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Mario Adinolfi: Va’ Dove ti Porta il Vento

17 gennaio, 2008 di Chiara Lalli  
Archiviato in Democrazia e Diritti, Sul Web



Non ci sarebbe bisogno di scrivere una ennesima risposta alla moratoria sull’aborto e soprattutto alla adesione entusiastica e cieca (letteralmente, lo dice lui) di Mario Adinolfi. Anche perché Galatea ha scritto un post cui sembra un peccato aggiungere soltanto una virgola (e nullo, seguito da altri, nei commenti giustamente ha invocato il silenzio).
Ma io non resisto dal commentare una espressione, diciamo una scelta stilistica, una figuretta retorica, insomma un passaggio formale e non il contenuto del post di Adinolfi (Mario, meglio specificare) che già ieri mi aveva suscitato qualche perplessità (diciamo così).
La parte incriminata è quella finale, l’epilogo, la stoccata finale del grande retore.

E poi perché mi piace mettere le vele controvento, perché sono convinto che la Chiesa non sia fonte di ogni male ma radice tutto sommato sana di un’Italia insana per altre cause, perché è il mio modo di chiederle perdono d’essermi fatto agnostico e manco ateo devoto, che la vita vissuta è così densa che ti aggrappa alla terra e spesso ti strappa al cielo.

Lasciamo stare la sua ballata clericale, per cui vale quanto detto circa la moratoria, l’aborto e tutto il resto. E concentriamoci sulla figura retorica: mi piace mettere le vele controvento.
Ora: per capire il significato di una espressione è opportuno conoscere il significato dei termini. E nella scelta di Adinolfi si rivela più difficile di quanto potrebbe sembrare di primo acchito.

Sul fatto che sia una metafora velica non ci sono molti dubbi: ha usato vele e controvento (avesse detto solo controvento lo si poteva immaginare arrancare sui marciapiedi di Trieste con la bora che soffiava in senso contrario e opponendo una discreta massa al soffiare incessante e brutale). Ci sono anche le vele. Vediamo: Adinolfi andrebbe di bolina? Chissà. Andare controvento (ovvero, per dirla terra terra: il vento tira da A a B e tu devi andare proprio fino ad A; non ci puoi andare, appunto perché hai il vento in faccia, e allora devi andarci di bordo in bordo, a zig e zag, con un angolo fino a circa 45° gradi rispetto alla direzione del vento: ci si diverte un sacco, ma ci si impiega molto più tempo rispetto alle andature portanti) su una barcuccia a vela e con una inclinazione che può essere notevole la vedo ardua (per Adinolfi). Escludiamo le derive, e passiamo ai cabinati. Che farà Adinolfi, il capitano o il prodiere? O forse il tattico?

Ma non mi convince: in barca se provi a proporre la democrazia diretta hai buone (che dico?, ottime) possibilità di affondare.
Come potrà risolversi il mistero del controvento? (Per non parlare di quanto si voleva intendere: cioè che sdraiarsi sulle posizioni di Ruini e compari sia controcorrente: questo sì, davvero divertente!).
Ma forse ci sono: Adinolfi non si riferisce alla bolina, ma ad una andatura di sicurezza: la cappa. Ma certo!, come ho fatto a non pensarci.
Dunque la cappa si ottiene mettendo il fiocco a collo: la barca è in piano, sembra immobile, è un comodo viaggiar. Ma attenzione: scarroccia, ovvero è trascinata e se sottovento hai qualche ostacolo fai la fine del sorcio. Inoltre comincia a oscillare e questo può far venire il mar di mare (oppure ti può far addormentare come se ti cullasse – dipende da te).

E soprattutto devi avere qualche idea di come fare, perché se fai qualche cazzata (mai termine fu più esatto!) con la randa o la barra del timone, sempre la fine del sorcio fai. Ma è verosimile che anche in questo caso Adinolfi faccia solo il tattico (a parole, a parole) e che ci sia un buon timoniere che esegue (senza ascoltarlo) le manovre. La questione diventa allora: la cappa è una manovra d’emergenza, non è che ci puoi stare tutta la vita: una volta che hai recuperato l’uomo in mare, dovrai scegliere la direzione. E sulla direzione dubito che ci siano dubbi. Ah, se fosse diventato il capo del PD!

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Chiara Lalli
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Comments

3 Risposte a “Mario Adinolfi: Va’ Dove ti Porta il Vento”
  1. Marco il buono scrive:

    Che tristezza questi uomini…uomini?

  2. Peppe Dantini scrive:

    Questi non sono nè uomini nè caporali. Sono quaquaraquà.
    …il guaio è che sono tanti.

  3. Annalisa scrive:

    Un blogista, come dice dfc.

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