USA 2008: La Falsità di Hillary
11 giugno, 2008 di Chris
Archiviato in Oltre il Confine
La cosa più bella della middle class americana, e più in generale del popolo americano, è l’ingenuità. Quel credere nei sogni che li ha portati sempre a guardare verso il futuro. A rimboccarsi le maniche, anche di fronte alle avversità. Questo è il popolo americano reale, magari un po’ credulone (soprattutto per noi europei, completamente immersi in una cultura e in una storia completamente diversa), ma straordinariamente privo di quel cinismo (non sinonimo di realismo), che rende alla fine tutto possibile. Il sogno americano, l’«have a dream».

immagine tratta da Lexi
Poche ore fa una parte di quel popolo applaudiva a Washington, Hillary Clinton nel suo speech di resa. Un discorso, quello della ex First Lady retorico, populista e finto. Resa, tra l’altro, non incondizionata, visto che Ms Clinton, ha deciso (come era previsto), la «sospensione», e non il ritiro, dalla corsa per la nomination, facendo endorsement ad Obama, in attesa però del verdetto di Denver in Agosto.
L’incontro segreto fatto con Obama, sempre a Washington, poche ore prima dello speech, deve aver portato i suoi frutti. Il partito Democratico poi, che non si poteva più permettere a livello mediatico, una spaccatura così lacerante al suo interno, deve aver fatto il resto.
Ma perchè Hillary non ha ammesso semplicemente di aver perso togliendosi una volta per tutte dalla gara? Perchè continua a tenere per sé i suoi delegati e non li da ad Obama? Perchè finge l’unità del partito mentre in realtà la sta minacciando ancora di più?
I Clinton non hanno mai fatto nulla senza una notevole riflessione e pianificazione. Non c’è una spiegazione favorevole per le loro manovre. E chiunque dica il contrario non capisce. O peggio, finge di non capire. I Clinton hanno diverse possibilità che si stanno deliberatamente tenendo aperte mantenendosi in una posizione che, oltre che ridicola, risulta sempre più goffa.

Come ha detto Hillary (ed è vero), c’è ancora molto tempo rispetto alla data della convention democratica, che non avverrà prima di fine agosto, insolitamente tardi per un conclave democratico. Come diceva Tip O’Neill (veterano della politica americana, ex speaker nel ‘77 ed influente membro del congresso) , «una settimana è un tempo enorme in politica». Figuriamoci quindi cosa potrebbe succedere da qui ad Agosto.
Le voci ormai si sprecano su tutto «il materiale» (un po’ già uscito, un po’ tenuto ancora nei cassetti) che incastrerebbe Obama. La possibilità quindi di un possibile passo falso ora è molto più amplificato, visto che il Sen. Dell’Illinois si prepara al rush finale contro McCain. Quanti altri mille predicatori ci sono nell’armadio? L’allenato gruppo di investigatori di Hillary, che in tanti analisti americani hanno addirittura chiamato «polizia segreta», starà in questo momento addirittura rovistando nei sacchi della spazzatura di tutta l’America, per tirar fuori tutto il possibile rispetto al passato controverso del leader di colore. Ed Hillary vorrà essere lì, sempre pronta e vigile, per far fruttare qualsiasi errore o qualsiasi scandalo possa venire a galla ai danni di Obama. Starà ad osservare e ad aspettare. Se ad esempio Barack combinasse un pasticcio nel corso della campagna o uscissero situazioni dannose dal processo Rezko? Cosa succederebbe? Hillary indicherebbe ovviamente la sua ininterrotta disponibilità come una possibile alternativa. E ricordiamoci che i superdelegati possono cambiare idea in qualsiasi momento, dato che non hanno assolutamente vincoli temporali. Adesso stanno abbandonando Hillary per accodarsi ad Obama, il vincitore, ma potrebbero facilmente fare marcia indietro. Non cedendo i suoi delegati, Ms Clinton resta a brevissima distanza dalla nomination potendo sfruttare anche solo un passo falso di Obama, creando, in questo modo, lo scontato esodo di delegati verso il suo «backyard».

C’è anche un’altra considerazione importante da fare. Rimanendo in corsa alla convention, Hillary potrebbe essere nella condizione di tirar fuori dai pasticci un Obama «barcollante» stringendo con lui il ticket. I due candidati non si amano e non si sono mai amati neanche in tempi poco sospetti. Hillary sa che Obama non la sceglierà volontariamente come compagna in questa corsa verso la Sala Ovale. Ma se la posizione di Obama iniziasse a «scricchiolare» ecco che, magicamente, potrebbe aver bisogno esattamente di ciò che Hillary rappresenta. Rimanendo nell’ombra come una potenziale minaccia per strappargli la nomination, Ms Clinton potrebbe sfruttare la sua posizione per costringere Obama a coinvolgerla nel ticket.
