USA2008: McCain può Vincere? 3


Idaho, McCain sta continuando la sua campagna elettorale, ormai forte della sua nomination per l’election day di Novembre. E’ proprio in questi giorni che «Old John» sta girando l’America in lungo ed in largo, alla ricerca di fondi. E chi se non George W.Bush, poteva dargli una mano?


Come sappiamo la popolarità del Presidente degli Stati Uniti è sempre bassa, ma nonostante questo (anche in un ottica di partito), Bush Jr. ha sempre dimostrato, nel «fund raising», capacità molto superiori rispetto alla media dei politici americani. Erano tre mesi circa che i due non andavano a «braccetto», ed il viaggio di Bush nel Far West è stato particolarmente discreto, anche perché i due – avversari in una lotta senza quartiere per le primarie delle presidenziali del 2000 – non si vogliono proprio bene. Ci basta ricordare su tutto, le ingiurie dell’entourage di Bush, durante la passata campagna elettorale, rispetto all’improbabile figlio «illeggitimo», scoperto poi solo in un secondo momento, adottato. Esempio calzante che spiega perfettamente il clima creatosi fra i due che, con un colpo al cerchio ed uno alla botte, stanno facendo di necessità virtù nell’ottica dello scontro novembrino.

mccain rino

Il primo degli eventi di ‘fundraising’ di Bush per McCain è stata una cena elettorale a Phoenix, l’unico al quale erano presenti ambedue i protagonisti. L’evento avrebbe dovuto essere pubblico e svolgersi nel Convention Center della capitale dell’Arizona, ma all’ultimo minuto è stato spostato in una proprietà privata e, soprattutto, non ha avuto molta eco mediatica (la stampa non ne ha parlato). Nei prossimi giorni Bush invece parteciperà ad altri due eventi elettorali in favore di McCain nello Utah, ma il suo ex rivale alle primarie repubblicane non sarà presente. L’unico momento pubblico che potrebbe vedere insieme i due , sarà in occasione della partenza dell’AirForceOne presidenziale dall’aeroporto di Phoenix. Tutto il resto, è storia.

Se si escludono gli «swing States» (quelli fondamentali per la Casa Bianca, ma che cambiano volentieri idea) come, Ohio, Pennsylvania e Florida, il Far West potrebbe diventare fondamentale per la vittoria finale. McCain, in questo senso, gioca in casa ed è per questo che anche il suo probabile avversario (anche se non è ancora detta l’ultima parola) alle presidenziali, il senatore nero dell’Illinois Barack Obama, si trova in questi giorni negli Stati dell’Ovest, diventati un campo di battaglia formidabile.

McCain è il migliore candidato (come abbiamo sempre sostenuto, anche in tempi non sospetti) che il Gop poteva ottenere dopo le politiche di George W. Bush. Se il partito Repubblicano fa fatica, non lo si può dire per McCain che, grazie ad una storia politica essenzialmente «moderata», può vantare la qualità di poter accogliere fra le sue braccia voti assolutamente inaspettati per il Grand Old Party. I sondaggi, rispetto ad Obama, danno i due contendenti «alla pari», ed in alcuni casi (i sondaggi di questi giorni di Rasmussen e Gallup fanno da esempio) fanno sopravanzare «Old John» di ben tre punti percentuale.

Ma cosa deve fare esattamente McCain per farcela a Novembre? Se il senatore dell’Arizona continuasse a puntare sui luoghi comuni, propri dell’elettorato Repubblicano (le tasse e principi classici dei conservatori), si scaverebbe la fosse da solo. Invece, come anche suggerito dall’ottimo analista Dick Morris, dovrà andare contro certi principi conservatori, come per esempio sulla linea del credito e sulle politiche lassiste aziendali.
McCain lo ha capito molto bene. Il suo modo di fare campagna elettorale, forse non avrà portato molti soldi in cassa, ma sta facendo «centro» sulle città da lui visitate. Con il suo autobus sta «rosicchiando» chilometri ai suoi avversari che invece parlano alle grandi folle. Come è stato dimostrato, per esempio in New Hampshire, McCain trova le sue migliori politiche a contatto stretto con la gente dei piccoli centri, bussando quasi di porta in porta.

