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Dellefragilicose
Che vecchiaia d’inferno
Che vecchiaia d’inferno. Nonostante i milioni, le trombate, i viaggi, gli orologi da centomila euro, le ville in Sardegna, gli aerei privati e la torma di leccaculo che ti circondano a me dai l’impressione di essere un vecchio solo, stizzoso ed infelice. Spero di sbagliarmi.
Mi ti immagino attaccato a quel telefono mentre chiami uno per raccomandare un paio di zoccole, quelli dell’Agcom per lamentarti di Santoro, il comandante dell’Arma dei Carabinieri per chiedergli di denunciare Santoro, di nuovo quelli dell’Agcom per parlar male della Dandini e poi il direttorissimo per suggerigli cosa dire al TG1. Ore e ore al telefono, a lamentarti, chiedere, convincere.
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E non è difficile raffigurarsi le facce di quelli che si vedono arrivare la chiamata sul cellulare. Appena riconosciuto il numero, lo lasceranno suonare per un po’ guardando il display e chiedendosi se non sia il caso di far finta di non aver sentito lo squillo (mi scusi Presidente, lo avevo lasciato in vibrazione) e poi rispondere sbuffando, facendo segno a chi è intorno che è quel rompicoglioni di Silvio (che palle, però) e via con uno falsissimo: “Signor Presidente, mi dica, in che posso servirla!”
Quando hai mangiato una pernice l’hai mangiata. Un paio di rutti, una seduta al cesso ed è come se non fosse mai successo. Non parliamo poi di una trombata. Sì, era una bomba, quelle tettone erano un miracolo della natura, ma poi? La trombata non lascia nemmeno un rutto per ricordo. Se non fai un filmino o se lei non registra tutto sul suo microregistratore nascosto potresti anche esserti sognato tutto. Sì le case, va bene, ma te le devi godere. Se passi il tempo in aereo saltando da una parte all’altra e quando ti fermi ti metti a vedere Annozero in Tv (e che palle, però) oppure a telefonare, che tu ti trovi in una villa in Costa Azzurra o in un mastrillo a Nocera Inferiore, che differenza fa?
Avere una vecchiaia felice è un gran miracolo, Silvio. Tu te ne stai lì a parlar male di mezzo mondo, a raccontare d’amore quando stilli odio da ogni poro, con cinque figli che ragionano già su come scannarsi quando tirerai le cuoia, con una moglie che ti considera un malato di mente e con delle donne che ti stanno vicino solo perché poi gli regali il braccialetto con la farfallina. Per non parlare di quelli che ti reggono il pitale quando pisci. Quelli che se qualche goccia gli bagna la mano durante l’operazione la leccano subito e dicono:”con la glicemia tutto a posto Signor Presidente”. Tu pensi che ti adorino, meno male che Silvio c’è.
Forse è vero, ma malignamente io penso che ci sia una non remota possibilità che ti stiano intorno e ti lecchino il culo per sfruttati. Hanno capito che tu sei solo, arrabbiato, deluso e con una fottuta paura di crepare. Beccano il tuo cadavere ancora prima che tu muoia.
E a proposito di morte. Non ti bastava una fossa. Ti sei fatto il mausoleo grande, con la volta celeste scolpita da Cascella e quando verrà il momento se vorrai farti imbalsamare ci vorrà un attimo. Si tratterà di solo di completare un’opera già da tempo iniziata.
A che serva amare tanto il proprio cadavere non lo so.
Io ho scelto di farmi cremare. Vedi tu.

Comandante Nebbia
Der Alte
Ora che ha messo giù il telefono, nella stanza è calato il silenzio. Saranno i grandi quadri alle pareti, saranno i folti tappeti oppure gli alti soffitti decorati finemente, ma il silenzio nella stanza che da sul grande parco è profondo, quasi innaturale.
Fino ad ora, al telefono, ha implorato, minacciato, convinto, adulato, ma alla fine la puttana del senatore l’ha sistemata, il garante per le comunicazioni è stato allineato, al comandante dell’arma dei carabinieri ha segnalato e, finalmente, il direttorissimo sa cosa dire al telegiornale senza sforzare troppo quella sua clamorosa e ridicola testa pelata.
