Una Riforma Possibile
29 novembre, 2007 di serpiko
Archiviato in Chiamiamola Economia

Abbiamo visto come una singola sottrazione dell’IVA valga una perdita secca dell’erario quasi pari al valore imponibile sul quale la stessa dovrebbe essere calcolata.Questo è possibile perché l’IVA viene addebitata attraverso fatturazione ai clienti finali ma, esistendo soggetti che non hanno alcuna necessità di presentare documentazione fiscale relativa alle proprie transazioni (anzi, in taluni casi risparmiano su di essa se la documentazione fiscale non viene emessa), esiste la reale possibilità che si crei un buco nella struttura di controllo.
Per colmare questo buco bisogna fare in modo che tutti i soggetti fiscali siano interessati a ricevere le documentazioni relative alle spese da essi effettuate. Ma come si ottiene tutto ciò?
E’ più semplice di quanto non si creda, è infatti sufficiente:
- uniformare l’esazione fiscale per tutti i contribuenti, senza distinguere più tra lavoratori dipendenti con prelievo alla fonte e partite IVA con versamento a saldo, e consentendo anche ai primi di poter calcolare le proprie imposte sull’utile netto invece che sull’imponibile;
- rendere qualsiasi transazione detraibile dalle tasse (o deducibile, a seconda della sua tipologia);
- consentire che il credito d’imposta eventualmente maturato venga calcolato a compensazione.
I primi due punti funzionano così: ognuno di noi incasserebbe solo contributi lordi (anche nel caso di buste paga mensili); le tasse si calcolerebbero soltanto sull’utile rimasto in busta una volta sottratte tutte le spese dimostrabili. Per dimostrare di aver sostenuto le spese e poterle detrarre sarebbe necessario presentare una fattura, documento univoco, intestato e per questo motivo tracciabile. In mancanza della fattura la nostra spesa non potrebbe essere detratta e ci troveremmo a dover pagare le tasse anche su di essa.
Niente fattura, niente detrazione. Ciò significa che ognuno di noi sarebbe interessatissimo a dimostrare le proprie spese e, senza nemmeno volerlo o saperlo, automaticamente costringerebbe i soggetti cui ha versato i propri soldi a documentare l’avvenuto incasso delle somme, sottoponendole così alla dovuta esazione. Le fatture che consentono il mio risparmio fiscale sono le stesse che costringono la mia controparte al pagamento delle proprie imposte. Calcolando bene eventuali aliquote, in questa maniera impediamo che uno sconto sulla transazione diventi economicamente più vantaggioso della fatturazione.
Per chiudere il cerchio occorre però un ulteriore sforzo: il tempismo.
Fino a oggi lo Stato incassava immediatamente i propri crediti d’imposta ma restituiva eventuali debiti con dilazioni più o meno penalizzanti. E’ necessario invece che credito e debito d’imposta abbiano gli stessi identici tempi, al fine di impedire che il già citato e temuto sconto sulla transazione risulti più immediato ed interessante di un rimborso d’imposta dilazionato nel tempo.
Ciò si ottiene attraverso il terzo punto: la compensazione d’imposta su base di calcolo mensile. Se per qualsivoglia ragione mi trovassi ad aver pagato più imposte del dovuto, devo avere la possibilità di trattenere il credito che ho maturato nei confronti dello stato dai pagamenti successivi fino a estinzione del credito stesso.
Nonostante l’ovvia necessità di gestire un numero molto più grande di documenti, tale sistema di calcolo risulterebbe inoltre estremamente più semplice e più efficace. Più efficace in quanto consentirebbe a tutti di gestire e detrarre le spese allo stesso modo, senza penalizzare gravemente una categoria rispetto alle altre. Più semplice in quanto non differente dal comunissimo bilancio familiare che ognuno deve tenere per verificare le proprie spese.
Quello che ho appena descritto non è è una mia invenzione ne’ uno sterile modello ideale. Si tratta di qualcosa già in uso da parecchi anni presso diverse nazioni anche extraeuropee. E’ un fatto documentato che, nei paesi dove oggi viene applicato questo metodo (mi riferisco in particolar modo alla Francia), i dati relativi all’esazione totale e all’evasione percentuale sono migliori di quelli registrati in Italia.
