Una Notte nei Fumetti 4


Era un giorno come tanti quando decisi di andare a dormire. Dissi buonanotte a mio padre e andai in camera mia. Mi misi a letto e cominciai a leggere dei fumetti che avevo già letto tante volte, ma non mi importava. Tanto non avevo nulla da fare. A un certo punto le parole sulle pagine e le immagini cominciarono e sfocarsi: mi stavo lentamente addormentando e così successe, ma il mio sonno durò poco.
Mi svegliai i una stanza molto strana, grande, e con mucchi di monete d’oro, banconote e sacchi sparsi un po’ in giro. Vidi anche una scrivania con il simbolo di un dollaro. Mi voltai e vidi la porta gigantesca di un caveau.
-Ma dove sono?
Mi chiesi.
La risposta fu quasi immediata.
Ero nel deposito di Paperon de’ Paperoni!
“Ma come è possibile… no, non lo è. Sto sognando.” Pensai. Mi diedi un pizzicotto per verificare la mia teoria.
-Ahi! Fa male. Ma allora è tutto vero. Mi alzai da terra e improvvisamente sentii delle voci:
-Signore, vostro nipote Paperino desidera vedervi…
-Digli che non lo voglio vedere, quello scansafatiche! L’ultima spedizione in Brasile è stata un disastro per colpa sua.
-Ne siete proprio sicuro Signore?
-Un no è un no. E ora non replicare se non vuoi che ti abbassi lo stipendio o che ti licenzi.
-In realtà voi non mi pagate proprio, signore.
-Lasciamo stare. Vammi a preparare un tè, veloce.
-Certo, signore.
“Saranno Battista e Paperone. L’ho riconosciuto dalla sua taccagneria.”, pensai.
Sentii dei passi venire nella mia direzione e mi nascosi velocemente dietro la scrivania. Era Battista che, come avevo sentito, stava andando a preparare un tè a Paperone.
Purtroppo feci cadere una lampada inciampando nel filo della corrente e il maggiordomo se ne accorse subito. Venne verso di me e mi vide. Sembrava perplesso, stupefatto e impaurito allo stesso tempo.
Vederlo dal vivo era molto diverso dal vederlo sulla carta.
-S…scusi, lei chi sarebbe, signorina…?
-Io? Io mi chiamo Sofia. Mi sono addormentata e al risveglio mi sono ritrovata qua.
Battista sembrava non capire, ma rispose:
-Strano… ma lei non sembra né di Paperopoli, né di Topolinia.
-È perché non lo sono. Io vengo dal Trentino.
-E cosa sarebbe?
-È una regione dell’Italia.
-Non ne avevo mai sentito parlare.
A un certo punto si sentì dall’altra parte:
-Allora Battista, arriva questo tè?!
-Sì signore, scusate, faccio in un attimo.
Poi si rivolse di nuovo a me.
-Venga con me. La porterò da Paperon de’ Paperoni, forse lui sa qualcosa. È un grande viaggiatore.
-Si, lo so,-risposi prontamente-sono un’appassionata delle sue avventure.
-Come…
-Oh no niente, non farci caso.
Non volevo far sorgere troppe interrogativi al povero Battista che, poveretto, sembrava già confuso di suo.
Così mi disse di aspettare mentre preparava il tè e io rimasi nella sala guardandomi intorno. Il mio sguardo cadde su una monetina in una cupola di vetro con incisa la cifra 1… ma certo, la Numero Uno!
Ero sul punto di prenderla quando improvvisamente nella sala piombò Paperone, che evidentemente si era stancato di aspettare per la sua bevanda.
-Aspetta Aspetta… ma tu chi sei?! E perché stai toccando la mia moneta? Leva subito quelle tue manacce!
Obbedii, perché era meglio non peggiorare le cose con uno come lui.
-Perfetto. Chi sei e cosa vuoi??
Gli raccontai tutto e gli dissi che non avevo intenzione di fare nulla di male alla sua beniamina.
-Oh santo cielo… in tutti i miei anni di viaggi in capo al mondo, non ho mai sentito una cosa del genere…
Paperone fu interrotto dall’arrivo trafelato di Battista, che reggeva tra le mani un vassoio con una tazza.