Mentre si avvia per il lungo corridoio scuro immagina le facce di quelli che si vedono arrivare la sua chiamata sul cellulare. Appena riconosciuto il numero, lo lasciano suonare sempre per un po’. Probabilmente guardano il display e si chiedono se non sia il caso di far finta di non aver sentito lo squillo: mi scusi Presidente, lo avevo lasciato in vibrazione. Non è difficile raffigurarseli rispondere sbuffando, facendo segno a chi è intorno che è il rompicoglioni (che palle, però) e via con uno falsissimo: “Signor Presidente, mi dica, in che posso servirla!”
Quando arriva nel bagno e chiude la porta, lo specchio lo guarda senza mentire, almeno lui. Privo del trucco, delle ampie spalle imbottite, dei tacchi rialzati e senza i capelli che indossa come fossero un cappello, il suo viso e il suo corpo richiamano decadenza, abbandono, stanchezza.
Mentre con le dita percorre la profonda ruga che gli divide in due la fronte, non può fare a meno di chiedersi che tipo di persone siano quelle che si porta a letto. Lui stesso si trova orribile. Eppure basta una promessa, un braccialetto con la farfallina e gli si apre la strada verso il fresco giardino di delizie dove profumi e tenerezze si spandono senza parsimonia.
Ma ne vale la pena? Anche se un corpo femminile è agile e superbo o un piatto è delizioso e raro, concretamente non ti rimane nulla. Dopo poche ore hai digerito e se non fosse per un filmino o qualche registrazione presa di nascosto (quella stronza) delle ore di sesso non rimarrebbe nessuna traccia se non nel blister semivuoto della pillola azzurra. Guardando il lusso dei marmi lucidi del bagno, gli viene da pensare alle mille case che possiede ovunque. Sarebbe bello godersele se non passasse il tempo viaggiando da una parte all’altra del mondo, dormendo in camere d’albergo che il lusso rende ancora più anonime e passando il poco tempo che gli rimane guardando rabbiosamente quello che si dice di lui in televisione e leggendo quello che scrivono i giornali sui suoi processi.
Sulla grande finestra del bagno incominciano a picchiettare piccole gocce di pioggia. La apre e vede il cielo scuro ricoprire il parco, l’erba bagnarsi e luccicare sotto la leggera pioggia. Lontano, sulla parte alta della collina, un uomo con gli occhiali scuri ed un fucile in spalla si accende una sigaretta riparandosi sotto un albero.
Non è felice, lo sa. Ha il potere, ma nessuno lo rispetta ed è quello che lui ha sempre cercato, rispetto. I magistrati lo odiano, i giornalisti pure. I suoi cinque figli ragionano già su come scannarsi quando morirà. La moglie, un tempo l’ha amata veramente, lo considera un malato di mente. Nessuno lo rispetta, nemmeno l’infermiere che in ospedale, mentre gli reggeva il pappagallo, si è bagnato leggermente la mano, rapidamente l’ha leccata e con uno sguardo sottomesso gli ha detto: “con la glicemia tutto a posto Signor Presidente”. Sono solo dei servi che gli girano intorno per mangiare del suo cadavere ancor prima che muoia. Nessun rispetto, nessun amore, solo paura e avidità. Lui li odia, li odia, li odia.
Redde rationem villicationis tuae: iam enim non poteris villicare. La ricorda ancora a memoria la frase che mandò per scherzo a Fedele. Un biglietto bianco, senza firma. Solamente queste nove parole. Pensava che Fedele capisse, che gli rispondesse a tono, ma gli arrivò immediatamente una telefonata terrorizzata, nel pieno della notte. Fedele (ma quanto fedele?) balbettava, chiedeva spiegazioni. Ci volle mezz’ora per tranquillizzarlo, ma il resto della notte lui la passò in bianco.