Inoltre come può McCain correre da «destra a sinistra» allo stesso tempo (fondamentale per vincere), senza intaccare lo spirito edi valori principali dei conservatori?
Per esempio prendendo posizione sulle varie iniziative politiche che si faranno «calde» in autunno. La California, ad esempio, certamente avrà un peso sul voto che sta cercando di rovesciare la recente decisione della corte suprema riguardo le legalità del matrimonio fra omosessuali.
McCain dovrebbe appoggiare (almeno per il momento) questa iniziativa e sfidare Obama a fare lo stesso. Iniziative per escludere programmi contro le discriminazioni sono previste al voto in 5 Stati, compresi quelli «chiave» del Colorado e Missouri.
McCain dovrebbe dichiararsi a favore e sfidare Obama proprio sul suo stesso campo, chiedendo a chiare lettere da che parte sta, visto che al momento, ha parecchio tentennato sull’argomento.

Inoltre, in materia di immigrazione, McCain dovrà isolare Obama proponendosi ancora di più verso i milioni di elettori ispanici che, come è noto, hanno sempre fatto fatica ad appoggiare uomini di colore. McCain dovrebbe anche studiare un modo per evitare l’errore dei finanziamenti pubblici agli immigrati clandestini, oltre a tornare nuovamente sulla questione delle licenze di guida date ai clandestini, questione sulla quale è favorevole Obama .

Intanto però il sen.dell’Illinois, ha iniziato la sua campagna (nell’ottica nazionale) cercando il più possibile di legare (per ovvie ragioni) McCain a George W. Bush. Nell’ottica di Obama questa cosa ha senso ma, c’è anche un altro sondaggio importante di cui tener conto, e cioè di cosa gli americani stanno pensando del Congresso e del modo di operare le scelte. Se vediamo la media da RCP (assolutamente attendibile) scopriremo che il Congresso è ancora più al ribasso nell’opinione pubblica, rispetto a Bush jr. (il disapprove è al 75%). Una presa di posizione chiara di McCain contro alcune scelte del Congresso, potrebbe far ulteriore presa sugli elettori ancora indecisi, visto che la sua storia politica non mente rispetto a tutto il tempo trascorso ad attaccare il lavoro delle camere su più di una questione. «Old John», sarebbe perciò credibile.

Un’ultima considerazione va spesa soprattutto per la scelta del Vice-presidente. Sarà assolutamente da evitare la scelta di un uomo vicino alle passate politiche di George Bush se non si vuole incappare sia nel risentimento degli elettori, sia nella propaganda democratica. E non si dovrebbe nemmeno puntare sui nomi che fin qui hanno fatto capolino sui media e tabloid americani (tipo Jindal o Christ). Come si potrebbe infatti attaccare Obama sulla sua inesperienza, quando sarebbe lo stesso McCain ad affiancarsi ad inesperti? Gli stessi suoi avversari alle primarie e caucuses (Huckabee, Thompson e Romney) non andrebbero bene. «Old John» avrebbe bisogno di un «outsider» donna o uomo, di buona esperienza politica, ma per esempio indipendente, in modo da allentare il più possibile il ricordo delle politiche passate, dando però allo stesso tempo qualità ed esperienza politica al ticket. Ad esempio scegliendo uno come Lieberman. Oppure, facendo il grande salto, scegliendo un democratico. Girano nomi come quello di Bill Ritter (governatore del Colorado), oppure Ben Nelson (governatore del Nebraska), entrambi, tra l’altro, prolife. Sta circolando nuovamente il nome di Bloomberg, inviso ad una parte dell’elettorato repubblicano, ma che alla fine potrebbe fare presa su una buona fetta di indipendenti e a parte dei democratici indecisi.
McCain dovrà a tutti i costi barcamenarsi tra destra e sinistra se vuole spuntarla a Novembre. Difficile certo, ma non impossibile se il partito non mollerà la presa. Fare politiche troppo conservatrici spianerebbe purtroppo la strada al rappresentante democratico scelto a Denver.

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