Visita <a href="http://www.liquida.it/" title="Notizie e opinioni dai blog italiani su Liquida">Liquida</a> e <a href="http://www.liquida.it/widget.liquida/">Widget</a>

Vecchi Stizzosi: DelleFragiliCose vs. Comandante Nebbia

2 Flares Twitter 1 Facebook 1 Google+ 0 Email -- Email to a friend 2 Flares ×
Attenzione, su Mentecritica scrivono diversi autori. "Vecchi Stizzosi: DelleFragiliCose vs. Comandante Nebbia" è stato scritto da dellefragilicose. Ogni autore ha la sua opinione personale che non sempre corrisponde a quella di Gianalessio Ridolfi Pacifici ma a tutti è garantita l'opportunità di esprimersi purché siano rispettate queste regole. Il sito mentecritica.net non ha fini di lucro, è gestito su base volontaria ed a spese del curatore. Il sito non è aggregato a partiti o movimenti e non sostiene nessuna organizzazione politica.
Puoi scrivere anche tu per MenteCritica. Clicca qui

.

Dellefragilicose

Che vecchiaia d’inferno

Che vecchiaia d’inferno. Nonostante i milioni, le trombate, i viaggi, gli orologi da centomila euro, le ville in Sardegna, gli aerei privati e la torma di leccaculo che ti circondano a me dai l’impressione di essere un vecchio solo, stizzoso ed infelice. Spero di sbagliarmi.

Mi ti immagino attaccato a quel telefono mentre chiami uno per raccomandare un paio di zoccole, quelli dell’Agcom per lamentarti di Santoro, il comandante dell’Arma dei Carabinieri per chiedergli di denunciare Santoro, di nuovo quelli dell’Agcom per parlar male della Dandini e poi il direttorissimo per suggerigli cosa dire al TG1. Ore e ore al telefono, a lamentarti, chiedere, convincere.

Art by inta on DeviantArt

E non è difficile raffigurarsi le facce di quelli che si vedono arrivare la chiamata sul cellulare. Appena riconosciuto il numero, lo lasceranno suonare per un po’ guardando il display e chiedendosi se non sia il caso di far finta di non aver sentito lo squillo (mi scusi Presidente, lo avevo lasciato in vibrazione) e poi rispondere sbuffando, facendo segno a chi è intorno che è quel rompicoglioni di Silvio (che palle, però) e via con uno falsissimo: “Signor Presidente, mi dica, in che posso servirla!”

Quando hai mangiato una pernice l’hai mangiata. Un paio di rutti, una seduta al cesso ed è come se non fosse mai successo. Non parliamo poi di una trombata. Sì, era una bomba, quelle tettone erano un miracolo della natura, ma poi? La trombata non lascia nemmeno un rutto per ricordo. Se non fai un filmino o se lei non registra tutto sul suo microregistratore nascosto potresti anche esserti sognato tutto. Sì le case, va bene, ma te le devi godere. Se passi il tempo in aereo saltando da una parte all’altra e quando ti fermi ti metti a vedere Annozero in Tv (e che palle, però) oppure a telefonare, che tu ti trovi in una villa in Costa Azzurra o in un mastrillo a Nocera Inferiore, che differenza fa?

Avere una vecchiaia felice è un gran miracolo, Silvio. Tu te ne stai lì a parlar male di mezzo mondo, a raccontare d’amore quando stilli odio da ogni poro, con cinque figli che ragionano già su come scannarsi quando tirerai le cuoia, con una moglie che ti considera un malato di mente e con delle donne che ti stanno vicino solo perché poi gli regali il braccialetto con la farfallina. Per non parlare di quelli che ti reggono il pitale quando pisci. Quelli che se qualche goccia gli bagna la mano durante l’operazione la leccano subito e dicono:”con la glicemia tutto a posto Signor Presidente”. Tu pensi che ti adorino, meno male che Silvio c’è.

Forse è vero, ma malignamente io penso che ci sia una non remota possibilità che ti stiano intorno e ti lecchino il culo per sfruttati. Hanno capito che tu sei solo, arrabbiato, deluso e con una fottuta paura di crepare. Beccano il tuo cadavere ancora prima che tu muoia.

