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Una Cura per i Medici in Politica



Stamattina, mentre facevo tutt’altro ed ero piuttosto sovrappensiero, mi sono imbattuto in un manifesto che a suo modo spiccava tra i tanti altri, fino al punto da attirare l’attenzione, per così dire, del mio inconscio.
Non era un manifesto speciale. Ma c’era stampato sopra il viso di un amico, medico, candidato alle prossime elezioni provinciali.
Lo slogan era improntato al cambiamento, e questo mi ha fatto sorridere: il mio amico è in politica da quando aveva i pantaloncini corti. Ma tant’é…

Da ragazzi ci si incontrava in un noto club cittadino per delle proverbiali partite a biliardo. E ricordo che una volta, intorno al biliardo, un tale gli chiese: “Perché studi medicina. Per i soldi?

La sua risposta è come se l’ascoltassi adesso: “Sì, per i soldi. Ma anche per migliorare il marciume di questi medici.”
Tutti apprezzammo sia la sincerità che il buon intento.

Molti anni dopo, eccoci qui. Non so se sia riuscito a migliorare il livello medico, né quale sia il suo rapporto con i soldi.
Ma la sua candidatura ha avuto per me un effetto esplosivo su alcune riflessioni che si sono sedimentate negli anni, e sempre più insistentemente chiedevano di venire alla luce.

La prima riflessione è: come mai tanti medici in politica? Perché sono veramente tanti; e quasi mai si può dire che siano veramente bravi.  Nè potrebbe essere diversamente. Hanno l’intelligenza, e quasi sempre l’etica, necessarie. Ma non hanno la preparazione tecnica, né il tempo (e forse la volontà) di farsela. Niente preparazione giuridica di base, niente storia, poca o niente economia, sociologia zero,  e lasciamo stare i grandi progetti e la filosofia.

Il loro destino in politica è segnato: non saranno che portatori d’acqua (cioè di voti) per altri politici “di professione”, magari non altrettanto intelligenti ed eticamente dotati, ma tempopienisti dell’andazzo corrente: ed è un vantaggio non da poco.
Quando raggiungono posizioni di vertice, i medici-politici producono spesso guai in quantità industriale, diventando collettori di tangenti (Poggiolini), politici “discussi” (Cuffaro, De Lorenzo e tanti altri) o semplicemente incompetenti e pasticcioni (Fioroni, e Dio sa quanti altri…). Senza dire del dentista Calderoli, cui dobbiamo la gustosa legge elettorale vigente, che degrada i cittadini a sudditi votanti delle decisioni già prese dai boss di partito.
E, per carità di patria, sorvoliamo sui quasi mai edificanti, quanto inspiegabilmente numerosi, esempi locali.

Ora la domanda è: come mai così tanti barattano una professione sacra con una poltrona-quale-che-sia, e per ottenere la quale sono disposti letteralmente a tutto, ma soprattutto ad immolare la propria dignità, civile e professionale, al notabilotto di turno o fosse pure al segretario di partito?

Di quale oscura patologia sono ammalati coloro che lasciano la scienza della salute fisica per imbarcarsi nella mediocre arte della navigazione politica di basso profilo, quando non nell’allegra pratica del disastro pubblico?

E non ci sarà un nesso tra questo esodo biblico di medici verso la politica, e la catastrofica situazione della sanità, nonostante i colossali investimenti?

Vorrei davvero che si aprisse un dibattito su questo tema. Non so chi possa rispondere, l’Ordine dei Medici, un Rettore avveduto o chi altri; ma sarebbe bello se su questo tema così importante si aprisse un largo e franco dibattito.

I medici non apportano alcun valore aggiunto in politica. Ma in compenso squalificano grandemente la propria professione. Possibile che questo non interessi a nessuno? Non ai cittadini; non alla gran parte dei medici che continuano a fare correttamente il proprio lavoro?

