Water Intostation - gerg. naplish - (pron: uater ìntòstéscìon): Lett. indurire l’acqua, manipolarla fino al punto che diventa dura. Dicesi dell’attitudine di singoli o gruppi di lavoro a non prendere in carico realmente un compito o un’attività, ma indulgere in discussioni infinite, cavillare in dettagli inessenziali, disquisire dottamente su particolari secondari, palleggiarsi reciprocamente le responsabilità e disputarsi fino alla morte il più piccolo privilegio. Anche: “non fare un beneamato cazzo“.
Le corse solitarie che poi diventano di gruppo, gli apparentamenti (ma solo al Sud), le liste sull’aborto, i partiti del Vaticano, le reti sul satellite, le questioni di principio, le mogli lasciate a casa, le sessanta pagine al posto delle trecento, le confluenze al centro sono tutti esempi della più classica water intostation.
Una water intostation professionale, di alta scuola. Orchestrata ed eseguita con maestria da tutto il sistema dirigenziale di questo paese. Dai grandi capi assisi nelle segreterie di partito e nella sede di confindustria, fino alle truppe cammellate che sudano nelle grandi cucine delle redazioni giornalistiche per preparare la sbobba puzzolente da servire ogni giorno al desco del popolo bue.

Mentre l’acqua viene agitata per produrre le bolle, le grandi (semplici) domande che un paese come il nostro dovrebbe porsi rimangono disperatamente senza risposta. Ad esempio:
- Ora che la produzione industriale si sta spostando altrove, che mestiere faranno i nostri operai fra dieci anni?
- Ora che l’informazione viaggia molto più velocemente a costi bassissimi, anche i servizi inizieranno a globalizzarsi. Che fare della nostra infrastuttura terziaria nei prossimi anni?
- Dove prenderemo l’energia per scaldare le nostre case e muovere i nostri treni man mano che il petrolio costerà sempre di più?
- Chi si farà carico dei milioni di lavoratori a progetto quando l’età li porterà fuori mercato e non avranno nessun ammortizzatore sociale a proteggerli?
- Quale piano c’è per la tutela del nostro territorio e delle sue tradizioni, immensa risorsa abbandonata a se stessa e quotidianamente mortificata da tonnellate di monnezza?
Non sto parlando di cose che andranno affrontate tra cento anni. Sto parlando di cose che saranno problemi seri tra cinque, dieci anni. Una legislatura, due.
Leggete i programmi dei partiti, ascoltate i “dibattiti” televisivi. Ditemi, c’è uno solo che parla di un progetto per il nostro paese? Del futuro delle nostre vite? Del destino delle nostre famiglie?
È per questo che bisogna rifiutarsi di farsi accalappiare per l’ennesima volta e negare, almeno stavolta, la propria partecipazione al voto.
Che sia l’uno o l’altro a vincere non c’è differenza. La Politica per l’Italia, quella per lo sviluppo del nostro paese e per la tutela delle nostre vite, non la fa nessuno.
Loro fanno solo water intostation. Il loro orizzonte appare limitato ai meschini privilegi che ambiscono raggiungere. Vivono in un eterno presente senza domani, senza preoccupazioni, senza altro obiettivo che la tutela del proprio potere. Il nostro lavoro e la nostra onestà meritano qualcosa di meglio.
E’ per questo che, almeno stavolta, secondo me, bisogna restare a casa e non partecipare al voto.
Restare a casa o fare una gita il giorno delle elezioni. Non astenersi, in cabina a o pubblicamente. Non votare scheda nulla o, peggio, votare a cazzo. Fargli capire che la pacchia è finita. La prossima volta, se le cose non cambiano veramente e continua la water intostation, invece che rimanere a casa, la gente potrebbe decidere di uscire. Allora sarebbero guai. Per tutti.
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Tag: elezioni-politiche
Comandante Nebbia
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26 commenti
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20 Febbraio, 2008 a 10:22
mattions
L’efficacia del metodo da te proposto è nullo.
Non fega nulla a nessuno se vai a votare o meno, quando loro riescono ad andare su ugualmente.
Non è scritto da nessuna parte che se non vota una percentuale altissima di persone le elezioni sono nulle.
Ripeto: la tua strategia non funziona e non cambia nulla. Ci sono piccoli e sparuti segnali di cambiamento, bisogna provarci.
