Una Discriminazione Sessuale al Contrario: Il Caso del Nuoto Sincronizzato Maschile
23 maggio, 2009 di staff
Archiviato in Cronache Italiane, Democrazia e Diritti, Meccanica delle Cose, Veri Uomini, latest
Vi proponiamo l’interessante rivendicazione di un nostro lettore, Gian Mario Felicetti, membro dell’unica squadra di nuoto sincronizzato maschile italiana.
A quanto pare, caso più unico che raro, il nuoto sincronizzato è uno sport che discrimina gli uomini sulla base di una serie di pregiudizi che il nostro Gian Mario si preoccupa di confutare puntualmente.
L’articolo è lungo, ma divertente ed inconsueto. Leggetelo con l’attenzione che merita perché anche questo, purtroppo, è pregiudizio.
staff MC
Sabato 11 Aprile, si è tenuto a Milano il terzo torneo europeo di Nuoto Sincronizzato Maschile. Dodici squadre provenienti da dieci nazioni europee (ma anche da Ucraina e Giappone) hanno gareggiato per conquistare “la coppa degli uomini”, ambito premio ancora appannaggio di pochi sportivi.

Infatti, per il CONI e per gran parte del pubblico generalista, il nuoto sincronizzato è “femminile” se non volgarmente addirittura “roba da femmine”. Una questione di abitudine che affonda le radici nei tempi di Esther Williams, ormai lontani ma purtroppo ancora attuali per il sincronizzato.
Ma le abitudini, si sa, quando non sono buone, si trasformano in vizi difficili da sradicare. Ci proviamo comunque, con l’aiuto di qualche informazione e un pizzico di analisi (alla buona). Tutti buoni motivi per avere il nuoto sincronizzato maschile.
Il nuoto sincronizzato è una disciplina nata al maschile. E perfino Tarzan faceva nuoto sincronizzato.
Tutti associano il nuoto sincronizzato ad Esther Williams e i suoi faraonici show hollywoodiani. Pochi si ricordano di Annette Kellerman, la prima donna divenuta una vera star proprio grazie a particolari evoluzioni acquatiche in grandi vasche di vetro.
Ma leggendo bene i giornali si scopre che il nuoto sincronizzato è nato proprio dagli uomini. Di certo non era uno sport ufficiale, e non si chiamava nuoto sincronizzato. Lo chiamavano nuoto artistico, e magari erano le prime sperimentazioni di una attitudine di muoversi nell’acqua in modo articolato e coreografico. Ci furono le prime gare internazionali, iniziarono a partecipare le donne e poi partì il business, tutto al femminile.
O quasi. Non mancano infatti immagini di repertorio in cui star del nuoto sincronizzato si esibiscono insieme a degli uomini. Esther Williams ricorda in particolare quella volta all’Aquacade con Johnny Weissmuller, famoso Tarzan cinematografico, anche lui, come lei, campione di nuoto. Conferma che da sempre gli uomini erano in qualche modo coinvolti in questo sport, ma sempre più in modo minoritario se non addirittura irrilevante.
I primi film con Ester Williams erano prodotti per l’intrattenimento dei soldati. Ovvio che si è creato il pregiudizio che sia uno sport da femmine.
Ho provato a vedere un film di Esther Williams. “Bathing Beauty”. Un’ora e trenta di storia romantica che termina in un’apoteosi: uno spettacolare show acquatico per il quale il coreografo merita senza dubbio ogni riconoscimento.
Ma non fermiamoci alle apparenze. Un qualunque cittadino occidentale del 2000 si rende conto che le impostazioni dei ruoli in questo film sono rigidissime, secondo una classificazione standard da cui non si sfugge.
Lei è la regina, la corteggiata, non proprio oca ma veramente ogni altra sua qualità oltre la bellezza e la grazia in acqua è secondaria.
Lui, vi aspetterete, è il macho della situazione. E invece no. Lui è un pagliaccio. Che, guarda caso, per far ridere, sfrutta più volte la carta (abusata già a quel tempo) della promiscuità sessuale. Infatti, si improvvisa unico studente di un college femminile e da qui partono una serie di gag: si impersona studentessa in una imitazione, poi si veste da donna per fuggire da cane feroce, infine fa addirittura la sua comparsa in tutù, ballando per interminabili minuti il lago dei cigni tra i sorrisetti delle sue compagne di corso.
