Vendola e il Potere Silenzioso 78


Nella “telefonata di Vendola” non c’è nessun contenuto deprecabile e, tanto meno, è il caso di scandalizzarsi per le risate.
Il testo è puerile e l’intelligenza delle persone si misura anche in base a ciò che gli provoca ilarità. Qualcuno ride per le battute di Woody Allen e qualcun altro si scompiscia perché vede un microfono strappato dalle mani di un giornalista mentre fa delle domande. Così è la vita.

L’aspetto agghiacciante della “telefonata di Vendola” sta nel tono servile, strisciante e allusivo di Nichi e quello leggermente annoiato e scarsamente interessato di Archinà. Esattamente il tono di chi riceve la telefonata di uno scocciatore.

E’ solo attraverso gli squarci di visibilità che ci offrono queste rapinose pubblicazioni dei quotidiani che appare finalmente evidente che il potere, in Italia, si esercita su livelli più alti di quelli visibili. Vendola con la sua narrazione, l’eloquenza popolana della Cancellieri, il fervore folcloristico di La Russa, con tutta le loro macchine blindate e i corazzieri che scattano sull’attenti, sono solo degli utili impiegati in un’azienda dai vertici misteriosi che decide e dispone in totale indipendenza dalla volontà degli abitanti di questo paese i cui diritti rimangono paragonabili a quelli che ha un gregge di pecore la cui funzione è essere tosate, munte e, all’occorrenza, macellate.


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