Bisognerebbe forse equiparare i medici ai sacerdoti, per la loro presa sulle paure e sulle speranze delle persone, ed applicare ad entrambi lo stesso divieto di fare politica che oggi vale per i preti?

Per carità, niente esclusioni. La Costituzione lo vieta; il buon senso pure; e un minimo di conoscenza storica insegna che i divieti sono controproducenti.
Ma, perlomeno, il medico che vuol fare politica, faccia almeno qualche esame integrativo: un minimo di diritto, di storia, di economia, di politica internazionale, magari di filosofia politica. Giusto per capire cosa si va a fare, come, con quali strumenti, per conto di chi, in vista di quali fini.

Questo non farà di lui un grande statista né un fine intellettuale politico. Non diventerà Moro né Giolitti o Cavour, non Gramsci né Sturzo. Ma potrà almeno fare un lavoro dignitoso e soprattutto autonomo, in cui mettere a frutto il proprio senso critico, la propria creatività e la propria intelligenza, anziché svendere tutto al primo boss clientelare che lo fagociterà.

Ne guadagnerebbe la politica. E ne guadagnerebbe la medicina.

Ovviamente il discorso è generale; vale per ogni tipo di professionista e dovrebbe valere per ogni cittadino. Ma il medico ha una valenza simbolica (e di conseguenza un potere elettorale) ben più pregnante; e di converso non vi è una tale invasione della cosa pubblica, né esodo dal proprio lavoro, né (spesso) scempio della cosa pubblica, da parte di idraulici, panettieri e così via…

Altrimenti andrà a finire come ora, come ieri, come sempre. Non avendo la conoscenza adeguata, il medico si aggregherà a naso a qualcuno, ed eccolo lì a far la spola tra l’uomo-delle-soluzioni, di solito un burocrate o un signorotto politico-feudale provinciale, regionale, più raramente nazionale – e i suoi (del medico) elettori.

Probabilmente così aumenterà il suo reddito, e anche quella cosa che gli sciocchi chiamano “potere”
senza sapere che dicono. Ma ne vale la pena?

Ci piace pensare che i medici in politica abbiano motivazioni ben più alte. Ma come cittadini esigiamo che, al minimo, siano all’altezza delle motivazioni di quell’amico: “per i soldi; ma anche per migliorare il marciume della politica”.

Perché se no non ne vale la pena. E ci rimettiamo tutti. Medici e cittadini.

Il dibattito è aperto.

Nel frattempo, il cittadino attento ci mediti su… Perché è lui, il cittadino, l’unico medico per i medici malati di politica.

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Mario Albrizio
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Comments

32 Risposte a “Una Cura per i Medici in Politica”
  1. fma scrive:

    Mai fidarsi delle impressioni.
    L’attuale Camera dei Deputati é fatta per il 4,9% di operai e impiegati, 7% di funzionari della pubblica amministrazione, 14% di avvocati, 5,6% di medici, 12,9% di altri professionisti, 10,6% di imprenditori, 9,4% di docenti, 1,3% di magistrati, 10,5% di giornalisti, 12,9% di funzionari di partito, l’11,1% di altri non meglio precisati mestieri e professioni (paraculi?).
    Se prendiamo in considerazione, tanto per capire, tre professioni comparabili e facilmente analizzabili scopriamo che:
    – i medici in Italia sono all’incirca 360000, pari allo 0,6% della popolazione. Dunque la loro rappresentanza alla camera é sovradimensionata di circa 9 volte. (5,6%/0,6%)
    - gli avvocati sono più o meno 210000, lo 0,35% della popolazione. Alla Camera sono dunque 40 volte quanto gli spetterebbe.
    - i giornalisti, tra pubblicisti e professionisti valgono grosso modo 81000 teste. Alla camera sono 77 volte quanti sarebbero se ogni categoria professionale, compresi gli operai e gli impiegati, avesse il suo.
    Insomma, se dobbiamo prendercela con una categoria professionale, numeri alla mano, meglio cominciare dai giornalisti.