Ma allora i maschi, i machi, dove sono? Sono alla fine del film. Sono gli spettatori. Sono i militari per i quali questo film è stato prodotto. Quelli che dovevano salvare la nazione e ai quali Hollywood regalava qualche sogno di bellezza e di grandiosità.
Perciò lo schema è chiaro. Da un lato le femmine, nell’acqua: dolci prede aggraziate. Dall’altro i maschi, fuori dall’acqua: eroi salvatori della patria. Chi non rientra in questa rigida classificazione, è un pagliaccio e una checca. Non ci vuole un genio per capire che film come “Bathing Beauty” hanno minato nelle fondamenta ogni possibilità di vivere il sincronizzato il modo maschile.
La buona notizia, però, è che la guerra è finita. Possiamo smettere di sentirci dei machi solo perché vediamo delle ragazze volteggiare in acqua. Non è mantenendo la verginità della grazia delle Sincronette che salveremo la nostra nazione né l’orgoglio di essere uomini. Gli allenamenti di nuoto sincronizzato dovrebbero smetterla di assomigliare ad un rifugio di educande galleggianti. E’ tempo che le ragazze che fanno sincronizzato si mettano in gioco al 100% e si confrontino con i maschi, chi è diverso da loro.
Quello che vedete alle olimpiadi non è nuoto sincronizzato. E’ nuoto sincronizzato femminile. Agonistico per di più.
Dunque alle Olimpiadi vedete la metà di quello che potreste vedere. Anzi, meno della metà, perché oltre a perdervi il nuoto sincronizzato maschile, vi perdete anche la sinergia che si sprigiona quando i modi differenti di stare in acqua femminile e maschile si mettono in gioco e si confrontano.
Faccio parte dell’unica squadra italiana di nuoto sincronizzato maschile. Ci chiamiamo Syncdifferent e ci alleniamo da tre anni a Milano. Moltissime persone ci fanno i complimenti, capiscono il nostro impegno e ci sostengono. Alcuni invece storcono il naso… ci paragonano all’ultimo oro olimpico e liquidano il tutto dicendo che non siamo all’altezza, che non siamo come loro.
Qui scattano una serie di valutazioni erronee che vale la pena analizzare.
- Il nuoto sincronizzato che vedete alle olimpiadi, non è nuoto sincronizzato. E’ nuoto sincronizzato femminile. Così lo definisce strettamente il CONI. Che da un lato decide arbitrariamente di compiere un atto di partigianeria e discriminazione. Dall’altro mette le cose in chiaro. Alle olimpiadi non c’è “il” nuoto sincronizzato, ma “un tipo” di nuoto sincronizzato. Uno solo, tra i tanti possibili modi di concepirlo.
- Il nuoto sincronizzato che si vede alle Olimpiadi è nuoto sincronizzato agonistico. Quindi un livello superiore al nuoto sincronizzato amatoriale o dilettantistico (nel gergo sono chiamati i circuiti master).
- Le ragazze e le donne campionesse hanno un di più rispetto a tutti i maschi che praticano sincro (fatta eccezione per Bill May, o il meno noto ma non meno bravo Stephane Miermont). Ma non perché la natura le abbia dotate di chissà quali doni acquatici. Semplicemente perché si allenano 6 ore al giorno, 6 giorni alla settimana, da quando hanno 5 anni.
Fatte rarissime eccezioni, simili opportunità non sono state mai date a nessun uomo. Questo è il punto. Una questione di pari opportunità. Paragonare le campionesse ai meno giovani atleti del circuito master è come paragonare una dottoressa universitaria ad una persona con la licenza elementare che combatte per conquistare la licenza media.
Sono le opportunità che mancano. Date modo anche ai maschi di fare nuoto sincronizzato, sin da piccoli, con istruttori preparati tecnicamente e dal punto di vista educativo. E vedrete che le loro evoluzioni in acqua saranno interessanti tanto quelle delle donne.
