Una Diciottenne: “Votare? No Grazie!”
19 marzo, 2010 - 7:38 di Gilda
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Io non voto. Avrei tanto voluto farlo, anche perché aspettavo questa possibilità da diciotto anni, ma evidentemente sono stati bravi a rendermi impossibile farlo. Sono stati molto bravi in questo frangente, perché la voglia di far valere questo mio diritto era molto forte… ma adesso è diventato più forte il disgusto. In realtà non so se si può parlare propriamente di disgusto: se lo fosse davvero, probabilmente il mio voto andrebbe a qualcuno. Si tratta più di indifferenza, delusione, stanchezza.
E’ triste che questa stanchezza arrivi così presto, prima ancora di aver ottenuto il mio diritto di cittadina. Vi chiederete dove andremo a finire, se a questa giovane età le persone si sono già stufate, già disilluse, già rammaricate. Forse qualcuno mi appellerà come una di quelle tante persone a cui non gliene frega niente, che non vogliono scegliere. La mia, invece, è proprio una scelta: la scelta di non scegliere.

Ora, premesso che votare è un diritto e non un dovere e che nessuno ha diritto a dirmi cosa devo o non devo fare; chi l’ha detto che se io non voto poi non mi posso lamentare? Se io non voto, anzi, ho doppiamente diritto a far sentire il mio dissenso. Un dissenso verso una classe politica che non mi soddisfa e non mi rappresenta, fino a farmi arrivare al punto di rinunciare al mio diritto primario di cittadina. Il mio non è un non-voto, ma è proprio un voto per il nulla… altrimenti non mi prenderei nemmeno la briga di presentarmi ai seggi elettorali. In realtà penso che si dovrebbe dare maggiore importanza alle schede bianche e nulle, sono e saranno sempre sottovalutate.
In secondo luogo, se adesso siamo in questa situazione certo non è per colpa dei non-votanti. E’ colpa dei politici in primis, visto che sono loro che amministrano lo Stato. Sono loro che fanno le leggi, che decidono come organizzare la distribuzione del denaro, che si litigano il Parlamento e il Senato. E sono sempre loro che si prendono (o meglio: che dovrebbero prendersi) le responsabilità, ma che invece sempre più spesso si prendono il denaro e basta. Che colpa avrei io? La colpa di non dare la fiducia ai maggiori ladri dello Stato? Grazie, se questa è la mia colpa me la prendo molto volentieri, e ci metto anche una controfirma. Poi, sinceramente, se si deve proprio dare la colpa a qualcuno che non sia un politico, si desse a chi invece a votare ci va, visto che sono loro che decidono per le sorti del nostro paese. E’ vero o no? I politici vengono eletti dai votanti, non da chi imbratta la schedina per esprimere il suo dissenso. Semmai loro sono quelli che sempre infliggono il male minore.

E con Berlusconi, come la mettiamo? Dovrei votare la sinistra per non avere Berlusconi? E in base a quale criterio? Perché la sinistra è migliore? E chi l’ha detto? Veltroni, Prodi, Di Pietro… e grazie graziella e grazie al ca***! Anche Berlusconi si ritiene migliore, ma questo non basta a rendere reale la sua opinione. Poi la gente dà per scontato che uno debba votare a sinistra, ma perché? Perché la sinistra ha sempre fatto la parte dei “buoni”, di quelli corretti e non corrotti, di quelli gentili ed educati. Ma fare la parte di qualcuno non significa esserlo realmente. Sono tutti corrotti, sono tutti egoisti, sono tutti umani… o forse più precisamente italiani. Tutti a lamentarci della corruzione e delle raccomandazioni… e poi siamo i primi a mettere una buona parola per i nostri amici, parenti, anche solo conoscenti. Siamo i primi a farci corrompere da un ideale e da un partito, che ci rivolgono promesse mai mantenute, che sperano di illuminarci o strumentalizzarci. Sì, strumentalizzarci, e la sinistra è la prima a fare ciò, con la sua persistenza ad andare “contro” a prescindere, nemmeno fosse un adolescente alle prime armi. Che tristezza che mi fa… banalizzare così la politica, distruggerla fino a farla diventare una negazione e basta: “tutto tranne Berlusconi!”. Non ce l’hanno una loro idea, una loro unione, un’alternativa. Vanno semplicemente contro, e basta. Ma come sperano di vincere? Per avere il mio voto mi devono come minimo dare un’alternativa, non solo un’opposizione a qualcuno. Non mi basta che sono contro, voglio di più. Esigo di più.
Abbiamo una sinistra che non è sinistra, una destra che non è destra, una maggioranza che non vuole nessuno e una minoranza che vogliono tutti: il paese dei contro-sensi.
Vedo tanti ragazzi della mia età, poi, fermi su un ideale comunista. Un ideale sorpassato, direi. Non tanto per il fatto che non funziona, ma più perché è un ideale ereditato: votano a sinistra perché lo fanno i genitori, perchè sono stati educati così. Votano a sinistra perché nel loro ambiente lo fanno tutti, e se facessero altrimenti diventerebbero la pecora nera, quelli sempre incompresi, insultati, annientati. Votano a sinistra, per partito preso, puntando al conservatorismo di un ideale che non hanno mai nemmeno conosciuto. Come se votare a destra significasse distruggere una democrazia, essere anti-costituzionali. Solo perché è destra, e perché la destra è legata al fascismo, e il fascismo fa venire in mente le camicie nere e gli stermini razzisti e i grandi dittatori.

Ma io inviterei quelli che definiscono “fascista” Berlusconi a farsi solo qualche giorno degli anni ’20, che io non ho mai vissuto ma che avendoli studiati non mi verrebbe mai di fare paragoni con Berlusconi. Perché ti può stare antipatico, lo puoi ritenere un pessimo politico, un ladro, uno stronzo, un egoista… ma non puoi fare il paragone con il fascismo, nemmeno alla lontana. Non puoi paragonare le leggiucce che si fa per i suoi comodi alle leggi razziali che il fascismo ha portato con sé, non puoi paragonare la sua brama di potere, la sua convinzione di “essere Dio” al regime totalitario dei primi del novecento. Io un paragone del genere non lo sopporto, non posso nemmeno concepirlo. Forse studiare un po’ di storia e far lavorare un po’ il cervello aiuterebbe a non fare un errore madornale come questo.
