Vivere Come se Fosse un Lungo Viaggio 14


Un altro tempo, l’ottobre o il novembre del 1980, credo. Un altro luogo: a Est di Alessandria, a Ovest di Beirut, lungo una strada polverosa, fra case vuote, nel fumo di un incendio appena spento. Mattino presto, molto presto. Sdraiato, con l’elmetto a fare da cuscino e il galil stretto come un pupazzetto di peluche. La prima cosa che sento è una vibrazione sorda nelle viscere. Mi alzo di scatto, vedo che qualcun altro intorno a me ha sentito la stessa cosa. Roba loro? Roba nostra? Roba nostra se no le sentinelle avrebbero già sparato. Sì roba nostra. Mi alzo, iniziamo ad alzarci tutti. Qualcuno si è tolto gli scarponi e se li rimette di fretta. Arrivano da Sud, ora il rumore è potente, devono essere almeno una cinquantina. Si ride, si urla, si saluta, ma non si sente nulla, il rombo è possente. Mi sfila davanti il primo merkava. Il mitragliere alza la mano per farci ciao ciao. La colonna avanza. Ora, tra la polvere e i gas di scarico non si respira nemmeno, ma si ride, si ride.
E’ una colonna infinita. Per fare spazio il merkava di testa entra letteralmente in una casa bombardata che stringe la strada. Le mura crollano al rallentatore. Qualcuno, sicuramente un paesano, fa il segno dell’ombrello.
I carri si fermano e noi, urlando tutti insieme, per la prima volta riusciamo a sovrastarne il rombo. Saltiamo a bordo. Siamo 400 disperati stanchi e affamati che si sono visti regalare un passaggio inaspettato. Sommergiamo la colonna come il mare si chiuse sui nostri antichi nemici.

Quando ripartiamo i carri somigliano a treni indiani con la gente appesa dappertutto e seduta sui tetti dei vagoni. Io ho trovato uno spazio di fianco al cannone. Busso sul casco del pilota per chiedergli di non girare la torretta. Lui dice qualcosa nel microfono, poi ride mentre la torretta ruota di qualche grado a destra e sinistra per farci spaventare. Rido pure io. Ridiamo tutti. Siamo … felici. Si può usare “felici” in questo caso? Non lo so. Dopo un po’ riesco a chiudere gli occhi e col caldo che arriva dal motore prendo sonno e dormo, come non ho mai più dormito.

L’inaugurazione di un nuovo centro commerciale Trony con la promessa di maxisconti fino al 30%, ha portato stamani migliaia di persone nella zona di Ponte Milvio, paralizzando il traffico in tutto il quadrante Nord-Est della città. E problemi si stanno registrando anche nello stesso centro commerciale dove, nella corsa alla’accaparramento, si segnalano risse e spintoni, con qualche vetrina in frantumi.
In fila sin dalle cinque del mattino e c’è anche chi, con tanto di sacco a pelo, ha dormito lì. Il viadotto di Corso Francia trasformato in parcheggio, moto e motorini ‘appoggiati’ ovunque, file interminabili di macchine in attesa di scorrere o di trovare un posto. Continua su repubblica (( ringrazio il buon Ugasoft per la segnalazione ))

La vita è un viaggio lungo e meraviglioso che conduce lungo esperienze diversissime come se fossero pianeti l’uno all’altro alieni, dominati da specie, lingue e culture estranee, incapaci di confrontarsi e di comunicare.
Non c’è giorno che io mi stanchi di ringraziare il fato per avermi imbarcato in questa astronave. Aspetto con ansia la prossima tappa, qualsiasi essa sia, confidando che sulla stanchezza e sulla paura prevalga, ancora una volta, lo stupore e la meraviglia.
Buon viaggio a tutti.

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