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	<title>Commenti a: Vista dall&#8217;Australia: Osservazioni sull&#8217;Immigrazione in Italia</title>
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	<description>Fece Tanto Freddo che Tutti ci Ammalammo di Anarchia</description>
	<lastBuildDate>Sun, 12 Feb 2012 22:47:28 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Di: Gerardo Papalia</title>
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		<dc:creator>Gerardo Papalia</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Jul 2008 04:33:52 +0000</pubDate>
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		<description>Rispondo ai commenti di cui sopra: 
Spesso a dare forma alle proprie parole si dà il via alle emozioni represse come l’invidia, il risentimento, la rabbia, la delusione e il dolore.
Forse per evitare equivoci bisognerebbe dichiararle in anticipo, in alto su ogni brano, a mo’ di avvertimento al lettore: &lt;&gt;
Qualche volta emerge anche qualcosa di più duraturo, ovvero il carattere della persona che le scrive, che rivela il modo in cui queste emozioni sono articolate: “il piangersi addosso”, il sentirsi vittima, il desiderio di rivalsa, sono tutti aspetti che hanno informato il mio essere e hanno colorato il mio carattere, e di conseguenza anche le mie osservazioni.
Però vorrei invitare tutti a riflettere: al di là delle vostre osservazioni sia spicciole che ponderate, il mio scritto rappresenta una testimonianza vera sulle mie esperienze e su come ho vissuto quel lembo della mia vita in Italia. Come alcuni hanno forse inconsciamente, e giustamente, avvertito: le mie emozioni di allora trasudano ancora dalle mie carte. Essi hanno risposto a questo sentire, non tanto al contenuto logico delle mie parole. 
Rimango comunque tanto presuntuoso da pensare che probabilmente qualcun altro stia sperimentando le stesse mie emozioni, così come le ho vissute io. Il mio scritto è un invito al rispetto delle narrazioni altrui, non necessariamente la mia che ho adoperato qui a paradigma, la quale non è particolarmente eclatante, né drammatica.
Quello che mi preme, però, è il seguente punto: 
dai commenti sul mio scritto ho capito che la tentazione al riduzionismo è forte, tanto per intenderci mi riferisco al discorso della “fetta di torta” che rimpicciolirebbe. 
Chiedo ai lettori: come è che viene “costruita” questo discorso delle torta? Cui prodest? 
Sono proprio le cose apparentemente ‘ovvie’ a trarci in maggiore inganno. La fame, o la paura della fame sono cose vere e sacrosante: però è il modo in cui questa necessità viene articolata che rivela il carattere profondo della cultura e della società che la esprime. Soprattutto, è la struttura italiana di potere che ha incanalato il discorso della “fame” in prassi che oggi sono agli occhi di tutti: assalti ai campi nomadi, violenze contro gli stranieri, discorsi mediatici che marginalizzano il diverso (che sia nero, travestito o islamico) fino a farlo scomparire come essere umano.
La via verso Auschwitz è stata graduale: è partita da logiche politiche, sanzionate elettoralmente all’epoca dal pubblico germanico, uguali a quelle che oggi in Italia motivano leggi che prevedono l’arresto di persone che non hanno provocato alcun danno per il semplice fatto di essere clandestini, la maggiorazione della pena in caso di eventuali reati commessi in stato di clandestinità, e ultimamente la schedatura delle impronte digitali dei bambini Rom.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Rispondo ai commenti di cui sopra:<br />
Spesso a dare forma alle proprie parole si dà il via alle emozioni represse come l’invidia, il risentimento, la rabbia, la delusione e il dolore.<br />
Forse per evitare equivoci bisognerebbe dichiararle in anticipo, in alto su ogni brano, a mo’ di avvertimento al lettore: &lt;&gt;<br />
Qualche volta emerge anche qualcosa di più duraturo, ovvero il carattere della persona che le scrive, che rivela il modo in cui queste emozioni sono articolate: “il piangersi addosso”, il sentirsi vittima, il desiderio di rivalsa, sono tutti aspetti che hanno informato il mio essere e hanno colorato il mio carattere, e di conseguenza anche le mie osservazioni.<br />
Però vorrei invitare tutti a riflettere: al di là delle vostre osservazioni sia spicciole che ponderate, il mio scritto rappresenta una testimonianza vera sulle mie esperienze e su come ho vissuto quel lembo della mia vita in Italia. Come alcuni hanno forse inconsciamente, e giustamente, avvertito: le mie emozioni di allora trasudano ancora dalle mie carte. Essi hanno risposto a questo sentire, non tanto al contenuto logico delle mie parole.<br />
Rimango comunque tanto presuntuoso da pensare che probabilmente qualcun altro stia sperimentando le stesse mie emozioni, così come le ho vissute io. Il mio scritto è un invito al rispetto delle narrazioni altrui, non necessariamente la mia che ho adoperato qui a paradigma, la quale non è particolarmente eclatante, né drammatica.<br />
Quello che mi preme, però, è il seguente punto:<br />
dai commenti sul mio scritto ho capito che la tentazione al riduzionismo è forte, tanto per intenderci mi riferisco al discorso della “fetta di torta” che rimpicciolirebbe.<br />
Chiedo ai lettori: come è che viene “costruita” questo discorso delle torta? Cui prodest?<br />
Sono proprio le cose apparentemente ‘ovvie’ a trarci in maggiore inganno. La fame, o la paura della fame sono cose vere e sacrosante: però è il modo in cui questa necessità viene articolata che rivela il carattere profondo della cultura e della società che la esprime. Soprattutto, è la struttura italiana di potere che ha incanalato il discorso della “fame” in prassi che oggi sono agli occhi di tutti: assalti ai campi nomadi, violenze contro gli stranieri, discorsi mediatici che marginalizzano il diverso (che sia nero, travestito o islamico) fino a farlo scomparire come essere umano.<br />