Poi, quelli che votano a sinistra, sono quelli che ad Annozero si lamentano perché, poverini, i cittadini dell’Aquila “hanno le case tutte uguali, con i balconi tutti uguali, le pentole tutte uguali”. Ma almeno hanno una casa, no? Se preferiscono, possono anche andare in tenda, almeno ognuno se ne fa una diversa, personalizzata. Roba che gli sfollati dell’Irpinia, dopo vent’anni, ancora non ce l’hanno una casa. E allora, è anche vero che adesso si deve pensare al centro storico, alla ricostruzione. Si deve organizzare una commissione che decida come muoversi e non si sta facendo, ridare un’anima alla città. Ma da qui a dire che non si è fatto niente, o a lamentarsi per le case tutte uguali… è ridicolo, davvero ridicolo. Se è questa la sinistra italiana, grazie tante ma io il mio voto me lo tengo per me.
Io non voto, questo turno passo, e non so se e per chi voterò alle prossime elezioni. A queste faccio decidere a chi si sente in grado di scegliere, a chi vede una differenza, a chi è illuminato da una rivelazione. Siccome a me l’una o l’altra non cambia, sceglierà il resto degli italiani:
il mio voto è troppo prezioso per gettarlo via così.
Una Diciottenne: “Votare? No Grazie!” è di

Ok.
Però invece di scrivere solo su un sito, cerchiamo di fare anche politica attiva per cambiare le cose. Così la prossima volta che devi votare potrai farlo. Perchè ti sei impegnata in prima persona.
Cerchiamo di essere utili, somehow…
Il punto è che le cose bisogna farle in prima persona. E non delelgare agli altri. (IMHO)
Beh, non si può sempre fare tutto. Il fatto che io mi interessi alla politica non significa che io sia adatta a farla; se dovessi prendere in mano ogni cosa che mi interessa a quest’oggi sarei ormai morta sotto il peso delle troppe responsabilità. Il voto serve appunto a delegare il compito a qualcuno che si ritiene migliore… forse un’alternativa realistica sarebbe la democrazia diretta: in quel caso ogni cittadino invece di delegare per ogni cosa, è tenuto ad esprimere un suo parere diretto.
Ma forse, in certi casi, è proprio la Costituzione a bloccare il rinnovamento. Per esempio è vero che non si può cambiare da un momento all’altro, ma se sulla legge fondamentale italiana c’è scritto che il nostro Stato è una repubblica democratica con sistema indiretto, sarà difficile che qualcuno possa cambiare le carte in tavola.
Giusto in questi giorni pensavo proprio all’inerzia del sistema democratico, specialmente considerando gli interessi costituiti ed il sistema d’informazione.
Ci sarebbe poi da considerare l’avversione umana al mutamento ed il “controsenso” delle maggioranze qualificate, ovvero un bel pò da scrivere.
Nonostante le mie scarsissime capacità espositive, se trovassi un pò di tempo potrei condividere la mia riflessione piuttosto sconfortata.
Temo che con una democrazia diretta, al nord le camicie nere le avremmo in strada, non sui libri di storia.
E la tvcrazia sarebbe ulteriormente rafforzata…
In questo caso, però, allora è giusto cadere nella miseria perchè vuol dire che siamo proprio noi come popolo ad essere marci.
Perchè in Svizzera hanno la democrazia diretta e, almeno a quanto ne ho capito, se la passano un tantino meglio di noi.
E’ proprio vero che chi sta al governo ci rappresenta al meglio…
Vedi che s’impara sempre qualcosa.
E io, che pur disto dalla Svizzera non più di una quarantina di chilometri, mi credevo che avessero anch’essi due camere. Non nel senso di camera e cucina, ma nel senso di Consiglio Nazionale e di Consiglio degli Stati, i cui membri sono eletti dal popopolo, come da noi, pressappoco come la nostra Camera e il nostro Senato.
Invece no: democrazia diretta, franco forte, cioccolato buonissimo, orologi che spaccano il secondo.
In rif. a Ho 18 anni e non voto
Finalmente …..Finalmente
Qualcuno apre gli occhi , ci voleva una ragazza di 18 anni per sentire, quello che io vado promulgando da circa 20 anni , cioè da quando Silvio ha fatto la sua scelta di campo .
Con questa legge elettorale non c’è Democrazia , non si può far scelgliere il popolo, tra il dittatore ed il nulla… tra il male minore ed il male peggiore.
Non possono dire che non andando a votare si consegna l’Italia a Berlusconi.
Non votate e non abbiate timore , non si perde alcun diritto,
ve lo dice un EX- presidente di seggio il quale ha dato le dimissioni lo scorso anno, nauseato dalla percentuale di votanti alle ultime politiche .
Io sono 20 ani che non voto a parte le elezioni comunali e a qualche referendum
di interesse particolare ……ma mi raccomando non si deve proprio presentarsi al seggio , in modo che risulti che il sig….X…non è stato registrato , questo è un atto di protesta…NON ANDATE A VOTARE ..E’ L’ULTIMA ARMA CHE ABBIAMO !!!!
Mi sono sempre chiesta cosa succederebbe se a alle elezioni non votasse nessuno (o comunque una forte maggioranza)… insomma, se anche facessero finta di niente succederebbe un casino, no?
Rispetto la tua opinione. Permettimi però qualche critica.
Puoi senz’altro definirlo un diritto, puoi sdegnarlo annoverandolo come un dovere.
Ma votare è una conquista. Dal momento che lo stato ti ha ora abilitato a votare e sei a tutti gli effetti una elettrice, anche per onorare chi si è battuto affinché tu avessi modo di scegliere se farlo o meno, dovresti davvero andare a votare. Solo stavolta, poi decidi tu se ritornarci o meno.
Non è una religione, non è necessario crederci fino in fondo per farlo. Bisogna solo sapere chi sono i candidati, chi c’è dietro di loro, cos’hanno fatto in passato e se sono capaci di fare il lavoro per il quale si candidano.
Se tutti votassero avendo in mente questo, saremmo tutti elettori piu’ responsabili. Un elettore responsabile però deve votare, altrimenti non è affatto un elettore.
Semmai, vota uno piccolo. Uno di quelli che non prendono 10000 euro al mese, impicciati con le industrie. Vota uno che non ti sembra ancora corrotto. Vota un blogger, ad esempio. Mi pare ci siano tutti gli schieramenti. Uno di questi strani cognomi che vedi sui manifestini e che scorderai un secondo dopo. Quelli che si pubblicizzano meno.
Perché forse il presidente non ci sta simpatico, nessuno di quelli candidati. Ma magari il tuo pesce piccolo, sul quale ti sarai informata, diventa consigliere regionale. Che non è poco.