E a proposito di morte. Non ti bastava una fossa. Ti sei fatto il mausoleo grande, con la volta celeste scolpita da Cascella e quando verrà il momento se vorrai farti imbalsamare ci vorrà un attimo. Si tratterà di solo di completare un’opera già da tempo iniziata.
A che serva amare tanto il proprio cadavere non lo so.
Io ho scelto di farmi cremare. Vedi tu.

Comandante Nebbia

Der Alte

Ora che ha messo giù il telefono, nella stanza è calato il silenzio. Saranno i grandi quadri alle pareti, saranno i folti tappeti oppure gli alti soffitti decorati finemente, ma il silenzio nella stanza che da sul grande parco è profondo, quasi innaturale.
Fino ad ora, al telefono, ha implorato, minacciato, convinto, adulato, ma alla fine la puttana del senatore l’ha sistemata, il garante per le comunicazioni è stato allineato, al comandante dell’arma dei carabinieri ha segnalato e, finalmente, il direttorissimo sa cosa dire al telegiornale senza sforzare troppo quella sua clamorosa e ridicola testa pelata.

Mentre si avvia per il lungo corridoio scuro immagina le facce di quelli che si vedono arrivare la sua chiamata sul cellulare. Appena riconosciuto il numero, lo lasciano suonare sempre per un po’. Probabilmente guardano il display e si chiedono se non sia il caso di far finta di non aver sentito lo squillo: mi scusi Presidente, lo avevo lasciato in vibrazione. Non è difficile raffigurarseli rispondere sbuffando, facendo segno a chi è intorno che è il rompicoglioni (che palle, però) e via con uno falsissimo: “Signor Presidente, mi dica, in che posso servirla!”

Quando arriva nel bagno e chiude la porta, lo specchio lo guarda senza mentire, almeno lui. Privo del trucco, delle ampie spalle imbottite, dei tacchi rialzati e senza i capelli che indossa come fossero un cappello, il suo viso e il suo corpo richiamano decadenza, abbandono, stanchezza.
Mentre con le dita percorre la profonda ruga che gli divide in due la fronte, non può fare a meno di chiedersi che tipo di persone siano quelle che si porta a letto. Lui stesso si trova orribile. Eppure basta una promessa, un braccialetto con la farfallina e gli si apre la strada verso il fresco giardino di delizie dove profumi e tenerezze si spandono senza parsimonia.

Ma ne vale la pena? Anche se un corpo femminile è agile e superbo o un piatto è delizioso e raro, concretamente non ti rimane nulla. Dopo poche ore hai digerito e se non fosse per un filmino o qualche registrazione presa di nascosto (quella stronza) delle ore di sesso non rimarrebbe nessuna traccia se non nel blister semivuoto della pillola azzurra. Guardando il lusso dei marmi lucidi del bagno, gli viene da pensare alle mille case che possiede ovunque. Sarebbe bello godersele se non passasse il tempo viaggiando da una parte all’altra del mondo, dormendo in camere d’albergo che il lusso rende ancora più anonime e passando il poco tempo che gli rimane guardando rabbiosamente quello che si dice di lui in televisione e leggendo quello che scrivono i giornali sui suoi processi.

Sulla grande finestra del bagno incominciano a picchiettare piccole gocce di pioggia. La apre e vede il cielo scuro ricoprire il parco, l’erba bagnarsi e luccicare sotto la leggera pioggia. Lontano, sulla parte alta della collina, un uomo con gli occhiali scuri ed un fucile in spalla si accende una sigaretta riparandosi sotto un albero.
Non è felice, lo sa. Ha il potere, ma nessuno lo rispetta ed è quello che lui ha sempre cercato, rispetto. I magistrati lo odiano, i giornalisti pure. I suoi cinque figli ragionano già su come scannarsi quando morirà. La moglie, un tempo l’ha amata veramente, lo considera un malato di mente. Nessuno lo rispetta, nemmeno l’infermiere che in ospedale, mentre gli reggeva il pappagallo, si è bagnato leggermente la mano, rapidamente l’ha leccata e con uno sguardo sottomesso gli ha detto: “con la glicemia tutto a posto Signor Presidente”. Sono solo dei servi che gli girano intorno per mangiare del suo cadavere ancor prima che muoia. Nessun rispetto, nessun amore, solo paura e avidità. Lui li odia, li odia, li odia.