Hillary vuole essere il vicepresidente nel caso Obama perda, così da poter già essere in posizione di vantaggio per il 2012 e, nel caso lui vinca, potersi addirittura ricandidare per il 2016.
E la cosa importante e che Hillary Clinton non vuole che nessun altro abbia quel posto per non avere potenziali rivali.
inoltre, l’ex First Lady, può contare su un gruppo di collaboratori «rodato», che critichi aspramente (persino a torto) Obama, anche in modo sottile, ad ogni passo che fa. Se Obama perdesse le elezioni di Novembre, e non avesse trovato in lei il nome giusto per il ticket, allora Hillary potrebbe nel 2012 avere la buona scusa per ricandidarsi, forte dell’errore strategico di Obama. Come successe anche per Ronald Reagan, quando approfittò della sconfitta di Gerald Ford nel 1976, dopo che lo stesso Reagan aveva senza successo cercato la nomination, per sostenere le sue credenziali nel 1980.

Rimanendo, almeno parzialmente in gioco, Hillary può anche continuare a raccogliere fondi e pagare i propri debiti. E può addirittura forzare Obama per aiutarla a raccogliere i soldi. Hillary potrebbe anche scegliere di raccogliere i fondi necessari per ripianare il credito dei suoi fornitori anche in un secondo momento, ma ahimè le leggi elettorali americane dichiarano illegale la restituzione di qualsiasi somma sopra i 250,000 dopo la fine delle conventions. Visto il prestito di 11 milioni di dollari in questa campagna, Hillary dovrà fare in fretta a raccogliere più denaro possibile prima della convention di Denver.
Le sorti della Clinton continueranno a salire e scendere in modo opposto a quelle di Obama. Se il Sen. Dell’Illinois dovesse attraversare un brutto periodo, i numeri di Hillary saliranno, rafforzando il suo potere contrattuale per i fondi o la questione della vicepresidenza, e forse dandole la possibilità di riaprire la corsa per la Sala Ovale. Per questi motivi lo speech di Hillary a Washington, tramutato forzatamente in una grande festa democratica, è risultato invece solo il preludio alla grande battaglia che ancora deve iniziare.
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C’è chi dice che nominarla Vice sarebbe un aiuto per Obama.
Io non la vedo così, secondo me questa ventata nuova deve cancellare tutti i vecchi, Clinton compresi.
Bill ha avuto i suoi due mandati, sarebbe l’”ombra” (secondo me comanderebbe lui) di sua moglie in questo caso e questo non favoreggia i democratici che hanno voglia di rinnovamento e di strategie serie per la politica interna maaaaanche (come direbbe Uolter) esterna di distacco rispetto a questi lunghissimi 8 anni di amministrazione Bush.
Ma non può proprio essere possibile che la signora Clinton abbia una sua personalità indipendente?
perché vogliamo per forza immaginare che sia una controfigura del marito?
Io non la penso così.
Anzi, la mia impressione intermittente durante gli 8 anni di Big Bill era che, in realtà, a comandare fosse la moglie …
@Francesca: Sarebbe un aiuto per Obama solo è soltanto se uscissero fuori altri “scheletrucci” dal suo armadio. Dai sondaggi un buon 30% degli elettori clintoniani non hanno intenzione di votare per Obama. Vedremo cosa succederà da qui a fine Agosto (data della convention democratica). Intanto il “rimbalzino” dopo lo pseudo endorse di Hillary è quasi nullo (sta sul +3,5 % da McCain), il che la dice lunga. Sul fatto che Bill comandi hai un po’ ragione, in effetti è “la dinastia” dei “ClintonS” che comanda. Hanno potentissime lobby e fanno girare da anni molto potere ed altrettanti soldi. Una vera macchina da guerra. Hillary è un pezzettino di questa “Falcon Crest”, niente di più, nulla di meno.
Poi però ti vedi uno come Obama e rimani a bocca aperta per la sua capacità dialettica, che ha stupito anche me (nonostante io sia simpatizzante Repubblicano). Rimani li e pensi:”Questo ci disintegra a Novembre”. Poi però, inizi a leggere fra le righe del suo populismo, e scopri che non c’è nulla. Quel poco è tutto sballato: una proposta sanitaria che manderebbe sul lastrico le casse americane e non coprirebbe tutti (vedi l’analisi di Freedom Watch), una politica estera con esternazioni del tipo che per prendere Osama bisognerebbe invadere il Pakistan, una posizione pro e contro l’aborto allo stesso tempo, oggi vuole riportare le truppe a casa dall’Iraq ma ieri era di tutt’altro avviso e così via. Tutto e nulla. Solo paroloni e stronzate se leggi in profondità. Per questo, e mi sbilancio davvero (toccando tutto quello che si può), Obama non vincerà. Gli americani sono creduloni, ma non fino a questo punto.
