Una Visita al MuSe di Trento 92


La Rabbia

Sono uscito dal Muse di Trento con quella rabbia silenziosa e micidiale di chi vede con i suoi occhi quanta sia vasta la devastazione sociale e culturale del paese in cui vive.
Sì è vero, se ne legge ogni giorno sulla rete e ce lo racconta la televisione. Solo chi proprio non vuole capire e pende dalle labbra di Silvione o del suo analogo piddino si illude di “partecipare al dibattito politico” arrovellandosi su questioni che farebbero impallidire un filosofo bizantino quali l’imu, l’incandidabilità, la violenza di genere, lo ius soli mentre chi tiene le redini della borsa la saccheggia senza ritegno e si spartisce il bottino con l’unico obiettivo di rimanere seduto a tavola a mangiare.

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Il MuSe di Trento

Il MuSe di Trento è la dimostrazione che quando la gente di questo paese vuole fare, fa cose meravigliose. In un sistema politico e civile dove la dispersione di risorse indotta dalla corruzione rimane contenuta nell’aliquota fisiologica dell’inevitabile ingordigia umana si possono concepire e realizzare strumenti utili e belli. Cose che ti fanno sentire di aver fatto qualcosa per te, ma soprattutto per il futuro.

Io ci sono arrivato da Monte Baldo attraversando il parco delle Albere. Sarà stata l’aria frizzante del mattino, lo scorrere sereno dell’Adige, il rumore dei passi sul selciato, il silenzio circostante, la sagoma cupa e severa delle Dolomiti, ma sono stati i 10 minuti di camminata più belli degli ultimi anni. Il quartiere residenziale che vi si affaccia l’ha progettato Renzo Piano. Io non sono un architetto e, per questo, non mi piace. Sì, i materiali biologici, sì l’efficienza energetica, sì le grandi vetrate, ma non mi piace. Sono sicuro che Renzo Piano se ne farà rapidamente una ragione.

All’ingresso una lunga fila ordinata e ovunque bambini, bambini, bambini, perché il MuSe è un museo dove l’altoparlante dice che “le cose si possono toccare, ma con delicatezza”, perché al MUSE non ci sono guide o guardiani ma decine di ragazze e ragazzi belli, sorridenti e dolci a spiegare le installazioni. Sì perché il MuSe non è un’esposizione, ma un grande laboratorio colorato progettato, realizzato e messo in opera per i bambini. E i bambini sono ovunque. Al piano 0 si perdono fra le decine di esperimenti scientifici: le vibrazioni sonore, il giroscopio, il principio di azione e reazione, la chiave di volta, le illusioni ottiche. Negli altri cinque piani, quattro in salita e uno sotto il livello del suolo ci sono dinosauri, insetti, conchiglie, computer, tecnologia moderna e antica, decine e decine di display interattivi, giochi didattici, sabbia, ghiaccio. Ci si aggira tra le sale schivando i bambini che corrono da un banco all’altro toccando tutto, simulando inondazioni e carezzando i manichini di orsi, uccelli, piccoli mammiferi e insetti. Infine, dopo le vasche dei pesci e l’esperienza di suonare un theremin si passa per una minuscola, ma splendida foresta in una serra lucente con piccole cascate e decine di piante tropicali.

Non ho la preparazione scientifica per valutare la qualità dei reperti esposti, ma per quello che mi riguarda possono anche essere tutti di plastica. Credete di essere capaci di distinguere uno scheletro di dinosauro vero da una riproduzione? E poi, se la riproduzione non si può toccare, non ci si può arrampicare dentro, non può essere carezzata come un cucciolo, a che serve? Alla fine, dopo tre ore di visita, la cosa che mi ha colpito davvero sono le risate, le piccole grida, gli occhi accesi di entusiasmo e le facce luminose e allegre degli adulti, così diverse da quelle di circostanza che si esibiscono nei musei noiosissimi che ho sempre evitato come la peste. Al MUSE di Trento i bambini sono felici e gli adulti che hanno un cuore sono felici di conseguenza.

 

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La Rabbia

In queste braccia, connazionali, abbiamo il nostro futuro, non nella nostra bocca. Provate a vedere che si può fare quando le risorse che produciamo non vengono combuste in nome della panza di pochi bastardi e nutritevi della rabbia che proverete pensando al ladrocinio che si consuma ovunque. Vi hanno detto che bisogna stare buoni e hanno mandato i carabinieri a dirvelo, come se foste tanti piccoli Pinocchio. La pace è bella, il rispetto pure.
Però il rispetto e la pace sono valide finché sono reciproche. Se no si chiamano “fottitura”.

Voi vi sentite rispettati o fottuti?

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