Nel gennaio 1989 Natalia Ginzburg, di cui oggi ricorre l’anniversario della dipartita, scrisse questo articolo sulla morte, che riporto con le sue stesse parole.
Alla morte si pensa continuamente, per tutta la vita, ma non mai nello stesso modo: difficile è ricordare tutte le forme e i paesaggi e i colori che ha preso dentro di noi l’idea della morte nel corso degli anni, e tutti i sentimenti che ha destato nel nostro animo; è l’idea più mutevole che si possa avere; non c’è niente in noi che sia mutevole come l’idea della morte. A volte pensiamo che ci sarà, dopo la morte, un’altra vita.
Ascoltiamo anche quello che dicono gli altri. Alcuni dicono che dopo morti ci si trasforma in cani o gatti o in altri animali: non ci dispiacerebbe, perché così potremmo continuare a frequentare la gente e la terra. Molto meno saremmo contenti di diventare degli alberi, perché gli alberi stanno immobili, e noi temiamo nel raffigurarci un’altra vita, sia il troppo moto sia l’immobilità. Quando pensiamo all’altra vita, abbiamo una gran paura di sentirci lontano dalla terra, e sfaccendati, senza niente da fare; non avremo più niente di quello che ci rende oggi l’esistenza così schifosa e insieme a suo modo allegra, calda e marcia e brulicante come ogni cosa vivente; non avremo i più i mille interessi pettegoli e stupidi in cui ci troviamo a impacciarci, provandone ribrezzo e piacere; ci chiediamo se ci sarà consentito, da morti, cacciare ancora il naso nei fatti della terra, o se invece saremo non più impiccioni ma asettici, indifferenti e severi.
Forse ci toccherà, dopo morti, vagabondare senza tregua nell’aria. Questa idea ci affatica e ci spaventa perché pensiamo che saremo presto annoiati e stanchi. Ci chiediamo se potremo aver con noi almeno una sedia. Vediamo lo spazio disseminato di sedie, con aggrappati altri esseri costretti come noi a ruotare nello spazio senza riposo. Altre volte pensiamo che la morte darà riposo. Immaginiamo allora la morte come un piccolo paese, o come una piccola casa. O una stanza. Qui abiteremo per sempre, con tutte le persone che abbiamo amato. Delle diverse idee che abbiamo sulla morte, questa è l’idea che più di tutte ci è cara. Il vero riposo è stare sempre con le persone più amate. E perché non potrebbe essere così la morte? Chi l’ha detto che non sarà così?
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Tag: anniversari, morte, Natalia-Ginzburg
Cristina
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2 commenti
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12 Ottobre, 2007 a 21:26
anna
mi ha colpito molto l’articolo.
Se fosse vero che una volta morti noi trascorreremmo tutto il nostro tempo con le persone che abbiamo amato, non vedrei l’ora di morire per poter esaudire il mio sogno. Dentro di me è nato un amore impossibile, che non potrò mai vivere ma che vorrei con tutta me stessa. Qualcuno di voi è nella mia stessa condizione?
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13 Ottobre, 2007 a 0:09
diabolicomarco
@anna
Sono in una situazione opposta alla tua.
Vivo con la persona che amo (e che mi ama a sua volta). Per questo spero che l’ora della morte arrivi il più tardi possibile.
Ho avuto in passato degli amori impossibili. Non credo che si possa amare solo una persona. Anche se il tuo amore è impossibile credo che la tua vita sia degna di essere vissuta in funzione delle altre possibilità che hai.
A morire si fa sempre in tempo.
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