Via dei Georgofili e Stragi Mafiose: Giustizia non è Fatta
14 marzo, 2008 - 11:00 di MattBeck
Archiviato in Cronache Italiane, Storia e Memoria
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Archiviazione è fatta, : dietro la di Cosa Nostra nel ’93 ci sono solo i soliti noti, ossia . Seicento faldoni, centinaia di migliaia di pagine, migliaia di testimonianze, riscontri, acquisizioni, decine di migliaia di ore passate a leggere documenti, ripassarsi i codici, pensare alle migliori strategie da adottare, ai crimini da imputare o da derubricare.
Una terribile domanda però, la più importante, non trova risposta:

Quello dei mandanti occulti, o a volto coperto o così è se vi pare, è un teorema strampalato di qualche magistrato, oppure un’ipotesi sensata?
Affascinante, meglio di 007…
Uomini potenti troppo astuti per essere compromessi da carte (fatture, pizzini, documenti regolari) o documenti “imparziali” (magnetofoni, registratori ecc.) e troppo pericolosi per essere messi in mezzo persino dai massimi capimafia, collaboratori di giustizia o meno.
Il magistrato, al pari dello storico, anzi con maggiore attenzione di esso (il giudice influisce sulla realtà contingente, lo storico no) deve basarsi sui fatti e su ipotesi comprovate da circostanze ed elementi coincidenti; se questi non emergono in modo chiaro e secondo i paletti e parametri previsti dalle leggi, deve fare un passo indietro.

E’ sacrosanto che sia così, come icasticamente spiegato dal sostituto procuratore Giuseppe Nicolosi: «Il materiale che abbiamo raccolto è imponente ma abbiamo deciso di chiudere: non potevamo confondere quello che abbiamo capito con quello che avremmo potuto dimostrare in un dibattimento».
L’uomo di legge per un attimo ha lasciato emergere il cittadino furioso.
Una sintesi delle pagine va ancora fatta da giornalisti e storici.
Ma rimane il dubbio, tanto forte da diventare certezza indimostrabile.
Ma perché diavolo Totò u’ Curtu e Brusca u’ Scannacristiani e Bagarella avrebbero dovuto mettersi a piazzare bombe da tutte le parti?
Perché una organizzazione avrebbe dovuto impegnare in un momento in cui mai era stata così debole e mai era così desiderosa di prestigio?

Domande che forse troveranno una risposta se, come dice Pietro Grasso, Procuratore nazionale anti mafia, emergeranno nuovi elementi tali da riattivare la macchina della giustizia.
Parole ottimistiche e giuridicamente ineccepibili, ma il pessimismo è d’obbligo.
Troppi interessi messi in gioco, troppe scosse sismiche se venissero fuori certi fatti e soprattutto certi nomi.
La verità processuale e la giustizia ai familiari delle vittime ed al popolo italiano tutto spettano sono negate.
Non dai magistrati, ma da dei che rimarranno, ahinoi, senza sanzione (giudiziaria e storica) .

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