Il pattinaggio su ghiaccio (misto) è più famoso e piace più del nuoto sincronizzato femminile
Nonostante il nuoto sincronizzato sia uno sport bellissimo e affascinante, sembra non riscuotere grande riscontro nella grande kermesse mediatica che nasce ogni volta intorno alle olimpiadi. Durante i mondiali, conquistare qualche ora di ripresa in eurovisione è già un successo. Il pubblico vede le briciole, e per le atlete anni e anni di allenamento rischiano di non avere nessuna testimonianza mediatica. Tanto che alle ultime olimpiadi di Pechino, per accorciare i tempi dedicato a questo sport, hanno fatto partecipare pochissime squadre.
Ora prendiamo l’acqua di una piscina e abbassiamo la temperatura a 0° Celsius. Abbiamo il pattinaggio su ghiaccio femminile. Grazia. Eleganza. Bellezza. Come altro definire i movimenti di Carolina Kostner sui pattini? Eppure il pattinaggio su ghiaccio non è solo femminile. Infatti, per fortuna, sul ghiaccio non c’è questa mentalità secondo la quale i maschi devono fare Hockey e le femmine pattinaggio. In tutto il mondo i giovani maschi sin dalla tenera età vengono introdotti a questa disciplina. E’ così che poi nascono i campioni come Eugeni Plushevnko, Maxim Staviski, Massimo Scali, Samuel Contesti. Partendo ad esercitarsi sin da piccoli.
Ora la domanda nasce spontanea: questi campioni stanno tutti a fare mosse da femmine e si mettono in ridicolo cercando di “copiare” la grazia di Carolina Costner? Si vestono in tutù rosa come i mariti nei film con Esther Williams? Sembrano forse ridicoli perché si cimentano nel fare qualcosa che dovrebbe competere solo alle donne?
Assolutamente no. Questi campioni eccellono nel muoversi sul ghiaccio con un loro stile, pieno di scatti, velocità, energia. In una parola si muovo sul ghiaccio con uno stile proprio, virile. E non per questo avulso da espressività e sensibilità al bello.
Perciò ora alziamo nuovamente la temperatura a 17 gradi, e apriamoci anche al nuoto sincronizzato al maschile. Ma soprattutto lasciamolo fare alle nuove generazioni. Se i giovani di oggi, a sei anni, potranno accedere a questo sport convinti di fare naturalmente una cosa secondo le loro aspirazioni, avremo campioni nel giro di pochi anni. Lasciare queste possibilità intentante è suicidio consapevole dello sport. E lo sport, si sa, ama la vita.
I passi a due sono il futuro del nuoto sincronizzato
Ma non solo. Lo sport ama anche il pubblico, e i soldi, la fama, il successo. Come è normale che sia. Perciò indaghiamo un po’ più a fondo. Confrontiamo un duetto di nuoto sincronizzato e una coppia mista del pattinaggio su ghiaccio.
Ho letto un commento ad un video, una volta, in cui le atlete si sincronizzato femminile venivano paragonate a bambolette russe: tutte uguali, allineate, dei piccoli graziosi robot. Brave a fare movimenti difficilissimi ma prive di intimità, di personalità. Una sorta di amazzoni dell’acqua di fronte alle quali il pubblico generalmente rimane indifferente (lo stupore iniziale per l’abilità tecnica che nel pubblico generalista non può durare più di qualche minuto).
Al contrario, basta vedere un passo a due di pattinaggio e capire quanto sia bello e attrattivo vedere una coppia mista che si abbraccia, si stringe e poi si allontana, si guarda, tra mille gesti, fuggevoli o solenni. E’ una cosa che piace. Prende il pubblico e lo trasporta, per ore intere. Pubblico significa, appunto, soldi, fama e giusta ricompensa per la fatica fatta.
Perciò al sincro basterebbe aprirsi all’altro sesso e conquistare il mondo intero. Con i mezzi delle telecamere di oggi, si potrebbe riprendere ogni movimento fuori e dentro l’acqua e trasformarlo nel racconto unico e irripetibile di una storia d’amore. E quale mezzo, più dell’acqua, richiama la rotondità dell’amore, la tenerezza degli affetti, le fertilità di un legame? Le coppie miste nel nuoto sincronizzato sarebbero un successo mediatico senza precedenti. Eppure ancora si stenta addirittura a concepirlo.