Caso a parte poi è la tua troppo giovane età, la formazione della tua personalità. Se per legge sei adulta, infatti, per la scienza non lo sei ancora. Il tuo cervello arriverà a completa e gloriosa maturazione tra meno di un lustro, e la tua corteccia prefrontale ti consentirà di veicolare meglio l’impulsività, l’egocentrismo, il desiderio di emancipazione.
Hai detto di aver voluto tanto votare, che il tuo voto è troppo prezioso. Ma se non lo fai nascere, il tuo voto, non saprai mai quanto sia invece uguale al voto degli altri.
Per votare ci vuole informazione. Per avere informazioni utili bisogna evitare di guardare la TV e leggere i giornali. Quello che hai detto sugli aquilani, ad esempio, è completamente fuori dal contesto. Non serve che ti dica perché: è una questione percettiva.
Così come quello che hai detto sul miglior presidente del consiglio della storia d’Italia. Molte delle manovre di tutti i governi del pianeta stanno prendendo o hanno preso una preoccupante deriva verso quelle non tanto antiche leggi. E Roma, tanto per fare l’esempio della mia città, da capitale del mondo, multietnica e multiculturale sta tornando verso il nazionalismo.
Quanto all’ereditarietà delle ideologie, sono completamente d’accordo con te. I genitori, invece di educare i figli per accrescere il loro senso critico, ritengono piu’ giusto educarli come conviene di piu’ a loro. Per renderli piu’ simili a se stessi. Ma anche questo va contestualizzato: un genitore sa in cuor suo che la sua prole è la sua proiezione nel futuro. Quindi, per proteggersi, educa il figlio secondo coscienza invece che assecondare la sua natura.
Scusa, sono uscito un po’ dal discorso.
Chiudo ribadendolo: sono d’accordissimo nel non votare. Vale per me che ho quasi il doppio dei tuoi anni. Vale per chi si è stancato. Ma la tua età ti impone questa sorta di “obbligo di freschezza”. La tua data di scadenza come elettrice è ancora lontana.
Ma sicuramente votare è una conquista, ci mancherebbe altro… sono la prima a dirlo, ed ogni singolo voto è prezioso. Ci avevo anche pensato, al “gesto simbolico” di votare almeno la prima volta… però non credo che lo farò.
(del resto, prima o poi dovrà sparire anche questa classe di politici, no?)
Per quanto riguarda la tv, puoi star tranquillo: quella è spenta ormai da anni, a parte qualche infinitamente sporadico programma. Io poi i programmi di politica non li vedo mai, Annozero l’ho visto solo quel giorno pensando che la puntata fosse dedicata anche a qualche accenno storico su mani pulite, visto che l’argomento era affine. Però sono rimasta delusa, molto delusa… soprattutto perchè si lamentano tutti del fatto che l’informazione è tutta in mano a Berlusconi, quando poi ti vai a vedere la rai e ti ritrovi certi commenti che sinceramente mi fanno venire il latte alle ginocchia.
(e non tirar fuori il fatto che la rai è dello stato e quindi di Berlusconi, perchè è sempre stata così!)
Per Roma che sta andando verso il nazionalismo… boh, non so che dirti. Anch’io sono di qua, ma di questo non me ne sono accorta.
Comunque, sul voto ci penserò.
Direi che è alquanto patetico tutto il dibattere sull’utilità del voto sempre e solo nell’imminenza di una qualche elezione. Nessuno si preoccupa di parlarne prima. Se ne parla solo quando si deve tirare su il culo dalla sedia e andare a riflettere sul proprio futuro davanti all’urna e conla scheda in una mano e la matitina nell’altra.
Diciottenne o non diciottenne non ha alcun importanza. Se ha cervello per intendere ha anche la capacità di fare una scelta e se sceglie “deve” prendersi la briga di accettare le conseguenze della “sua” scelta. Altrimenti lasci scegliere ad altri e se ne stia zitto ad eseguire l’altrui volontà.
E aggiungo che il ragionamento vale anche per gli adulti che i diciott’anni li hanno quasi dimenticati.
Non ci sono uomini “politici” che meritino effettivo credito. Si comportano tutti allo stesso modo, hanno tutti l’aria di essere al mondo per salvarlo ma sanno di mentire spudoratamente a una massa di imbecilli che non sanno decidersi a raggiungere un dignitoso livello di consapevolezza per farsi ascoltare.
Dov’è la coscienza del diciottenne quando ogni giorno distruggono la libertà di stampa e d’opinione? E dov’è l’intelligenza e la coscienza sociale quando la governo c’è gente che si preoccupa ogni giorno dei propri affari di malaffare e nemmeno un minuto della miseri a del Paese? E dov’è il coraggio dell’intelletto quando ci si imbesuisce davanti ad “un grande fratello” per sei mesi all’anno e davanti agli amici della baldracca di stato per i rimanenti sei mesi?
Matita, scheda, urna… elezioni… Patetico davvero.
Forse però uno parla di queste cose durante il periodo delle elezioni perchè DEVE fare una scelta. E una scelta, comunque, la fanno tutti, anche chi non vota. Quindi mi pare più che ovvio che ci si pensi e se ne parli.
Infatti, io faccio una scelta e scelgo di non votare, e me ne prenderei anche le conseguenze, se ce ne fossero. E, in più, mi sento anche in diritto di protestare se non sono d’accordo su qualcosa, visto che comunque è il paese in cui vivo ventiquattr’ore su ventiquattro.
Mussolini non possedeva televisioni e giornali, è un’altra storia perché in Italia negli anni 20 non esisteva il concetto di manipolazione mediatica delle idee, la stessa manipolazione che ti fa parlare degli aquilani come di gente che è stata davvero aiutata: svegliati, le poche case che hanno costruito sono servite solo a far fare i soldi a gente come Bertolaso.
Non dico che la sinistra è meglio, sono d’accordo con te sul fatto che sia inesistente, ma le “leggine” di Berlusconi,come le chiami tu, hanno permesso a gente come Previti di farla franca e ci hanno regalato scandali come il processo breve, che toglie legittimità e forza alla giustizia.
Detto questo, anch’io andrò alle urne per fare scheda bianca e non ho molti più anni di te.