Lui. Lui sa cos’è veramente. Si è raccontato mille volte di essere un genio, un uomo superiore, ma solo, alla finestra di quella stanza che da sull’autunno, lui sa di essere un uomo meschino, pavido, vile che non ha saputo fare di meglio che circondarsi di gente peggiore di lui.
Giù, ai limiti della boscaglia resinosa, biancheggia la volta celeste che ricopre il mausoleo che ha voluto per conservare il suo corpo. Ora capisce che è inutile, perché il suo corpo è già corrotto prima che la vita lo lasci e per quanto grande sia il mausoleo, non potrà mai proteggerlo dalla morte.
Chiude la finestra sul parco e ritorna nel corridoio buio. I suoi passi sono pesanti, la schiena è curva, gli occhi bassi. Nessuno, nemmeno lui, può vincere contro la vita.
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Non prendiamoci in giro.
Uno che ha fatto i soldi grazie alla mafia e che è arrivato a 70 anni interessandosi solo di sé stesso non fa questi ragionamenti, non gliene frega niente di chi lo circonda, dell’odio eccetera.Quello che voleva, lo ha avuto.
Se poi per consolare la nostra amarezza abbiamo bisogno di immaginarcelo così, ben venga.
Può darsi che Berlusconi sia felice, chi lo sa. Tuttavia il fatto che abbia raggiunto i suoi obbiettivi, a prescindere dai mezzi usati, non significa necessariamente che sia un uomo felice.
Appunto.
è chiaro che ciò che ha non lo rende per forza un uomo felice. Il punto è un altro: secondo me lui non è tipo da farsi frequenti esami di coscienza, altrimenti si sarebbe già suicidato, con tutto quello che ha fatto. Quindi, e torno a bomba, è inutile pensare ad un Berlusca contrito, affrontiamo il fatto che se ne frega e soprattutto se la ride.
Secondo me quel che voleva non l’ha avuto affatto, ma è solo la mia opinione.
Eh eh eh, che bello trovare il tempo di rileggere “questi due” grandi pilastri dell’informazione diciamo “profonda”. Si, aldilà della facciata.
Chissà se quest’uomo, per certi versi effettivamente geniale, davvero qualche volta si fermi a pensare e riesca a scavarsi dentro, ad analizzare la propria vita e rendersi conto della propria povertà.
Però gli invidio tutti i soldoni che ha fatto! Non si può sapere cosa si farebbe se… Ma se ne avessi un decimo mi sarei strafatto i fatti miei senza ricercare a tutti i costi un posto nella storia… Forse come dici tu lui crede che sia l’unico modo per “vincere la morte”.
Grazie DFC e grazie Com. Nebbia, a presto
Grazie a te Maurizio.
Due pezzi bellissimi, li ho letti, riletti, meditati. Mi viene da pensare che sarebbe bello scoprire una simile profondità in quell’uomo. Chissà…In fondo davanti allo specchio, nell’intimità del proprio lussuoso bagno, anch’egli dovrà fare i conti con se stesso.
Laura,
certi complimenti da una professionista mi fanno arrossire.
In effetti, la profondità di pensiero è l’aspetto meno plausibile del pezzo.
Non capisco il nesso fra “delle fragili cose” e il “comandante nebbia”.
Comunque sia chi ha scritto questi due pezzi è un genio, dotato,oltre dell’arte dello scrivere, anche di una profonda conoscenza dell’animo umano.
Io penso che il vecchio di cui hai scritto, data la sua megalomania,viva tra dei marosi enormi che lo sballottano tra lo stato d’euforia e l’abbattimento più nero.Non mi fa pena,naturalmente, perchè non gli perdono di averci trascinati sulla sua barca , che fa acqua da tutte le parti.
Cristiana
PS. Posso prelevare e mostrare il tuo indirizzo,affinchè altri possano leggere queste bellissime pagine?
Il nesso tra dellefragilicose e comandante nebbia è materia di psicanalisi visto che trattasi della stessa persona.
Grazie Cristiana.
Puoi segnalare tutto ciò che vuoi. Anzi, in questo modo aiuti MC.