  2. ilBuonPeppe scrive:

    Oltre alle giuste osservazioni di fma, che dimostrano come non sia vero che “sono veramente tanti i medici in politica”.
    Tutto da dimostrare poi è che “quasi mai si può dire che siano veramente bravi”. Non per volerli difendere ma semplicemente perchè non vedo una diversa qualità dei politici dipendente dalla loro professione.
    Per contro, dai per scontato che siano “intelligenti e dotati di etica”. E chi lo dice? Forse che non esistono medici disonesti o stupidi?
    Dici che “i medici non apportano alcun valore aggiunto in politica”; altra affermazione del tutto gratuita, inevitabile quando si vuole fare di tutta l’erba un fascio.
    Tralascio altre cose, e chiudo sulla questione degli “esami integrativi”. Che razza di idiozia è? Allora cosa dovrebbe fare un operaio per entrare in parlamento? Un intero corso di laurea? Ma fammi il piacere…

  3. mario albrizio scrive:

    Per Fma:
    l’articolo non fa ovviamente una questione di percentuali; peraltro se guardassimo le cariche intermedie (comunali, provinciali ecc…) probabilmente le percentuali sarebbero diverse. Potrei anche dire che, qui dalle mie parti, il fenomeno ha ormai le dimensioni di un’epidemia. Ma comunque, non è quello il senso. E se sui giornalisti siamo del tutto d’accordo, tuttavia non possiamo non considerare che quella del medico non è una professione qualunque. Nell’articolo l’ho chiamata “sacra” ed è così che la vedo.
    Perché un uomo investito di un compito laicamente sacro “scenda”, come si dice oggi, in politica, in ruoli ben più mediocri, per me rimane un mistero, e continuo a credere sia un problema su cui tutti dovremmo riflettere. L’articolo è anche una difesa dei tanti professionisti che fanno correttamente il loro lavoro, a volte eroicamente in condizioni ai limiti del tragico. Vi è anche il parallelo tra esodo verso la politica (quale che ne sia la percentuale) e situazione della sanità.
    Magari sbaglio, ma a me non sembra casuale. Tutto qui.

    • fma scrive:

      Il problema, visto così, non è il fatto che i medici scendano in politica, ma il modo in cui tu vedi i medici.
      Un po’ come quelli che non ammettono che la madre e la sorella possano darla via come le altre. :mrgreen:

      • mario albrizio scrive:

        Ciao Fma.
        La tua prima critica mi era piaciuta, perché era documentata e argomentata.
        La seconda cade banalmente e arbitrariamente sul personale, tanto più gratuitamente in quanto non mi conosci, e pertanto non saprei che risponderti, perché non vedo sostanza nelle tue parole.
        Al massimo, sarà divertente quando tua madre e tua sorella sapranno come la pensi su di loro…

        • fma scrive:

          Mah!
          Volevo soltanto dire che il tuo pre-giudizio sui medici:

          Ci piace pensare che i medici in politica abbiano motivazioni ben più alte.

          I medici non apportano alcun valore aggiunto in politica. Ma in compenso squalificano grandemente la propria professione.

          Bisognerebbe forse equiparare i medici ai sacerdoti,

          ti fa velo quando giudichi la loro partecipazione alla vita politica.
          Non c’era nulla di personale.
          Ciao

          • mario albrizio scrive:

            I pregiudizi non c’entrano. E una delle poche cose di cui mi vanto è di non averne affatto, nei confronti di niente e nessuno.
            E le resistenze, mentali, culturali, pregiudiziali che sto incontrando su questo tema non fanno altro che confermarmi sulla necessità e sulla urgenza di affrontarlo pubblicamente.

            La cosa in realtà è molto semplice e provo a spiegarlo con un esempio.
            Vai dal tuo medico perché hai un problema, e capita magari che lui sbagli la diagnosi, con conseguenze immaginabili.