Ah io questa storia sull’Aquila non la sopporto proprio più, si può dire? Io ho un sacco di amici lì e ho anche una casa da quelle parti, e ti posso assicurare che in tenda non c’è nessuno e tutti stanno nelle case. Certo, non è il massimo della comodità, di sicuro c’è anche stress e incertezza, la gente ha perso il lavoro, insomma prima stavano meglio… ma è anche vero che c’è stato un terremoto tremendo (fenomeno della natura incontrastabile, mica il dispetto di un politico), e in pochi mesi tutti erano già sistemati. Io non voglio osannare il gesto, nè affermo che non ci siano stati impicci finanziari (quelli, poi, sono davvero dappertutto) però a sentir parlare le persone sembra davvero non si sia fatto niente. E a me che ho gli amici lì questa cosa dà parecchio fastidio.
Sono d’accordo sul fatto che nessuno parli della ricostruzione della città, perchè penso che bisognerebbe formare un gruppo di esperti che decida come muoversi, anche perchè sono scelte importanti: quella è una zona sismica, poi c’è il fatto che non avrebbe senso ricostruire un finto centro del 700 (o quello che sia).. e comunque la città è distrutta, c’è da far riprendere tutta l’economia e per fare ciò bisogna anche studiare la situazione. Ecco, questa è una cosa da criticare, perchè dovrebbe essere il passo successivo alla costruzione degli edifici per gli sfollati e invece non sembrano muoversi… però basta con questa storia delle case, perchè sono stati davvero efficienti con i tempi!
Un appunto sulla storia del terremoto. Capisco che tu possa non sopportarla ma, evidentemente, anche lì gioca molto il fattore “percezione”. Io ho amici e parenti e la casa degli avi nella Piana di Navelli, e ti posso assicurare che non è affatto vero che tutti stanno nelle case.
C’è chi sta ancora in albergo, ad esempio, perché i container abbelliti sono pochi. C’è addirittura gente che HA COMPRATO UN CONTAINER e ce l’ha nel giardino vicino casa. Il solo “periodo delle tende” è durato parecchi mesi perché a novembre 2009 il presidente ha inaugurato la PRIMA “casetta”.
Con ciò non si vuole dire che non si sia fatto niente. Si vuole solo dire che si è fatto “come al solito”, e poco o niente c’entra la capacità lavorativa di Berlusconi o Bertolaso.
Per carità, uno nomina piu’ spesso le colpe di Berlusconi perché la ditta che ha costruito l’ospedale è la stessa che vince sempre gli appalti per le grandi opere nella penisola. Lo nomina perché il presidente-terremotato ha fatto delle dichiarazioni post-terremoto davvero da cabaret. Lo insulta perché mentre lui si abbelliva davanti alle telecamere, nelle tendopoli c’erano giganteschi problemi di organizzazione. Se la prendono con lui perché l’Aquila è la seconda città santa della penisola, mentre ad esempio Sulmona, dal già precario equilibrio economico quindi a prescindere dal terremoto, ha subito danni all’area industriale e per i sussidi l’ha presa, scusa il termine, in quel posto. Un complicato sistema di rotazione, spostava i responsabili delle tendopoli continuamente, col risultato di dover risolvere problemi diversi per ciascuna tendopoli. Per non parlare dal punto di vista di chi stava dentro le tende, che si vedeva cambiare il referente ogni due per tre. Ora, il paesello dove stanno i miei parenti è su una collina rocciosa, quindi la tendopoli non ha mai superato la ventina di tende. Ma Castelnuovo, ad esempio, per via della particolare morfologia del terreno (ti dico solo che ogni anno c’è una zona del paese che si spostava già per conto suo e dovevano ad esempio “limare le porte”) ha subito un terremoto amplificato…
Per dire: si chiama il terremoto dell’Aquila, ma l’area colpita è molto grande. E la vicinanza delle telecamere a L’Aquila e ad Onna è stata fondamentale per le risoluzioni e gli aiuti.
A un certo punto hanno tolto le mense, cioè ad esempio i paesi della piana di Navelli si dovevano incontrare in una sola tendopoli per ricevere cibo. Poi hanno iniziato a ridurre le tende. Perché faceva parte del piano, non perché sapevano che gli abitanti di alcune specifiche tende potevano tornare nelle loro case giudicate idonee.
Poi senz’altro c’è gente che ha ricevuto il perito, il quale gli ha detto che la sua casa è categoria A, che potrebbe rientrare ma che continua ad usufruire dell’albergo. Ma questo parassitismo secondo me non è da biasimare troppo: c’è gente che si rifiutava di entrare nelle proprie case e non voleva rimanere in tenda e allora è rimasta a dormire in macchina. Un terremoto così, nel cuore della notte, ha traumatizzato tutti. Alcuni miei parenti stanno in una casa a tre piani di cui il pianterrento è un rustico e due garage, e loro vivono nel rustico al pianterreno (cucina, bagno, camera da letto e salotto in un’unica stanza) perché gli altri due piani li hanno etichettati come inagibili. E per loro i lavori non sono ancora iniziati. E’ così, che alternative hanno? Abbandoniamo i paesi e li cannibalizziamo dalle newtowns?
E’ chiaro che gli aiuti sono sempre determinanti, ma definirli sufficienti è una questione percettiva (diciamolo pure: lo percepiamo noi nella sicurezza che la nostra dimora e i nostri effetti personali sono al sicuro).
Per non parlare ovviamente dei mega arresti alla regione Abruzzo (c’era il centrosinistra, quindi non si fanno sconti a nessuno), cioè della situazione che precede il terremoto.
Io ti posso dire: si è fatto molto poco. E gli abruzzesi non sono stati a guardare cosa pioveva dal cielo. Si sono interessati, si stanno interessando. Per nostra fortuna, le telecamere dei TG non sono le sole che vanno in giro. Ci sono numerosi blogger che continuano a seguire e denunciare quello che avviene nell’aquilano. Io ad esempio, che a L’Aquila dopo il terremoto non ci sono ancora stato, seguo il blog di miskappa, e la timeline di Facebook, visto che molti miei parenti e amici scrivevano dell’esasperazione delle continue scosse addirittura dalla fine del 2008.
Considera che a dire queste cose sono io, che lavoravo per una ditta di L’Aquila che, appena è venuto giu’ tutto, ha lasciato i suoi dipendenti per due mesi senza stipendio (con tutto che lavoravamo a Roma, per dire, e il cliente per il quale lavoravo continuava a pagare le mie prestazioni). Quindi so che qualcuno s’è approfittato della situazione, ma questi siamo noi. Ovviamente ai dirigenti della mia società è venuta giu’ casa e tutto quello che avevano. Sono fortunati ad essere vivi.
Io spero che questa storia dell’Aquila continui a tormentarci, perché le questioni aperte sono tutt’altro che risolte.