Secondo me, invece, ha delle buone possibilità.
La storia della moglie di MCCain abbandonata dopo l’incidente è veramente brutta.
E poi, secondo me, gli americani quando sono stimolati sul piano del sogno e dell’obiettivo visionario danno il meglio di loro stessi.
Vedi la grande impresa della seconda guerra mondiale, guerra di cuore più che di cervello ed i disastri internazionali dove hanno cercato di far prevalere il ragionamento sul sentimento.
Quello che si tende a dimenticare è che gli americani sono, molto spesso, gente per bene e molto migliore della loro classe dirigente.
In Italia, viceversa, siamo un po’ tutti gli stessi e certi meccanismi di fascinazione ci sono incomprensibili.
E’ vero ciò che dici. E’ anche quello che affermo all’inizio di questo pezzo. Il sogno è sempre stato importante per gli americani e non ti nascondo che la battaglia con Obama sarà memorabile, ma alla fin fine, la concretezza ed il pragmatismo hanno sempre la meglio in America, soprattutto in questo momento in cui “l’impero” scricchiola.
Chris, a me non pare che almeno sull’Iraq Obama avesse idee diverse, da quando lo seguo ho sempre sentito che era contrario a questa guerra.
Una cosa è certa dopo 8 anni di amministrazione guerrafondaia di Bush & C. gli americani hanno voglia di cambiare e sicuramente non è McCain che ha la faccia del rinnovamento visto che è quasi più guerrafondaio del repubblicano precedente.
Anch’io credo che gli americano siano molto meglio della classe dirigente che dovrebbe rappresentarli e in fondo lo penso pure per gli italiani nonostante abbiamo votato Lega pure gente che si crede di sinistra.
In tutti i casi non credo che Obama possa cambiare il mondo perchè comunque pure lui ha dei “conti da far tornare”.
Certo vedere un nero come Presidente degli Usa non farebbe male visto il clima di intolleranze che stiamo respirando ultimamente (non solo in Italia)ma poco più di questo, purtroppo.
x Comandante Nebbia
Io la vedo così sinceramente, il fatto che durante la campagna elettorale Bill non si sia mai fatto da parte, la dice lunga su come si comporterebbe nel futuro.
Poi è chiaro che loro rimangono pedine, chi comanda sono le lobbies ma questo si sa’.
@Francesca: Obama più volte ha tentennato sulla questione Iraq (come Hillary del resto), perchè il partito Democratico non ha mai avuto una posizione netta riguardo l’invasione, persino nei voti del congresso (dove hanno votato a favore). McCain ha chiaro cosa vuole in politica estera, e vuole vincere in Iraq. La strategia di Petraeus che ha sempre sostenuto, gli sta dando ragione (i sondaggi indicano chiaramente la questione dell’economia al centro dell’attenzione, non l’Iraq. Oltre ad un disapprove del 75% nei confronti del congresso, non contro Bush). Il resto ce lo dirà il tempo. McCain inoltre rimane il miglior candidato che il Grand Old Party potesse mai schierare, perchè potrebbe attirare voti indipendenti (del centro insomma) ed anche qualche voto di Democratici indecisi. Il suo ticket sarà fondamentale (spero Lieberman oppure qualche governatore democratico prolife, in modo da non far storcere troppo il naso alla destra evangelica). Se John farà bene tutte le sue mosse, non sarà così scontata la vittoria di Obama, che certamente parte favorito. Manca sempre il terzo incomodo Hillary subito dietro, mai da sottovalure. Da qui ad Agosto può succedere di tutto. Vedremo.
Scontata proprio no infatti.
Comunque i tentennamenti di Obama me li sono persi anche se sapevo che il partito democratico non ha una linea comune sufficientemente forte da non ammettere dubbi di sorta.
McCain dovrà poi spiegare come pensa di vincere in Iraq e magari pure in Afghanistan…
Quello che a me fa’ più paura sinceramente sono i colpi bassi che sicuramente ci saranno da qui fino a novembre.
La linea di Petraeus già spiega molto bene come fare per vincere in Iraq. Non si tratta certo di un percorso semplice, ma per il momento funziona. I colpi bassi fanno parte della politica americana e soprattutto delle presidenziali. I Democratici sono un partito singolare, vuole portare le truppe e casa ma poi al congresso ha votato a favore, perchè di contromosse da proporre dopo l’unidici settembre, da parte loro, non si sono viste. Facile parlare a sfavore senza dare una soluzione. Hillary ed Obama hanno fatto la stessa cosa sul tema dell’Iraq, in alcuni Stati hanno detto una cosa, in altri tutto il contrario. Motivo sufficiente per relegarli nel dimenticatoio della politica