Una Stella Come Tante 14


Mi chiamo Stella, sono un’insegnante di religione. No, non mi interessa che avete scelto di non avvalervi, adesso mi ascoltate come avete ascoltato tutti quei servizi morbosetti sul professore sessualmente indeciso e sulla supplente invece meno. Ma partiamo dall’inizio.
Per motivi che si perdono nelle piogge dei poteri temporali l’insegnamento della mia materia è istituzionalmente IRC (insegnamento religione cattolica) indi per cui non obbligatoria. Se durante la mia ora si facesse etica, storia delle religioni e compagnia bella, non diventerei una educatrice facoltativa, come succede in diversi paesi europei, ma obbligare la catechesi non è politically correct. La notizia però è che nelle mie lezioni e in quelle dei miei colleghi si fa proprio etica, storia delle religioni, educazione civica eccetera. Risultato: noi siamo figure precarie perché in teoria insegniamo una materia facoltativa, pur insegnandone una obbligatoria. Primo mistero gaudioso.
Dal punto di vista didattico contiamo come il due di coppe con briscola a bastoni. Il nostro voto non fa media e le alternative alle nostre lezioni sono andare a casa prima, venire a scuola dopo, appoggiarsi al bancone del bar dell’istituto e praticare fori nel tramezzo dello spogliatoio delle ragazze. Ardua scelta. Mentre, per esempio, in Germania chi non si avvale dell’insegnamento della religione fa etica, educazione civica e via discorrendo. Proprio le cose che noi non dovremmo fare per via dell’IRC, ma che in realtà facciamo per via del politically correct. Secondo mistero gaudioso e pure un po’ buffo (del resto io fo’ religione).
Non è inconsueto ritrovarsi in classi di trenta ragazzi perché il ministero deve risparmiare per pagare 28 sottosegretari. Tra questi (i ragazzi non i sottosegretari) dieci seguono altre religioni, dieci scappano da tutte, cinque sono disadattati e l’unico equilibrato viene pestato con una apprezzabile metodicità. Non mi vergogno a dire che non sono preparata a tutto questo. L’insegnante di religione diventa spesso un consulente psicologico, ma nessuno mi ha mai dato le risorse per seguire i giovani che sono sempre più pazzi (volevo dire problematici, ma pazzi è più acconcio). I professori delle altre materie se ne infischiano. Loro hanno un metodo educativo e disciplinare molto efficace e professionale: “fai come dico io o ti boccio”. Io posso arrivare a “fai come dico io o dico un’altra volta fai come dico io”. Durante la mia ora se non devono studiare per qualche compito in classe, svolgere attività di igiene personale o insidiare virtù varie, sfog ano tutti i loro dubbi, le loro rabbie, la loro voglia di imporsi.

Insegno da 17 anni e i ragazzi sono cambiati. Meno concentrazione, più superficialità, fretta, quantità e poca qualità. Il problema è che rispecchiano qualcosa, non sono così casualmente. I genitori (spesso troppi più di 2) li affidano a noi come si affida a un addestratore un cane che non da la zampa. Salvo poi difenderli anche se sbranano un bidello. L’alcool e la droga sono paurosamente dilaganti… il sesso li annoia già a diciassette anni, tanto che le ragazze si spogliano in maniera proporzionale al disinteresse che suscitano, arrivando ad indossare francobolli (il che da un nuovo senso a certe pratiche sessuali). Paradossalmente i più dissoluti sono quelli provenienti da culture cattoliche alla faccia di chi dice che il cattolicesimo è opprimente, bigotto e restrittivo. Gli evangelici, i protestanti, i mussulmani hanno invece un pudico senso di rispetto, quasi un timore.
Insomma le famiglie fanno la loro parte, dando sempre tutto, salvo poi lamentarsi della perdita di controllo (che si argina con un cellulare da 600 euro) ed affidarsi alla scuola. La scuola punta tutto sulla frenesia, la quantità di scarsa qualità: corsi sperimentali, di ceramica spaziale, teatro no, scambi ludoculturali, tutto ammassato, tutto per far bella figura come istituto ed attirare iscrizioni e soldi. Per questo stesso motivo la dirigenza tende a difendere i ragazzi, già spalleggiati dalle associazioni genitori aumentando in loro un pericoloso e irreale senso di potere e diminuendo drasticamente la mia possibilità di gestire questo immenso puzzle di razze, lingue, religioni, ormoni, capacità e incapacità.
Non sono goldrake, sono una donna e provo a fare del mio meglio senza essere messa in condizioni di fare ciò che si pretende da me. Un ragazzo che ha problemi ha insegnanti di sostegno, corsi di recupero e programmi speciali. Per noi non c’è niente. Puoi anche impazzire, ma tutto quello che puoi ottenere è una bella denuncia, un filmino su internet e un processo mediatico sommario, giusto a metà tra il periodo dei pruriti degli adolescenti e il boom delle inchieste shock.

D’accordo mi sono sfogata un po’, ma ci tengo a dire che il diavolo non è così brutto come lo si dipinge (durante il corso di pittura olistica). Il rapporto con i ragazzi, anche se non con tutti, può darti molto dal punto di vista umano. Se riesci a non farli allontanare e non farli avvicinare troppo, al punto di metterti le mani nei pantaloni, diventi una sorta di punto di riferimento. Il che significa stima e considerazione. Il che si traduce in meno persone che ruttano in classe. Ma soprattutto significa servire a qualcosa, far considerare dei valori, uscirne arricchiti e spendere molto meno in benzodiazepine.
A causa di un bislacco evolversi della situazione della didattica italiana e degli stili di vita familiari, il ruolo di insegnanti come me è stato sempre più spinto a sovrapporsi a quello di un educatore, ma di tutti i genitori disperati con cui ho parlato, che si sentivano inermi di fronte alla refrattarietà dei propri figli verso una qualsiasi forma di disciplina, se ne trovano pochi che capiscono che se due genitori che si occupano di un ragazzo non ottengono risultati, è praticamente ridicolo che una sconosciuta in un’ora a settimana abbia successo con centinaia di “figli”.
Non voglio dilungarmi in anacronistici discorsi “missionari”, anche se solo la passione, la forza interiore e il credere in qualcosa possono spingerti a resistere e a continuare a provare. Però ora che è molto di moda il “dagli al professore” pensateci bene prima di giudicare una persona da un titolo ad effetto fatto ad arte per sfruttare proprio quella mancanza di valori di cui tutti si lamentano.
Ora devo andare, io non posso non avvalermi, anche se non c’è più religione.

N.d.A. Non sono Stella e non insegno religione. Questo post l’ho scritto dando forma ai racconti di una mia cara amica docente. Ottima persona che molto ha dato ai ragazzi e che molto ha subito da un ambiente davvero poco gestibile (e una stellacometante è solo un gioco di parole

 


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