Via col Fango

Esistono due magistrature. Una burocratica, timida verso il potere, ossequiente e talora connivente. L’altra – spesso incarnata dai magistrati più giovani – animata da una genuina tensione ideale e dall’ansia di affermare legalità ed eguaglianza per cambiare lo stato delle cose esistenti” (Nello Rossi, segretario generale dell’ANM).
Veleno. Sparso a piene mani. Venduto, anelato, ottenuto. Intossicante, da far mancare il respiro. La notizia dell’avocatura dell’inchiesta “Why not” a De Magistris evoca brutti ricordi. Evoca insabbiature. Evoca sgradevoli pratiche molto in voga negli anni scorsi, quando navi stracariche di faldoni e di atti giudiziari pesanti come macigni si arenavano,incagliavano,sparivano senza un’apparente motivo appena attraccavano al sicuro porto romano - il porto delle nebbie.

Evoca, e Dio ce ne scampi, autostrade divelte, vie sconquassate dalle bombe, piombo riversato negli interstizi della vita pubblica italiana. Evoca il catrame che ha serrato, più e più volte, quei tremuli spiragli di luce che incominciavano ad intravedersi timidamente & faticosamente nell’etica statale e nella coscienza collettiva. Evoca visioni spiacevoli, sensazioni opache, irrequietezza insita nella certezza di un nesso di causalità tra azione e reazione (”mo’ siamo.. così tanti ad aver subito l’azione che quando esploderà la reazione sarà adeguata…” diceva Giuseppe Chiaravallotti, intercettato).

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Del resto, lo paventa lo stesso De Magistris: “Dopo un’avocazione di un’inchiesta del genere, distrutto lo Stato di diritto, rischi le pallottole e il tritolo”. No, non quelle pallottole - le pallottole arrivate per lettera. Quello è un avvertimento che non odora per nulla di recrudescenza brigatista. Quella busta puzza terribilmente di Stato. Come per dire: continua su questa strada, continua pure. Tanto lo sai che alla fine non sarai tu a vincere. Eppure De Magistris è cocciuto, testardo, quasi incosciente nella sua determinazione. E’ quella “genuina tensione ideale” a portarlo a voler fare piazza pulita nella pubblica amministrazione. Sono le altre pallottole che fanno davvero paura.

Tutto ciò potrebbe essere solo un’ipotesi, del resto. Certo, può essere corroborata dall’altra avocazione (l’inchiesta “Poseidone”), dall’inaudita richiesta di trasferimento del Guardasigilli (in questi giorni si è capito il perché), da quest’ultima staffilata, dal silenzio assordante - interrotto tardivamente ed in modo parziale - dell’ANM, dall’atarassia del Presidente della Repubblica, dall’isolamento ambientale in cui il pm è stato confinato dalla parte di magistratura pavida, connivente o peggio ancora collusa con agenti provocatori dell’amministrazione e del potere pubblico, e da molti altri piccoli segnali che assumono purtroppo una valenza drammaticamente macroscopica e sistemica.

Oppure, De Magistris è un cialtrone. E’ un incompetente, uno smanioso, un malato di protagonismo. Un giudice politico, ammaliato solo dalle inebrianti sirene catodiche, loquace esclusivamente in presenza di microfoni, inquisitore moralista anziché legale. Con annessa doppia morale: la legge vale per gli altri. Io so io e voi…E così via. Fatto sta che le inchieste del suddetto sono state, a memoria d’uomo, le più sabotate degli ultimi anni. Anche più dei processi milanesi “toghe sporche”. In tal caso, i tentativi di mandare in fumo i processi furono successivi, non preventivi. Le leggi vennero dopo perché, nella logica di chi voleva sottrarsi al giudizio, queste erano l’unico modo di salvare la pelle.

Ora non c’è più nemmeno bisogno di leggi ad personas. Le inchieste si troncano prima. I magistrati vengono fatti fuori da commi infilati di soppiatto in un’aula parlamentare. O, in alternativa, la serpe nella culla del potere giudiziario può sempre azzannare il malcapitato di turno, rendendolo innocuo una volta per tutte e inoculandogli il virus del quietismo burocratico. Stiamo arrivando alla più completa gerarchizzazione delle procure, grazie alle varie controriforme di questi ultimi anni - piduisti di tutto il mondo unitevi, sembra essere la frase più calzante per ritrarre la situazione. Robe da lasciare tramortiti, senza fiato, annaspanti nel marasma di atrocità e storture che si perpetrano impunemente nel paese del rovescio, anziché del diritto.

Si fa per dire poi, “diritto”, quando è la decisione stessa del procuratore generale Dolcino Favi a prestare il fianco ai dubbi. Vittorio Grevi (esimio giurista), sul Corriere della Sera, assicura la legittimità del procedimento. E ci mancherebbe altro: figurarsi cosa succederebbe se il piano formale non dovesse essere rispettato da chi effettivamente la applica, questa benedetta legge. E’ il piano sostanziale ad inquietare. E’ il piano sostanziale che ti prende alla bocca dello stomaco, come un pugno sferrato inaspettatamente da una mano amica, che hai sfiorato, toccato e stretto più volte. Come se il volto rassicurante della conoscenza si deformasse repentinamente nella maschera orribile dell’angoscia, del panico, dello sgomento.

In pratica, l’inchiesta “Why Not” sarebbe stata sfilata a De Magistris perché in mezzo all’inchiesta, oltre al premier (circostanza che viene sistematicamente ignorata), ci è finito pure il Ministro della Giustizia (con rispetto parlando). Dunque: il pm è incompatibile con l’ambiente circostante. Allora è facile farla franca. Basta denunciare il giudice, ed è fatta: incompatibilità per grave inimicizia. Arrivederci, e grazie per tutto il pesce. Poco importa che l’indagine, sebbene Mastella dica che questa s’ha da fare, sia ormai in gran parte compromessa - con vivissimi ringraziamenti da parte di inquinatori di prove, di depistatori e di eventuali terzi beneficiari.

E ancor meno importa che Sua Clemenza arrivi a dire che De Magistris lo abbia “scientemente” infilato nel registro degli indagati per bloccare la sua stessa inchiesta. Per usare una diffusa similitudine: è come il marito che si taglia il pisello per far dispetto alla moglie. Bello, no? Ad ogni modo, Clemente rimane là dov’è. E fa bene, dato che nessuno all’interno della maggioranza (o dell’opposizione, anche se la differenza tra le due è inesistente) si può permettere di proporre una mozione di sfiducia individuale. Figurarsi: si torna alle urne altrimenti. Semper fidelis - alla cadrega.

Clemente, d’altro canto, ha ragione da vendere. Anzi, doppiamente ragione. Non si è mai visto in nessun paese che un Ministro della Giustizia venisse a conoscenza di un’indagine nei suoi confronti dalla stampa. Certo, forse il Guardasigilli ha detto (o voluto dire): “cari cittadini, in nessun paese si è mai visto un Ministro della Giustizia indagato, nonché testimone di nozze di un mafioso”. Massì, lo ha detto sicuramente. E che andassero a ripetizioni di giornalismo, questi somari di cronisti.

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no ho più parole. e’ tutto così palese…che non succede nulla.
assurdo.

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Intanto salta fuori una bella interrogazione parlamentare del 1989 in cui si chiede conto di alcune cosette fatte dal nostro Dolcino Favi.

Giusto per regolarsi un attimo, eh.

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Prima la chiamavano mafia.

Oggi la chiamano Parlamento.

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