            Caso A. Il tuo medico è bravo, onesto, intelligente, e fa solo il medico.
            Cosa penserai dell’accaduto? Probabilmente qualcosa tipo “pazienza; è un essere umano come me, e può sbagliare; ha fatto del suo meglio ed è andata così; si vede che era destino” ecc…, o qualcosa così.

            Caso B. Il tuo medico è bravo, onesto e intelligente come sopra, ma sta facendo anche campagna elettorale per lo schieramento pinco pallino nell’elezione tal dei tali. E intanto ti ha sbagliato la diagnosi.

            Tu cosa ne penserai?

            Tutto qui.

            • fma scrive:

              A mio personalissimo parere vantarsi di non avere pre-giudizi non costituisce un argomento a favore, se mai contro.
              Chiuso l’argomento, sono affari tuoi.
              Quanto all’esempio non mi pare calzante, perché va bene tanto per i medici quanto per gli idraulici.
              Mi potresti dire: vuoi mettere l’importanza del medico?
              Ti potrei rispondere: hai mai provato a restare col rubinetto che perde il giorno di Natale?

              • mario albrizio scrive:

                Divertente:-)
                Siamo d’accordo che a Natale medici e idraulici possono essere equivalenti. Cum grano salis.
                Rimane però che gli idraulici, se fanno campagna elettorale, ben difficilmente possono approfittare del loro ruolo, non avendo a che fare non con pazienti.
                Sui pregiudizi non ti ho capito, ma mi adeguo.
                Buona giornata!

  4. mario albrizio scrive:

    Per ilBuonPeppe, che in questo caso fa ben fede al suo nome rispondendo con serenità, arguzia, eleganza e argomentazioni invincibili (…:-):

    <>
    Appunto, come ho detto, e mi fa piacere che riconosci, non portano alcun valore aggiunto rispetto agli altri, e questo non solo è deludente per il cittadino, ma è discretamente negativo anche per la maggior parte dei medici, per così dire “normali”.

    <>
    Anche qui dici una scemenza: disonesti e stupidi ne esistono in tutte le categorie; il che non rende tale un’intera categoria. A meno di non voler fare di tutt’erba un fascio, giusto per citarti…:-) D’altra parte, se ritieni che i medici siano più degli altri così, mi spieghi da chi ti fai curare?

    <>
    Come ho già detto, mi sembra sia chiaro chi vuol fare di tutt’erba un fascio. In ogni caso ribadisco parola per parola quello che ho scritto. Se hai letto tutto, dovresti anche aver colto chiaramente il senso. Un medico che fa il medico è sacro. Un medico che fa il politico si condanna alla mediocrità. D’altra parte, anziché arzigogolare rancorosamente a vuoto, mi citi un medico-politico, nome e cognome, che possa contraddire il mio ragionamento?

    <>
    Come forse avrai capito, l’articolo è focalizzato sui medici, proprio per la peculiarità e la particolare importanza della professione.
    Se un operaio viene eletto, dubito che abbia potuto far pressioni elettorali sulla propria base di pazienti, visto che non li ha…:-)
    Sul ragionamento generale, che ti consiglio di rileggere per poter fare critiche più puntuali, il problema è già citato per altri professionisti e cittadini, ai quali non si dice nulla di prescrittivo, rimanendo comunque valido che essere preparati al compito che si deve svolgere, è molto meglio che non esserlo, quale che sia la propria provenienza sociale, culturale e così via.
    Se poi tu dalla vita hai imparato il contrario, non mi resta che porgerti tutta la mia invidiosa ammirazione…:-)

  5. mario albrizio scrive:

    (Chiedo scusa, riposto perché sono saltate le citazioni).)

    Per ilBuonPeppe, che in questo caso fa ben fede al suo nome rispondendo con serenità, arguzia, eleganza e argomentazioni invincibili (…:-):

    “Tutto da dimostrare poi è che “quasi mai si può dire che siano veramente bravi”. Non per volerli difendere ma semplicemente perchè non vedo una diversa qualità dei politici dipendente dalla loro professione.”
    Appunto, come ho detto, e mi fa piacere che riconosci, non portano alcun valore aggiunto rispetto agli altri, e questo non solo è deludente per il cittadino, ma è discretamente negativo anche per la maggior parte dei medici, per così dire “normali”.