Non esistono pregiudiziali fisiche né fisiologiche alla praticabilità del sincro da parte dei maschi, se non nei meandri delle menti non informate.
Si sente spesso dire che gli uomini che praticano nuoto sincronizzato sono ridicoli per due motivi:
- Sono pelosi e brutti
- Solo le donne avrebbero oggettive caratteristiche fisiche che le permettono di muoversi appropriatamente nell’acqua
La prima osservazione si risolve con un minimo di buon senso e autoironia.
- Infatti, in primis non tutti gli uomini sono pelosi e brutti. Ci sono campioni anche di nuoto con un nutrito pubblico di fan proprio in virtù della loro bellezza fisica. Di certo, vedere queste persone muoversi nell’acqua in modo elegante e personale invece che come un missile/automa, valorizza maggiormente la loro bellezza fisica.
- Esistono le creme depilatorie, così che gli uomini pelosi e brutti restano, per lo meno, solamente brutti.
- Esiste l’autoironia e la capacità far apprezzare al pubblico altre caratteristiche che non siano la conformità a canoni “oggettivi” di bellezza.
La seconda osservazione è madre dell’ignoranza che viene surrogata con semplici stereotipi fino a sclerotizzarsi in un penoso pregiudizio.
Come tale basta un minimo d’informazione per scoprire tre cose fondamentali:
- Le differenze esistenti tra il corpo maschile e il corpo femminile non sono così compromettenti da rendere incompatibili i movimenti dell’uno o dell’altro in ogni ambiente (terra, acqua, aria). Ancor meno, non esistono evidenze alcune tali per cui il corpo femminile abbia una supremazia di movimento nell’acqua.
- Esistono differenze oggettive tra corpo maschile e femminile. Proprio queste differenze arricchiscono il repertorio di espressione e di movimento di uomini e donne. Esse sono dunque un vantaggio comune, non uno svantaggio per gli uomini.
- Esistono caratteristiche del corpo maschile che rendono più difficoltoso il galleggiamento, e l’elasticità delle giunture. Questo non pregiudica in modo assoluto le performance dei maschi nell’acqua, così come non le pregiudica nel pattinaggio o nella danza.Allo stesso modo, esistono caratteristiche del corpo maschile che rendono più agevole tempi lunghi in apnea, la permanenza sotto l’acqua, gli stacchi di potenza. Questo non pregiudica in nessun modo le performance delle donne in acqua, così come non le pregiudica nel pattinaggio o nella danza.
Effettivamente, fino ad oggi non ho mai sentito nessun coach o tecnico sostenere pubblicamente questi pregiudizi, perché basta avere una minima competenza (anche autodidatta) sulla fisiologia umana per capire che considerare la differenza tra uomo e donna come una limitazione è totalmente infondato. Certo, dispiace che il pubblico generalista si esprima schematicamente con queste argomentazioni e ancor più dispiace quando a dire queste cose è magari una ragazza che pratica il nuoto sincronizzato. Forse ripetono questi cliché per farsi forza, come si ripete un mantra. Oppure per abitudine ad allenarsi solo con donne. Ma di sicuro constatare che ci sono atleti che si allenano con i paraocchi così gravi non lascia ben sperare. Infatti la formazione di un atleta deve essere a 360°. Lo sport non va solo praticato, ma va anche un po’ studiato. Occorre riflettere su quello che si fa e quello che si potrebbe fare. Ma soprattutto bisognerebbe sempre avere il desiderio di sapere cosa c’è oltre il recinto degli esercizi che ti vengono insegnati.
Non esistono pregiudiziali teoriche da parte delle federazioni sportive. Solamente attriti e inerzie che vanno tenute in conto con una competenza che si conquista sul campo.
Ci sono anche pregiudizi al contrario che è bene correggere. Ad esempio quello secondo il quale le federazioni sportive sono contrarie per principio al nuoto sincronizzato maschile.
Da un lato appare ragionevole aspettarsi che il CONI – quasi con un colpo di mano – decida di considerare come sport olimpico il nuoto sincronizzato e basta. Senza specificare femminile. Oppure, come è più facile immaginare, che crei una nuova disciplina, il “Nuoto Sincronizzato Maschile”.
