La ricerca di una nuova legge elettorale è ormai diventata una necessità. Questa situazione politica che si è venuta a creare però certifica la transitorietà di tutto il quadro politico; ecco perchè il dopo Prodi è già incominciato. Infatti il nuovo mandato al premier in carica può essere considerato come un governo tecnico, un governo traghettatore verso (speriamolo) una nuova fase politica. E’ vero che la maggioranza è stata conquistata con tutti i mezzi possibili - anche con qualche bugia e aggirando gli ostacoli più duri (Dico) - ma è ormai una dimensione acclarata che, se verrà fatta una nuova legge elettorale, si tornerà presto al voto.
Giorgio Napolitano ha giustamente preteso una nuova legge per poter andare alle urne, ma è più che chiaro che non sarà semplice mettersi d’accordo per arrivare ad un compromesso che soddisfi entrambe le parti politiche. Una cosa è chiara: non sarà più accettata, almeno dall’opinione pubblica, una legge instabile e soggetta agli umori del potere, perchè immorale.
Di certo questo è un momento molto importante perchè potrebbe segnare non solo l’inzio di un nuovo capitolo politico per il nostro paese, ma anche la fine del cosidetto bipolarismo di coalizione sempre sulla bocca di tutti ma che in pratica, come stiamo vedendo, non ha più speranza perchè la questione della legge elettorale sottende, per forza di cose, un ritorno con impostazione proporzionalistica.
I dati che mi fanno affermare una cosa del genere sono diversi: Primo, nel nostro paese le ideologie politiche sono troppe, i partiti non muoiono mai ma ne nascono di nuovi con una cadenza quasi sconcertante. Secondo, la cultura politica dell’Italiano medio è drasticamente legata ad un sistema proporzionale e la molla è senza dubbio il primo punto. Terzo, la nostra classe politica, proprio perchè specchio dell’elettorato, non è in grado di sostenere un vero bipolarismo.
Ma sono molti altri i motivi che mi spingono ad essere certo che il nostro paese, almeno in questo momento, non è adatto ad un sistema maggioritario. Basterebbe guardare i modelli europei vicino a noi. Spagna e Germania ad esempio non si basano su una concezione bipolare; in Spagna ed in Germania il bipolarismo nasce da altri fattori e non da un presupposto di legge.
Da noi questi presupposti non esistono. Ma quando ad esempio Massimo D’Alema parla di un nuovo centrosinistra non può - aihmè - non implicare un rafforzamento del centro moderato se non attraverso l’UDC. Non si spiegherebbero altrimenti le parole di D’Alema e non si capirebbe come poterlo fare questo nuovo centrosinistra. Di certo non si tratta di un ritorno alla vecchia DC, ma forse ad una fusione con il nuovo soggetto del Partito Democratico . Anche qui però le incognite sono tante. Per molti dell’Unione il Pd sarebbe una faccenda lontana od infattibile ma in più, una soluzione del genere, implicherebbe l’allontanamento della sinistra radicale che verrebbe per forza di cose messa all’angolo decretando di fatto la sua fine politica. Di certo sono loro a rischiare di più perchè sarà difficile poter trovare uno spazio in un disegno tanto moderato e riformista. Un disegno del genere infatti presuppone uno scioglimento degli schieramenti in campo, ed è proprio per questo , che la nuova legge elettorale potrebbe davvero traghettarci verso una Terza Repubblica.
Se D’Alema ha ben chiaro il futuro del centrosinistra, Berlusconi invece che progetto avrebbe in mente? Per il momento non è chiaro. E’ dal 9 di Aprile che ancora, ed è questa la tragica realtà, non si è ancora riusciti a digerire questa sconfitta e sinceramente non ne capisco il motivo. I clamori del “2 Dicembre a Roma” sono ormai spenti e le incertezze aumentano. Il “Partito delle Libertà” sembra lontano, almeno per il momento, e la “federazione” non troverebbe molto convinta la Lega sempre schiava del suo “vizietto” di correre in solitaria. Se la partita inizierà davvero a giocarsi è indubbio però che Berlusconi voglia rinunciare ad avere un ruolo politico di primo livello nell’intera faccenda. A questo punto di cose però chi ha avuto buon gioco è stato certamente Romano “Ponzio Pilato” Prodi, il quale rilanciando la riforma e non presentando alcuna proposta politica, si è assicurato quell’immobilismo che gli consentirà di governare e di deambulare, ancora per un pò, a Palazzo Chigi. La base per non morire politicamente prima del previsto il Prof l’ha costruita molto bene, adesso servirà sistemare gli attriti all’interno della coalizione del centrosinistra contando che non avrà fastidi dall’opposizione che, a questo punto, risulta la vera sconfitta.
Al centrodestra non resta che sperare che la sinistra, come al solito, si rovini con le proprie mani e, visto i precedenti, ha di che ben sperare.
A rileggerci.
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Tag: altra-opinione, costituzione, legge-elettorale, malapolitica, politica
Chris
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3 commenti
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14 Marzo, 2007 a 10:53
miriam
La modifica della legge elettorale è urgente, è vero. Anch’io, come tanti, sto riflettendo in merito. Ieri sera, a Ballarò, su rai 3, ho sentito Diliberto affermare che la riforma dovrà essere capace di garantire il bipolarismo rispettando, al tempo stesso, l’esistenza ed il carattere peculiare di certi partiti “minori”, in quanto assolutamente rappresentativi di una parte dell’elettorato.
Io concordo con lui, anche se mi chiedo se questa non sia una operazione di “quadratura del cerchio”. E’ possibile realizzarla e soprattutto attuarla senza che essa esponga ancora il paese ai rischi che sappiamo?
Non vorremmo che la riforma, piuttosto che alla tedesca, alla francese o alla spagnola, fosse, qui da noi, alla “carlona”.
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14 Marzo, 2007 a 11:43
Emanuele
Quoto l’autore dell’articolo.
Il rischio (o il pregio, dipende dai punti di vista politici), come detto,è che una grande coalizione alla tedesca taglia fuori le ali estreme (sia di destra che di sinistra). Pensate che bello riavere una bella democrazia cristiana al completo cambiata di nome al governo (non che adesso non ci sia vero..).
Che bello riavere l’immobilismo tipico della visione vaticana della realtà che ha contraddistinto 40 anni di dopoguerra con magari dei remake di P2, gladio e inciuci mafiosi.
Non conosco a fondo la storia politica del dopoguerra ma dubito che loro abbiano avuto i vari andreotti, cossiga, forlani…
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14 Marzo, 2007 a 13:35
Emanuele
nell’ultima riga ho dimenticato di inserire “della germania” subito dopo “dopoguerra”…scusate
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