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Quando le Dimensioni non Contano – Michel

27 luglio, 2007 - 9:00 di  
Archiviato in Suoni & Musica




Condividi Quando le Dimensioni non Contano – Michel. serpiko ti ringrazia.
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Non so chi tra voi ne abbia conosciuto il tocco. Il jazz non è un argomento che ho sovente occasione di sviscerare. Non è nelle corde della gente come il beat, non è comune come il rock.




Anzi, probabilmente qualcuno ha letto l’oggetto e ha pensato: “Toh, si parla di Bìtols e la serpe non si ricorda nemmeno i titoli giusti, devono proprio stargli sulle balle…”. Non è poi vero, i titoli me li ricordo eccome. E nemmeno mi stanno sulle balle, le blatte. Mi passano addosso come l’acqua fresca, questo sì, e quando i loro brani finiscono di passare tra le mie casse di loro non mi resta nulla. Proprio come nulla resta addosso dell’acqua quando ci si asciuga. Ma di questo vi ho già parlato tempo addietro, torniamo a bomba.
Il jazz è lo stile principe della musica moderna.
E’ l’unico che mette in gioco ogni dote possibile: dalla padronanza strumentale all’emozione subitanea, dalla capacità ritmica alla tecnica della melodia d’orchestra, all’espressività melodica. Il tutto mediato dalla sensibilità fisica e metafisica di chi esegue. E di chi ascolta. Il jazz soprattutto è improvvisazione. Bisogna essere nella musica, per crearla. Anzi, nemmeno: bisogna proprio essere parte di essa. Non tutti coloro che sanno suonare da dio fanno jazz, questo è vero. Così come non tutti coloro che hanno sensibilità lo ascoltano. Ma è altrettanto vero che nessun incapace può fare jazz, e che solo chi possiede sensibilità musicale riesce ad apprezzarlo.
Tra tanti autori che ho potuto ascoltare, vien troppo facile parlare di Jarrett e del Koln come del vertice massimo toccato dall’umano senso. Perché è vero.
Sembra che Keith quella sera si fosse lamentato del piano leggermente scordato, prima di iniziare a suonare. Probabilmente era incazzato e voleva stendersi. Finì per attaccare serata come nessuno fece mai: il suo primo movimento è storia, insieme al Requiem di Mozart, all’Inno alla Gioia di Ludovico “Van”, alle Goldberg di JSB e al Cantuccio dei Bambini di Debussy. Un picco che lo stesso Jarrett non riuscì a ripetere. Né quella sera, né mai.
Nel suo complesso, Jarrett non è stato per carica emotiva e costanza espressiva quello che è stato Michel. Mi suona nelle orecchie proprio ora, sto sentendo l’ultimo cd che ho acquistato: The Complete Concert in Germany. Non è il suo migliore live, lo devo dire. Ciononostante è immenso, pazzesco. Trasmette davvero una parte dell’anima dell’autore. Aveva 37 anni, Petrucciani, quando nel gennaio del 1999 congedò i suoi giorni terreni. Ne dimostrava parecchi di più ma il destino non ci andò leggero con lui, fisicamente parlando. Quanto a talento, però, calcò la mano in maniera altrettanto pesante, restituendogli forse ogni maltolto.
Suonava con un marchingegno che gli consentiva di premere i pedali del pianoforte nonostante le sue gambe fossero ben distanti da essi, a penzoloni dallo sgabello. Scivolava sulla tastiera inclinandosi paurosamente, fregandosene degli equilibri e divertendosi quando dava al suo pubblico l’impressione di cadere. Eppure i tasti da lui premuti trasmettevano un’energia totalmente avvolgente, che dava e tuttora dà modo di pensare che solo un gigante abbia potuto pestarla a quel modo sul pianoforte.
E infatti di un gigante s’è trattato. Solo un po’ più piccolo.

michel_petrucciani.jpg

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Comments

13 Risposte a “Quando le Dimensioni non Contano – Michel”
  1. evacarriego scrive:

    qual è il titolo del cd di Jarrett che suona mozart debussy etc?

  2. Temple scrive:

    grazie Serpiko!

    Era tanto tempo che non ascoltavo Michel e la memoria che ha trasmesso il tuo post mi ha fatto venire i brividi!

    Credo proprio che metterò su qualcosa di suo…

  3. tusaichi scrive:

    molto bello, vedo se rimedio qualcosa di suo che mi hai messo più che curiosità.
    :)

  4. serpiko scrive:

    @tutti: grazie.

    @eva: mi riferivo alle opere in senso assoluto, non in quanto interpretate da Jarrett. Sono certo che abbia suonato le Goldberg, anche se preferisco l'interpretazione di Glenn Gould: occhio perchè Gould le ha incise due volte, se si deve scegliere io preferisco la seconda. Ma consiglio di ascoltarle entrambe, magari in vinile. Meravigliosamente diverse.

  5. Lupo sordo scrive:

    Non conoscevo questo piccolo grande artista, ma la tua storia mi ha incuriosito…

  6. Lameduck scrive:

    Lo vidi una volta in Tv. Fantastico. Incredibile il suo virtuosismo. Un piccolo grande pianista, indimenticabile.

  7. Giorgia scrive:

    Oi grande Serpix, proprio un bell'articolo, ne'! ;)

    Un bacio!

  8. evacarriego scrive:

    ho preso un abbaglio, scusami

  9. miriam scrive:

    Grazie Serpix per aver fatto potentemente rivivere il mito di questo gigante
    ;)

    …la prima volta che l'ho ascoltato, anni fa a casa di un amico, non potevo credere a quanto mi aveva detto sulla "gabbia" fisica in cui viveva.

    Per me, Michel è un piccolo amabile genio di quella lampada magica che è la musica…

  10. serpiko scrive:

    @Lupo: ne sono contento. Non lasciar cadere la tua curiosità, ascoltalo: è uno di quei musicisti che finisci per portarti dentro.

    @lame: purtroppo, anch'io l'ho apprezzato solo in tv. Nelle inquadrature da dietro avevo l'impressione che non sarebbe mai riuscito a usare tutte le ottave a disposizione. E invece…

    @giorgia: Oi! ;-) Ricambio il bacio.

    @eva: e de che? Ci mancherebbe…

    @miriam: mon princesse, ero sicuro che lo conoscessi già.

    Hai detto una grande verità: chi lo ascolta senza averne veduto l'aspetto, non immaginerebbe mai le sue vere forme.

  11. Demetrio De Sio scrive:

    Splendido.

    La prima volta che l'ho visto in tv mi sono fermato perché l'avevo solo… ascoltato. La telecamera non inquadrava il pianoforte.

    Poi… è stata una meraviglia dopo l'altra: l'inquadratura di quelle mani che sembravano enormi, che poi si spostava e comprendeva tutto il corpo, quel corpo che sembrava arrancare sulla tastiera.

    Altro che arrancare! Ogni movimento, apparentemente convulso, faticoso, disorganizzato, generava suoni incredibilmente armoniosi!

    Non leggeva nulla: sapeva esattamente dove dirigere ogni nota.

    Come parlare di qualcuno che ha ricevuto "meno", in questo caso?

    Splendido.

    Grazie, serpiko.

  12. Marco il buono scrive:

    Grazie serpiko, molto istruttivo.

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