Ma il punto è che le cose non si fanno sulla carta. Per creare uno sport occorre una domanda che viene da basso. Occorre che lo sport venga effettivamente praticato. Occorre che si siano già innestati una serie di interessi, rapporti, e quanto altro necessario per rendere vivo tutto un indotto, capace di auto mantenersi.

Questo è possibile in molte nazioni, Italia inclusa, le quali ammettono i maschi alla pratica della disciplina sul proprio territorio. Si tratta allora di uscire dalla dimensione amatoriale “alternativa” ed entrare a pieno titolo nei circuiti master. Partecipare agli eventi di promozione e interagire con le federazioni sportive.
In Italia ci sono molti esponenti federali che accolgono di buon grado l’ingresso dei maschi nel nuoto sincronizzato. Il vero ostacolo è quello burocratico, l’incapacità, tutta italiana, di decidere autonomamente su fatti inediti per quanto leciti e già previsti dai regolamenti.
In ogni caso, gli stati nei quali è già possibile per i maschi, partecipare alle gare sono i seguenti: Francia, Quebec e Canada, Catalogna e Spagna, Belgio, Danimarca, Italia e la Gran Bretagna si sta preparando, anche in vista delle prossime olimpiadi.
Il ministro inglese per le Olimpiadi, Tessa Jowell, ha fatto pressioni al CIO per eliminare ogni discriminazione sessuale alle Olimpiadi di Londra 2012
Ed infatti, lo scorso febbraio il ministro inglese per le olimpiadi, Tessa Jowell, ha lanciato un invito al CIO per superare gli ultimi vincoli di genere sul riconoscimento degli sport olimpici. Avere una nazione ospite particolarmente sensibile a questi temi sportivi ma anche sociali, potrebbe essere un aiuto in più per superare le ultime barriere che allontanano i maschi delle nuove generazioni dall’opportunità di esercitarsi e diventare campioni in questo bellissimo sport.
Speriamo le su pressioni nascano da una genuina e verace intenzione che verrà perseguita con caparbietà e coerenza. Se così fosse, ci sono le realtà di almeno 10 nazioni che la supporteranno e che sono capaci di dare la giusta visibilità a questo sport, bellissimo anche al maschile.
La decisione, in ogni caso, verrà presa dal CIO il prossimo Ottobre a Copenhagen… stringiamo le dita. Cercando di fare la nostra parte.
Gian Mario Felicetti
www.syncdifferent.it
www.menscup.org
Articoli collegati:
- Olimpiadi: Qualche Fatto e Qualche Domanda Le persone che si auguravano clamorosi gesti di protesta da...
- Pallavolo femminile: Che Italia ragazzi! E’ una grande Italia quella di pallavolo femminile, capace di...
- E Queste, Le Boicottiamo o No? Sabato 6 settembre si sono inaugurate le paralimpiadi, che sono...
You might also like
| Una segnalazione. Una nota tecnica. Il nostro caro lettore Mario ci chiede di segnalare che "questo fine settimana a Udine c'è una fittissima... | Spasibo Tovarish Mario Draghi Ascolta mentre leggi Dopo l'autorevole intervento del compagno Ratzinger sul lavoro precario, la... | Asiago, 1921-2008 Nell'estrema naturalezza del suo ciclo vitale, Mario Rigoni Stern era, è, continuo, circolare, infinito.... | Poteri del Presidente Nazionale del Popolo della Libertà: Berlusconi Berlusconi è (insieme a Marcello Dell’Utri, Antonio Martino, Mario Valducci, Antonio Tajani, Cesare... |
Lo stesso giorno gli anni scorsi
2008
2007







I miei personali complimenti a Gian Mario e a tutti i ragazzi della squadra.
Non sono un tecnico, ma mi sembrano delle esibizioni piacevoli e molto spiritose.
Il coraggio di uscire dalle regole, essere se stessi e fare ciò che si ritene giusto fa di un uomo una persona da cui prendere esempio.
Ovviamente non mi candido ad entrare in squadra. Sono sgraziato per natura e praticamente un orso per aspetto. Quando mi metto in costume da bagno gli aerei di linea cambiano rotta.