-Eccomi, signore… oh, vedo che avete già conosciuta la nostra ospite.
-La conosci?! Ecco dove hai perso tutto quel tempo. A parte questo sì, ma stava mettendo le mani sulla mia Numero Uno.
Guardai Battista con un po’ di imbarazzo, ma a lui non sembrò importare molto.
-Comunque signore, vi ha già raccontato di quello che le è successo.
-Sì, non ho la minima idea del perché.
-Scusate se vi interrompo…-dissi- mi aiutereste a trovare un alloggio almeno finché non trovo un modo per uscire di qui?
Paperone mi guardò indignato.
-Qui sicuramente non starai! Non voglio avere una mocciosa a vagare liberamente tra il mio denaro. Battista, chiama Paperino, forse lui è disponibile. Poi voleva vedermi…
-Certo, signore. Subito.
Così Battista compose una serie di numeri su uno di quei telefoni antichi con una strana rotella sopra.
Si sentirono solo dei frammenti di discorso.
-Ecco… abbiamo un problemino… le dovrei chiedere un favore… ah, sì? Sarebbe disposto a farlo? Grazie mille signorino Paperino. Arrivederci.
Non ci potevo credere! Ero felice, perché avrei avuto un posto dove stare. Guardai fuori dalla finestra e dopo un po’ vidi arrivare Paperino con la sua 313.
-Eccomi! Ciao zione… Battista, al telefono mi hai detto che c’era una ragazzina di cui devo occuparmi. Dov’è?
-Arriva.
Così Battista mi fece cenno di venire.
-Ciao… sono Sofia.
Ero un po’ timida, ma soprattutto non mi era mai capitato di parlare con il vero Paperino prima d’ora.
-Non essere timida,-disse lui sorridendo, come se mi avesse letto nella mente-non ti faccio niente.
Mi sentivo più sicura adesso.
Così mi apprestai a seguire Paperino, quando suo zio lo chiamò:
-Nipotastro, perché mi cercavi?
-Oh, zio, era per chiederti scusa per la spedizione andata male. Quando ho accidentalmente distrutto quel cimelio che valeva 10.000 dollari.
-Lascia stare e vattene.
-Ma zio…
-Vuoi che ti mandi via a fucilate?
-No no grazie, faccio da solo.
Così uscimmo dell’imponente ingresso del deposito.
-Scusalo. È fatto così. Ma poi ci sono anche io e la mia sfortuna terribile…
-Non preoccuparti, grazie per la tua gentilezza.
Salimmo entrambi sulla macchina, che nonostante fosse piccola, era molto comoda. Durante il viaggio vidi un sacco di edifici molto familiari: il Club dei Miliardari, la RockerTower, il municipio.
Ero così assorta nel paesaggio che non mi accorsi che eravamo arrivati a destinazione. Paperino mi prese per mano e mi aiutò a scendere dall’auto. La sua ala, più che mano, era piena di morbide piume bianche che mi fecero il solletico.
-Grazie,-dissi.
Lui annuì in segno di approvazione.
La sua casa era piccola, ma accogliente. Le stanze erano tutte in stile cartoon ma era normale, date le circostanze: ormai avevo capito di essere in un fumetto.
All’improvviso sentii delle vocine esclamare all’unisono:
-Zio! Zio!
Indovinate un po’? Ecco Qui, Quo e Qua scendere di corsa le scale per andare ad abbracciare lo zio appena tornato.
Quo fu l’unico ad accorgersi della mia presenza e chiese:
-Zio, chi è lei?
-Oh, lei! Mi sono dimenticato di presentarvela. Lei è Sofia, la nostra ospite.
Gli occhioni dei piccoli brillarono di felicità.
-Una sorella! Che bello!
-Ragazzi, ragazzi. Lei è qui solo per poco.
-Ah peccato…-
I paperotti sembravano tristi.
Per tirarli su di morale, dissi:
-Vi va se giochiamo un po’ insieme, se volete ai videogiochi?
Loro annuirono contenti e mi trascinarono nella loro stanza, piena di fumetti di supereroi sparsi per terra, letti a castello e un grande televisore con sotto una console per videogiochi.
Mi sedetti e mi misi a giocare con loro, era divertente.