O forse, dopo ore e ore al telefono, spese a lamentarsi, chiedere, convincere, dopo la seduta al cesso, semplicemente si abbandona soddisfatto a quelle tre ore di sonno del giusto, che dice di concedersi ogni notte. Per essere pronto a ricominciare all’indomani.
Per sistemare la puttana dell’onorevole (nei due sensi), convincere il Presidente, blandire l’Alleato, minacciare il Ministro… quello che ha sempre fatto durante tutta la sua vita.
Gli uomini che si guardano indietro a cercare il senso dell’esistenza di solito non diventano capi di governo, nè possessori di due dozzine di residenze sparse per il mondo.
Quando gli toccherà di morire, se gli toccherà, lo farà convinto che sia perchè i soliti comunisti sono riusciti ad abbindolare il Padreterno. Malgrado i sondaggi assicurassero il contrario.
Probabile, ma poco letterario
Mi è capitato spesso di fantasticare su come possa essere l’uomo-Berlusconi. Le possibilità sono infinite, direi… anche se in un campo molto ristretto!
p.s. dellefragilicose e comandante nebbia sono la stessa persona??? Avrei messo la mano sul fuoco che fossero due persone quasi opposte! xD
Attenta alle mani. In tv con le mani bruciate non si fa bella figura
Ho fatto in modo di averle integre per l’occasione!
Comunque sia, è una cosa triste…
Visto così, fa quasi tenerezza, purtroppo io guardo prima il fatto che è comunque un uomo e dopo tutto il resto, indipendentemente dalle stanze lussuose o meno…
Solo una cosa, scusa ripeto il termine “trombate” solitamente, personalmente, non mi limito a questo aspetto, vado oltre, per questo mi sento di dire che alla fine qualcosa resta, non passa di certo nemmeno col rutto o chissà che… Ma resta il ricordo ed il piacere anche a lungo, se poi viene rinnovato…
Mi auguro che almeno questo, gli resti, magari non di tutte, ma almeno di alcune…
A questo punto, nella mia mente, riparte il pezzo di Fabi, ricordo dicesti che non sei più tanto giovane per ascoltarlo… Non preoccuparti, me lo ascolto in silenzio
A me Silvione non fa affatto tenerezza. Schifo direi. Come uomo, perché come politico è semplicemente un incapace.
In quanto al sesso, direi che anche io sono della stessa opinione, ma dipende dal modo con cui ti avvicini ad un’altra persona. Se è per “trombarla” secondo me la dimentichi presto. Se è per farci l’amore, il ricordo può rimanere a lungo.
Questo pezzo è l’occasione per dire che se avessi una squadra vorrei ne facessero parte sia dfc che CN. Irruenza e cinismo da un lato, ragione e sensibilità dall’altro. L’uno accanto all’altro sarebbero dinamite. Purtroppo essi sono l’uno dentro l’altro ed è facile immaginare che la convivenza forzata delle due anime nello stesso involucro non sia cosa facile. E’ per questo sforzo quotidiano che ammiro molto, senza invidiarlo, l’individuo dal nome e cognome “lunghi e difficili (più di quanto si possa immaginare)”.
Silvio,
)
Non so perché, ma credo che tu mi possa capire meglio di molti altri.
Grazie per la tua attenzione.
g.r.p. (che non sono ciò che sembrano
[...] Un ultima considerazione: a suo tempo il premio Nobel per la Pace consegnato a Obama mi fece un po’ sorridere. Mi sembrava un Nobel alla speranza più che ai risultati. Gli avessero dato un Nobel per la Medicina, ora non avrei nulla da dire. Sono certo che la sua riforma salverà più vite di un vaccino. Sono queste le cose che fanno di un politico un uomo che passerà alla storia. Una bella lezione per qualche vecchio bavoso di mia conoscenza. [...]