Mi associo ai complimenti del comandante. Piuttosto, mi chiedo quanto tempo sia necessario dedicare ad uno sport come questo.
Immagino che sia necessario anche allenare il fiato, oltre che la sincronizzazione dei movimenti.
Il nuoto sincronizzato non mi piace, per due ordini di motivi che tralascio in quanto legati alla sfera personale.
Però concordo in pieno sul discorso antidiscriminatorio di Gian Mario, al quale faccio i complimenti per la tenacia nonché gli auguri affinché a Londra 2012 ci sia il nuoto sincronizzato maschile, almeno in forma dimostrativa non agonistica.
Bravi e in gamba.
i video qui
http://syncdifferent.blogspot.com/2009/04/la-diretta-web-della-mens-cup-3-su.html
non funzionano. Perché?
Più che non funzionare il solo cliccare ti pianta il browser!!
Ma che diamine.
Dopo secoli di discriminazione da blanda a violenta che noi maschi ABBIAMO (non mi esendo da riconoscere in tal senso anche le mie personali azioni, parole od anche solo pensieri) tutto ‘sto cinema perché in questo caso non c’è l’equivalente categoria maschile alle Olimpiadi?
Ma su: passi per la bocciatura della presenza delle bocce a queste (a riprese diverse qualcuno ogni volta ci riprova da decenni), stranezza e mistero per l’assenza del karate e invece per la presenza del ju-jitsu…e vogliamo parlare del curling a quelle invernali?
Ho visto poco nuoto sincronizzato (anche a me piace molto poco) e conosco benissimo le evoluzioni della Williams in “Bellezze al bagno”
Ma pur non facendo nessuna comparazione tra movenze femminili e maschili (anche se una judoka od una cestista, od una pallavolista od una calciatrice ecc ecc ecc…non hanno nulla di diverso dal loro omologo maschile!) da quel poco che ho visto nei filmati di questa nostra rappresentanza se il livello è quello…campa cavallo prima di arrivare alle Olimpiadi!!!
Sarà stata l’acqua a 17 gradi, pochini eh? Brrrrrrrrrrrrr
PS) Ci sono cose le donne sanno fare decisamente meglio. Non si tratta di discriminazione ma di buon gusto
Penso che la scarsissima rilevanza che hanno tutti gli sport (che non siano quello che in Italia è considerato lo Sport) non possa che danneggiare iniziative come questa. Tutto ciò che non è Calcio per noi è uno sport di nicchia…
Vorrei ricordarvi questo esempio di discriminazione (sessual-sportiva) dal dritto: mondiali di pallavolo femminile.
Con questo non voglio certo dire che dovreste demordere, anzi.
Riguardo la vostra abilità non so certo dare un giudizio tecnico ma apprezzo molto la determinazione. Il giudizio di Giacomo qui sopra mi sembra sia alquanto ingeneroso nonché molto superficiale quando dice:
Prima di tutto perché la risposta è nel pezzo stesso:
Altro quasi OT: Tessa Jowell, la moglie di Mills? Sta ancora al suo posto? Ah sì, aveva prontamente divorziato per evitare scandali.
Ragazzi grazie dei commenti, e soprattutto a diabolicomarco che ha risposto per me a Giacomo. Capisco se Giacomo non ha letto tutto l’articolo, perché è effettivamente lungo…
NOn so perché i video non funzionano, forse la piattaforma tecnolgica di C6.tv ora riserva poca banda alla notizia, perhcé non più “fresca”… mi spiace… nono so cosa altro pensare.
Cmq, ci esibiremo insieme a danzatori vari il prossimo 6 giugno, sempre alla Cozzi, in occasione della Notte Bianca dello Sport! E poi a Copenhagen, alla nostra prima competizione mondiale!
Ma i video metterli su YouTube proprio no? Siete stati discriminati pure da Zio Google per caso?
