Una volta può bastare 11


La caratteristica fondamentale della cultura euro-occidentale, trasmessasi, nell’ultimo mezzo millennio, a tutto il mondo, è quella d’essere individualistica, cioè refrattaria a un controllo da parte di qualsivoglia autorità o collettività. L’unico collettivo che si ammette è il gruppo borghese di appartenenza, e lo Stato serve appunto a tutelare interessi di classe o di casta privilegiata.

Una cultura del genere tende inevitabilmente a minimizzare le questioni etiche e a fare dell’idea di progresso il suo idolo da adorare. Chi è solo contro tutti ha bisogno, per affermarsi con successo, di bruciare le tappe, di anticipare i tempi in qualunque aspetto della sua vita, altrimenti teme di non farcela e di subire gli effetti della concorrenza. Ce lo sentiamo dire un milione di volte che se non sappiamo affrontare la competizione, il nostro destino è segnato.

Le idee scientifiche e le realizzazioni tecnologiche che ha messo in campo l’occidente hanno dimostrato che l’uomo possiede capacità illimitate, ma hanno anche dimostrato la sua grande pericolosità. Proprio perché individualistica e priva di etica la cultura occidentale andrebbe fermata per il bene dell’umanità e della natura.

In sé la sua scienza e tecnologia non possono essere considerate negativamente, ma lo diventano subito quando vengono messe in relazione all’uso che se ne fa. Infatti, non avendo alcuna vera etica, la scienza e la tecnica vengono utilizzate soltanto per acquisire un potere, non per risolvere problemi fondamentali per la sopravvivenza dell’umanità.

Una cultura individualistica non è in grado di stabilire obiettivamente delle priorità favorevoli a interessi collettivi. Le principali priorità sono sempre quelle relative alla conservazione del potere (politico, economico, militare) e, ovviamente, alla sua ulteriore crescita. Guai se questo potere dovesse diminuire.

Chi è abituato ad avere tutto, cioè molto di più del necessario, di fronte alla perdita di qualcosa ha sempre l’impressione che sia l’inizio di una catastrofe e, per questa ragione, può avere reazioni scomposte, sproporzionate rispetto all’effettiva gravità del problema. Abbiamo già fatto due guerre mondiali basandoci su delle percezioni negative. Le stesse borse mondiali, ove girano fiumi di denaro e dove quindi il senso della sicurezza dovrebbe essere massimo, sono le più sensibili ai mutamenti d’umore, alle impressioni psicologiche, alle dichiarazioni equivocabili.

La cultura occidentale ha perso il senso della misura, cioè il significato della presenza umana sul nostro pianeta. Sottomettendo arbitrariamente qualunque processo naturale, essa, schiava della propria artificiosità, non sa più cosa sia il senso dell’umanità.

Con questo non si vuol dire che non avrebbe dovuto esserci uno sviluppo scientifico e tecnologico, ma soltanto che non avrebbe dovuto esserci in questa maniera, cioè privandolo di eticità e finalizzandolo unicamente a interessi di dominio. In particolar modo gli Stati Uniti appaiono come un’Europa occidentale portata all’eccesso. E quello che sta avvenendo oggi in Cina, India, Russia, Brasile… è indicativo del fatto che non si vuole trovare alcuna soluzione a questa deriva individualistica, preoccupata unicamente di fare profitti o di vivere di rendita.

La cultura “occidentale” sta minacciando l’esistenza del genere umano, non solo perché un ecosistema sconvolto nelle sue fondamenta, inevitabilmente si ripercuote sulla vivibilità dell’habitat umano, ma anche perché le popolazioni che subiscono le conseguenze del nostro progresso, senza ricavarne significativi benefici, potrebbero scatenare l’inferno. E quando quel momento verrà, speriamo solo che non vi siano nuovi storici pronti a usare il termine “barbaro” per qualificare quelle popolazioni. L’hanno già fatto per descrivere il crollo dell’impero romano: una volta può bastare.


11 commenti su “Una volta può bastare

  • fma

    a) Una società che privilegiasse il primato dell’etica sull’evoluzione scientifica-tecnologica con ciò stesso si consegnerebbe nelle mani di un’élite deputata alla definizione della “vera” etica: la Chiesa, il Partito, la confraternita dei filosofi, quella dei teologi, o semplicemente i “migliori”?
    b) Storicamente gli uomini si sono messi insieme, dando luogo a un collettivo, esclusivamente per trarne dei benefici individuali. Perché se no? Che senso avrebbe un’organizzazione che nel nome di un astratto bene comune penalizzasse globalmente la qualità della vita degli individui? Un carrozzone che pesasse sulle spalle degli individui portandogli più oneri, che vantaggi, tipo le Repubbliche Socialiste Sovietiche?
    c) Supposto pure che un mondo dove prevale l’interesse degli individui sia destinato alla rovina, per quale ragione un mondo dove prevalga l’interesse comune, definito necessariamente da una casta, dovrebbe funzionare meglio? Gli stati teocratici, per esempio, hanno dimostrato di funzionare malissimo.

  • Adriano

    molto bello e ricco di spunti 🙂

    una perplessità se alcune argomentazioni siano più riferibili a paesi di cultura protestante o cattolic; che sono le due forme in cui l’imperialismo di Roma si è mutato nella storia

    a me sembra che tu sia partito da un’analisi sui paesi mediterranei per poi estendere una valida analisi al resto dell’occidente

    copierei qui pari pari quello che ho scritto ad un amico nei commenti al mio post http://www.mentecritica.net/idrusa/leggere/un-lettore-di-mentecritica/39496/

    in particolare queste righe: “ti invito ad una riflessione: osserva la discrasia che esiste tra il progresso tecnologico e la nostra morale che come scriveva Jacques Monod deriva da quella di una “tribù beduina” del deserto”

    mettere una bomba atomica nelle mani di uomini del neolitico non è una buona idea

    • Enrico Galavotti

      Mi riferisco alla civiltà borghese nata in Italia e nelle Fiandre intorno al Mille e sviluppatasi soprattutto nei paesi protestanti (e tra questi anzitutto in quelli calvinisti, di cui il maggiore sono gli Usa). La nostra morale appartiene alla borghesia da almeno un millennio, anche se in maniera irreversibile solo da mezzo.

  • Account rimosso

    Una società che privilegiasse l’etica su tutto, dovrebbe essere un’altra società, tutta da costruire. Persino la nostra etica dovrebbe essere ricostruita, perché con quella che abbiamo faremmo fatica a costruire una società esattamente come la vorremmo. Dobbiamo curarci da persone malate.
    Di sicuro dovremmo darci un’etica autodiretta e una società autogestita, perché al di fuori di queste due cose, c’è solo mancanza di qualcosa che c’impedisce d’essere umani.
    Gli umani, in teoria, dovrebbero stare insieme per stare insieme, aiutandosi a vicenda. Nella pratica invece, e spesso, stanno insieme solo per fare i loro interessi privati. Dunque perché li giustifichi? Non esiste su questo pianeta un benessere che sia prodotto solo da quelli che l’hanno prodotto (NOI): esiste anche da parte di quelli che lo subiscono (gli ALTRI).
    Certamente l’idea di “collettivo” in sé non è migliore di quella di “individuo”. Ma perché ipostatizzi il contrario?
    Gli Stati teocratici hanno funzionato malissimo perché “teocratici” o perché “collettivi”? E i nostri occidentali funzionerebbero meglio se non avessero un terzo mondo da sfruttare impunemente?

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