Voglio Fare il Mercenario!

Attenzione, su Mentecritica scrivono diversi autori. "Voglio Fare il Mercenario!" è stato scritto da Comandante Nebbia

La rivolta popolare in Libia, argomento ampiamente trattato dagli organi d’informazione nelle ultime settimane, oltre ad offrire l’occasione per l’ennesima operazione di disinformazione (si veda a tal proposito la nostra indagine “Fosse Comuni in Libia: Un Falso Costruito ad Arte, Google Maps lo Dimostra!“), ha risvegliato l’interesse dell’opinione pubblica per una figura fra il misterioso ed il romantico: il mercenario o, come si definisce ora in gergo tecnico, il “private contractor”.

Giornali e TV hanno sottolineato più volte che Gheddafi utilizza mercenari (o private contractor) per difendere il suo regime. Probabilmente, il messaggio che si vuol far passare è che non esiste una fazione autoctona che difende Gheddafi per motivi ideali, ma solo stranieri disposti a farlo esclusivamente per danaro. La cosa, sul campo, sta avendo effetti drammatici che vanno aldilà della semplice manipolazione dell’opinione pubblica in funzione di possibili azioni militari occidentali. Decine di persone di colore stanno rischiando la vita in Libia perché vengono considerati dei mercenari, anche se magari si tratta semplicemente di operai. Evidentemente anche in Libia si naviga su Internet e si guarda la CNN.

Ogni operazione di manipolazione/disinformazione può avere degli imprevedibili effetti collaterali. Qualcuno, infatti, ha supposto che tra i mercenari al soldo di Gheddafi ci siano anche degli italiani. La voce gira, si amplifica, fino al punto che il ministro degli esteri italiano, Franco Frattini è costretto a dichiarare che

“Non risulta. Li ripudierei da italiani. Credo che non sia nella storia degli italiani. Non ce lo vedo un italiano che fa una cosa del genere, così riluttante e vergognosa” (fonte).

Non dispongo di elementi per affermare che in Libia stiano operando mercenari italiani. Sono informazioni disponibili ai servizi di intelligence che, generalmente, non scrivono su MenteCritica. Però, ho quanto serve per dubitare dell’affermazione “di principio” fatta da Frattini sulla impossibilità morale che qualche italiano possa servire Gheddafi come private contractor (o mercenario).

Da tempo, MenteCritica espone sulla rete un articolo che ha avuto decine di migliaia di letture, si tratta di Mestieri a Prova di Crisi. La Storia di Kurt, il racconto in prima persona di un ex militare passato alla “libera professione”.
L’articolo ha un’ottima indicizzazione su Google. Questo ha contribuito a far arrivare sul nostro sito diverse centinaia di aspiranti mercenari in cerca di informazioni per “intraprendere l’attività”.
Ebbene, da quando è spuntata la storia della Libia e dei mercenari a servizio di Gheddafi, a MenteCritica sono arrivate decine e decine di mail e commenti di persone che si proponevano come mercenari e che chiedevano indicazioni su chi contattare per partire. La cosa ci ha obbligato a bloccare i commenti al pezzo. Questo non ha impedito ai più ostinati di inviare mail con numeri di telefono, indirizzi e curriculum con la richiesta di essere ingaggiati.
Si va dalla guardia giurata all’ex paracadutista, dal buttafuori da discoteca al campione di soft air, dall’ex militare bosniaco, ora cittadino italiano, che adduce come ulteriore motivazione quella di avere due figli da mantenere, fino a quello che “si diverte con le detonazioni”. Tutti si dichiarano pronti a partire, senza farsi troppi problemi morali, senza preoccuparsi di chi sia il datore di lavoro. Le uniche domande, gli unici dubbi, sono sull’entità dell’ingaggio.

Ora, non è mia intenzione esprimere giudizi su queste persone. Credo che se il mercato esprime una necessità, si troverà sempre qualcuno disposto a soddisfarla. Poi, se uno fa il poliziotto per danaro, non vedo perché non si possa fare il soldato per soldi (cosa che in Italia è stata istituzionalizzata con la creazione dell’esercito professionale).

Quella che rimane una polpetta indigeribile è l’attitudine ministeriale a far passare gli italiani come tanti soldati alla “Mediterraneo” o alla Capitano Corelli, con tanto di mandolino, capaci,sul territorio nemico, al massimo di insidiare la virginea virtù femminile o di farsi fucilare come dei cazzoni perché non hanno voluto obbedire agli ordini omicidi del perfido alleato crucco.

In Afghanistan, in barba all’articolo 11 della nostra costituzione, i reparti italiani stanno combattendo una guerra e Frattini e La Russa lo sanno. Fare una guerra non vuol dire soltanto costruire ospedali per bambini malati, ma anche bombardare postazioni nemiche, eliminare avversari con operazioni di cecchinaggio, sparare addosso alla gente, insomma, e per uccidere, non per convertirla alla illuminata democrazia occidentale.Altri italiani, almeno secondo quello che ho avuto modo di leggere nella posta che ci è pervenuta, sarebbero disposti a combattere per Gheddafi per soldi. Anche in quel caso l’idea sarebbe quella di uccidere, immagino.

Qualcuno dovrebbe dire a Frattini che noi italiani siamo più cattivi di quello che sembriamo, che ci piacciono i soldi e se per averli si deve difendere un Gheddafi qualsiasi a colpi di fucile l’unico dubbio è: quanto?
“La grande guerra” è uno splendido film, ma Gassman, Sordi e Monicelli sono morti e con loro la macchietta del soldato italiano buono. Ed era pure ora, secondo me.

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una volta era uno in gamba

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