mistico, sciorinando banali cazzate che nel complesso avrebbero potuto suonare come “…i piumosi uccellini cinguettano scandendo il sacro tempo per la gioiosa danza degli amici preti neri che hanno il ritmo nel sangue…”.

What if…? Cosa sarebbe successo se i leghisti fossero diventati i padroni del mondo?
Si sarebbero tutti chiesti come ciò sia potuto accadere e, state sicuri, non avrebbero minimamente valutato l’imponente dispiego di mezzi, i banchetti con le leccornie aggratisse, le cassette delle poste riempite di flyer e pubblicazioni, l’invasione capillare di tutti gli spazi promozionali locali, dai giornali alle televisioni alle radio, gli aperitivi offerti etc.
E nemmeno si sarebbero chiesti da dove provenisse tutta quella disponibilità di denaro (in fondo, in nero o meno i servizi li devi pagare).

L’attenzione si sarebbe concentrata sul “buon governo”, su quei bravi amministratori che in fin dei conti qui, nel nordest, sono figli di quei grandi risultati plebiscitari che otteneva la DC antecedenti alla crisi della prima repubblica, quegli amministratori che non correggono gli errori ma li utilizzano a fini propagandistici, e ne commettono di nuovi, tanto c’è sempre qualcuno da incolpare.

What if…? Cosa sarebbe successo se i leghisti fossero diventati i padroni del mondo?
Una parte di mondo avrebbe forse avuto più denaro per i servizi. Ma il denaro sarebbe sempre uscito dalle medesime tasche. E l’altra parte del mondo? Si sarebbe ammassata ai confini, ed avrebbe ricevuto delle cannonate sulla testa.

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...
What If … è di Morpheus

Leggi tutti gli articoli di

Comments

11 Risposte a “What If …”
  1. fma scrive:

    E se invece di chiederci cosa succederebbe se i leghisti diventassero padroni del mondo, che è il solito esercizio di guardarsi l’ombelico, ci dedicassimo a capire perché, nel frattempo, noi (generico) abbiamo perso il Nord Italia e loro se ne impadroniti?

    • Morpheus scrive:

      mi pareva fosse chiaro fma. ma forse la pillola blu ha già fatto il suo effetto: domani ti sveglierai in una (generica) camera e crederai (genericamente) quello che vorrai

    • alberto scrive:

      Perchè per quanto saranno buzzurri i leghisti evidentemente sono più espressione popolare loro sia del sindacato e sia di berlusconi.
      E comunque “what if”, a parte tutta la retorica, forse non è ancora chiaro che la lega qui (specie in veneto) spopola perchè (a torto o a ragione) è l’unico movimento che intercetta il malcontento di persone vessate da fisco, burocrazia e buonismo insulso dei nostri governanti.
      E abbiamo ben presente l’esempio di Treviso, città con il più alto tasso di integrazione di extracomunitari (altro che razzisti) che con sindaci leghisti ha ottenuto dei risultati positivi.
      Se poi uno vuol solo vedere gentilini che strepita in comizio contro gli zingari e identificare la lega in quello, bè penso che sia parziale.
      Se i leghisti avessero conquistato il mondo, non so dire, però non mi sembra che al momento possiamo baciarci le mani.

      • diabolicomarco scrive:

        Beh, a me Treviso ha fatto un’impressione un po’ così qualche tempo fa.

        Mi sembra che, da entrambi i lati ovvero detrattori e sostenitori, il “fenomeno leghista” sia visto ancora come se fossimo fermi ai primi anni novanta. A questioni tipo “la lega ce l’ha duro” e cose così oppure alla visione della lega come movimento nuovo, di opposizione e non di governo (che sta a Roma, sulle belle e vecchie poltrone di sempre).

        Voglio dire: se i veneti hanno votato Lega perché vessati da “fisco, burocrazia e buonismo insulso dei nostri governanti” rimango a bocca aperta.
        Visto che il fisco lo gestisce Tremonti che non è leghista ma quasi, la burocrazia la gestisce Calderoli e il buonismo insulso (??) per come l’ho interpretato io lo gestisce Maroni.
        Ora, al di là di tante belle parole e di molta propaganda non vedo che cosa abbiano prodotto questi signori di tanto positivo per i veneti.
        E questo non da ieri, quindi non mi si dica lasciamoli lavorare…

        • fma scrive:

          Le partite si perdono un po’ per demerito proprio, un po’ per merito dell’avversario.
          Chi perde, ove non sia masochista, ha tutto l’interesse a individuare i propri punti deboli e i punti di forza dell’avversario.
          Non ha alcun senso dare la colpa all’arbitro, in questo caso a chi ha il potere di decidere se darti il voto oppure no.
          Il resto mi pare moralismo.
          Nel senso che gli dava ieri, sul Corriere, nel suo bell’articolo “Crisi del reato e ritorno del peccato”, Giuseppe De Rita.