Lo so che l’area colpita è grande, anche perchè di terremoto ce n’è stato più d’uno e non tutti con epicentro all’Aquila, ma anche (per esempio) a Terranera che è affianco a dove ho casa io. E’ tutta una zona che è stata colpita, poi si è parlato anche del monte Velino Sirente, che dicono ci sia una faglia non si sa quanto profonda che attraversa tutto il monte, il che credo sia una cosa pericolosissima.
Quello che voglio dire io è che si usa Berlusconi come capro espiatorio, perchè di certo in questa occasione non si è fatto meno di altri terremoti a cui ha pensato la sinistra, solo che siccome adesso c’è il fantomatico Silvio di mezzo tutti giù a dare addosso per ogni cosa, senza pensare che comunque avere tutti sotto un tetto in 6 mesi non è proprio poco, anche se per tetto si intende un albergo. Inssoma, sempre meglio delle tende, no?
Ripeto, è ovvio che si poteva fare di più, si può sempre fare di più. E’ il modo in cui si critica che a me non piace.
Comunque io all’Aquila ci sono stata più di una volta dopo il terremoto, e non sono state belle esperienze. Una sera estiva sono andata a sentire degli amici che suonavano in un bar, anche per creare un po’ di vita in un momento così morto. Pensa che c’è stato qualcuno capace di lamentarsi per il “troppo rumore”, quando lì non ci abitava nessuno perchè stavano ancora tutti nelle tendopoli ed erano totalmente da un’altra parte. Si sono lamentati probabilmente da un cinema che faceva l’inaugurazione quella sera stessa. Ma io penso anche che se iniziano a litigarsi così le cose stanno messi male, perchè invece dovrebbero lavorare tutti insieme per ridare vita al posto… se non ci pensano loro, chi ci pensa?
Poi, aggiungo anche una cosa suelle intercettazioni telefoniche: è ridicolo che le facciano uscire solo adesso che ci sono le elezioni, quando per forza di cose ce le hanno già da mesi. Ed è ridicolo anche che nel bel mezzo delle indagini (perchè di quello si tratta) in televisione passano tutte le frasi che si sono detti. Voglio dire, io penso che certe cose non andrebbero passate così, con tutta questa leggerezza. Prima si indaga, e poi si informa… o no?
Brava Gilda.
Dici quel che pensi e sostieni la discussione.
Sei in gamba.
Grazie, comandante!
In realtà quando ho mandato l’articolo, già mi immaginavo le imminenti e catastrofiche critiche… invece è andata molto meglio di quanto pensassi, per fortuna!
Mi associo a CN. Hai un futuro in politica
…e spera che vadano a votarti
Ciao!
Gentile Gilda, se il nome non è solo un’etichetta val bene difendere le idee. Se posso però insisto nel cercare di capire. E se ciò vuol significare “critica” allora che critica sia.
Nessuno ce l’ha con Berlusconi per il fatto che è Berlusconi. Ma tutti (insisto sul “tutti”) dovrebbero accettare il fatto che questo personaggio non è un esempio di virtù, non solo non è un politico onesto, ma è anche un affarista faccendiere che si fa sostenere da un manipolo di scudieri prezzolati a cui ha assegnato compiti precisi di propaganda e di diffusione di informazioni distorte (quando non siano addirittura false del tutto). Tutto ha un prezzo? Bene, vuol dire che in un modo o nell’altro anche a lui arriverà un conto da pagare.
Ciò detto non si ripeta l’errore di spostare la questione sostenendo che anche la sinistra…
Non è la sinistra il problema. Non lo era prima e lo è ancor meno adesso che di sinistra ha ben poco da rivendicare.
La verità è che dire che è una scelta il “non scegliere” è un comodo artificio logico dal sapore a dir poco esilarante.
D’accordo con te che hai diritto di decidere cosa fare della tua vita, del tuo presente e del tuo futuro.
Ma decidere di fare qualcosa nel senso dell’ovvio personalissimo orizzonte, quello che riduce la visione di insieme al giardino di casa (per chi ha una casa con giardino, o ai giardini di case sparse, quantunque in zone da dichiarare come finto-terremotate) è anche un modo clandestino per dichiarare morta la vita associata, la vita collettiva, quella fatta di relazioni con gli altri fuori dai “dancing” e lontano dai flirt televisivi di improvvisati psicotraumatizzati a pagamento.
La quaestio è semplice: ci si parla da una vettura all’altra, ci si scambia informazioni approssimative che hanno un peso a seconda del loro prezzo in denaro, ci si scanna per un cavillo perdendo di vista il significato generale, si parla di cose prive di storia e le si dichiara importanti, non si sorride e non si gioca con l’ironia dei significati e delle relazioni tra umani. In compenso ci si dimena col cellulare alla faccia della decenza e si ignorano le morti bianche, gli appalti sottobanco che mangiano residui pezzi di verde nella penisola. L’acqua diventata merce di scambi politici: qualche litro d’acqua in cambio di qualche centinaio di voti. L’aborto, soprattutto terapeutico diventa merce di scambio: qualche centinaio di voti per alcuni casi clinici da tenere rigorosamente nascosti e farsi ringraziare dal sinodo del momento. Poi si passano un po’ di milioni della collettività alla chiesa per farci qualche gioco di prestigio in Monzambico o in Perù. L’elenco delle porcate è infinitamente lungo e il nostro ineffabile premier vi ci sguazza dentro con armonica eleganza…
E chi se ne frega se in Perù si muore di fame e in Monzambinco si muore di AIDS.
Lascia stare dolce e battagliera (?) Gilda.
Fai bene a non votare. Ci sarà sempre qualcuno che penserà anche per te: che si un farabutto o un santo. E forse potrebbe anche decidere di presentarti il suo conto al momento giusto.
Un sincero saluto
Mai pensato che Berlusconi sia un esempio di virtù (anche se il concetto di virtù è molto vago… ogni cosa può essere positiva, se usata nel modo giusto).
Comunque, se stiamo così è anche la sinistra il problema. Lo è adesso e lo era anche vent’anni fa. L’Italia è formata da tutti, non solo dal Berlusca… e imputando tutta la colpa a lui si fa solo il suo gioco: il gioco di renderlo un uomo famoso, sulla bocca di tutti, tra i pensieri di ogni italiano. Per come è diventata la politica adesso (ovvero solo marketing) non esiste più la pubblicità negativa, basta che se ne parli e già gli fai un favore. Tant’è che è stato votato ben 4 volte.