La via verso Auschwitz è stata graduale: è partita da logiche politiche, sanzionate elettoralmente all’epoca dal pubblico germanico, uguali a quelle che oggi in Italia motivano leggi che prevedono l’arresto di persone che non hanno provocato alcun danno per il semplice fatto di essere clandestini, la maggiorazione della pena in caso di eventuali reati commessi in stato di clandestinità, e ultimamente la schedatura delle impronte digitali dei bambini Rom.</p>
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		<title>Di: lupoalburnino</title>
		<link>http://www.mentecritica.net/vista-dallaustralia-osservazioni-sullimmigrazione-in-italia/informazione/oltre-il-confine/redazione/3849/#comment-17419</link>
		<dc:creator>lupoalburnino</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 May 2008 06:58:48 +0000</pubDate>
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		<description>Caro ilBuonPeppe, sapessi come sono incazzato io? Non intendevo assolutamente dirti che sei cattivo. Solo sottolineare una tua decisa presa di posizione che può non trovarmi d&#039;accordo. Credo anzi che tu sia una persona simpatica, perbene e sicuramente anche buona. In buona sostanza tu dici che le parole identità, radici e cose varie sono usate solo per giustificare atteggiamenti poco consoni a persone rispettose delle idee e dei comportamenti degli altri a seconda delle circostanze. E&#039; vero! E spesso colpiscono emotivamente, e non solo, le persone intellettualmente e emotivamente più deboli. Non bisognerebbe fare ricorso ai paroloni, che nascondono il vuoto o la cattiveria: bisognerebbe giudicare solo dagli atteggiamenti e dalle azioni di qualsiasi essere umano. E&#039; vero anche che esistono etnie e clan che fanno delle proprie radici e delle identità dei punti di forza per raggiungere obbiettivi non sempre accettabili e sopportabili. Una certa politica insegna! In questi casi come comportarsi? Non riesco mai a dare una risposta. Come mai?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Caro ilBuonPeppe, sapessi come sono incazzato io? Non intendevo assolutamente dirti che sei cattivo. Solo sottolineare una tua decisa presa di posizione che può non trovarmi d&#8217;accordo. Credo anzi che tu sia una persona simpatica, perbene e sicuramente anche buona. In buona sostanza tu dici che le parole identità, radici e cose varie sono usate solo per giustificare atteggiamenti poco consoni a persone rispettose delle idee e dei comportamenti degli altri a seconda delle circostanze. E&#8217; vero! E spesso colpiscono emotivamente, e non solo, le persone intellettualmente e emotivamente più deboli. Non bisognerebbe fare ricorso ai paroloni, che nascondono il vuoto o la cattiveria: bisognerebbe giudicare solo dagli atteggiamenti e dalle azioni di qualsiasi essere umano. E&#8217; vero anche che esistono etnie e clan che fanno delle proprie radici e delle identità dei punti di forza per raggiungere obbiettivi non sempre accettabili e sopportabili. Una certa politica insegna! In questi casi come comportarsi? Non riesco mai a dare una risposta. Come mai?</p>
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		<title>Di: ilBuonPeppe</title>
		<link>http://www.mentecritica.net/vista-dallaustralia-osservazioni-sullimmigrazione-in-italia/informazione/oltre-il-confine/redazione/3849/#comment-17407</link>
		<dc:creator>ilBuonPeppe</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 26 May 2008 22:13:26 +0000</pubDate>
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		<description>Mai stato buono. Almeno da quando mi sono stancato di esserlo, cosa successa ormai un po&#039; di tempo fa.
Il mio commento comunque non era rivolto a qualcuno in particolare; è che le discussioni in cui entrano i concetti di &quot;identità&quot;, &quot;radici&quot; e cose simili mi fanno incazzare. Nella maggior parte dei casi vengono utilizzati solo per giustificare l&#039;attacco a questo o quello a seconda di chi è il bersaglio della giornata, e questo mi manda in bestia, anche perchè queste menate fanno presa sulle persone intellettualmente ed emotivamente più deboli.
Spero non si sia offeso nessuno. Io sono cattivo, ma non ce l&#039;ho con nessuno di voi, era solo un pensiero a voce alta.
Buona notte</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Mai stato buono. Almeno da quando mi sono stancato di esserlo, cosa successa ormai un po&#8217; di tempo fa.<br />
Il mio commento comunque non era rivolto a qualcuno in particolare; è che le discussioni in cui entrano i concetti di &#8220;identità&#8221;, &#8220;radici&#8221; e cose simili mi fanno incazzare. Nella maggior parte dei casi vengono utilizzati solo per giustificare l&#8217;attacco a questo o quello a seconda di chi è il bersaglio della giornata, e questo mi manda in bestia, anche perchè queste menate fanno presa sulle persone intellettualmente ed emotivamente più deboli.<br />
Spero non si sia offeso nessuno. Io sono cattivo, ma non ce l&#8217;ho con nessuno di voi, era solo un pensiero a voce alta.<br />
Buona notte</p>
]]></content:encoded>
	</item>
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		<title>Di: lupoalburnino</title>
		<link>http://www.mentecritica.net/vista-dallaustralia-osservazioni-sullimmigrazione-in-italia/informazione/oltre-il-confine/redazione/3849/#comment-17387</link>
		<dc:creator>lupoalburnino</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 26 May 2008 12:08:15 +0000</pubDate>
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		<description>ilBuonPeppe tanto buono non è. Mi sembra di aver capito, ma posso sbagliarmi per l&#039;età che mi ritrovo sul groppone, che sia il post sia i commenti dicano sostanzialmente una cosa sola: solidarietà e rispetto per tutti, soprattutto per chi sacrifica la prorpia vita per migliorarla. Ho chiuso il mio commento così: &quot;Del resto anch&#039;io faccio parte del branco e me ne vergogno&quot;. Ciò significa che personalmente non cerco altre identità. Sarebbe anche impossibile e assurdo. Anche gli amici non cercano identità diverse da quella loro trasmessa dalla famiglia e dalla società in cui hanno vissuto e vivono. Ma non significa che sia la migliore delle identità del mondo se produce ciò ci sta intorno. Avere una identità non comporta necessariamente separazione e razzismo. Spesso integrazione! Forse questo volevamo dire!
Cari saluti! 