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20 Febbraio, 2008 a 10:27
Comandante Nebbia
Qualche secondo me disseminato qua e la renderebbe il tuo intervento più convincente.
Io ho una serie di opinioni su quale messaggio trasmetta il non voto. Tu preferisci votare. Va benissimo. Io non sono certo di avere ragione. Credo che nemmeno tu possa dirlo. Non esistono evidenze scientifiche a riguardo.
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20 Febbraio, 2008 a 10:36
mattions
Quello che scrivo è sempre secondo me….
e su… secondo chi vuoi che è?
Il non voto, secondo me, non funziona.
Non c’è scritto da nessuna parte che se c’è un’astensionismo enorme il parlamento non è leggitimato.
Quindi se ci sono 100 votanti e vanno a votare in 10, quei 10 hanno deciso per tutti gli altri 90 che sono andati a fare il Picnic. Quindi se non vanno a votare 91 persone, 9 persone decidono per tutti gli altri.
Ora sicuramente chi è candidato va sicuramente a votare l’astensione completa non è raggiungibile.
Oppure esiste una legge di cui non sono a conoscenza?
IMHO, il messaggio che lanci tu è una provocazione, ma aihmè non ho visto tutta questa sensibilità da parte dei politici sulle manifestazioni di piazza o le varie proteste.
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20 Febbraio, 2008 a 10:45
Francesco Orsenigo
Ehi, “Water Intostation” non e’ piu’ o meno quello che facciamo su questo sito? =P
Ok, Comandante Nebbia, hai appena espresso un parere deciso e proposto una chiamata alle armi, una strategia pratica, non posso proprio piu’ lamentarmi.
Io non credo che l’astensione risolva qualcosa.
Fa cascare le braccia, ma i nostri politicanti sono ancora ampiamente supportati, e con fervore.
Anche nella migliore delle ipotesi, cosa faranno questi furfanti quando il 90% degli italiani non votera’?
Fino ad adesso non si sono fermati davanti alle nefandezze peggiori, perche’ mai dovrebbero riconsegnare il potere di loro sponte?
Berlusconi a suo tempo ignoro’ bellamente manifestazioni da 3 milioni di persone, mi dicono che le 350 000 firme del v day di Grillo sono state ignorate bellamente anch’esse….
I “segnali forti” finche’ rimangono segnali, fino ad ora non li ho visti produrre molto…
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20 Febbraio, 2008 a 11:29
Sara
Il problema fondamentale è che non sappiamo quel che è meglio. Possiamo pensare cos’è meglio per noi e quello che ci corrisponde di più, ma è tutto opinabile da qualsiasi altra evidenza!
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20 Febbraio, 2008 a 11:47
Francesco
Se l’astensione non funziona, e votare non funziona (vi sfido a portare argomentazioni razionali a favore di un qualsiasi candidato, incluso Di Pietro), che tocca fare? Forse come durante la rivoluzione francese, metterli tutti in fila e dare un taglio di netto al vecchiume della politica italiana?
Io Di Pietro lo voterei, se credessi veramente che ha la forza necessaria a portare avanti le sue idee. Purtroppo secondo me non è così. Ogni volta che avanza qualche proposta sensata (vedi “una sola emittente Rai ed una Mediaset”) viene messo in minoranza dagli alleati.
Poi c’è Veltroni. Anche qui, sfido chiunque viva a Roma (e sia sano di mente) a negare il degrado in cui è sprofondata la città.
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20 Febbraio, 2008 a 11:51
Francesco
@Sara: non tutto è opinabile. Prova a vivere due anni in mezzo alla mondezza. Poi mi dirai se ti piace.
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20 Febbraio, 2008 a 12:03
Sara
Certo che quello non è opinabile. Forse sono stata troppo sintetica, è opinabile che il fatto che votare o non votare provochi un cambiamento della situazione!
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20 Febbraio, 2008 a 12:06
cruman
in effetti qualche dubbio viene. nello specifico la macchina della politica non si è fermata nemmeno di fronte al volere di tutto il popolo compatto. E’ successo per il referendum sul finanziamento pubblico ai partiti. Votò pure il mio cane (non ce l’ho ma avrebbe votato) e se non ricordo male si espressero per la sua soppressione (del finanziamento non del cane) più del 90% dei votanti. Risultato? da allora il finanziamento ai partiti è quadruplicato.