Dopo un po’, sentimmo la voce di Paperino:
-Ragazzi, venite. È arrivata zia Paperina.
-Sìì! Zia! Devi conoscerla, Sofia.
Non volevo dirli che la conoscevo già dai fumetti, quindi risposi:
-Uhm… sì, volentieri.
Scendemmo al piano di sotto dove ci aspettavano Paperino e Paperina.
-Eccovi! Ciao, ragazzi. Ah, Paperino mi ha raccontato tutto di te, com’è che ti chiami?
-Sofia.
-Ah, certo! Piacere di conoscerti, cara. Io sono Paperina.
Come se non lo sapessi già…
-Piacere.
-Dovrai sentirti confusa dopo tutto quello che ti è successo. Vieni, ti preparo una tisana calda.
Paperino aggiunse:
-Intanto siediti pure.
-Grazie.
Mi guardai bene intorno: la casa era esattamente come la ricordavo dai fumetti, molto colorata e accogliente.
I paperotti vennero da me e mi chiesero:
-Va bene per te se giochiamo ancora dopo??
-Dai, Qui Quo Qua, non infastidite Sofia, ha bisogno di riposo – disse Paperino
-Va bene Zio.
I piccoli sembrarono capire e tornarono nella loro stanza. Mi sentii un po’ in colpa.
Poi arrivò Paperina, portando una tisana in una tazza bianca di ceramica.
-Ecco a te cara. Bevi piano, che è calda.
Ouf! Avvicinai le labbra ed effettivamente scottava! Allora iniziai a sorseggiarla, quando la porta si aprì improvvisamente e da lì si udì una voce:
-Ciao cugino! Ho sentito della tua strana ospite e ho voluto venire a vedere di persona, anzi, di papero.
Paperoga! Lo riconobbi dal suo berretto rosso con il pompon nero.
-Tu… come lo sai?!-rispose Paperino.
Lui non nutriva di grande simpatia nei confronti del cugino.
-Beh sai, le notizie viaggiano veloci qui a Paperopoli: lo sa tutto il quartiere.
-Tutto il quartiere? Ma sei pazzo? E se dovessero venire qui e rapirla?
-Rilassati, cugino! Nessuno le farà del male. Posso vederla?
Paperino ci pensò su, poi rispose:
-Umpf, va bene…
Non fece in tempo a finire la frase che Paperoga piombò in casa e venne verso di me, facendomi quasi cadere la tazza a terra.
-Ciao! Tu devi essere la piccola ospite di Paperino. Come ti chiami? Io sono Paperoga.
-Ciao, mi chiamo Sofia. Ho 12 anni, quindi non sono piccola.
-Ah, ops… perdonami. Ma nonostante questo, credo ti piacciano ancora le barzellette.
-Le adoro!
-Allora te ne racconto una. Qual’è il colmo per un idraulico?
-Quale?
Feci finta di non saperlo.
-Non capire un tubo! Ahahaha!
-Ahah… sì…
In realtà non mi fece molto ridere, perché conoscevo già questa barzelletta: era vecchissima.
-Perdonami Paperoga,-ci interruppe Paperino-Ma se lo sa tutto il vicinato, allora perché non è venuto anche Gastone?
-Ah, lui non lo sa. è in un viaggio premio.
-Come sempre…
Si sa, Gastone aveva una fortuna spacciata, al contrario di Paperino.
Finii la mia tisana e rimasi sulla poltrona. Come sarei tornata a casa? Non lo sapevo. Mi accorsi che ero ancora in pigiama, ma non mi importava. Volevo solo tornare nella mia cameretta. Mi piaceva stare lì, ma mi mancava mio padre. Mi assopii nei miei pensieri quando, improvvisamente, la porta si spalancò ed entrarono di corsa il commissario Basettoni e Manetta, con Topolino e Pippo a seguire. Ma c’era anche Intellettuale 176, un Bassotto… come era possibile?
Basettoni esclamò:
-Dobbiamo avvisarvi tutti di una terribile minaccia: Gambadilegno e i Bassotti hanno rapinato la banca centrale di Topolinia e Paperopoli, che custodisce i fondi di entrambe le città quindi abbiamo bisogno di aiuto per recuperare il bottino. Abbiamo pensato a te, Paperino.
