Vuoto a Perdere

Attenzione, su Mentecritica scrivono diversi autori. "Vuoto a Perdere" è stato scritto da ilBuonPeppe

Le elezioni si avvicinano, il panorama si va delineando ed è possibile cominciare a fare delle valutazioni su quello che si sta muovendo. Prima però di andare a vedere cosa ci aspetta. Voglio fare, anche per una questione di trasparenza personale, una breve premessa relativa alle elezioni del 2006. Due anni fa votai per l’alleanza che sosteneva Prodi (e nello specifico per Italia dei Valori) considerandola il male minore: l’ennesimo voto espresso turandosi il naso. Oggi, con il senno di poi, posso dire di non essere pentito: era veramente il male minore e niente di più, ed era veramente necessario turarsi il naso.

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La novità più evidente di queste elezioni è data dal fatto che i due partiti principali si sono chiusi alle alleanze e hanno deciso di correre “da soli”, costringendo gli altri a fare altrettanto oppure a scomparire. Più o meno.
Veltroni (52 anni), candidato del Piddì, ha deciso che il suo partito non avrebbe fatto alleanze: una mossa probabilmente obbligata, sicuramente azzeccata, che ha dimostrato come anche a sinistra si stia cominciando a studiare il marketing. Il risultato è stato quello di forzare la mano al suo avversario Berlusconi (71 anni) che, per non essere da meno, ha dovuto fare altrettanto; la notizia buona è che per la prima volta da quindici anni, non è Sua Bassezza a dettare le regole del gioco.

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Poi, per non turbare eccessivamente la mente degli italiani non abituati a scelte così limpide e coerenti, il buon Walter si è rimangiato la parola imbarcando nientepopodimenoche Di Pietro e la sua IdV (lasciandomi così orfano), seguiti dai radicali; radicali che rinunciano provvisoriamente al proprio simbolo per entrare nelle liste del Piddì; e probabilmente per uscirne abbastanza presto. A proposito di Idv va detto che Di Pietro si è impegnato a sciogliere il suo partito-monarchia per confluire armi e bagagli dentro il Piddì.
Per par condicio, Sua Bassezza ha imbarcato l’inseparabile Lega nord, e l’ectoplasma (la definizione è loro, anche se era riferita all’intera CdL) di AN; anche Fini si è impegnato a sciogliere il partito, chiudendo così un percorso che da anni lo vede nel ruolo dello zerbino.

A parte i due contendenti principali (solo nel senso che hanno le maggiori probabilità di vincere) il panorama è discretamente squallido.
A sinistra del Piddì c’è un’accozzaglia di partiti che stanno insieme più per disperazione che altro (come quelle zitelle che si trovano a prendere il tè tra di loro perché nessuno le vuole) con a capo Bertinotti (67 anni). Non essere riusciti a trovare un candidato più presentabile la dice lunga sulle loro capacità e sulle loro intenzioni.
Lo Sdi, ammesso che esista ancora, è lì che si sbatte senza aver trovato compagnia neanche per prendere un tè; Boselli (51 anni) è il leader, ma non si sa di cosa.

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Tra i mancini sembra poi che ci sarà anche Rossi (61 anni) con il suo movimento politico dei cittadini; un signor nessuno diventato famoso per l’accusa di aver provocato, insieme a Turigliatto, la prima crisi del governo Prodi. Lui non c’entra con quella crisi, ma quando ti hanno affibbiato un marchio è difficile poi liberarsene.
A destra del Popolibbero c’è la Destra (quasi una tautologia) capeggiata da una agguerrita Santanchè (46 anni); a parte detestare Fini (comprensibile) e cacciare gli stranieri dall’Italia (incomprensibile) non si capisce cosa ci stiano a fare.

Al centro poi c’è di tutto e di più.
Casini (53 anni), dopo aver sbattuto la porta sulla faccia di Sua Bassezza (ottima mossa) ha deciso di correre da solo (pessima mossa); il rischio è che si trovi a correre veramente da solo visto i pezzi che il suo partito ha perso negli ultimi mesi.
Vicino a Casini è spuntata l’ennesima formazione vegetale, con a capo Tabacci (61 anni), che imbarca Pezzotta e il suo patetico family day; davvero si sentiva il bisogno di un altro partito erede della DC.
Mastella (61 anni), dopo aver ricevuto i ringraziamenti di mezzo parlamento per aver abbattuto Prodi, è rimasto lì in mezzo ai casini, solo come un cane bastonato: non fare del bene se non sei pronto all’ingratitudine.
A completare il quadro c’è un improbabile Ferrara (56 anni) con una lista monotematica della quale mi rifiuto di parlare.

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In tutto questo bailamme, peraltro non ancora definitivo, cercherò di analizzare i programmi e di verificare se per caso ci sia la possibilità di votare senza tapparsi il naso. Per adesso una cosa mi ha colpito: gli slogan del Piddì e del Popolibbero.
Da qualche giorno il faccione del buon Walter mi sorride alle fermate del bus dicendo “Non rientrate nel caos. Voltate pagina”. Il messaggio è chiaro: Sua Bassezza è portatore del caos (come dargli torto?), ma per evitare questa disgrazia non bisogna voltare pagina. A palazzo Chigi c’è l’amico Romano, quindi per evitare il caos bisogna continuare per questa strada: un po’ contraddittorio.

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La cosa che più mi disturba però è di origine grammaticale: usa la seconda persona. Come dire “Noi comunque ce ne stiamo tranquilli; il caos, se arriva, è per voi”. Al che, più che di voltare pagina, vien voglia di chiudere il libro.
Dall’altra parte, lo slogan confezionato dagli esperti di Publitalia, molto più spartano, ha lo stesso difetto “Rialzati Italia”. Seconda persona, riguarda solo noi, loro se ne stanno tranquilli da un’altra parte; a leggerlo bene, loro non stanno neanche in Italia.La conclusione di questa prima riflessione non è molto originale. Lo scontro vero non è tra due o più partiti, né tra diversi modelli di società e di sviluppo (cose che purtroppo non mi aspetto di vedere): lo scontro è tra la classe politica, preoccupata unicamente della propria sopravvivenza, e il resto dei cittadini. Uno scontro senza storia, dal quale noi comuni mortali non possiamo che uscire sconfitti. E la colpa sarà nostra, ancora una volta.

Sarà colpa nostra perché non siamo stati capaci di costruire un’alternativa, di compattarci intorno ad un progetto capace di contrastare l’oramai irrecuperabile oligarchia partitocratica di cui siamo succubi. Giusto per fare un esempio (magari non è l’unico e neanche il più significativo), la lista civica nazionale, di cui ho parlato pochi mesi fa, è riuscita a dividersi in tre appena si è sentito parlare di elezioni; non voglio assegnare responsabilità, ma questo dà la misura di quanto gli italiani siano capaci di fare squadra e di impegnarsi per l’interesse comune.

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Il sistema politico va avanti perché funziona; funziona talmente bene che i protagonisti sono sempre gli stessi. Noi cittadini siamo chiamati ad esprimerci per decidere quale monarca dovrà guidare l’oligarchia per i prossimi anni, un’oligarchia sempre uguale a sé stessa, come i problemi che noi dobbiamo affrontare ogni giorno. Adesso ci chiamano, ci coinvolgono, ci fanno tanti complimenti (infatti non ci chiamano più “coglioni”), ci dicono che siamo importanti; poi appena avremo dato il nostro voto ci butteranno via. Non serviremo più.
Speriamo che almeno facciano la raccolta differenziata e ci buttino nel cassonetto giusto…!

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