Redde rationem villicationis tuae: iam enim non poteris villicare. La ricorda ancora a memoria la frase che mandò per scherzo a Fedele. Un biglietto bianco, senza firma. Solamente queste nove parole. Pensava che Fedele capisse, che gli rispondesse a tono, ma gli arrivò immediatamente una telefonata terrorizzata, nel pieno della notte. Fedele (ma quanto fedele?) balbettava, chiedeva spiegazioni. Ci volle mezz’ora per tranquillizzarlo, ma il resto della notte lui la passò in bianco.

Lui. Lui sa cos’è veramente. Si è raccontato mille volte di essere un genio, un uomo superiore, ma solo, alla finestra di quella stanza che da sull’autunno, lui sa di essere un uomo meschino, pavido, vile che non ha saputo fare di meglio che circondarsi di gente peggiore di lui.
Giù, ai limiti della boscaglia resinosa, biancheggia la volta celeste che ricopre il mausoleo che ha voluto per conservare il suo corpo. Ora capisce che è inutile, perché il suo corpo è già corrotto prima che la vita lo lasci e per quanto grande sia il mausoleo, non potrà mai proteggerlo dalla morte.

Chiude la finestra sul parco e ritorna nel corridoio buio. I suoi passi sono pesanti, la schiena è curva, gli occhi bassi. Nessuno, nemmeno lui, può vincere contro la vita.

Se ti è piaciuto questo post aiuta MenteCritica concretamente. Finanzia la diffusione di questo articolo.Il denaro raccolto con le donazioni verrà esclusivamente utilizzato per pagare i costi di gestione del sito e per propagandare gli articoli di MC utilizzando lo strumento di promozione di facebook. Ad esempio, donando 20 euro farai leggere questo articolo a 14.000 persone, ma l'importo lo decidi tu. Anche 5 euro ci aiutano.. I numeri per la diffusione sono stime di facebook per la pagina facebook di MenteCritica. Le donazioni risulteranno intestate al curatore del sito: Gianalessio Ridolfi Pacifici.
Donazione per diffusione contenuti MC



2 Flares Twitter 1 Facebook 1 Google+ 0 Email -- Email to a friend 2 Flares ×

Avrei voluto essere Rocco Siffredi. Mi consolo scrivendo cazzate.

Taggato con: , , , , , , , , , , , , , , , ,
Pubblicato in Cuore di Tenebra, latest
Pubblicità da Liquida
Pubblicità Locale
Pubblicità Google
Diffondi i contenuti di MC
Aiuta MenteCritica concretamente. Finanzia la diffusione di questo sito.Il denaro raccolto con le donazioni verrà esclusivamente utilizzato per pagare i costi di gestione del sito e per propagandare gli articoli di MC utilizzando lo strumento di promozione di facebook. Ad esempio, donando 20 euro farai conoscere questo sito a 14.000 persone, ma l'importo lo decidi tu. Anche 5 euro ci aiutano. I numeri per la diffusione sono stime di facebook per la pagina facebook di MenteCritica. Le donazioni risulteranno intestate al curatore del sito: Gianalessio Ridolfi Pacifici.
Donazione per diffusione contenuti MC



Cerca in MC
Loading
Programmazione Uscite
Diventa Autore di MC

blog-post-edit-iconScopri in questa pagina come pubblicare un tuo contributo su MenteCritica

2 Flares Twitter 1 Facebook 1 Google+ 0 Email -- Email to a friend 2 Flares ×
Generata in 0,438 secondi. Effettuate 107 query al database e 0 query nella cache. Memoria usata - 30.27MB