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Una Donna Normale

7 giugno, 2010 - 9:47 di  
Archiviato in latest, Schermo dei Sogni, Storie Italiane




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Il ricordo è nitido e fulminante. Anno 1973, su tutte le locandine svetta Malizia, con una procace ragazza su una scala a pioli, sorpresa nell’attimo in cui scopre un reggicalze nero e, più sotto o più oltre…
Era lei, Laura Antonelli. E lui era Alessandro Momo: il giovanotto sedotto che avrebbe girato con la sensuale attrice istriana un altro film dal titolo ammiccante: Peccato veniale. Laura Antonelli era una bella pesca dagli occhi rinascimentali. Avrebbe fatto la gioia dei pittori pompieri di fine secolo.

Nulla di complicato e di decadente in lei. Era nata a Pola, ma restava così floreale, squisita, italiana fin nelle rotondità del seno generoso e florido. Succosa, la classica figlia-madre-amante. Anche di Alessandro Momo, suo partner nel film che la lanciò, ho un ricordo abbacinato: come la sua carriera.




Un ragazzo dall’aria campagnola, scuro scuro, in piena tempesta ormonale, amava molto le motociclette, come il campione d’allora, Giacomo Agostini. Credo mi piacesse, anche se non ne sono così sicura. Si vociferava che Laura e Alessandro avessero una love story. Una storia di sentimento e di sesso adolescenziale, un Porci con le ali senza manifestazioni né picchetti. In fondo, più onesti. Io non feci in tempo ad assaporare nulla di quanto promettevano i loro corpi giovani e infiammati. Ero troppo giovane per entrare in quei luoghi scuri dai pesanti panneggi rossi, dove proiettavano un’indiscreta educazione sentimentale. Sensazioni d’aperta campagna, di parasole aperti, di sorrisi, di gioia di vivere. Un quadro classico, appunto. Ma quel quadro si deturpò presto dei colori neri della cronaca: Alessandro Momo si sarebbe schiantato di lì a poco con la sua moto. Non credo avesse i turbamenti di James Dean. Soltanto amava la velocità, come qualsiasi ragazzo sano, timido, spavaldo, impudente, gioioso.

Poi ci furono le complicazioni, i torbidi vapori di Visconti, esalazioni ambigue in interni del primo Novecento. Troppo, per me. Laura Antonelli svanì come modello di donna con la rapidità d’un cirro luminoso, troppo presto perché ne imparassi la devota tenerezza.
E’ riemersa una ventina d’anni fa. Deturpata dalla chirurgia estetica. Ormai fantasma di sé stessa. Poi implicata in una storia di cocaina. E adesso, riemersa dall’oblio grazie all’appello dell’amico Lino Banfi. Povera e sola, l’icona sexy che non ascolta altro che Radio Maria pensa di non aver più molto da vivere, ma di volerlo fare almeno dignitosamente.

Mi si obietterà che si tratta d’una parabola come tante altre. La diva caduta in disgrazia, una moderna Foscarina che non si rassegna alla fine e che vela gli specchi di casa. Ma Laura non è una Foscarina, e non è una Contessa di Castiglione. E’ la palpabilità di allora, la bella pesca sulla tavola rinascimentale. E’ la classicità italiana. Una certa scremata freschezza, simbolo d’un paese sessualmente balbettante, l’amore nella sua lallazione. Un rimpianto della gioventù, forse, ma non soltanto. E’ un mondo di finestre aperte e di sguardi luminescenti, un futuro chiazzato di mare, che viene a oscurarsi nella triste vicenda di Laura Antonelli. Il suo sguardo nocciola era davvero disarmato, incapace di gestire quella bellezza sfuggitale di mano, sempre in attesa della mano forte, dell’uomo mai venuto, del figlio non nato. Laura Antonelli è una donna che ha perduto e che non ha molto da offrire.

Una persona normale, piovuta in una polvere di stelle. Una Frine suo malgrado. Restituitele il diritto all’errore e alla quotidianità.

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Comments

2 Risposte a “Una Donna Normale”
  1. marechiaro scrive:

    Perchè a Laura Antonelli non ci pensa direttamente il mondo del cinema, Banfi compreso? Il chirurgo plastcico ha pagato il suo errore? I pusher continuano a scorrazzare? Tutta la mia comprensione alla bella ex malizia ma praticamente perchè altre belle malizie rimangono commesse a vita con le varici per pagare il vitalizio a lei? Quanti creativi costretti a lavorare e a chiudere nel cassetto le loro opere non dico d’arte, ma originali? Il tritacarne funziona stritolando personalità deboli e macinando soldi per i soliti, e a noi tocca pagare le spese. Non mi va.

  2. daniela scrive:

    Io volevo porre l’attenzione su un dramma umano di una donna con, probabilmente, poche qualità (come da titolo: “Una donna normale”, nel senso di ordinaria). Non era un appello a qualsivoglia vitalizio o altro. Era un paradigma, una considerazione di come il successo non risolva i drammi di una fragile personalità.

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