 delle identità</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>ilBuonPeppe tanto buono non è. Mi sembra di aver capito, ma posso sbagliarmi per l&#8217;età che mi ritrovo sul groppone, che sia il post sia i commenti dicano sostanzialmente una cosa sola: solidarietà e rispetto per tutti, soprattutto per chi sacrifica la prorpia vita per migliorarla. Ho chiuso il mio commento così: &#8220;Del resto anch&#8217;io faccio parte del branco e me ne vergogno&#8221;. Ciò significa che personalmente non cerco altre identità. Sarebbe anche impossibile e assurdo. Anche gli amici non cercano identità diverse da quella loro trasmessa dalla famiglia e dalla società in cui hanno vissuto e vivono. Ma non significa che sia la migliore delle identità del mondo se produce ciò ci sta intorno. Avere una identità non comporta necessariamente separazione e razzismo. Spesso integrazione! Forse questo volevamo dire!<br />
Cari saluti! </p>
<p> delle identità</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Di: ilBuonPeppe</title>
		<link>http://www.mentecritica.net/vista-dallaustralia-osservazioni-sullimmigrazione-in-italia/informazione/oltre-il-confine/redazione/3849/#comment-17377</link>
		<dc:creator>ilBuonPeppe</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 26 May 2008 09:02:46 +0000</pubDate>
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		<description>D&#039;accordo con la solidarietà per gli immigrati, con la contestazione del razzismo (comunque si manifesti), e con la condanna delle assurdità (queste tutte italiane, credo) della burocrazia.
Ma finiamola, per favore, con queste menate sulle radici, la cultura d&#039;origine, l&#039;identità. Basta!
SONO TUTTE CAZZATE!
Ogni persona normalmente intelligente e responsabile si costruisce la propria vita, la propria cultura, la propria storia; e ha un&#039;identità che è unica e non è assimilabile con quella di nessun altro.
Quelli che hanno bisogno di associarsi ad una identità preconfezionata da altri o ad una cultura di riferimento sono dei poveracci che mi fanno pena. Mi dispiace dirlo con tanta crudezza, ma è così.
Le nostre radici non vanno cercate da nessuna parte: sono dove siamo noi, perchè sono cresciute con noi.
In qualche modo anche io sono figlio di immigrati; e non sono mai andato a cercare radici o identità negate, perchè so chi sono, e non ho bisogno di etichette o riconoscimenti da parte di nessuno.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>D&#8217;accordo con la solidarietà per gli immigrati, con la contestazione del razzismo (comunque si manifesti), e con la condanna delle assurdità (queste tutte italiane, credo) della burocrazia.<br />
Ma finiamola, per favore, con queste menate sulle radici, la cultura d&#8217;origine, l&#8217;identità. Basta!<br />
SONO TUTTE CAZZATE!<br />
Ogni persona normalmente intelligente e responsabile si costruisce la propria vita, la propria cultura, la propria storia; e ha un&#8217;identità che è unica e non è assimilabile con quella di nessun altro.<br />
Quelli che hanno bisogno di associarsi ad una identità preconfezionata da altri o ad una cultura di riferimento sono dei poveracci che mi fanno pena. Mi dispiace dirlo con tanta crudezza, ma è così.<br />
Le nostre radici non vanno cercate da nessuna parte: sono dove siamo noi, perchè sono cresciute con noi.<br />
In qualche modo anche io sono figlio di immigrati; e non sono mai andato a cercare radici o identità negate, perchè so chi sono, e non ho bisogno di etichette o riconoscimenti da parte di nessuno.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: lupoalburnino</title>
		<link>http://www.mentecritica.net/vista-dallaustralia-osservazioni-sullimmigrazione-in-italia/informazione/oltre-il-confine/redazione/3849/#comment-17350</link>
		<dc:creator>lupoalburnino</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 25 May 2008 07:29:02 +0000</pubDate>
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		<description>I miei nonni sono stati emigranti negli USA negli anni venti, mio padre in Argentina negli anni cinquanta. Non mi hanno raccontato di trattamenti violenti e razzisti nei loro confronti, ma di tanta fatica sì. Si era più civili e tolleranti allora? Che cosa sta succedendo in Italia adesso? Alcune risposte sono state tentate, ma una soprattutto mi fa spavento: l&#039;egoismo che è peggiore del razzismo! L&#039;egoismo non guarda in faccia a nessuno, neppure i fratelli. Questa è l&#039;Italia di oggi. Ci dilaniamo anche nei parcheggi, ci scazzottiamo, quando non avviene di pegggio, anche per le partite di calcio, ce la prendiamo con la scuola anche, e quindi noi, quando sono i nostri figli a comportarsi male, ci arrabbiamo e rispondiamo male anche quando dal piano di sopra involontariamente cade uno straccio sul nostro balcone. Possiamo comportarci diversamente con gli immigrati? Al contrario, li sputiamo in faccia perchè qualche volta si presentano con un volto umano che noi non abbiamo più: li disprezziamo e diventiamo razzisti perchè in noi c&#039;è invidia. Loro si accontentano di poco, a noi è stato insegnanto ed è insegnato a volere sempre di più. Non è razzismo. E&#039; viltà la nostra! E&#039; paura non tanto della violenza, ma di poter diventare più umani a contatto con gente umana. 
Del resto anch&#039;io faccio parte del branco e me ne vergogno!</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>I miei nonni sono stati emigranti negli USA negli anni venti, mio padre in Argentina negli anni cinquanta. Non mi hanno raccontato di trattamenti violenti e razzisti nei loro confronti, ma di tanta fatica sì. Si era più civili e tolleranti allora? Che cosa sta succedendo in Italia adesso? Alcune risposte sono state tentate, ma una soprattutto mi fa spavento: l&#8217;egoismo che è peggiore del razzismo! L&#8217;egoismo non guarda in faccia a nessuno, neppure i fratelli. Questa è l&#8217;Italia di oggi. Ci dilaniamo anche nei parcheggi, ci scazzottiamo, quando non avviene di pegggio, anche per le partite di calcio, ce la prendiamo con la scuola anche, e quindi noi, quando sono i nostri figli a comportarsi male, ci arrabbiamo e rispondiamo male anche quando dal piano di sopra involontariamente cade uno straccio sul nostro balcone. Possiamo comportarci diversamente con gli immigrati? Al contrario, li sputiamo in faccia perchè qualche volta si presentano con un volto umano che noi non abbiamo più: li disprezziamo e diventiamo razzisti perchè in noi c&#8217;è invidia. Loro si accontentano di poco, a noi è stato insegnanto ed è insegnato a volere sempre di più. Non è razzismo. E&#8217; viltà la nostra! E&#8217; paura non tanto della violenza, ma di poter diventare più umani a contatto con gente umana.<br />
Del resto anch&#8217;io faccio parte del branco e me ne vergogno!</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Gilgamesh</title>
		<link>http://www.mentecritica.net/vista-dallaustralia-osservazioni-sullimmigrazione-in-italia/informazione/oltre-il-confine/redazione/3849/#comment-17330</link>
		<dc:creator>Gilgamesh</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 24 May 2008 19:10:56 +0000</pubDate>
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		<description>In quel momento
volevo solo
scappare,
lontano
oltre le nuvole,
lontano
dai vostri occhi,
dagli sguardi
che feriscono,
dalle labbra
che mormorano,
dal peso
dei vostri pensieri.