Se vai su altri articoli successivi, vedi tutti i video di youtube, ce ne sono eccome!!!! Invece quelli di C6.tv non posso farci nulla, ahimè.
nell’articolo sfiori solamente il punto del livello tecnico
e lo sfiori solo perchè ti preme la discriminazione che non è maschile e femminile
è TECNICA
giustamente hai tirato fuori il fatto che i bambini a 6 anni dovrebbero avere la possibilità di praticare questo sport: E’ SBAGLIATO
dispiace dirlo ma mai una castroneria tale ti verrà fatta passare
un bambino oggi viene avviato alla scuola nuoto intorno ai 3 anni e intorno ai 5-6 anni ha raggiunto la competenza tecnica che gli permette di entrare nel circuito ‘propaganda’ fin. ma parliamo di competenza tecnica di un bambino di 6 anni, ricordando che i bambini di oggi praticano la scuola nuoto per qualche mese l’anno, e che quindi possono arrivare ad una competenza sui 4 stili anche intorno agli 8-9 anni (3^ – 4^ elementare). quando un bambino ha raggiunto questa meta (che va raggiunta) gli si aprono 2 strade: continuare nel nuoto oppure pensare perchè no al sincronizzato (la pallanuoto ha la leva attorno ai 10 anni). ma con il sincronizzato si riparte da zero: apnee, scivolamenti orizzontali, laterali, gambata, movimento delle braccia e delle mani sono altamente tecniche. per sfondare il muro culturale basterebbe dire che il livello di forza e di tecnica il sincro è di gran lunga più pesante di un bambino che corre dietro ad una palla. così è anche per la ginnastica artistica o per la danza (che è un mondo a parte). ad esempio per la ginnastica artistica la pre-acrobatica parte attorno ai 5-6 anni. la verità è che in uno stato che ha programmi e progetti di educazione motoria di base non conta quando cominci a fare qualcosa di tecnico mirato all’esecuzione agonistica. il programma di educazione motoria permetterà al bambino di poter scegliere e CONOSCERE qualunque sport attorno ai 10 anni, senza troppa fatica, perchè l’educazione motoria di base ha creato un bagaglio di competenze motorie tale da permettere al bambino la pratica di qualunque disciplina. E’ già così? non lo dice mai nessuno ma non è così: in prima media i ragazzi non sanno fare una capriola, faticano ad essere coordinati e questo anche se vengono dalla migliore scuola di calcio della città. i ragazzi stranieri, che provengono dall’est europa danno 2 giri a tutti ma hanno una educazione motoria a scuola che li prepara a una pluridisciplinarità, lo stato paga e la scuola insegna. da noi lo stato non paga e la scuola non insegna = 1 ora di ed fisica alle elementari cntro 2 di religione, 2 ore alle medie passate in palestra non sempre a fare qualcosa e nessun tipo di lezione pensata come CULTURA dello sport (alle volte sono le federazioni che varcano la soglia scolastica e portano del materiale ma sono casi rari ma chi ti fa una lezione sulle olimpiadi con filmati? oppure una sulla prestazione della korkina alle olimpiadi del 2000?). ma a sei anni avere bambini che si presentano a scuola e non sanno salire o scendere le scale fa cadere qualunque teoria sulla praticabilità di uno sport altamente tecnico come potrebbe essere il nuoto sincronizzato (ma anche la ginnastica artistica, anche il pattinaggio, anche la danza sportiva, anche la danza vera e propria).
quindi bene che sport che sono particati al femminile diventino praticabili al maschile ma… nei circuiti master (che non sono amatoriali te lo posso assicurare, soprattutto nella fin dove ci sno stati casi di doping e i nuotatori spendono 3-400 euro per il jacked di ultima generazione) è fiato SPRECATO. la promozione dello sport si fa dal basso ma qui salti una questione molto importante: come li fate arrivare i bambini ai corsi di avviamento al sincro? non è solo una questione culturale attenzione! e non è nemmeno una questione di tecnici (lo studio del sincro al maschile non è una questione non affrontabile). nemmeno una questione di circuiti di gare: bastano 2-3 saggi l’anno all’interno della società… che però deve avere spazi d’acqua importanti, che spesso non ci sono. 4 corsie succhiano risorse e il sincro non gode di grandi sponsorizzazioni. anzi diventano piccole parrocchie autogestite in cui le veterane diventano i tecnici delle nuove leve. perchè ci vuole moooooooolta esperienza per fare quello che si fa sopra e sotto acqua. e si autogestiscono. si pagano le trasferte, le gare, il tesseramento.