-Uo uo uo… aspettate! Ma c’è un Bassotto proprio dietro di voi!
-Non sono più un Bassotto ormai, ho deciso di diventare onesto. Ti prego credimi, Paperino. Sono stato io a dire della rapina al commissario.
-Come potrei crederti dopo tutte quelle volte che hai provato a rubare il denaro di mio zio?!
-Calmati, Paperino,-disse il commissario-lui è con noi. Quello che dice è vero.
-Va bene, vi credo, ma mi rifiuto di venire. Causerei solo guai.
In tutto quel trambusto, non ci capii più niente, ma decisi di intervenire.
-Paperino, tu sei coraggiosissimo. Sei il mio personaggio preferito dei fumetti, perché sei sempre disposto ad aiutare gli altri, nonostante la tua sfortuna. Non dubitare di te stesso.
Delle lacrime di commozione cominciarono a rigare il viso di Paperino.
-G…grazie. Ma di che fumetti parli?
-Non è questo il punto. Devi andare. E io verrò con te.
Topolino intervenne:
-Aspetta, chi sei?
Allora mi feci vedere.
-Sono Sofia. Voi siete Topolino, Pippo, Manetta, il commissario Basettoni e Intellettuale 176, uno dei Bassotti.
-Come lo sai?
-So molte cose.
-Yuk! Yuk!-disse Pippo-sono proprio io.
-Sembri intelligente-aggiunse Manetta.
-Concordo! Un vero genio proprio come me!
Disse Intellettuale 176.
-No, aspettate,-ci interruppe Basettoni-questa missione è troppo pericolosa per una ragazza, figuriamoci per una bambina.
-Non sono una bambina! Ho 12 anni!
-Non mi interessa. Sei sempre una ragazza.
Allora a quel punto intervenne Paperina, che aveva ascoltato tutta la discussione attentamente.
-No! Le ragazze possono essere anche migliori degli uomini. Ad esempio sono più intelligenti. Come ha fatto, secondo voi, a indovinare i vostri nomi?
-Non ci avevo pensato-Rifletté Basettoni.
-Sapete che vi dico? Vengo anch’io. Una ragazza in più vi sarà utile.
-Ma cara, potrebbe essere pericoloso-replicò Paperino.
-Anche tu adesso?
-No, allora per me andrebbe bene.
-Anche per me! -Esclamò Topolino.
-Yuk! Ci sto! – Disse allegramente Pippo.
-Per me sono dentro. – Disse Intellettuale 176.
-Sono d’accordo. – Aggiunse Manetta.
-E va bene allora… potete venire, voi due. – Disse infine il commissario.
-Sì! Grazie infinite!
Ero contentissima.
Paperina mi fece l’occhiolino e io replicai.
-Grazie,-sussurrai.
-Di niente.
Paperino disse:
-Paperoga, tu resta qui a badare ai nipotini. Non fare disastri. Se al mio ritorno trovo solo una cosa sottosopra, allora giuro che…
-Tranquillo, cugino. Responsabilità è il mio secondo nome.
Paperino finse di non aver sentito e si avviò verso l’uscio.
Salimmo tutti in macchina. Il viaggio fu abbastanza lungo e il paesaggio si faceva sempre più lugubre ad ogni chilometro che percorrevamo.
Arrivammo: il rifugio dei ladri che era una casa abbandonata, con le finestre sgangherate e le assi sconnesse. Faceva un po’ paura.
-Allora, il piano è questo:-disse Topolino, che aveva affrontato un sacco di casi in cui era coinvolto Gambadilegno-serve qualcuno che distragga Sgrinfia, l’assistente di Gamba, fuori dal cancello, e sarai tu, Paperina. Il commissario, Manetta e Intellettuale 176 resteranno qui in caso i banditi provino a scappare, mentre io, Pippo, Paperino e Sofia andremo a recuperare il bottino, senza farci vedere dai Bassotti e da Gambadilegno. Ci terremo in contatto con queste ricetrasmittenti. Siete d’accordo?
-Sì!
Rispondemmo all’unisono.
Così Paperina si avvicinò a Sgrinfia, mentre il commissario, Manetta e Intellettuale si appostarono dietro un cespuglio.