Avrei voluto
poter diventare
nebbia,
scomparire,
o scavare
profondità abissali,
incomparabili
cunicoli
che attraversassero
mura e roccia,
portandomi via,
in salvo.

O farmi
impenetrabile,
come il diamante.
come un muro
di ghiaccio,
impermeabile
agli sguardi
alle voci
ai pensieri.

Ma ho raccolto
tutto il mio coraggio
la mia disperazione
la mia vergogna
la mia rabbia;
per sollevare
lo sguardo,
per parlare;
per sfidarvi.

Per dirvi
che non devo
scusarmi di esistere
di essere come sono
di essere quel che sono.
Non devo chiedere scusa
per il colore della mia pelle
per il suono della mia lingua
per la foggia dei mei vestiti
per le usanze della mia gente
per la polvere sui miei sandali
per le frontiere che ho attraversato.

Volevo scappare ancora
e invece sono rimasto;
in piedi, con la fierezza
antica negli occhi,
senza abbassarli,
in mezzo a voi
che parlate un’altra lingua
che vestite in un’altra maniera
che spendete per i vostri vestiti
d’un mese quel che basta
per sfamare una famiglia
per una stagione intera.

E vi sentite buoni se ogni tanto
regalate qualche moneta
che vi pesa nelle tasche
al nuovo arrivato,
all’angolo della strada
luccicante di vetrine,
profumata di benessere,
al povero sopravvissuto
sfuggito alla carestia,
alla siccità e alla fame,
venuto da un paese
del quale sapreste
a malapena
pronunciare il nome.

Oltre il mare vasto
e sconfinato
Al di là di montagne
così alte da non vederne la fine
e pianure senza tempo
che nemmeno immaginate,
una terra un tempo ricca di foreste
che sono diventate vostre
di spezie e pietre preziose
che hanno riempito i forzieri
dei mercanti vostri antenati
finchè non è rimasto nulla
se non la speranza di una vita migliore
in un paese lontano che è questo paese.

Ma se ci togliete la speranza
vi accorgerete troppo tardi
che un uomo senza speranza
è un uomo senza paura.