          • diabolicomarco scrive:

            Veramente interessante l’articolo che hai citato (che poi sarebbe questo).
            In particolare:

            [...]il disagio del potere giudiziario: avviene sempre più spesso che i magistrati maturino una esplicita sfiducia nei loro strumenti di azione, troppo condizionati da tempi lunghi, prescrizioni, condoni; e si sentano costretti in tutta onestà a comminare (usando avvisi di garanzia, intercettazioni, campagne di stampa) l’ unica pena rimasta possibile: lo sputtanamento di chi in coscienza essi ritengono colpevole.

            • fma scrive:

              ma anche:

              È una caduta che ritroviamo nel moralismo antiberlusconiano, dove l’ enfasi giustizialista e la condanna morale sostituiscono il perseguimento concreto di reato e pena; che ritroviamo nelle polemiche antiecclesiali, dove una eclatante chiamata in causa di vescovi, cardinali, pontefici, sostituisce un concreto perseguimento dei singoli responsabili (difficile per i giudici, con poche garanzie di risarcimento per gli avvocati); e che ritroviamo anche in alcuni presidenti regionali che non considerano reato la non applicazione di una legge nazionale che il religioso sentire del proprio elettorato considera peccaminosa. In ognuna delle tre vicende il reato, il primato del reato, non funziona più.

              • diabolicomarco scrive:

                Assolutamente sì.
                Volevo aggiungere il punto di vista di Paolo Rossi (il comico) che ho appena letto sul “famoso” corriere.

                «In questi trent’anni in Italia è accaduta una rivoluzione culturale, che ha trasformato i cittadini in spettatori. Tutti sono stati coinvolti, anche la sinistra. Gli unici che non si sono adeguati, che hanno continuato a lavorare per strada, magari avendo in tasca ancora la tessera del vecchio Pci, sono i leghisti. La Lega è l’unica forma di resistenza al virtuale. Purtroppo, a differenza di Alberto da Giussano, è salita sul carro dell’imperatore. Per il resto, non credo ci sia molta differenza tra le feste azzurre del Pdl e la festa dell’Unità o come si chiama adesso. Festa democratica, mi dicono. Da tempo, dalla canzone di Gaber in poi, i parametri di destra e sinistra non sono più validi. E a volte, quando incontro un esponente di sinistra, mi viene da sentirmi un po’ di destra ».

                Io continuo a convivere con il dubbio: se non fossi nato romano ma padano avrei votato anche io lega?

  2. Gunnar scrive:

    Ignoranza da un lato, della storia, delle forme evolutive dell’antropologia, dei comportamenti dele masse e della loro psicologia, delle cause e degli effetti… insomma l’ignoranza. Dall’altro eccessiva semplificazione delle argomentazioni, desiderio quasi spasmodico di cercare la via più facile per risolvere i problemi, disattenzione, noncuranza delle altrui ragioni, volontà ossessiva di curare il “proprio bene” come se fosse possibile isolarlo dal “bene comune” o semplicemente dall’altrui bene.
    Poi si potranno cercare molte altre ragioni per la crescente forza della Lega. Si potrà anche non cercarle affatto e tagliar corto esaltando una futura guerra civile e che vinca il migliore…
    La Lega fa ciò che deve. Credo che altri non facciano altrettanto.
    Se poi si va a vedere le singole persone esse sono persone qualsiasi, hanno le loro idosincrasie, le loro debolezze, le loro amicizie e le loro inimicizie, le loro creatuer e i loro fantasmi. Come tutti.
    Se è permesso dirlo non mi sento uno che ha “perso il nord” o che ha perso un “pezzo di paese”. Se devo dirla tutta non credo ai confini nazionali, ai Paesi sovrani, alle etnie pure (figuriamoci se esistono!), alle purezze assolute delle famiglie, delle unioni matrimoniali, etero o omo o come diavolo si vuole… Fondamentalmente mentoalle persone con cui devo parlare ogni giorno accettando di convenire con loro su talune “convenzioni” di principio ma solo per la necessità di doverci lavorare ogni giorno, tutto l’anno…
    Non amo le guerre di qualsiasi ragione si vogliano alimentare.
    Dunque si tratta d’altro. Si tratta di “buon governo” o di “cattivo governo”
    Purtroppo le condizioni storiche in cui sorge un buon governo, federale o centrale che si voglia, oggi non esistono, non sono prevedibilmente fattibili e probabilmente la spirale di manipolazione delle informazioni in cui oggi versa il paese è delle peggiori. Ma non diciamolo: non c’è mai un vero limite al peggio.

Apri la Tua Mente

Esprimi il tuo pensiero...
Per favore, leggi chi siamo e quali sono le regole di discussione
Il primo commento di un nuovo lettore va sempre in moderazione
Puoi sbloccare il commento cliccando sul link contenuto nella mail che ti invieremo
I commenti non confermati tramite click verranno considerati spam
ah, se vuoi essere riconoscibile dagli altri utenti procurati un gravatar!

Aggiungi Gianalessio ai tuoi amici di Facebook. Facebok ha rimosso il precedente profilo. Aiutaci a seguire quello che accade in rete!