Ho letto divertito l’articolo, ma, oltre il sorriso immediato, mi è sorta una certa tristezza. Il primo motivo di tristezza è che nell’articolo si intuisce come ormai l’unica speranza di una caduta del Nostro sia da ricercare solo nella venuta del “tristo mietitore”: non c’è più speranza che un’opposizione politica, sociale e culturale possa in qualche modo abbattere un potere arrogante e presuntuoso e in effetti come si può dar torto sentendo i lamentosi mugugni, gli sgrammaticati improperi o gli imbarazzati silenzi dei “lider” di sinistra(?).
Secondo motivo di sconforto è un pensiero che periodicamente mi arriva improvviso: non è che è il nostro paese, la sua popolazione ad avere un disperato bisogno di un potere arrogante, a volte quasi tragicomico, in modo da potersi lamentare e scaricarsi di ogni responsabilità. Dopotutto l’Italia ha partorito il fascismo e i suoi gerarchi da farsa, la tentacolare democrazia cristiana e ora il berlusconismo; e che i due precedento “regimi” sono caduti per motivi esterni (invasione alleata e caduta del muro) e non per un moto di indignazione del popolo.
Guarda, sono completamente d’accordo, al punto che ne scrissi in questo post che ti invito a leggere se hai cinque minuti dispari.
Non lo so e nemmeno m’interessa sapere che cosa può pensare il tizio a tu per tu con lo specchio, senza trucco. So quello che penso io, nel mio bagno con le perdite di quello di sopra, che perde a quello di sotto, che non ho il tempo e i soldi manco per metterlo a posto o almeno a lavarlo, tanto che mi sono inventata il metodo due piccioni con una fava: le mutande le lavo nel bidè, i vestiti li smacchio nel lavandino e le cose grosse nella vasca e oplà, si lavano nel frattempo. So che quando il mio cellulare squilla può essere il direttore della banca o il commercialista e non il tizio, ma dico lo stesso che palle, però! ecc. ecc. So che quando telefono i miei fornitori rispondono e molto probabilmente pensano, in ritardo ma questa paga, si, le portiamo la merce. So che il mio letto se potesse scrivere scriverebbe belle storie, so che mi dà fastidio se uno mi sbuccia la frutta, figuriamoci se qualcuno si cura della mia pipì, mi sentirei malatissima, perchè solo se sto male accetterei una cosa del genere e pure di controvoglia, e di cosa ne fanno di me dopo morta non me ne può fregà di meno, mi piacerebbe che mi mangiasse un pesce o che mi fiorisse un fiore addosso. Solo una cosa m’interessa sapere: quanto pago io per tutto il suo lusso e potere, anzi manco questo se no mi viene una crisi isterica. So che lo sa la giustizia, l’opposizione, i suoi stessi alleati, ma non so perchè non riescono a fare niente.
Anna,
sei poeticamente descrittiva anche quando scrivi un commento incazzato.
Devo proprio venire a prendere un caffè nel tuo locale.
Spero che tu faccia il caffè come piaceva al tuo papà, che immagino essere mio conterraneo
sarai il benvenuto, comandante!
Non lo so e nemmeno m’interessa sapere che cosa può pensare il tizio a tu per tu con lo specchio, senza trucco. So quello che penso io, nel mio bagno con le perdite di quello di sopra, che perde a quello di sotto, che non ho il tempo e i soldi manco per metterlo a posto o almeno a lavarlo, tanto che mi sono inventata il metodo due piccioni con una fava: le mutande le lavo nel bidè, i vestiti li smacchio nel lavandino e le cose grosse nella vasca e oplà, si lavano nel frattempo. So che quando il mio cellulare squilla può essere il direttore della banca o il commercialista e non il tizio, ma dico lo stesso che palle, però! ecc. ecc. So che quando telefono i miei fornitori rispondono e molto probabilmente pensano, in ritardo ma questa paga, si, le portiamo la merce. So che il mio letto se potesse scrivere scriverebbe belle storie ma non col tizio, so che mi dà fastidio se uno mi sbuccia la frutta, figuriamoci se qualcuno si cura della mia pipì, mi sentirei malatissima, perchè solo se sto male accetterei una cosa del genere e pure di controvoglia, e di cosa ne fanno di me dopo morta non me ne può fregà di meno, mi piacerebbe che mi mangiasse un pesce o che mi fiorisse un fiore addosso. Solo una cosa m’interessa sapere: quanto pago io per tutto il suo lusso e potere, anzi manco questo se no mi viene una crisi isterica. So che lo sa la giustizia, l’opposizione, i suoi stessi alleati, ma non so perchè non riescono a fare niente.