E’ anche vero che non restano molte alternative e dopo il paese unito alle urne, il paese spaccato in due alle urne, si potrebbe provare anche il paese in camporella durante i seggi. E’ sempre un sistema dignitosamente civile, comunque più civile dei sistemi politici che subiamo da decenni.
Anche io ho dubbi sulla riuscita e penso anche che se qualcuno crede davvero in una forza politica, in buona fede, faccia bene a sostenerla.
Essere costretti dall’evidenza dei fatti a non votare è comunque un insuccesso civile, ma se il paese sommerso dalla monnezza non basta, se grillo non è bastato, se lo sputtanamento delle caste ha solo fatto fare qualche puntata a matrix e porta a porta, qualcosa d’altro bisogna fare prima di passare al decollamento degli affamatori.
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20 Febbraio, 2008 a 12:44
Saint-Just
Concordo pienamente con cruman!
Le cose si dicono in Italia e Travaglio, Grillo, Stella magari fanno anche i soldi con i libri che vendono: perchè ne vendono tanti!
Dopo codeste letture o visioni di Report (ad esempio), una persona che dovrebbe fare?
1. rivoluzione armata e piazza pulita
2. perlomeno, per un minimo di coerenza, non andare a votare…
quindi concordo anche se non concordo con Comandante Nebbia (sceglierei la prima…)!
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20 Febbraio, 2008 a 12:47
Saint-Just
non vado più in coda di moderazione…
comunque sono sempre lo stesso (Temple, SacerNaos) e solo perchè sto diventando sempre più schizo e trans-individuale e non so più chi non sono e il computer mi transsogettivizza parecchio…che ho deciso di cambiare nome ma ci tengo alla mia tracciabilità…
un saluto
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20 Febbraio, 2008 a 12:52
Oris
Ma forse, più che il non voto (e lo dico da sostenitore) funzionerebbe più l’aggregamento, il voto di protesta, magari all’ultimo dei partiti
Una sorta di boicotaggio, di sabotaggio dei giochi politici: individuare chi non conta una “mazza” e farne una forza!
Questo forse sarebbe il segnale che la politica ascolterebbe.
Certo che è difficile trovare un partitino che non è disposto a svendere l’anima al primo accordo sottobanco…
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20 Febbraio, 2008 a 13:13
tasti
non andare a votare qualche problemino lo dà alla politica a livello locale, non scordatelo, e un politico vale in proporzione ai voti che riesce a convogliare su di sé.
saltano le teste quando una riserva di voti si assottiglia e sennò che ci stiamo a fare nel clientelismo se non sappiamo nemmeno questo, scusate?
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20 Febbraio, 2008 a 16:04
Oris
azz… è vero, non mi intendo molto di clientelismo.
Quindi meglio non votare?
Beh, io sono a posto, non lo faccio dal referendum sul finanziamento pubblico ai partiti..
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20 Febbraio, 2008 a 16:17
Comandante Nebbia
@tasti
brava. grazie.
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20 Febbraio, 2008 a 16:47
Tasti
Mi permetto di segnalarvi un documento dell’Istat, dateci un’occhiata.
si tratta di uno studio che analizza l’andamento della partecipazione politica,
vi riporto in copia ed incolla:
[…]
4) un astensionismo di sfiducia- protesta, che ha coinciso con l’ultimo periodo della storia elettorale del nostro paese, contribuendo al superamento della cosiddetta prima repubblica.
[…]
assume a riferimento la domanda ed individua nella
figura dell’elettore il vero protagonista della scelta di voto. In questa ottica, l’astensione è
un’azione consapevole che si carica di connotati politici ed è finalizzata a trasmettere un
messaggio preciso al sistema. La “protesta” può riflettere sia la caduta di senso e di
efficacia dello strumento di voto, vieppiù assoggettato agli usi e alle strumentalizzazioni da
parte delle forze politiche, sia la disaffezione all’offerta partitica, considerata inadeguata e
distante dalle vere istanze della società civile
Tralasciando le prime due componenti […] pag.35
[…]
Gli elettori hanno imparato ad affrancarsi dalla dipendenza dai partiti, votano con maggiore razionalità e soppesano l’offerta politica, alzando il livello della richiesta in termini di conquista della loro fiducia. E quando i partiti non meritano la fiducia degli elettori, questi ultimi hanno imparato ad usare l’arma del non voto come mezzo ulteriore per esprimere il loro giudizio. L’astensionismo può essere quindi “sanzionatorio”: si sceglie
di non votare ad una elezione per inviare un segnale al proprio partito di riferimento, se non all’intero sistema dei partiti. Si usa il non voto, in altre parole, così come ieri si usava solo il voto.