(poesia pubblicata sul defunto sito del BlogRodeo, dedicata a Patrick Lumumba, per chi si ricorda chi era, e a Frank Miller per l&#039;ispirazione del finale - Born Again, per chi non ha letto quella graphic novel)

Aggiungo solo che concordo con Doxaliber e dissento fortemente dalla forma e dai contenuti del commento di &quot;Fra&quot;, tra l&#039;altro (volutamente?) sgrammaticato e sintatticamente deprecabile: i &quot;poveri&quot; africani spesso sono molto colti, e mi onoro di essere amico di alcune belle menti provenienti da quel continente. I miei antenati, per parte di madre, sono Armeni. Avrei parecchio da dire e da scrivere, circa l</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>In quel momento<br />
volevo solo<br />
scappare,<br />
lontano<br />
oltre le nuvole,<br />
lontano<br />
dai vostri occhi,<br />
dagli sguardi<br />
che feriscono,<br />
dalle labbra<br />
che mormorano,<br />
dal peso<br />
dei vostri pensieri.</p>
<p>Avrei voluto<br />
poter diventare<br />
nebbia,<br />
scomparire,<br />
o scavare<br />
profondità abissali,<br />
incomparabili<br />
cunicoli<br />
che attraversassero<br />
mura e roccia,<br />
portandomi via,<br />
in salvo.</p>
<p>O farmi<br />
impenetrabile,<br />
come il diamante.<br />
come un muro<br />
di ghiaccio,<br />
impermeabile<br />
agli sguardi<br />
alle voci<br />
ai pensieri.</p>
<p>Ma ho raccolto<br />
tutto il mio coraggio<br />
la mia disperazione<br />
la mia vergogna<br />
la mia rabbia;<br />
per sollevare<br />
lo sguardo,<br />
per parlare;<br />
per sfidarvi.</p>
<p>Per dirvi<br />
che non devo<br />
scusarmi di esistere<br />
di essere come sono<br />
di essere quel che sono.<br />
Non devo chiedere scusa<br />
per il colore della mia pelle<br />
per il suono della mia lingua<br />
per la foggia dei mei vestiti<br />
per le usanze della mia gente<br />
per la polvere sui miei sandali<br />
per le frontiere che ho attraversato.</p>
<p>Volevo scappare ancora<br />
e invece sono rimasto;<br />
in piedi, con la fierezza<br />
antica negli occhi,<br />
senza abbassarli,<br />
in mezzo a voi<br />
che parlate un’altra lingua<br />
che vestite in un’altra maniera<br />
che spendete per i vostri vestiti<br />
d’un mese quel che basta<br />
per sfamare una famiglia<br />
per una stagione intera.</p>
<p>E vi sentite buoni se ogni tanto<br />
regalate qualche moneta<br />
che vi pesa nelle tasche<br />
al nuovo arrivato,<br />
all’angolo della strada<br />
luccicante di vetrine,<br />
profumata di benessere,<br />
al povero sopravvissuto<br />
sfuggito alla carestia,<br />
alla siccità e alla fame,<br />
venuto da un paese<br />
del quale sapreste<br />
a malapena<br />
pronunciare il nome.</p>
<p>Oltre il mare vasto<br />
e sconfinato<br />
Al di là di montagne<br />
così alte da non vederne la fine<br />
e pianure senza tempo<br />
che nemmeno immaginate,<br />
una terra un tempo ricca di foreste<br />
che sono diventate vostre<br />
di spezie e pietre preziose<br />
che hanno riempito i forzieri<br />
dei mercanti vostri antenati<br />
finchè non è rimasto nulla<br />
se non la speranza di una vita migliore<br />
in un paese lontano che è questo paese.</p>
<p>Ma se ci togliete la speranza<br />
vi accorgerete troppo tardi<br />
che un uomo senza speranza<br />
è un uomo senza paura.</p>
<p>(poesia pubblicata sul defunto sito del BlogRodeo, dedicata a Patrick Lumumba, per chi si ricorda chi era, e a Frank Miller per l&#8217;ispirazione del finale &#8211; Born Again, per chi non ha letto quella graphic novel)</p>
<p>Aggiungo solo che concordo con Doxaliber e dissento fortemente dalla forma e dai contenuti del commento di &#8220;Fra&#8221;, tra l&#8217;altro (volutamente?) sgrammaticato e sintatticamente deprecabile: i &#8220;poveri&#8221; africani spesso sono molto colti, e mi onoro di essere amico di alcune belle menti provenienti da quel continente. I miei antenati, per parte di madre, sono Armeni. Avrei parecchio da dire e da scrivere, circa l</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: F.Maria Arouet</title>
		<link>http://www.mentecritica.net/vista-dallaustralia-osservazioni-sullimmigrazione-in-italia/informazione/oltre-il-confine/redazione/3849/#comment-17328</link>
		<dc:creator>F.Maria Arouet</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 24 May 2008 15:45:27 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.mentecritica.net/vista-dallaustralia-osservazioni-sullimmigrazione-in-italia/oltre-il-confine/redazione/3849/#comment-17328</guid>
		<description>Ho letto il post e ne ho tratto l’impressione che il racconto sia verosimile e l’accusa di pregiudizio a carico degli italiani fondata.
L’affermazione secondo cui tale pregiudizio sia da ascrivere a un “potere mediatico e politico, che prospera e mantiene il consenso tramite la demonizzazione dell’Altro” mi sembra addirittura riduttiva. 
I termini andrebbero rovesciati: gli italiani si sono dati il sistema politico e mediatico più aderenti al loro modo di essere. Dunque, se da qualche parte c’é una colpa, sono colpevoli, non vittime.
Mentre sono meno scandalizzato circa lo stupore degli indigeni al cospetto di un allogeno austroitalocalabrese, che si proclama di madrelingua anglofona con accento meridionale. Riso quel che c’é da ridere sull’ignoranza del popolaccio che diffida di chi dice che in Australia si parli inglese, occorre dargli atto che nel Bel Paese la fregatura é di casa e una sana diffidenza salvacondotto necessario per sopravvivere.
Così come assolverei l’impiegato della segreteria dell’Università di Pavia, sarà una seccatura ma non é certo una discriminazione venire informati che francobollo e marca da bollo non sono la stessa cosa.
Veniamo a quella che pare una discriminazione vera e propria, e bella grossa:  
“Avrei potuto studiare in Italia senza essere chiamato alle armi solo a condizione che mantenessi la residenza all’estero. Inoltre, per lo stesso motivo, non mi era permesso di lavorare. Nella logica dello stato avrei dovuto dipendere totalmente dai miei genitori per sostenermi.”
Si tratta sicuramente di una discriminazione, e lo sarebbe a non tener conto che se lo stato l’avesse esentato dall’obbligo di leva avrebbe con ciò stesso discriminato gli altri cittadini che ne erano soggetti. E come si dice: ubi maior…
“Questo, per un giovane australiano, qual ero, sarebbe stato un offesa inaccettabile alla mia dignità di persona.”
Questo invece é un bell’esempio di pregiudizio all’incontrario. 
Perché il nostro autore dice: “giovane australiano”, anzichè “giovane calabrese”, come pure avrebbe potuto, essendo egli l’una e l’altra cosa? Forse che i giovani calabresi la riterrebbero accettabile?
Trascuro l’odissea personale, non perché non meriti d’essere considerata, ma perché sono peripezie comuni a tutti i giovani che studiano e non hanno alle spalle una famiglia con larghe disponibilità economiche. 