    “Per contro, dai per scontato che siano “intelligenti e dotati di etica”. E chi lo dice? Forse che non esistono medici disonesti o stupidi?”
    Anche qui dici una scemenza: disonesti e stupidi ne esistono in tutte le categorie; il che non rende tale un’intera categoria. A meno di non voler fare di tutt’erba un fascio, giusto per citarti…:-) D’altra parte, se ritieni che i medici siano più degli altri così, mi spieghi da chi ti fai curare?

    “Dici che “i medici non apportano alcun valore aggiunto in politica”; altra affermazione del tutto gratuita, inevitabile quando si vuole fare di tutta l’erba un fascio.”
    Come ho già detto, mi sembra sia chiaro chi vuol fare di tutt’erba un fascio. In ogni caso ribadisco parola per parola quello che ho scritto. Se hai letto tutto, dovresti anche aver colto chiaramente il senso. Un medico che fa il medico è sacro. Un medico che fa il politico si condanna alla mediocrità. D’altra parte, anziché arzigogolare rancorosamente a vuoto, mi citi un medico-politico, nome e cognome, che possa contraddire il mio ragionamento?

    “Tralascio altre cose, e chiudo sulla questione degli “esami integrativi”. Che razza di idiozia è? Allora cosa dovrebbe fare un operaio per entrare in parlamento? Un intero corso di laurea? Ma fammi il piacere…”
    Come forse avrai capito, l’articolo è focalizzato sui medici, proprio per la peculiarità e la particolare importanza della professione.
    Se un operaio viene eletto, dubito che abbia potuto far pressioni elettorali sulla propria base di pazienti, visto che non li ha…:-)
    Sul ragionamento generale, che ti consiglio di rileggere per poter fare critiche più puntuali, il problema è già citato per altri professionisti e cittadini, ai quali non si dice nulla di prescrittivo, rimanendo comunque valido che essere preparati al compito che si deve svolgere, è molto meglio che non esserlo, quale che sia la propria provenienza sociale, culturale e così via.
    Se poi tu dalla vita hai imparato il contrario, non mi resta che porgerti tutta la mia invidiosa ammirazione…:-)

    • ilBuonPeppe scrive:

      Non mettermi in bocca cose che non ho detto: io non ho affatto detto che i medici “non portano alcun valore aggiunto rispetto agli altri“. Dico che non vedo differenze tra i politici medici, i politici giornalisti, i politici operai, i politici giudici, eccetera. In tutte le categorie, comunque si vogliano definire, ci sono persone per bene e persone disoneste, persone competenti e incapaci totali, con tutte le vie di mezzo del caso.
      Questo proprio perchè non si può fare (e lo fai tu, non io) di tutta l’erba un fascio. Ma su questo mi fermo, perchè mi rifiuto di scendere su diatribe stucchevoli.
      Merita invece un appunto la questione secondo cui quella del medico sarebbe una professione “sacra”; e dove sta scritto? Perchè mai la professione medica dovrebbe avere questa considerazione speciale? Forse che gli insegnanti (io non sono un’insegnante) sono meno importanti? Quale è la classifica dei lavori?
      Io non credo che esistano lavori più o meno nobili, ma solo modi più o meno nobili di lavorare. Lo spazzino che lavora con coscienza merita molto più rispetto del medico incapace. O no?
      E se proprio vogliamo cercare un’attività (in questo si deve uscire dal concetto stretto di “lavoro”) di particolare nobiltà, non posso non pensare che è più nobile ciò che viene fatto gratuitamente per l’interesse comune. Ci sono tante persone che dedicano il proprio tempo agli altri, solitamente senza il minimo riconoscimento. E, guarda caso, questo avviene in qualche misura anche nella politica; non molto spesso e soprattutto non ad alti livelli, ma ci sono persone che si dedicano alla politica con spirito nobile, per l’interesse collettivo più che per il proprio.
      Quando la politica viene fatta seriamente, lasciando da parte il proprio tornaconto personale, è veramente un’attività sacra.