[…] pag.44
Queste cose sono risapute dai politici, per questo l’astensione è quello che temono di più. Non credo mi stancherò mai di ripeterlo.
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20 Febbraio, 2008 a 16:49
Tasti
ops…

@Comandante Nebbia
scusa, ho letto dopo che era per me… prego.
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20 Febbraio, 2008 a 20:55
Adetrax
L’astensione potrebbe causare a piu’ di qualcuno un vero e proprio shock, pero’ dovrebbe essere veramente imponente, ovvero non dovrebbe votare praticamente nessuno (al max. il 5-6%) in modo che le votazioni stesse siano dichiarate nulle a furor di popolo.
Con l’astensione ci sarebbero due svantaggi:
- il sistema politico rimarrebbe congelato cosi’ com’e’ ora, con la necessita’ di ripetere le votazioni;
- si brucerebbero inutilmente 300 milioni di euro.
A questo punto per non subire inutilmente tali svantaggi, l’opinione pubblica dovrebbe esercitare una fortissima pressione sia verso il sistema politico italiano che quello europeo perche’ siano riscritte le regole del gioco, ovvero della legge elettorale e perche’ siano presi chiari e precisi impegni sui punti chiave sopra elencati, incluso il problema delle carceri (che devono aumentare di capacita’, altrimenti nessun malavitoso e soprattutto nessun politico andra’ in prigione, prigione che per me puo’ anche essere dorata, basta che si tolgano dalla circolazione).
Per questo e altri motivi penso che se si votera’ comunque con l’attuale “porcellum” e con l’attuale panorama politico, un voto alternativo e inatteso (non certo a Ferrara) potrebbe essere molto piu’ efficace e traumatizzante per chi continua a riempirsi la bocca dei suo 35% - 45% di torta, ecc.
Il fatto poi che molti partiti abbiano deciso di correre da soli e’ in parte dovuto a una bassa strategia con la quale pensano di abbindolare l’elettorato; a elezioni avvenute si ricomporranno come per loro e’ piu’ comodo.
Un candidato politico, al momento della sua presentazione, dovrebbe fare voto di poverta’ per tutta la durata della legislatura.
Mentre facevo queste riflessioni ho fatto una ricerca veloce e ho trovato qualche discussione sul fatto che anche per le normali votazioni bisognerebbe introdurre un quorum del 50% + 1.
http://beppegrillo.meetup.com/14/messages/boards/thread/4190823
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20 Febbraio, 2008 a 23:18
3eowulf
Sigh, non ho riempito il campo con la mail, e così è sfumato il mio bellissimo post…
Riassumendo in breve:
dal momento che praticamente tutti riteniamo non ci siano dei partiti che possano rappresentarci; perchè come si era già proposto non ci incontriamo in una piazza, anche virtuale, e buttiamo giù un nostro programma?
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20 Febbraio, 2008 a 23:54
Marco il buono
Invadeteci olandesi svedesi finlandesi veniteci a salvare
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21 Febbraio, 2008 a 12:49
Francesco Orsenigo
@Tasti: l’astensionismo non ha distrutto la prima repubblica, tanto e’ vero che ce li ritroviamo tutti adesso, piu’ corrotti che mai, checche’ ne dica l’Istat.
@3eowulf: sarebbe la cosa piu’ indicata da fare, ma bisognerebbe trovare le persone e sbattersi enormemente per avere un briciolo di visibilita’.
C’e’ gia’ una lista civica nazionale http://www.listacivicanazionale.it/ che non se la caga nessuno.
Potrebbe valer la pena aggregarsi o votarli.
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21 Febbraio, 2008 a 14:26
3eowulf
Ho dato un’occhiata alla lista civica nazionale:
- il programma è in discussione
- il bilancio indica ancora un metodo vecchio (e dispendioso) di far politica
Sinceramente ritengo più opportuno a questo punto, partire direttamente da zero. Indubbiamente bisogna trovare le persone (ma penso che pian piano sarebbero loro a trovare noi), e sopratutto bisognerà sbattersi enormemente.
Per quanto riguarda la visibilità, abbiamo a disposizione uno strumento eccezionale, che ci permette di raggiungere la maggior parte delle persone che potrebbero esser interessate da una innovazione politica.