-Chi sei, signorina? Cosa vuoi.
-Oh niente, caro. Mi sono solo smarrita e mi servirebbe un alloggio dove stare.
-Scordatelo. Questo non è un albergo.
-Ah davvero? Speravo solo di fare amicizia e bla bla bla…
Noi altri, Pippo, Topolino, Paperino e io, entrammo senza problemi grazie all’eccellente lavoro di Paperina. Scavalcammo il cancello e passammo per la finestra mezza aperta arrivando in un vecchio salone.
-Da che parte? – Chiese Paperino.
-Dobbiamo guardare un po’ tutta la casa. Il malloppo potrebbe essere ovunque: è meglio dividerci. – Rispose Topolino.
-Dividerci? Ehm… meglio di no. Facciamo meglio a coppie. Io vado con Sofia, tu vai con Pippo.
-Va bene. Allora voi andate al piano di sopra.
Così io e Paperino salimmo le scale cercando di non fare rumore. Guardammo un po’ dappertutto, in molte stanze, finché non rimase che una sola.
-Andiamo lì,-dissi.
Aprimmo la porta: non c’era assolutamente niente.
-Ecco. Sarà al piano di sotto allora. – Disse Paperino.
Stavo per convincermene anche io, ma poi guardai meglio il pavimento e mi accorsi che…
-Ehi! Qui c’è una botola!
La aprii e dentro ci trovai un cumulo di denaro, una quantità mai vista prima.
-Wow. Sei intelligente, davvero.
-Grazie.
Purtroppo Paperino, sbadato com’è, poggiò la zampa ai un’asse, che scricchiolò e fece un rumore poco piacevole.
-Shh! – Sussurrai.
Ma ormai era troppo tardi.
-Bene bene bene. Chi c’è qui? Paperino e… una mocciosetta! Ahr ahr ahr.
Sapete che non mi piacciono i ficcanaso? – Era stato Gambadilegno a parlare.
Dietro di lui scorgemmo anche i due Bassotti.
-Uno dei nostri componenti ci ha abbandonato per seguire voi! Che sciocchezza. Ma ora vi facciamo vedere noi.
Paperino immediatamente prese la ricetrasmittente:
“Topolino, Pippo! Paperino a rapporto! Abbiamo trovato il bottino, ma anche i ladri sono qui! Aiuto, passo!” “Commissario, tenetevi pronti! Abbiamo trovato il denaro rubato e anche i banditi sono qui: potrebbero scappare, attenzione, passo!”
“Arriviamo subito, passo e chiudo!”
Fu la veloce risposta di Pippo e topolino che, salendo velocemente le scale, arrivarono in un lampo da noi.
Cominciò uno scontro. Topolino si difendeva con mosse di karate, mentre Paperino e Pippo azzardavano qualche mossa goffa.
Dovevo fare qualcosa, ma non sapevo cosa.
Mi frugai nelle tasche e sentii qualcosa di morbido, simile a una gomma… e infatti lo era!
“Ma a cosa può servirmi una gomma contro di loro?”
Pensai. Ma poi ci riflettei su: i personaggi dei fumetti sono pur sempre disegni, no? Mi bastava cancellarli con la gomma.
Così esclamai:
-Spostatevi, amici! Ci penso io!
Corsi verso Gambadilegno e i bassotti e cominciai a strofinare la gomma su di loro, mentre lentamente si cancellavano.
-C…cosa fai?? Levat…
Ma Gambadilegno non fece in tempo a finire la frase che sparì completamente.
I Bassotti disperati implorarono:
-No! Ti preg…
E anche loro scomparirono.
Gli altri mi guardavano stupiti.
-Grande! Grande! Bravissima.
Disse Topolino, mentre Paperino cercava ancora di capire cosa fosse successo.
-Yuk! Yuk! La nostra eroina!
Pippo mi prese in braccio e mi sollevò in aria, poi mi rimise giù.
-Ahah, grazie ragazzi.
Solo dopo mi accorsi che sulla gomma c’era scritto “GAST 1” la sigla del nostro club di amiche:”Gruppo Amiche Simpatiche e Tenaci 1.

Tornammo dal commissario, da Manetta e da Intellettuale 176.
