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Uninvited

6 dicembre, 2007 - 19:00 di  
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Domenica pomeriggio. Sono seduto di fronte alla finestra della mia casa buia, vuota e silenziosa.
Fuori piove. Mi incanto a guardare le misteriose figure che le gocce disegnano scivolando sul vetro ed ascoltando il ritmo serrato del rumore che fa la pioggia battendo sulla tettoia. Ogni tanto un lampo seguito da un rombo sordo mi ricordano che le cose stanno per andare peggio.




Ho appena finito di riordinare tutto. Ora libri, soprammobili e perfino le stoviglie messe ad asciugare sono in fila ed allineate come un reparto pronto all’ispezione. Mi sono lavato e rasato alla perfezione. Indosso una camicia stirata di fresco che emana un leggerissimo profumo di lavanda e un paio di calzoni morbidi e caldi.
Ho le mani poggiate sulla valigetta. Ne carezzo la superficie ruvida e scura. Le serrature sono lucide, fredde ed hanno il colore paglierino dell’oro. Quando la apro per l’ennesima volta il rumore secco dei meccanismi suona con confortante efficienza meccanica.
Fisso il contenuto e la lucida minaccia micidiale che trasmette. Richiudo e ripercorro mentalmente la strada che mi ha condotto fino a qui. Non sono sicuro di averla scelta. Anzi, se potessi, adesso sarei altrove e tra le mani non reggerei un messaggero oscuro.

briefcase.jpg

Però, come dice un mio amico, non potrai mai sapere se una tazza di latte freddo prima è stata calda. L’universo non ha memoria ed il tempo scorre solo in una direzione.
Ciò che è stato è perso. È solo una traccia labile nella mia memoria e, per quello che ne rimane adesso, potrebbe essere stato solo un sogno.
Vorrei avere una sigaretta da fumare, ma ho smesso. Mi alzo e mi guardo intorno. È tempo di andare. Ho imparato a non legarmi a cose e persone, ma tendo ancora ad affezionarmi ai posti. Nonostante la strada che ho fatto, evidentemente conservo ancora qualche debolezza.

Prendo delicatamente la valigetta. È pesante e il contenuto si assesta con un rumore sinistro. Guardo per l’ultima volta la finestra. Se non ci fosse tanta pioggia si vedrebbe il mare. Senza indugi mi chiudo la porta alle spalle. Lei mi sta aspettando.

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Comments

4 Risposte a “Uninvited”
  1. Lisa scrive:

    Bellissimo *.* mi commuovono le storie così, semplici e decise che raccontano davvero.

  2. Miguel scrive:

    Vogliamo un libro

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  1. [...] freddo, ha le ciglia e il naso ghiacciato. Valeriy si avvia verso la stazione della metropolitana. Lui ha uno splendido pianoforte e più volte gli ha detto che adora ascoltarlo mentre suona [...]



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