Non lo so e nemmeno m’interessa sapere che cosa può pensare il tizio a tu per tu con lo specchio, senza trucco. So quello che penso io, nel mio bagno con le perdite di quello di sopra, che perde a quello di sotto, che non ho il tempo e i soldi manco per metterlo a posto o almeno a lavarlo, tanto che mi sono inventata il metodo due piccioni con una fava: le mutande le lavo nel bidè, i vestiti li smacchio nel lavandino e le cose grosse nella vasca e oplà, si lavano nel frattempo. So che quando il mio cellulare squilla può essere il direttore della banca o il commercialista e non il tizio, ma dico lo stesso che palle, però! ecc. ecc. So che quando telefono i miei fornitori rispondono e molto probabilmente pensano, in ritardo ma questa paga, si, le portiamo la merce. So che il mio letto se potesse scrivere scriverebbe belle storie, so che mi dà fastidio se uno mi sbuccia la frutta, figuriamoci se qualcuno si cura della mia pipì, mi sentirei malatissima, perchè solo se sto male accetterei una cosa del genere e pure di controvoglia, e di cosa ne fanno di me dopo morta non me ne può fregà di meno, mi piacerebbe che mi mangiasse un pesce o che mi fiorisse un fiore addosso. Solo una cosa m’interessa sapere: quanto pago io per tutto il suo lusso e potere, anzi manco questo se no mi viene una crisi isterica. So che lo sa la giustizia, l’opposizione, i suoi stessi alleati, ma non so perchè non riescono a fare niente
Esistono molti tipi di solitudine, la sua credo sia quella più profonda.. Quella di colui che possiede la materia di cui sono fatte le cose fugaci. Il suo inganno non sono i soldi o il potere, ma l’uso che ne fa. E allora, quando lo immagino circondato da tortore e avvoltoi, proprio come nel racconto del nostro Comandante, immagino che i suoi pensieri non possono essere gli stessi degli uomini della sua età. Lui non può che temere la vecchiaia, perché sa di non poterla fermare. Sa che un giorno entrerà definitivamente nella sua vita e porterà via tutto quello per cui ha vissuto. Sarà allora che non gli rimarrà molto, lascerà soldi e veleni sulla soglia della sua ultima dimora dove ci sarà sempre qualcuno a celebrare la sua vuota e languida grandezza. Forse nemmeno lui se la sarebbe immaginata così dura la vecchiaia!
Angela
Può darsi che tu abbia ragione Angela …
Comandante, sei bravo. DFC sei affetto da schizofrenia… Oppure è il contrario? Non so ma va bene lo stesso.
Tutto assai divertente
A tratti direi anche irriverente
Ma per nulla irritante
Forse alquanto sconfortante
Sicuramente conturbante
Soprattutto delirante
ma solo per l’aspetto
che al premier possa turbare
che la morte a lui voglia fare
il gran dispetto.
Oh illustre Comandante
che scrittore emozionante
e riverente porgo mano al petto
e m’inchino al Suo cospetto.
Troppo onore Gunnar
In quando alla schizofrenia, il termine più adatto è “bipolare”.
