Un’idea di giustizia: Il Caso Giovanna Melandri 21


“Una teoria della giustizia” è un saggio di filosofia politica ed etica del filosofo statunitense John Rawls.

Già il titolo suona accattivante: Una teoria … una come tante.

Sottinteso: perché sono tante le idee di giustizia che frullano nella mente degli uomini. E delle donne naturalmente. Perché qui parlerò incidentalmente di una donna. Non per la sua specificità di genere, ma per la sua appartenenza a un ceto, caratterizzato da una visione di giustizia molto di moda nel nostro paese e molto diversa da quella teorizzata da Rawls.

L’idea di giustizia di Rawls si basa su due principi, serialmente ordinati, tali per cui non si può passare al secondo senza aver rispettato il primo:

  1. Ogni persona ha diritto a uno schema di libertà fondamentali a condizione che lo stesso schema di libertà valga per tutti gli altri.
  2. Le ineguaglianze sociali ed economiche sono accettabili solo se il loro venir meno procurerebbe un danno ai meno avvantaggiati e se le posizioni cui sono collegate sono aperte a tutti.

Il concetto di giustizia rielaborato da Rawls è il superamento sia dell’egualitarismo comunista, sia dell’utilitarismo classico di Bentham e Mill. L’ingiustizia coincide con l’ineguaglianza solo se questa non va a beneficio di tutti. Il sistema è giusto se ogni persona trae beneficio dalle ineguaglianze; se la posizione di privilegio, connessa all’ineguaglianza, è scalabile da parte di chiunque.

È qui che si inserisce il caso di Giovanna Melandri.

Giovanna Melandri è un parlamentare del PD, con un curriculum di assoluto rilievo. Nasce a New York, si laurea cum laude a Roma, lavora nell’Ufficio Studi di Montedison, è Responsabile dell’Ufficio Internazionale di Legambiente; a soli 29 anni è membro della Direzione Nazionale del PDS, viene eletta deputato nel 1994 a 32 anni, rieletta nel ’96, nel 2001, nel 2006 e nel 2008. Nel ’98 è nominata Ministro dei Beni e delle Attività Culturali. Parla quattro lingue. Nel 2003 riceve da Chirac la Legion d’Onore. Cosa si vuole di più? Se non è D.O.C.G. questa, quale potrebbe esserlo?

Purtroppo è nei particolari che si vede la differenza, dove la D.O.C.G. e gli uomini mostrano tutti i loro limiti 1.

Tra i numerosi concorsi avviati dal Ministero dei Beni Culturali, quando La Melandri ne è titolare, c’è anche quello per la realizzazione del Centro per le Arti Contemporanee a Roma (vinto dall’architetta anglo – irachena Zaha Hadid). La Fondazione MAXXI, da cui dipendono le attività del Centro, ha come partner principali e sponsor il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, la Regione Lazio, Lottomatica, ANCE, Bloomberg. Per il funzionamento della struttura, dati di bilancio 2011, vengono spesi 9.606.628 euri, a fronte di ricavi per 8.895.790. Di questi ricavi, 1.959.043 sono contributi del Ministero dei Beni Culturali, 2.000.000 di Arcus società per lo sviluppo dell’arte della cultura e dello spettacolo a capitale interamente sottoscritto dal Ministero dell’Economia, 500.000 della Regione Lazio, 255.000 della regione Veneto, per un totale di 4.714.043 euri, che rappresentano il 53% degli introiti. Ergo, senza le generose iniezioni di denaro pubblico questa benemerita fondazione, che ha come scopo di “promuovere le espressioni della creatività di oggi in un Paese, come l’Italia, caratterizzato da secoli e secoli di primato nel campo artistico e architettonico.”, da sé sola non starebbe in piedi. Poco male, se opera a vantaggio di tutti.

Bene. È in questa cornice che si inscrive il fatto.

L’attuale Ministro dei beni Culturale, Lorenzo Ornaghi, propone l’ex ministro dei Beni Culturali, Giovanna Melandri, a Presidente della fondazione MAXXI, incidentalmente proprio nel momento in cui la Melandri potrebbe essere invitata dal partito a non presentare richiesta di deroga alla regola interna che prevede la non ricandidabilità per coloro che abbiano già fatto tre mandati/15 anni in parlamento. Melandri ne ha fatti 5, per complessivi 18 anni.

Il mondo politico s’indigna. Maurizio Gasparri, da che pulpito, pretende che Ornaghi ritiri il decreto di nomina. Ribatte Melandri: Ah, ah, ah, Zaha Hadid contro Gasparri… Suvvia, siamo seri. Uno a zero e palla al centro. Da una parte Zaha Hadid, i musei dell’arte contemporanea, gli architetti e i paesaggisti, personalità come Sartogo, dunque il mondo della cultura e dell’arte che ringrazia Ornaghi per aver trovato una soluzione per il Maxxi. Dall’altra la politica, un tempo avremmo detto tutto l’arco costituzionale, incattivita. E forse un po’ invidiosa, perché no?

Ma, scusi, è vero che lei percepirà dei compensi?

Non ne percepirò finché sarò parlamentare e finché il Consiglio di amministrazione non verrà insediato. Poi sarà il Consiglio, nella sua autonomia, a decidere su eventuali Indennità.

Si difende la Melandri da chi critica l’opportunità della sua nomina, evidenziando come, nihil novi sub sole, il signor Giuliano Urbani, per esempio, altro ex ministro dei Beni culturali, sia stato chiamato a dirigere la Fondazione Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia “Leonardo da Vinci” di Milano, oppure come il signor Antonio Marzano sia stato chiamato a presiedere il Cnel. Entrambi con ottimi risultati. Perché no la signora Melandri al MAXXI?

La laureata cum laude, che parla quattro lingue, che ha alle spalle cinque mandati, non si rende conto che l’ingiustizia che offende (non Gasparri ma i normali cittadini), non sta nella sua mancanza di merito, ma nel modo in cui avrà l’incarico. Per nomina, senza competitori. Un vulnus che non può essere cancellato dal plauso e dal riconoscimento, fossero pure unanimi, degli architetti, dei paesaggisti e di personalità come Sartogo. (a proposito, chi era costui?)

Ammesso che il MAXXI sia un bene per tutti e che la posizione di Presidente sia indispensabile a farlo funzionare, considerato che la posizione di Presidente del MAXXI è una posizione di evidente privilegio nel nostro contesto sociale, considerato che la fondazione spende per buona parte denaro pubblico, non viene in mente alla laureata cum laude che la posizione di Presidente deve essere contendibile, e contesa, e che non può essere graziosamente assegnata da un Ministro a un altro ex Ministro, sia pure fornito di un curriculum lungo così?

Perlomeno, secondo l’idea di giustizia che aveva John Rawls. Che a me personalmente piace moltissimo.

Notes:

  1. l’autore si riferisce ad un suo precedente intervento che si può leggere qui.

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