“Pochissimi riuscivano a capacitarsi del perché della mia venuta per viverci” 
Confesso che non sarei stato uno dei pochissimi. Se avessi avuto il piacere d’essere oggetto delle sue doglianze e testimone della sua delusione, mi sarei sentito in dovere di dirgli, per amore di verità, a costo di inimicarmelo: amico mio, francamente non puoi chedere ai tuoi concittadini di sentirsi responsabili del fallimento del tuo sogno di risalire alle radici, più di quanto non debbano nei confronti dell’attricetta che inseguendo il miraggio dell’arte si ritrova sul divano del produttore.
Dopo i sintomi la diagnosi:
“Noi italiani, che credevamo di esserci lasciati alle spalle la povertà, le guerre d’occupazione, le divisioni ideologiche ed etniche, votandoci al ‘progresso’, al benessere e alla modernità ci ritroviamo a doverci misurare con l’immigrazione che ci costringe a ricordare chi eravamo e che porta di nuovo a galla tanti nodi irrisolti provenienti dal nostro passato”
A mio parere é una  visione alquanto olistica del concetto di popolo, che andrebbe perlomeno verificata sulla realtà, a scanso di delusioni.
Non c’é riscontro, nella realtà, che gli italiani siano un popolo omogeneo per interessi, bisogni, aspirazioni. 
Così come non c’é traccia che esista un’anima del popolo, in senso platonico, che sopravviva alle generazioni e mantenga memoria di sé, dei suoi debiti e dei suoi crediti, delle sue glorie e dei suoi misfatti.
Sono portato a pensare che l’immigrazione dia fastidio non perché riporti a galla i nodi irrisolti del nostro passato, o per la vuotezza del dibattito politico, o per mille altre sottilissime questioni, che pure potrebbero c’entrare, ma soprattutto perché é percepita come il pericolo di dover dividere la propria fetta di torta con qualcun altro.
Se non ne terremo conto, ci piaccia o no, difficilmente capiremo quel che succederà.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ho letto il post e ne ho tratto l’impressione che il racconto sia verosimile e l’accusa di pregiudizio a carico degli italiani fondata.<br />
L’affermazione secondo cui tale pregiudizio sia da ascrivere a un “potere mediatico e politico, che prospera e mantiene il consenso tramite la demonizzazione dell’Altro” mi sembra addirittura riduttiva.<br />
I termini andrebbero rovesciati: gli italiani si sono dati il sistema politico e mediatico più aderenti al loro modo di essere. Dunque, se da qualche parte c’é una colpa, sono colpevoli, non vittime.<br />
Mentre sono meno scandalizzato circa lo stupore degli indigeni al cospetto di un allogeno austroitalocalabrese, che si proclama di madrelingua anglofona con accento meridionale. Riso quel che c’é da ridere sull’ignoranza del popolaccio che diffida di chi dice che in Australia si parli inglese, occorre dargli atto che nel Bel Paese la fregatura é di casa e una sana diffidenza salvacondotto necessario per sopravvivere.<br />
Così come assolverei l’impiegato della segreteria dell’Università di Pavia, sarà una seccatura ma non é certo una discriminazione venire informati che francobollo e marca da bollo non sono la stessa cosa.<br />
Veniamo a quella che pare una discriminazione vera e propria, e bella grossa:<br />
“Avrei potuto studiare in Italia senza essere chiamato alle armi solo a condizione che mantenessi la residenza all’estero. Inoltre, per lo stesso motivo, non mi era permesso di lavorare. Nella logica dello stato avrei dovuto dipendere totalmente dai miei genitori per sostenermi.”<br />
Si tratta sicuramente di una discriminazione, e lo sarebbe a non tener conto che se lo stato l’avesse esentato dall’obbligo di leva avrebbe con ciò stesso discriminato gli altri cittadini che ne erano soggetti. E come si dice: ubi maior…<br />
“Questo, per un giovane australiano, qual ero, sarebbe stato un offesa inaccettabile alla mia dignità di persona.”<br />
Questo invece é un bell’esempio di pregiudizio all’incontrario.<br />
Perché il nostro autore dice: “giovane australiano”, anzichè “giovane calabrese”, come pure avrebbe potuto, essendo egli l’una e l’altra cosa? Forse che i giovani calabresi la riterrebbero accettabile?<br />
Trascuro l’odissea personale, non perché non meriti d’essere considerata, ma perché sono peripezie comuni a tutti i giovani che studiano e non hanno alle spalle una famiglia con larghe disponibilità economiche.<br />
“Pochissimi riuscivano a capacitarsi del perché della mia venuta per viverci”<br />
Confesso che non sarei stato uno dei pochissimi. Se avessi avuto il piacere d’essere oggetto delle sue doglianze e testimone della sua delusione, mi sarei sentito in dovere di dirgli, per amore di verità, a costo di inimicarmelo: amico mio, francamente non puoi chedere ai tuoi concittadini di sentirsi responsabili del fallimento del tuo sogno di risalire alle radici, più di quanto non debbano nei confronti dell’attricetta che inseguendo il miraggio dell’arte si ritrova sul divano del produttore.<br />
Dopo i sintomi la diagnosi:<br />
“Noi italiani, che credevamo di esserci lasciati alle spalle la povertà, le guerre d’occupazione, le divisioni ideologiche ed etniche, votandoci al ‘progresso’, al benessere e alla modernità ci ritroviamo a doverci misurare con l’immigrazione che ci costringe a ricordare chi eravamo e che porta di nuovo a galla tanti nodi irrisolti provenienti dal nostro passato”<br />
A mio parere é una  visione alquanto olistica del concetto di popolo, che andrebbe perlomeno verificata sulla realtà, a scanso di delusioni.<br />
Non c’é riscontro, nella realtà, che gli italiani siano un popolo omogeneo per interessi, bisogni, aspirazioni.<br />
Così come non c’é traccia che esista un’anima del popolo, in senso platonico, che sopravviva alle generazioni e mantenga memoria di sé, dei suoi debiti e dei suoi crediti, delle sue glorie e dei suoi misfatti.<br />
Sono portato a pensare che l’immigrazione dia fastidio non perché riporti a galla i nodi irrisolti del nostro passato, o per la vuotezza del dibattito politico, o per mille altre sottilissime questioni, che pure potrebbero c’entrare, ma soprattutto perché é percepita come il pericolo di dover dividere la propria fetta di torta con qualcun altro.<br />
Se non ne terremo conto, ci piaccia o no, difficilmente capiremo quel che succederà.</p>
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	<item>
		<title>Di: Doxaliber</title>
		<link>http://www.mentecritica.net/vista-dallaustralia-osservazioni-sullimmigrazione-in-italia/informazione/oltre-il-confine/redazione/3849/#comment-17326</link>
		<dc:creator>Doxaliber</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 24 May 2008 10:47:09 +0000</pubDate>
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		<description>@Fra
&lt;blockquote&gt;una cosa è un laureato supercolto come te, un altra è un povero africano che scappa dalla guerra. &lt;/blockquote&gt;