Ma io vedo un popolo che lo sostiene, con argomenti che vanno ascoltati senza pregiudizi di sorta.
http://video.unita.it/media/Politica/Francesca_Fornario_infiltrata_nella_piazza_del_Pdl_989.html
Ho visto quel video. Meriterebbe un post a parte. Ma al di là dei facili sorrisi non aggiunge nulla di nuovo alla tristezza di certe argomentazioni del PDmenoelle come dice Grillo. Criticare e denigrare l’avversario ma proporre alternative con idee nuove ben poche. E’ molto triste per me pensare che dovrò (dovrei?) votare la Bonino in mancanza di altro. Meglio che niente direte voi
E torniamo al video. Con un campione (campione?) di 6 o 7 persone ha dimostrato quella che sia la motivazione che spinge le “masse” a seguire un leader: ignote. Se in Italia l’analfabetismo di ritorno è a livelli altissimi come pretendere che la “massa” conosca leggi, programmi, azioni, fatti e misfatti di coloro che essa stessa vota? Vogliamo parlare delle interviste di quelli de “le iene” ai nostri politici, soprattutto destrorsi? Ma non mancavano le figuracce anche a sinistra.
Demagogia. Solo questo si può sentire in contesti quali quelli dell’intervista. Od uno scimmiottare i titoli a 4 colonne dei quotidiani di parte dacché solo quelli si leggono distrattamente rubando fugaci immagini dal giornale del vicino in metrò…
Ricordo per averle udite talvolta in prima persona interviste analoghe fatte durante i megacortei di sinistra degli anni ’70 ai dimostranti. Risposte pervase anche allora di demagogia ed assoluta ignoranza. MA, e sottolineo MA, una cosa è certa: da sempre l’ignavia e l’ignoranza delle idee è preponderante nelle “masse” di destra più che in quelle di sinistra, decisamente più “acculturate”. E non c’è nulla di peggio di un modesto lavoratore con pochi anni di scuola alle spalle che si faccia sedurre dalle parole di un Mister B qualsiasi.
E sono sicuro che alla sua morte Mister B non avrà quel milione e mezzo di persone (dati della questura) come fu ai funerali di Berlinguer.
D’accordo con Giacomo su gran parte del ragionamento.
L’antico adagio “cumannari è megghiu ca futtiri” si adatta molto bene alla tristezza di certi personaggi visto che la moderna farmacologia aiuta a fare entrambe le cose: non era infatti permesso ai padrini d’altri tempi.
Ma quanto mi sono spesso chiesto e che non avrà mai risposta è come mai questi fantozziani potenti non riescano a chiudere con l’accumulo avido di denaro, potere, potere e denaro, l’uno a richiamare e corroborare l’altro. Chiudere e ritirarsi finalmente paghi a godere il frutto dei loro (mal)affari.
“Ah! se avessi i soldi chiuderei baracca e burattini e mi metterei a girare il mondo/mi compro un’isola/sistemo i figli e me ne vado in Costa Azzurra…”. Quante volte abbiamo sentito questa frase pronunciata da noi poveri mediocri ed illusi. Quante volte abbiamo ghignato un “ma quando se li gode i soldi quello?!?” all’indirizzo del ricco commerciante che abbassa le serrande si e no 10 giorni l’anno?
Evidentemente chi ha più potere/denaro più ne vuole. Andreotti docet: “il potere logora chi non ce l’ha”.
E quindi per quanto grottescamente pittoresco e simpaticissimo il quadretto qui proposto sulla presunta condizione psicologica di Mister B perde d’ogni altro interesse speculativo. Sarebbe come chiedersi quanto Hitler fosse felice nel leggere le cifre dei morti ammazzati in una certa settimana ad opera dei suoi seguaci. Certe cose hanno ben poco a che fare con la felicità che dovrebbe innanzi tutto nascere dall’essere in concordia con se stessi e col mondo.
Motivo per cui la satira spesso mi fa più inc*****e più ridere
Io credo che B abbia una gran paura di essere dimenticato ed è per questo che continua a rimestare il fango in cui si è invischiato.
paura che, d’altra parte, non è altro che un’elaborazione del timore della morte.
[...] chiedo come si comporterebbe con lei il nostro vecchio presidente del consiglio, così morbosamente e patologicamente attento al suo decrepito aspetto ed a quello dei suoi interlocu…. Chissà se anche con Lidia potrebbe liquidare la faccenda invitandola a guardarsi allo specchio o [...]