Poi, forse, se lo avessero lasciato governare in pace pensando a un modo per catturare l’attenzione degli italiani (invece di stare sempre lì a fare scioperi e manifestazioni che poi non servono a niente), qualcosa sarebbe andato meglio. Che si svegliassero anche loro, che si facessero un attimo furbi…
Ma una cosa non capisco: perchè pensare al proprio orizzonte dovrebbe uccidere la vita sociale? La società è fatta di tante persone che in un modo o nell’altro pensano sempre e solo a sè stesse. Prendi il più generoso, lui è il più egoista di tutti: fa del bene agli altri per far star bene sè stesso, forse per accrescere la sua autostima. E non c’è niente di male in questo, ogni persona ha il suo modo di rapportarsi con il resto del mondo.
(Sì, e chi se ne frega se in Perù si muore di fame. Se e quando avrò risolto i miei problemi, forse sarò pronta a risolvere anche i loro)
esattamente !! questa “ipermetropia” della societa’ e della “solidarieta’” ci blocca completamente … siamo come quelli che guardano lontano, ed inciampano nel rastrello che sta nel giardino di casa …
se abbellisco e curo il mio giardino, aiuto anche quelli che mi stanno intorno … e, secondo me, solo partendo dal “piccolo” si puo’ sperare di fare qualcosa di grande …
se mi dici “guarda, andiamo a combattere per avere aiuti per crescere i nostri figli” (e ti assicuro che in italia e’ veramente uno schifo come ci trattano a noi “famiglie”, nonostante le chiacchere vaticane !!) io magari ti voto e mi muovo pure …
ma se mi esci in televisione e dici “eh … i centri di accoglienza … la solidarieta’ … dobbiamo creare una cultura multirazziale” … ma di che c***o stai parlando ?!?!? parole generiche, idee senza riscontri e richieste “concrete” …
c’e’ una bella differenza dall’essere accogliente a Napoli o a Pordenone !
e, a finale, voti voti … ma chi ti pensa ?? vedi nucleare …
saluti … e brava la 18enne ! io sono 20 anni che non voto, e mi sono sempre piu’ convinto che non votare contro o per il male minore e’ la scelta piu’ onesta che potessi fare !
allora voi ggiovani non siete tutti alcolizzati e superficiali
No, assolutamente!
Forse a volte un po’ scemi, distratti… ma ce la caviamo!
Il non andare a votare è un mezzo che ha il suo fondamento nella moralità di coloro verso cui è rivolta tale arma, come lo era la non-violenza di gandhi. Ci sarebbe da stabilire se oggi la morale sia ancora qualcosa su cui si possa fare perno, all’interno della classe politica. Ed a me non mi pare sia così.
Però soluzioni alternative, che non siano la scelta (comunque viabile) del male minore, non ne ho.
Sono profondamente convinto che avere dicott’anni e dire tutto quello che passa per la testa non sia un particolare titolo di merito.
A diciott’anni uno può dire cose giuste e cose sbagliate come in qualsiasi altro momento della sua vita. Dipende dalla testa che si ritrova e da quello che é riuscito a metterci dentro. Se mai corre il rischio di sbarellare più facilmente, complice la sindrome del birillo rosso di Foligno che affligge quell’età.
Tutti quelli che ci sono passati ne hanno esperienza diretta, dunque non ci spenderò una parola di più.
Nè starò a riprendere il discorso dall’inizio.
Mi fermo su un punto solo, che mi pare emblematico del pensiero fuschiano.
Mi guardo bene dal valutarlo col metro della morale corrente. Non me ne potrebbe fregare di meno.
E’ l’irrazionalità dell’assunto che mi stupisce.
Ma davvero, oggi, sia pure travolto dall’entusiasmo dei suoi diciott’anni, c’é ancora qualcuno che pensa che i problemi dei morti di fame non lo riguardino? Stiamo parlando, nello specifico, dell’immigrazione di massa, fatta dai morti di fame di tutto il mondo, che abbiamo sotto gli occhi tutti i giorni, che sarà il nostro problema principale per i prossimi trent’anni.
Che nessuno può pensare seriamente di poter scansare, girando la testa dall’altra parte.
Così come qualsiasi altro problema che riguarda la nostra vita in comune, del resto.
Sì, hai ragione. Ho risposto senza pensare a quello che dicevo, mi riferivo solo al fattore etico. E’ un problema che ci riguarda ed anche abbastanza da vicino, come dici tu.
Però su questi argomenti sono abbastanza ignorante, quindi mi scuso ma non sono in grado di portare avanti la discussione! ^^
Non si tratta solo di ignoranza nei confronti di eventi che riguardano eventi come l’emigrazione di massa. E soprattutto non si usa così superficialmente la parola “etica” che è cosa davvero complessa per ridurla al banale mi piace o non mi piace.
Non per recuperare vecchie polemiche di casa nostra.
Tuttavia mia giovane interlocutrice ritengo che le tue conoscenze sulla storia recente dell’Italia, diciamo gli ultimi cent’anni, sia alquanto lacunosa, direi approssimativa e con effetto di contiguità sui luoghi comuni più demagogicamente ridicoli. Si tratta di capire quale sia il sottilissimo confine che separa l’ignoranza da colmare dalla presunzione di non volerlo riconoscere.
Ovvio che sugli ultimi cent’anni di storia non so tutto. In diciott’anni non è che ti vedi chissà quanto. Poi, la storia sono abituata a studiarla su un libro con l’insegnante in classe. Per i fatti più recenti bisogna cercare in giro, e non è altrettanto facile. Non ti vendgono serviti su un piatto d’argento, ma ti arrivano tante informazioni qua e là che poi tocca a te unire insieme. Per esempio, grazie a La stampa mi sono imparata qualcosa di mani pulite, solo che purtroppo non sempre i giornali fanno questi collegamenti astuti. Dovrebbero farli un po’ più spesso.
Comunque mi piacerebbe tanto sapere come ti sei accorto di questa mia grande mancanza. Non mi sembra che stiamo parlando di storia, io sto parlando di adesso.
(e per capire come funziona il mondo basta anche la storia del 400, non ci vuole la laurea)
Ci si interessa della cosa pubblica proprio perchè un’ingiustizia che viene fatta fuori dal nostro “giardino” non possa essere fatta a noi. Perchè dici che hai sperato tanto di poter votare? Assicurarsi che i diritti valgano per tutti significa in primo luogo assicurarsi che valgano per noi stessi. Nel più bieco egoismo. Sapere che in Perù si muore di fame t’interessa perchè vuol dire che c’è anche per te la possibilità di morire di fame. O essere ucciso legalmente dallo stato. O essere bombardato dalla nato. O essere censurato nei talk show televisivi. O essere ucciso in carcere per essere risultato positivo all’alcol test della statale. Semplicemente, finchè succedono ad altri, queste cose possono succedere a te.