Detto questo, se le alternative esistono, sono attuabili e portano vantaggio, cosa induce il nostro legislatore a perseverare in un sistema tanto inadeguato?
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2007







la detrazione totale.
sembra che su questo punto siano d’accordo tutti.
una competizione virtuosa dove ciascuno di noi eserciterebbe un controllo sulle attività economiche e finanziarie che lo riguardano.
va bene la detrazione totale..
ma “il felino stagionato”, che tipo di carne è?
(oddio, non ci saremo mica ridotti mangiare carne di gatto??)
luna
E’ un salame di maiale che si fa nel paese di Felino.
Ottimo anzichenò. E detraibile, se passase il “mio” sistema.
Ahahahaha
Ci sei cascata
Nell’ambito della lotta all’evasione fiscale e al lavoro nero un’agenzia delle entrate territoriale (non dico quale e soprattutto non è l’unico caso) manda una nota con 350 mila euro per corrispettivi non registrati e quindi presunta evasione, con tutta la relativa pappardella (polenta e funghetti o polenta e baccalà) senza le prescritte motivazioni e presunzioni, cioè così un tanto al chilo, tanto per fare…poi quando gli contesti fanno marcia indietro (tanto era campata in aria) e si scopre che era solo per aumentare il loro “volume di affari” far vedere che fanno qualcosa ovvero che si guadagnano lo stipendio al 27 del mese, nonostante li abbia visti spesso in giro a fare la spesa in orario di ufficio…
La politica adottata dal governo contro l’evasione fiscale, così ben espressa dal Vice-Ministro Visco, inzia a dare i propri frutti soprattutto sulla “carta”…
Intanto Montezuma continua a pagare il 12,50% sulle sue poche ed inconsistenti rendite finanziarie (saranno quattro euro…)
Un caro saluto, in particolare al Comandante Nebbia che così tanto ama il suo paese….
C’è stato il terremoto, la casa è crollata, la mamma è morta, ma va tutto bene…
Sui controlli “un po’ così” o addirittura inesistenti penso che ognuno possa raccontare qualcosa…
Per quanto riguarda il mio lavoro (sanità pubblica), posso dire che da qualche giorno a questa parte il minimo controllo che poteva (doveva, più giusto) essere effettuato sul diritto all’esenzione o meno delle spese sanitarie è stato tolto: basta l’autocertificazione. Ok al fatto di semplificare la vita agli utenti ma….. Non dimentichiamo che siamo in Italia: suppongo che fioccheranno le autocertificazioni! Ovviamente parlo dell’esenzione a cui si ha diritto per il reddito. Verranno mai controllate queste autocertificazioni in base al reddito? Dubito… E come diceva un Grande: “E io pago!!”…
Nel paese tanto amato dal Comandante Nebbia accade anche questo…i due opposti: si inventano controlli, oppure si omettono controlli… eppur si muove! Controlli per l’esenzione sulle spese sanitarie…ma l’anagrafe tributaria non ha già i dati? Altrimenti a che serve continuare ad inviare dati su dati (comprese le operazioni bancarie)… che se ne fanno di tali dati? Non dovrebbero finire in una qualche specie di Db da poter consultare alla necessità? Allora perchè tu, Spes, che sei al terminale quando ti si presenta uno non chiami il suo codice fiscale ed esce la sua posizione e così sai se gli spetta o meno l’esenzione?
Ma forse è più facile la campagna dei risolini e dei sorrisini così ben avviata dal Vice-ministro…
Una domanda sinistra ed inquitante che pende peggio della spada di Damocle…a che servono tutti i dati che inviamo all’anagrafe tributaria? Che fine fanno?
Un caro saluto!
@mstatus
Io purtroppo non posso fare nulla: basta l’autocertificazione.
Anche se “immagino” che qualcuno possa non aver diritto all’esenzione (sai, se vengono persone della zona bene o male si “immagina” la condizione economica) non posso intervenire in alcun modo, almeno non più… Ad ogni modo il controllo effettivo dovrebbe farlo qualcun altro che, come dici giustamente, dovrebbe avere tutti i dati!