      PS: Vuoi un esempio di medico che ha fatto qualcosa di buono in politica? Franco Basaglia, psichiatra, è stato quello che ha introdotto la legge 180/78 grazie alla quale è stata cancellata la vergogna dei manicomi-lager.

      • mario albrizio scrive:

        Mah… francamente non capisco. Continui ad attribuirmi considerazioni che stanno solo nella tua mente, e di converso a stravolgere sistematicamente ciò che ho scritto, e che a questo punto ritengo tu abbia letto superficialmente.
        In queste condizioni non mi pare che il dialogo possa andare avanti.

        Interessante è invece la citazione su Franco Basaglia. Il quale però è morto il 29 agosto 1980, cioè, dal punto di vista politico, un’era geologica fa. Mentre l’articolo è, come noto, centrato sull’attualità. Persino sull’attualità circostanziata (un giorno, un manifesto, un candidato ecc…).

        Il sistema politico che produce i Cuffaro e gli Scapagnini (tra gli altri) è lontano anni luce da quello, pur tutt’altro che perfetto, che ha conosciuto Basaglia.
        Oggi gente come Franco Basaglia, cioè integra e con delle idee eticamente impegnative, non riuscirebbe (non riesce) nemmeno a fare il precario.

        Peraltro Basaglia era uno psichiatra, cioè secondo la convenzione corrente un “medico”, ma di tipo ben particolare, MOLTO al limite tra medicina, psicologia, psicoanalisi e filosofia (http://it.wikipedia.org/wiki/Franco_Basaglia).

        Infine stiamo parlando di una legge, la 180/78, che come tutte le leggi ha un iter complesso, e che se pure porta il nome di un uomo, è senza dubbio un prodotto storico-sociale ben più complicato.

        Detto questo, nell’articolo non si sostiene minimamente che i medici vadano ghettizzati (casomai mi si attribuisse il pregiudizio contrario rispetto a quello per cui li considererei troppo “sacri”). Al contrario, sono convinto che le professionalità vadano utilizzate al massimo in compiti esecutivi e decisionali. In termini più chiari, niente in contrario (anzi!) che un medico sia ministro della sanità, o assessore ecc… posto che comunque dovrebbe (secondo me) fare UNO SOLO di questi mestieri nello stesso tempo.
        Quello che non va, come ho scritto in un altro post che se vuoi puoi leggere, è la sua trasformazione in macchina elettorale, con gli inevitabili effetti sulla attività medico-professionale e di conseguenza sulla salute dei pazienti (oltre che delle istituzioni, perché la cosa è ovviamente bilaterale).

        Detto questo, rispetto le tue opinioni (quando riesco a capirle) e ti ringrazio per averle espresse.

        P.S. Quando è uscita la legge 180, nel 1978, Franco Basaglia era da più di vent’anni in Parlamento. Che dici, un po’di cultura pratico-giuridico-politica se la sarà fatta sul campo, o gli è bastato tirare fuori la legge dal suo cilindro e vederla magicamente approvata?