Per la storia delle intercettazioni: le indagini spettano alla magistratura, le notizie ai giornalisti. Sono due lavori diversi. Menomale che ci sono ancora notizie “non leggere”.
Per il voto: la penso come un commentatore prima di me: sciegliere di non sciegliere è un artificio retorico; alla fine non scegli, punto.
Sono tuttavia piacevolmente soprpresa che hai interesse per l’approfondimento, per la critica, per la discussione, per il dialogo come scambio. Nell’orizzonte del mio giardino sei un’eccezione. é per questo che mi fa piacere uscire a fare due passi, pur con tutti i miei problemi.
Saluti
Non votare è una scelta. Capisco che la cosa possa non andarvi giù, ma è così. Per ogni cosa c’è una scelta da fare, e la mia scelta è valida nè più nè meno di quella di un votante. Poi sarà anche registrato da qualche parte che io al seggio ci sono andata. E fra l’andare al seggio a fare scheda nulla e il restare a casa risultando non votante e basta c’è una sostanziale differenza: mentre per il non votante che resta a casa la scelta è come se non avvenisse (cioè rimane immischiato con chi non gliene frega niente, e di fatto ufficialmente non fa nessuna scelta) per quello che si presenta al seggio elettorale invece c’è una certificazione ufficiale della sua presenza e della sua azione, ed è proprio quando ti ritrovi al seggio con la matita in mano che compi una scelta, qualsiasi cosa tu faccia con quella matita. E’ chi rimane a casa ad essere il vero astenuto.
Mia gentile e disponibile amica di tastiera, sei giovane e ciò ti consente infinite “performances” – anche grammaticali – che ai miei occhi (con le orecchie posson solo immaginare…) alcune delle quali invitano a riflettere, altre possono anche essere perdonate, altre possono suscitare perplessità e altre ancora ilarità. Non devo invitari a non prendertela. Mi accorgo che ci arrivi da sola. Anche a me la storia “ha imparato” molto. Talmente tanto che per un po’ l’ho anche insegnata ad altri e non nelle scuole ché colà non si può fare come si dovrebbe.
Ma, se me lo permetti, vorrei dirti ancora qualcosa. Poi prometto che non ti annoierò più e con te le tolleranti menti critiche che viaggiano in questo luogo ameno.
Prima di tutto a voler fare le cose fatte bene nulla è facile. Ma proprio niente. La storia di ieri insegna molte cose sulla storia di oggi. E’ un pò come stare vicino ad un quadro e vederne un dettaglio o starvi lontano e comprenderne l’insieme nella sua totalità. Quello che la stampa ti dice oggi non basta, ancor meno gli spezzoni scolastici lasciati cadere come dei piccoli aneddoti. Lasciano il tempo che trovano. Poi non ci si pensa apiù dopo il primo intervallo.
Guardarsi intorno fa bene certo ma quello che vedi è molto poco. Leggere molto è bene leggere in modo vario e non selettivo va anche meglio. Studiare in modo analitico è ottima cosa ma se non si ha la “vocazione” è pressocché impossibile.
Non aggiungo altro in merito. Non serve, credo ti sia chiaro abbastanza.
Ma tu hai detto alcune cose che mi hanno indotto a farmi preoccupare oltre misura sul destino di questo Paese.
Hai detto “se lo avessero lasciato governare” parlando dell’illustre premierino italico, hai detto che la colpa è della sinistra se siamo a questo punto e lo era anche vent’anni fa… vent’anni fa c’era Craxi e il suo modo di intendere la politica era molto simile: affari, affari e ancora affari, io do una coa a te e tu dai dei voti a me. Peccato che non è questa l’idea di Stato prevista dalla Costituzione. Peccato che sono morte milioni di persone per difendere un’idea di Stato democratico in cui tutti (proprio tutti) potessero avere le stesse possibilità, potessero accedere alle stesse forme di partecipazione, di assistenza, di educazione, di salute ecc.
Che l’idea potesse non coincidere con i fatti era più che evidente. Ma che si dovesse lavorare per quell’idea era chiaro persino ai padri costituenti dopo l’ultima guerra mondiale e anche se tra mille compromessi riuscirono a costruire una Legge sana ed eticamente lodevole. Perfezionabile certamente, ma lodevole.
Oggi siamo al punto in cui questo Paese è governato da un ricco burattinaio che ritiene di poter fare carta straccia dela Costituzione, che crede che avere avuto il voto favorevole significa fare il porco comodo suo, che è convinto di poter comprare le coscienze della gente addormentandoli con le tonnellate di chiacchiere, di contumelie, di propagandistiche dichiarazioni, con le frottole continuamente ribadite, come se due bugie potesser mai fare una verità. Un convenuto di plastica che abbrutisce la gente con tutte le sue tv e con tutti i suoi mezzi, rene le persone stupide, le lascia nella piùoscura ignoranza essendo questo l’unico modo per poter avere sempre ragione. Non ama i duelli alla pari. Non accetta di difendersi davanti ai giudici e per farlo li accusa, li diffama e li denigra. Sa che quelli non possono usare la propaganda per difendersi perché prima c’è la legge e poi le chiacchiere. Per il pupazzo di plastica invece è esattamente il contrario.
Mia giovane amica, non voglio tediarti ulteriormente. Il voto non è un obbligo, il voto tuo o il mio non risolve nulla. Ma oggi più chemai non si hanno altri strumenti per dire basta a questa schifezza che qualcuno si ostina a chiamare governo.
Non mi resta che farti i miei più sentiti auguri per il “tuo” personale futuro.
Premesso che sarei tentata di non risponderti solo perchè sei arrivato al punto di aggrapparti a cose come l’età o gli errori grammaticali, del tutto fuori luogo. Ma, vedi, in questo caso la mia scelta è di risponderti, il che equivale un po’ a votare. Se permetti me la prendo anche, visto che la grammatica non mi sembra assolutamente inerente all’argomento. “Ha imparato”, poi, vorrei DAVVERO sapere dove lo sei andato a pescare.