Se è per questo anche molti africani che si trovano in Italia sono laureati e parlano più di una lingua.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@Fra</p>
<blockquote><p>una cosa è un laureato supercolto come te, un altra è un povero africano che scappa dalla guerra. </p></blockquote>
<p>Se è per questo anche molti africani che si trovano in Italia sono laureati e parlano più di una lingua.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: simona</title>
		<link>http://www.mentecritica.net/vista-dallaustralia-osservazioni-sullimmigrazione-in-italia/informazione/oltre-il-confine/redazione/3849/#comment-17325</link>
		<dc:creator>simona</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 24 May 2008 10:42:58 +0000</pubDate>
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		<description>tanto di cappello per il post....ma io sono ignorante ora che hai riabbracciato le tue radici non ti è venuto un senso di vomito a star in questo paese iper marcio?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>tanto di cappello per il post&#8230;.ma io sono ignorante ora che hai riabbracciato le tue radici non ti è venuto un senso di vomito a star in questo paese iper marcio?</p>
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		<title>Di: Iniquo</title>
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		<dc:creator>Iniquo</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 24 May 2008 10:25:28 +0000</pubDate>
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		<description>Dubito che le cose possano migliorare in questo Paese di cittadini senza memoria e senza cultura, toccherà aspettare qualcosa di grave che ci ricordi che siamo solo un ricco Stato del terzo mondo.
So che questo nuocerà anche a me, ma vivere in mezzo a questo popolaccio mi fa schifo ogni giorno di più.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Dubito che le cose possano migliorare in questo Paese di cittadini senza memoria e senza cultura, toccherà aspettare qualcosa di grave che ci ricordi che siamo solo un ricco Stato del terzo mondo.<br />
So che questo nuocerà anche a me, ma vivere in mezzo a questo popolaccio mi fa schifo ogni giorno di più.</p>
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	<item>
		<title>Di: fra</title>
		<link>http://www.mentecritica.net/vista-dallaustralia-osservazioni-sullimmigrazione-in-italia/informazione/oltre-il-confine/redazione/3849/#comment-17323</link>
		<dc:creator>fra</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 24 May 2008 10:14:23 +0000</pubDate>
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		<description>carissimo, 
per me sei semplicemente un anima in pena che non si sente ne italiano, ne australiano, mi sembri quasi senza identità. i paroloni che usi per far vedere che sai l&#039;italiano meglio di un italiano non ti fanno lode ma anzi aumentano la distanza tra te e le persone in cui ti vorresti riconoscere. poi tu ti paragoni agli immigrati facendop di tutta l&#039;erba un fascio: una cosa è un laureato supercolto come te, un altra è un povero africano che scappa dalla guerra. a te non ti compatisco , all altro si. non solo ti senti oggetto di razzismo perche sei straniero, ma anche perche sembri meridionale. bella figata: sai piangerti addosso avanti e dietro. guarda puoi dire anche che sei di un quartiere piuttosto che un altro in qualsiasi citta ti trovi cosi vedi che vieni schifato al completo. nella tua critica spietata senza appello sei completamente anglofono, nei concetti inutili  sei italianissimo :se fossi al contrario saresti perfetto. il mondo cambia troppo in fretta per cercare un identità culturale nelle radici e nel passato, stai calmo, vivi tranquillo, frequenta gente intelligente che ti capisce e fai cambiare idea a chi ha pregiudizi e non ti fare tutti sti problemi perche si vede che non ne hai.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>carissimo,<br />
per me sei semplicemente un anima in pena che non si sente ne italiano, ne australiano, mi sembri quasi senza identità. i paroloni che usi per far vedere che sai l&#8217;italiano meglio di un italiano non ti fanno lode ma anzi aumentano la distanza tra te e le persone in cui ti vorresti riconoscere. poi tu ti paragoni agli immigrati facendop di tutta l&#8217;erba un fascio: una cosa è un laureato supercolto come te, un altra è un povero africano che scappa dalla guerra. a te non ti compatisco , all altro si. non solo ti senti oggetto di razzismo perche sei straniero, ma anche perche sembri meridionale. bella figata: sai piangerti addosso avanti e dietro. guarda puoi dire anche che sei di un quartiere piuttosto che un altro in qualsiasi citta ti trovi cosi vedi che vieni schifato al completo. nella tua critica spietata senza appello sei completamente anglofono, nei concetti inutili  sei italianissimo :se fossi al contrario saresti perfetto. il mondo cambia troppo in fretta per cercare un identità culturale nelle radici e nel passato, stai calmo, vivi tranquillo, frequenta gente intelligente che ti capisce e fai cambiare idea a chi ha pregiudizi e non ti fare tutti sti problemi perche si vede che non ne hai.</p>
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		<title>Di: Pavlina</title>
		<link>http://www.mentecritica.net/vista-dallaustralia-osservazioni-sullimmigrazione-in-italia/informazione/oltre-il-confine/redazione/3849/#comment-17322</link>
		<dc:creator>Pavlina</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 24 May 2008 09:54:51 +0000</pubDate>
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		<description>Assoluta verità. Mi congratulo con Lei! Ha toccato un tasto dolente, profondo nelle sue dimensioni radicati e assurdo nell&#039;impostazione a subirlo.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Assoluta verità. Mi congratulo con Lei! Ha toccato un tasto dolente, profondo nelle sue dimensioni radicati e assurdo nell&#8217;impostazione a subirlo.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Luca</title>
		<link>http://www.mentecritica.net/vista-dallaustralia-osservazioni-sullimmigrazione-in-italia/informazione/oltre-il-confine/redazione/3849/#comment-17320</link>
		<dc:creator>Luca</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 24 May 2008 08:17:06 +0000</pubDate>
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		<description>Un abbraccio pieno di stima.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Un abbraccio pieno di stima.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Comicomix</title>
		<link>http://www.mentecritica.net/vista-dallaustralia-osservazioni-sullimmigrazione-in-italia/informazione/oltre-il-confine/redazione/3849/#comment-17318</link>
		<dc:creator>Comicomix</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 24 May 2008 07:49:51 +0000</pubDate>
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		<description>Un post bellissimo.

