Voglia d’asfalto 2


Almeno una volta, quando c’erano le elezioni si asfaltavano le strade. Alla bell’e meglio, certo, però poi facevano anche le strisce bianche che sembrava tutto nuovo. L’asfalto durava poco, ma un po’ più delle elezioni. Qua piove da due giorni,ogni tanto trovi una transenna per strada, e non proprio una transenna. A volte, per esempio, nel buco che s’è formato ci infili la prima cosa che capita, così che almeno non si provochino incidenti, e allora capita che in mezzo alla strada si erga un cassonetto giallo per l’umido o un pianale di legno.Ma qui nemmeno l’asfalto ti possono promettere, che manco c’è il sindaco. Ci sono i commissari. Succede nei comuni dove è passato un pdl a governare, che se lo sia portato via la polizia, che sia inquisito, in odor di mafia o di polenta poco importa.

Mi piacerebbe sapere, in questo tempo di crisi economica, che pure Poste Italiane si è inventata un modo per strozzinare i suoi correntisti, con prestiti al 17% d’interesse, a quanto ammontano le quotazioni del voto di scambio. Forse insieme al pacco di pasta ci aggiungeranno due etti di parmigiano e quattro carciofi. Poi a dire il vero, è da un po’ che non s’usa più scambiar favori con danaro. Le ultime corruzioni che ci ha consegnato la storia parlavano di scambio in carne umana: appalti per zoccole. Il faccendiere seduto su uno scranno istituzionale, i soldi se li fregava direttamente con delibera consiliare. Manco a dire che dovesse sporcarsi le mani. Sì, era peculato, ma con una delibera istituzionale è più complicato da dimostrare. I soldi erano del partito, per il partito da spendere dai proprietari del partito, e quindi se il consigliere regionale fuma, o mangia lecca lecca … sarà davvero peculato?

Sto andando oltre. L’asfalto. Mi ricordo che veniva subito dopo le strutture di legno per le affissioni dei manifesti con quelle facce brutte, ma serie. Sembravano tutti impalati, e non sorrideva mai nessuno. Slogan brevi e incisivi. Che te ne ricordavi. Poi c’erano le promesse che avevano senso. Mi ricordo quei comizi in cui il politico ti prometteva di avere cura del tuo salario. “Il salario non si tocca!” Già, c’era il “non si tocca” che familiarizzava con i lavoratori. Conservare il salario, perché a nessuno poteva venire in mente di poter perdere il lavoro, una volta che dopo tanta fatica ne avevi conquistato uno. Poi asfaltavano le strade, e quando volevano osare di più, disegnavano anche i parcheggi, o cambiavano qualche cartello della segnaletica stradale. E c’era aria di nuovo tutto intorno.

Mi piacerebbe sentire uno che mi guardasse negli occhi, parlandomi, e mi spiegasse non cosa, ma come la farà quella cosa. Mi piacerebbe che uno mi dicesse come mi renderà la civiltà. Come farà sì che si possa tornare al lavoro. Come potrò domani curarmi in un ospedale italiano, come farà a non far chiudere quello stesso ospedale italiano. Mi piacerebbe sapere come pensa di ripristinare i miei diritti minimi, persino quello di avere qualcosa per cui valga la pena di protestare. Persino il mio diritto di tornare ad aver voglia di partecipare.
Avrei persino voglia di sentir odore d’asfalto nuovo-


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