Seconda premessa: quando io decido di pubblicare qualcosa su questo blog, lo faccio perchè sono arrivata a un punto in cui devo buttare giù un paio di opinioni (o impressioni) che mi sono fatta. Non lo prendo come un compito di italiano o un testo di propaganda, non sono una professionista che ha un nome e una faccia da rimetterci, sono solo una persona che (invece di parlare) scrive. Sei stato un insegnante? Mi fa molto piacere, ma questo non ti mette nella posizione di giudicarmi. Il professore puoi farlo con qualcun altro.
E’ vero che il giornale non basta per sapere la storia, ma il giornale serve per dare l’input a cercare le informazioni. Sono compiti faticosi, e non tutti sono di indole curiosa e propensa al lavoro.
Gli “spezzoni scolastici”, come li chiami tu, sono molto utili se svolti bene. Forse tu avrai avuto la sfortuna (purtroppo anche frequente) di avere un insegnante pessimo di storia. Ma con qualcuno che ti fa ragionare, che ti fa arrivare alla soluzione col TUO cervello (e non leggengole su un libro), che ti fa notare i collegamenti con il mondo moderno e/o recente, è tutta un’altra storia. Poi, quello che dici tu mi illumina ancora meglio su quanto sei prevenuto nei miei confronti: dai per scontato che io legga solo cose scolastiche, che non mi interessi personalmente alle cose anche al di fuori della scuola. Hai la sfera di cristallo? Sai, piacerebbe averla anche a me.
Parli di affari, affari, affari… ma è così dappertutto, non c’è un politico che non è immischiato! Basti pensare che tutti quelli che ci vanno (se non sono ricchi) hanno (o hanno avuto) parenti nel giro.
Sul comunismo e il “dovere” di lavorare su quello, non sono d’accordo. Ognuno ha la sua opinione, e io non sono qui per far cambiare idea a qualcuno o mitizzare quelle di altri.
Detto questo, non mi mi piace la piega che ha preso questo discorso: mi sembra di leggere le (completamente inutili) discussioni politihce che girano su Facebook. Proporrei quindi di chiuderla qui, considerando il fatto che spesso così si va a cadere nel banale e nella ripetizione.
Saluti Gunnar.
Gilda,
quando arriverai alla nostra età capirai come è difficile non fare certe cose e ci capirai.
per ora, sopportaci
l’età la precisi tu nel tuo titolo e la sottolinei proprio perchè il tuo discorso acquisti un senso maggiore di quello che semplicemente avrebbe se si parlasse di schede nulle. quindi è ovvio che gran parte dei commenti si riferiscano ad essa. io noto nei tuoi interventi una certa propensione alla controbattuta sempre e comunque, una sana tendenza “nichilistica” e rivoltosa, propria appunto (perdonami la banalità e la ripetizione) della tua età, quando un individuo se è un minimo pensante e intelligente, sente per forza il bisogno irrefrenabile di opposizione; questa cosa la reputo bellissima. mi piacerebbe però sapere da te due cose (e mi scuso se ti tratto un po’ come bestia rara da laboratorio):
quale piega ti aspettavi prendesse la discussione?
quale ideale partito hai tanto agognato votare?
grazie
L’età precisata nel titolo è un caso. Ho smesso di prendermela per l’età, ma permettimi che quel commento mi sapeva abbastanza di presa in giro, e ascoltare le opinioni va bene, ma bisogna anche difendersi.
Il fatto di opporsi è tipico, è vero, l’ho accennato anche io nell’articolo. Ed è vero che a 18 anni sei ancora giovanissimo, ma comunque sei più maturo eh. Forse visti da lì sembriamo più piccoli di quello che in realtà siamo. A me capita, per esempio, con i ragazzini più piccoli.
Non mi aspettavo nessuna piega dalla discussione, semplicemente uno scambio di opinioni. C’è stato ed è un’ottima cosa, però quando si iniziano a prendere argomenti che proprio non c’entrano niente, allora diventa inutile continuare a rispondersi, perchè non si finirebbe più.
Non ho mai desiderato votare nessun partito, è questo il punto: se ci fosse voterei.
Il titolo è stato modificato in fase di allestimento del pezzo.
In originale il riferimento all’età non era presente.
carissima Gilda, di anni ne ho venti e penso che invece la colpa della pessima situazione sociale e politica in cui versa il nostro paese sia anche di chi, come te, non vota, appellandosi alla “scelta di non scegliere”. Secondo me non scegliere non è propriamente una scelta, visto come vanno le cose: perciò meglio tapparsi il naso e votare il meno peggio. Sono d’accordissimo con te, su tante tante cose che dici: i tuoi (e miei) coetanei che sbandierano una fede cieca a sinistra appellandosi a un ideale che non hanno mai conosciuto, che protestano senza neanche sapere perchè, che sono contro tanto per essere contro ma guai a avanzare una mezza proposta positiva, quello non sta a loro, dicono… E allora noi agiamo diversamente, forza! Secondo me è un segno di resa una scheda bianca: a che serve, tu hai protestato ma non hai attivamente fatto nulla per cambiare le cose. Capisco il discorso della scheda bianca come la più radicale delle critiche, ma secondo me l’Italia non ha più bisogno di meri ditruttori e critici, ma di proposte, di attivismo… Siamo molto bravi a criticare, poco quando si tratta di rimboccarci le maniche…
Al contrario di te, inoltre temo molto quelle che considero le prime avvisaglie di un nuovo totalitarismo: non trovi preoccupanti l’oscurantismo mediatico (vedi il caso Anno Zero), i rapporti illeciti e del resto comprovati fra Berlusconi e la Rai? La vigliaccheria di certi giornalisti? Quoto coloro che ti hanno risposto prima di me: non mi sembra di criticare Berlusconi solo perchè è lui e perchè è di destra…
ciao
Non capisco perchè questa storia del meno peggio, eppure mi sembra di aver scritto che PER ME non c’è differenza. E dove sarebbe il rimboccarsi le maniche nell’andare a votare? Ormai, poi, non servono più a niente nemmeno le varie manifestazioni… così, ce n’è una per ogni cosa, ogni giorno, si accavallano, si scontrano fra di loro, addirittura alle volte al loro interno. Abbiamo un ammasso di politici che si sono messi lì e basta, si “tramandano il titolo” di generazione in generazione. Qualche filone sparso, a farsi i dispetti come tanti piccoli eredi in combutta tra loro. E andando a votare non cambi la situazione, perchè sono sempre loro. Dove voti non conta, te la prendi sempre in quel posto. Pure quando non ci saranno più, sarà lo stesso movimento che continua. Se vuoi fare politica devi andare da loro, CON loro.
Qua bisognerebbe fare una rivoluzione, altro che votare…
Sennò, resta sempre il resto del mondo da conoscere.