  6. francesco albrizio scrive:

    Giuramento di IPOCRATE:
    « Giuro per Apollo medico e Asclepio e Igea e Panacea e per gli dei tutti e per tutte le dee, chiamandoli a testimoni, che eseguirò, secondo le forze e il mio giudizio, questo giuramento e questo impegno scritto: di stimare il mio maestro di quest’arte come mio padre e di vivere insieme a lui e di soccorrerlo se ha bisogno e che considererò i suoi figli come fratelli e insegnerò quest’arte, se essi desiderano apprenderla; di rendere partecipi dei precetti e degli insegnamenti orali e di ogni altra dottrina i miei figli e i figli del mio maestro e gli allievi legati da un contratto e vincolati dal giuramento del medico, ma nessun altro. Regolerò il tenore di vita per il bene dei malati secondo le mie forze e il mio giudizio, mi asterrò dal recar danno e offesa.Non somministrerò ad alcuno, neppure se richiesto, un farmaco mortale, né suggerirò un tale consiglio; similmente a nessuna donna io darò un medicinale abortivo.Con innocenza e purezza io custodirò la mia vita e la mia arte.

  7. francesco albrizio scrive:

    Non opererò coloro che soffrono del male della pietra, ma mi rivolgerò a coloro che sono esperti di questa attività.In qualsiasi casa andrò, io vi entrerò per il sollievo dei malati, e mi asterrò da ogni offesa e danno volontario, e fra l’altro da ogni azione corruttrice sul corpo delle donne e degli uomini, liberi e schiavi.Ciò che io possa vedere o sentire durante il mio esercizio o anche fuori dell’esercizio sulla vita degli uomini, tacerò ciò che non è necessario sia divulgato, ritenendo come un segreto cose simili.E a me, dunque, che adempio un tale giuramento e non lo calpesto, sia concesso di godere della vita e dell’arte, onorato degli uomini tutti per sempre; mi accada il contrario se lo violo e se spergiuro.»

  8. lembo11 scrive:

    una ventina di anni fa un mio amico medico le provò tutte per portare all’attenzione dell’opinione pubblica l’argomento Medici e Politica. Indicò la l’esagerato numero massimo di assistiti che un medico di base può avere (credo 1500) come una delle cause del cattivo funzionamento della sanità pubblica. Se un medico ha 1500 assistiti, è probabile che un fonendoscopio dietro la schiena di un assistito lo metta raramente. Ma se uno ha 1500 assistiti e ci sa fare (il certificato di malattia rilasciato allegramente, la ricetta fatta trovare senza fare la fila, etc) capirete che ha un elegibilità, almeno locale, che nessun’altra categoria sociale può avere. All’epoca raccolse le firme per una legge di iniziativa popolare per dimezzare il numero massimo di assistiti che un medico può avere. Acquisì una discreta popolarità allestendo un camper a studio medico e facendo il medico ambulante nei mercati rionali, ne parlarono giornali e televisioni anche nazionali. Non vinse, ma non si è arreso. Non vivo più nel salernitano, però mi giungono echi delle sue battaglie contro la malasanità. (Mentre scrivo, mi ricordo che è stato per anni compagno di banco di Maurizio Marino, il medico morto nella frana di Sarno, rientrato nell’ospedale pericolante per cercare di mettere in salvo un bambino ferito).
    Ieri mi ha chiamato da L’Aquila, dove è andato volontario con la CRI. Non sarà mai abbastanza vecchio per adeguarsi all’andazzo prevalente. D’altra parte, lui dice di non essere vecchio, avendo solo 50 anni e 36 mesi.

  9. lembo11 scrive:

    l’ho chiamato per scrupolo, non ha problemi. Si chiama Gerardo Torre. Aveva messo su un’associazione dei Medici Itineranti, c’è sicuramente qualcosa in rete.

  10. lembo11 scrive:

    mi sono accorto adesso che il link che ho mandato è lo stesso che avevi trovato tu.Qui ce n’è un altro archiviostorico.corriere.it/1995/giugno/20/Medico_ambulante_visite_camper_co_0_95062013892.shtml – 66k
    Gli ho riparlato, è incasinatissimo perchè di medici a L’Aquila ce ne sono pochi (tanti gli infermieri), torna a casa domenica. Vi mando l’indirizzo mail della figlia — per proteggere la privacy della persona dai sistemi di rilevazione automatica si Internet, l’indirizzo è stato rimosso. Se si vogliono comunicare informazioni, mandarle a questo link

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