Mia nonna (si chiamava America) ha subito lo squallore di Ellis Island, raccontadomi cose che mi hanno marchiato a fuoco.

Per questo il clima attuale contro gli immigrati (a prescindere) di questo periodo mi infastidice molto (per usare un eufemismo)

lei ha sofferto moltissimo per queste ingiuste discriminazioni, crudeltà, solo perchè era di un&#039; altra &quot;razza&quot; (che poi che vorrà dire?) E mi ha insegnato di ricordare sempre di non fare mai agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te. Perchè essere inutilmente crudeli con il tuo prossimo è facilissimo. Lo sanno fare tutti. Ma essere buoni è la scelta giusta. E alla lunga è anche quella migliore

Per questo, anche per questo, nella vita io preferisco il sorriso.

Un sorriso senza riserve.

Mister X di Comicomix</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Un post bellissimo.</p>
<p>Mia nonna (si chiamava America) ha subito lo squallore di Ellis Island, raccontadomi cose che mi hanno marchiato a fuoco.</p>
<p>Per questo il clima attuale contro gli immigrati (a prescindere) di questo periodo mi infastidice molto (per usare un eufemismo)</p>
<p>lei ha sofferto moltissimo per queste ingiuste discriminazioni, crudeltà, solo perchè era di un&#8217; altra &#8220;razza&#8221; (che poi che vorrà dire?) E mi ha insegnato di ricordare sempre di non fare mai agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te. Perchè essere inutilmente crudeli con il tuo prossimo è facilissimo. Lo sanno fare tutti. Ma essere buoni è la scelta giusta. E alla lunga è anche quella migliore</p>
<p>Per questo, anche per questo, nella vita io preferisco il sorriso.</p>
<p>Un sorriso senza riserve.</p>
<p>Mister X di Comicomix</p>
]]></content:encoded>
	</item>
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