-Ragazzi! State bene! – Esclamò quest’ultimo.
-Sì stiamo bene. – Disse Topolino.
-Ma dove sono i furfanti? – Domandò Manetta.
-Loro? Lo sa Sofia. – Disse Paperino.
Consegnai la gomma a Manetta, che poi la passò al commissario per fargliela vedere.
-Interessante e strano. Loro sono qui dentro?
-Sì, almeno credo.
-Perfetto. Non mi importa molto sapere come, dato che quello che conta è che voi siate salvi e il denaro recuperato. Aspettate, dov’è Paperina?
Guardammo tutti verso il cancello e scorgemmo Sgrinfia addormentato, mentre Paperina parlava senza sosta.
-Ehm, cara…
Disse Paperino avvicinandosi.
-Oh, caro! Sei Salvo! Mi stavo preoccupando. Sai, questo qui è davvero un maleducato! Si è addormentato nel bel mezzo del mio racconto sulle mie numerose porcellane cinesi, che…
-è meglio che andiamo, non credi?
Disse Paperino, cercando di evitare quel discorso.
-Oh, Certo.
Prima di andare prendemmo il denaro e il commissario mise le manette a Sgrinfia, che stava ancora dormendo e lo infilò nell’auto.
-Grazie, ragazzi, davvero. Senza di voi non ce l’avremmo mai fatta.
-è un piacere! Noi…
Paperino venne interrotto dal rumore di un motore di un’auto sportiva rossa fiammante, e indovinate chi era il guidatore?
Gastone!
Parcheggiò l’auto e scese, vendendo verso di noi.
-Ciao a tutti! Sono appena tornato dal mio viaggio premio: passavo di qua, vi ho visti e ho deciso di venire a salutarvi. Ah, ci sei anche tu, cugino… e Paperina…
-Non ci provare.
-Tranquillo, caro cugino.
Ah, è sempre il solito.
-Chi è questa ragazzina dietro di te?
-Ciao. Sono Sofia e alloggio da tuo cugino.
-Oh! Che carina. Io sono Gastone. Sembri davvero in gamba. Perché non vieni da me invece che stare con lui?
-No grazie, sto bene con lui.
Paperino mi sorrise, con un’espressione davvero dolce.
-Uff, preferite sempre lui a me. Non capirete mai che io sono il migliore. Meglio che vada.
-No Gastone, aspetta…Ti devo ringraziare. Grazie a questa gomma abbiamo potuto catturare tre malviventi.
Disse il commissario Basettoni.
-Una gomma con il mio nome? GAST ONE è il mio nome di battaglia. Certo che è mia.
Che bugiardo!
-Per ringraziarti ti offriamo 1000 dollari di ricompensa. Bastano?
-Sì, grazie. Davvero troppo gentile.
Gastone fece l’occhiolino a Paperino, che stava ribollendo di rabbia.
-Non è giusto-bisbigliò-lui non ha fatto niente e la ricompensa va a lui solo perché sulla gomma c’è scritto qualcosa che assomiglia al suo nome!
-Tranquillo, Paperino-replicai-tu sei stato molto d’aiuto. Sei davvero coraggioso. Un vero eroe.
Lui mi abbracciò. Sentii di nuovo le sue piume morbide. Lo abbracciai anch’io.
-Voi due!-Esclamò Basettoni-torniamo a casa, forza. Noi porteremo questo ragazzaccio alla centrale.
Risalimmo sull’auto, mentre Gastone risalì sulla sua, ci salutò e ripartì a tutta velocità con i 1000 dollari di ricompensa.
Arrivammo a casa, ci apprestammo a scendere, quando Intellettuale 176 ci fermò dicendo:
-Aspettate, vengo con voi. Forse so come riportarti a casa, Sofia.
-Come lo sai che non sono di qui?
-Paperino mi ha raccontato tutto durante il viaggio di ritorno. Mi serve solo un po’ di tempo, dopodiché potrai tornare da dove sei venuta.
-Grazie davvero! Grazie anche a Paperino.
-Non c’è di che.
-Lasciate solo che vada a prendere i miei strumenti.
Intellettuale andò e tornò in un lampo con un mucchio di attrezzi strani.