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21 Febbraio, 2008 a 15:33
ilBuonPeppe
Hai ragione caro comandante, se votare non serve tanto vale andare a fare un pic nic. Purtroppo, come cantava non so chi, la ragione non sempre serve; in questo caso meno che mai.
Che l’astensione mandi un segnale chiaro è scontato; che questo segnale possa avere delle conseguenze sulla politica è tutto da dimostrare. Secondo me, meno persone vanno a votare, più sono contenti, perchè diventa più facile controllare gli elettori.
Cosa fare? Io una ricetta non ce l’ho, mi sto ancora interrogando, però così a caldo mi vengono in mente tre opzioni (assolutamente non originali):
- rivoluzione popolare
- concentrazione dei voti sull’ultimo quaquaraquà
- presentazione di liste autonome
La prima per ovvi motivi è scansata da tutti; inoltre gli italiani non sono popolo da rivoluzione e, nella migliore delle ipotesi, finirebbe a tarallucci e vino. Chiedere a Mazzini per conferma. Se non fossimo italiani potrebbe funzionare.
La seconda, per funzionare, deve coinvolgere un numero di persone impressionante, almeno il 20%, cosa pressochè impossibile. (però te l’immagini il movimento di Rossi con il 20-30%?)
La terza è la più complicata, ma anche la più praticabile, oltrechè legittima soluzione. Solo che siamo sempre italiani, per cui non riusciremmo a metterci d’accordo su niente. Chiedere a lista civica nazionale per conferma: come si è parlato di elezioni ed alleanze, è riuscita a spaccarsi in tre.
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21 Febbraio, 2008 a 21:48
roberto
Per me l’astensionismo è una forma di protesta, un messaggio che può essere recepito ed avere senso solo in paesi in cui realmente il popolo è sovrano.
Se in Francia non ha sortito nulla, ipotizzare che possa determinare qualcosa in Italia è quantomeno utopistico.
Ciononostante, non voterò comunque.
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22 Febbraio, 2008 a 0:32
Adetrax
Rispondo alle domande dell’articolo:
1) Dovranno riciclarsi in settori innovativi: riciclo rifiuti, produzione macchine e accessori eco-compatibili, produzione energia pulita, ecc.
2) Donarla a qualche stato africano che ne ha molto bisogno; investire di piu’ non solo nell’educazione professionale secondaria ma anche in quella universitaria per migliorare la qualita’ dei laureati.
3) Sfruttamento energie pulite (eolica, solare, ecc.); occorre investire in ricerca seria e soprattutto occorre cogliere le opportunita’ che i risultati di altre ricerche internazionali offrono.
Nuove modalita’ di isolamento e sfruttamento energetico per le case (le famose case ecologiche) che consentono un adeguato riscaldamento con 3-10 volte meno energia delle attuali.
4) In teoria nessuno; in pratica la societa’ potra’ farli lavorare sempre piu’ a lungo, con orari sempre piu’ ridotti, in modo da compensare le potenziali basse pensioni; se tutto va bene in futuro il numero dei lavoratori precari diminuira’, se va male periranno per i disastri politici-economici-ambientali che gia’ sono in atto e che all’orizzone si profilano come sempre piu’ tragici.
5) Non c’e’ nessun piano serio; si puo’ iniziare con il fare nomi e cognomi dei responsabili, con il metterli di fronte alle loro responsabilita’, consigliandoli di mettersi da parte ed eventualmente di restituire il maltolto.
Bisognerebbe essere tutti piu’ vigili, reattivi e compatti contro qualsiasi abuso, anche minimo, e dare il massimo supporto a chi sembra degno di fiducia, isolando nel contempo i corrotti e gli “inceppa meccanismi”.
Un altro punto molto importante sarebbe quello di educare meglio i giovani, spiegando loro nel dettaglio come e perche’ succedono certe cose e soprattutto quali sono le (spaventose) conseguenze negative di certi comportamenti.
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24 Febbraio, 2008 a 16:22
Cima
Pur essendo campano, ho avuto modo di apprendere “l’intostamiento dell’acqua” molto tardi, come molti altri modi di dire, come “quadro di lontananza”.
“Water intostation” è stupendo, da titolarci magari il giorno del picnic: water intostation day.
Ma deve far rumore, altrimenti, convengo con molti, servirà a ben poco.
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