non si conosce, non si comprende, si pensa di conoscere i cicli di scuola nuoto, non c’è promozione. non è un caso che le nuove leve arrivino dalla danza dalla ginnastica ritmica o artistica e non dalla scuola nuoto. paradossale ma è così. forse una promozione basata sulla conoscenza e non sulla discriminazione potrebbe aiutare. forse una promozione basata sull’educazione motoria di base e non sulla discriminazione potrebbe creare possibilità di ingresso per ragazzi e ragazze.
il coni sta lavorando alla promozione dello sport e alla promozione dell’attività motoria di base alle elementari. non lo sa nessuno. infatti si scrive che il coni e il cio dovrebbero far cadere questo muro di discriminazione. cazzate. in realtà cio e coni nulla possono di fronte alle federazioni (che non sono più sotto al coni) che sono enti gestiti in maniera privata. che sia la fin che sia la fina che sia la len sono loro che POSSONO e che hanno creato il regolamento agonistico dello sport in questione. al quale il cio si attiene per le olimpiadi. che sono gare, agonistiche. non ci vedo nulla di strano. per fare una gara ci vuole un regolamento che possa far arrivare a una classifica. altrimenti si dovrebbe ridurre qualunque gara ad un galà. persino la danza sportiva è arrivata alle olimpiadi con un regolamento. io la danza la concepisco in altro modo e vado in teatro non in palazzetto dello sport. però chi lo fa compie gesti atletici incredibilmente tecnici e li compie perchè c’è un regolamento.
tornando alle federazioni sono loro che potrebbero avere i soldi per una corretta promozione: anche questo non si dice mai ma sarebbe ora. perchè le fed ultimamente non fanno niente altro che papparsi soldi per poi avere circuiti striminziti di gare, nazionali senza selezioni e via dicendo. e non è una grande promozione.
per finire: nella mia città attorno alla metà degli anni 80 per la promozione del sincro la mia società faceva uno spettacolo in 3 serate. si lavorava 1 anno intero dietro a scenografie coreografie. 3 serate a biglietto tutte esaurite per uno spettacolo molto galà. non si applicavano i regolamenti e la coreografia era studiata per lo spettacolo. incredibile ma vero vi partecipavano anche dei ragazzi (più per scenografia che per altro) ma scendevano in acqua. bellissimo spettacolo oggi improponibile. perchè? bisognerebbe far uscire completamente il sincro dalle competizioni agonistiche per poter avere uno spettacolo del genere: 1 anno dietro a uno spettacolo… e chi la società che te lo permette? ma un sincro così che ha per forza bisogno di un impianto sportivo muore nel giro di due anni. va a finire nelle piscine degli alberghi. allora è preferibile gustarsi per due olimpiadi di fila il numero delle russe: uguale ma capace di infilare tutti 10. perchè ha la spettacolarità degli elementi tecnici regolamentati eseguiti alla perfezione. ci arriveranno anche gli uomini. anche se la pallanuoto è un’attrazione meno faticosa
illuminante!
Ciao a tutti! Il report che è stato pubblicato qui è stato notato! Martedì ho avuto una breve intervista in diretta su Radio Rai alla trasmissione “Nudo e Crudo” e le domande che mi hanno fatto presupponevano che era stato letto questo report.
Grazie mille!
Il mio intervento è al 16 minuto e 50 secondi di questo link:
http://www.radio.rai.it/player/player.cfm?Q_CANALE=http://www.radio.rai.it/radio1/nudoecrudo/archivio_2009/audio/nudoecrudo2009_07_01.ram
Grazie anche alla strega, molto più competente di me in fatto di scuola nuoto! Riconosco le mie castronerie e sono contento di trovare competenze ben migliori delle mie disposte a psendersi per questo sport così interessante.
Ultima cosa: proprio il 6 Giugno a Milano, abbiamo fatto uno spettacolo alla Piscina Cozzi di danza e nuoto sincronizzato, senza regole ufficiali e solo al servizio delle coreografia. Non sono state tre serate, e non era una serata in stile gala. Ma al pubblico è piaciuto moltissimo e noi maschi abbiamo partecipato a pieno titolo e non solo come comparse. Una piccola conquista, forse? Speriamo di sì…