Si mise subito al lavoro, mentre io raccontavo quello che era successo ai paperotti. Anche Paperoga ascoltava incuriosito.
Quando finii, Qui esclamò:
-Zio! Sofia ha ragione, sei un eroe! Un supereroe, come quelli dei nostri fumetti!
Qua aggiunse:
-Concordo! Sei lo zio migliore del mondo!
Tutti e quattro, i paperotti e Paperino, si strinsero in un abbraccio.
-La mia invenzione è pronta!-Disse Intellettuale 176-è un portale fra dimensioni: ho già selezionato la tua. Ho fatto un po’ di ricerche, vieni da un altro mondo, il mondo degli umani, non è così?
-Sì.
Tutti mi guardarono sbigottiti.
-Lo so, amici, sono una specie di alieno per voi.
-No, non lo sei per niente! -Replicò Paperino.
-Sei nostra amica.
-Vero! – Disse Paperina.
-Grazie a te ho avuto il coraggio di far valere i miei diritti da donna, so che devo farmi forza.
-Noi tre ci siamo divertiti un mondo con te! -Dissero i paperotti.
-Non ti conosco bene, Sofia, ma hai un grandissimo senso dell’umorismo!
Fu Paperoga a parlare.
-Oh, ragazzi… grazie.
-Infine, tu, Sofia, mi hai aiutato ad avere fiducia in me stesso e mi hai dato il coraggio per accettare l’offerta di partecipare alla missione per recuperare il bottino della banca. Tu sei speciale. Vedi solo i pregi degli altri, questo è un dono.
Stavo per piangere. In effetti mi dispiaceva un po’ lasciare quel mondo.
-Allora, vieni o no?
-Arrivo.
Prima di andare, abbracciai Paperina, Paperoga, i paperotti e Paperino.
-Mi mancherete. – Dissi.
-Anche a noi mancherai.
Allora mi avviai verso il portale. Strinsi la mano a Intellettuale 176, che mi sorrise.
-So che diventerai una scienziata da grande, proprio come me.
-Lo spero.
Così guardai per l’ultima volta i miei amici, tutti commossi a vedermi partire, ed entrai nel portale.
Mi ritrovai nella mia stanza, ma al mattino.
Avevo ancora il fumetto che stavo leggendo fra le mani.
Guardai le immagini: erano cambiate: c’erano tutti i personaggi: Paperoga, Paperino, Paperina, Qui Quo e Qua… e c’ero anche io!
Sfogliai il fumetto e vidi che c’era disegnata tutta l’avventura che avevo vissuto, dall’inizio alla fine, in cui mi si vedeva attraversare il portale.
Mi scese una lacrima che andò a bagnare la pagina.
Mi ricorderò per sempre di quell’avventura e di tutti i miei amici, grazie a questo fumetto.
Per sempre.


Informazioni su Sofia Ombra

Vorrei scrivere qualcosa sul grande vuoto che sento dentro di me, ma non so cosa scrivere perché è una cosa troppo grande. Forse ho bisogno di un po' di tempo.

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4 commenti su “Una Notte nei Fumetti

  • Paola

    Sofi è davvero bella questa storia, e tu sei come ti descrivi, speciale, vedi solo i pregi di chi ti sta vicino e questo è proprio un dono, viene da un grande cuore.
    Leggendoti sento che hai indossato gli stivali delle sette leghe (per dirla con le fiabe) non ti ferma più nessuno!

  • emilio

    Clap, clap clap! Non era facile tenere il ritmo così a lungo! Veramente brava. Poi quella del Gast-One, un perfetto e inaspettato colpo di scena, mentre lo scambio fumetto/realtà (“la sua ala , più che mano, era piena di morbide piume bianche che mi fecero il solletico”) mi ricorda una certa amicizia con un certo pappagallo…

  • Manuela

    Non so se da grande farai davvero la scienziata, ma di sicuro hai il dono grande di una bellissima intelligenza unita a fantasia e creatività. Coltivalo e proteggilo, ti porterà ovunque tu deciderai di andare, perché è proprio l’abito mentale di chi è portato a interrogarsi su ciò che ha di fronte, è la dote di chi fa ricerca. Congratulazioni, sei davvero una grande e bella scoperta!