Visita <a href="http://www.liquida.it/" title="Notizie e opinioni dai blog italiani su Liquida">Liquida</a> e <a href="http://www.liquida.it/widget.liquida/">Widget</a>

 

Una Cambiale Firmata Berlusconi




Condividi Una Cambiale Firmata Berlusconi. Comandante Nebbia ti ringrazia.
475 letture

Ti Piace MenteCritica?

Fa tristezza, prima che rabbia, leggere la lettera al direttore di Piero Ichino pubblicata oggi sul Corriere della Sera on line.
Che un argomento di tale portata sia praticamente escluso dal dibattito politico nazionale e confinato nello spazio destinato alle letterine a Babbo Natale dà ampiamente la misura della povertà intellettuale di una nazione i cui interessi orbitano, ormai quasi esclusivamente, intorno allo stomaco inesausto di un vecchio satrapo ampiamente in credito con la vita e che non è ancora stanco di abbuffarsi.

[...] È vero: da anni, ormai, a un ventenne o trentenne che cerca lavoro in Italia le aziende offrono di tutto, tranne che un rapporto di lavoro regolare. E anche un rapporto di lavoro di serie B —«a progetto», o comunque a termine— è già considerato, in molte situazioni, un privilegio difficilmente ottenibile, rispetto alla «normalità», costituita dal lavoro di serie C: stage semigratuiti in azienda tutto lavoro e niente formazione, assunzione con partita Iva per mansioni d’ufficio, di cantiere, di negozio, di call center, di magazzino, che erano tradizionalmente considerate come lavoro dipendente. Case editrici in cui da anni non si assume più un redattore o un correttore di bozze con un contratto normale di lavoro dipendente; case di cura private che formalmente non hanno alle proprie dipendenze neanche un solo medico, un solo infermiere, un solo barelliere: tutti a partita Iva, oppure soci di cooperative di lavoro a cui il servizio viene appaltato. [...]




Il fatto che Berlusconi sia schiavo dei propri appetiti e che sia così patologicamente attaccato al privilegio nel quale vive da decenni non è più una giustificazione sufficiente per farne una questione nazionale che supera in importanza anche il nostro futuro e quello dei nostri figli. Anche i più accaniti sostenitori dell’innocenza di Berlusconi, quelli fermamente convinti che ci sia un complotto in atto per esautorarlo, dovrebbero essere stanchi del fatto che questo argomento monopolizzi completamente ogni attività politica da decine di anni a questa parte.

[...]il ministro fa bene ad aprire gli occhi su questa realtà, a riconoscere che il nostro mercato del lavoro e il nostro sistema di protezione sociale non sono affatto «i migliori del mondo», come egli stesso ci ha detto solo pochi mesi or sono. Ma deve anche dire quale è la sua diagnosi del fenomeno e quale la terapia che propone. Una cosa è certa: il problema non è soltanto di controlli e di repressione delle frodi. Controllo e repressione servono quando la violazione o elusione delle regole è un fenomeno marginale; quando invece— come oggi accade per il nostro diritto del lavoro —violazione ed elusione diventano un fatto normale su larga scala, è l’ordinamento stesso che deve essere rifondato [...]

Da tempo, sotterranea ed ignorata, si sta combattendo nelle strade del nostro paese una guerra civile crudele che vede italiani uccidere altri italiani, se non sempre nel corpo, certamente nel futuro e nelle prospettive di vita. Una competizione sulle risorse è naturale. Cercare di diventare ricchi e perseguire la felicità attraverso il possesso probabilmente è stupido, ma fa parte dell’istinto. Nel corso di questo processo può accadere di sopraffare i diritti degli altri, nessuna società è stata mai esente da questa opzione, ma quando la sopraffazione diventa sistema allora non c’è più società civile, ma conflitto.

Così stando le cose, la sicurezza economica e professionale dei lavoratori non può più essere affidata al modello del «posto fisso». Ed è in larga misura inevitabile che le imprese facciano di tutto per eludere, nelle nuove assunzioni, una disciplina della stabilità del lavoro, come quella dettata dall’articolo 18 dello Statuto del 1970, che condiziona lo scioglimento del rapporto di lavoro per motivi economici od organizzativi a un controllo giudiziale che può richiedere due, quattro o sei anni; e al Sud anche otto o dieci. La soluzione, allora, non è togliere l’articolo 18 ai padri, ma riscrivere il diritto del lavoro per i figli, per le nuove generazioni; in modo che esso torni capace di applicarsi davvero a tutti i rapporti che si costituiranno da qui in avanti. E garantire davvero a tutti non l’impossibile «posto fisso», ma quella protezione contro le discriminazioni e quella rete di sicurezza nel mercato, da cui oggi la nuova generazione dei lavoratori italiani è per la maggior parte esclusa.(1)

I modelli intellettuali di sicurezza e stabilità nel nostro paese sono, ormai, probabilmente inadeguati. Il meccanismo di protezione assoluta che, nel corso dei passati decenni, ha garantito anche gli approfittatori a scapito della qualità del lavoro è certamente obsoleto ed inadatto ai requisiti di efficienza di una società moderna, ma la completa deregulation, l’assenza di una legge civile e giusta che governi i rapporti economici tra i lavoratori (tutti i lavoratori, quelli che imprendono impresa e quelli che all’impresa prestano opera) non può che favorire la prepotenza di coloro che vedono in una nazione solo un albero dal quale cogliere frutti e cibarsi senza preoccuparsi del futuro della pianta.

Continuando di questo passo, di questo paese rimarranno solo rovine fumanti e anche i figli di quelli che oggi si arricchiscono sfruttando l’assenza di legge saranno costretti a difendersi.
Nel cuore di chi si vede senza futuro, dimenticato nelle pagine interne dei giornali, considerato come un fenomeno da baraccone quando si arrampica su una gru per dire che non è facile, a cinquant’anni, trovare una nuova strada in un paese come il nostro, nel cuore di questa gente incomincia ad incunearsi la rabbia, l’odio, il desiderio di vendetta.

Tutti, sostenitori di Berlusconi compresi, dobbiamo pretendere che sia modificato l’ordine del giorno del dibattito politico del nostro paese. Se una questione di giustizia e di equità c’è nei confronti di Berlusconi, essa è certamente secondaria rispetto al futuro degli altri sessanta milioni di italiani. Non possiamo essere chiamati a regolare con la nostra vita una cambiale firmata Berlusconi. E’ una semplice questione di priorità.

Quando il fuoco raggiungerà la soglia della vostra casa non farà differenza tra chi ha votato a destra o a sinistra. Brucerà e basta, perché il fuoco non si preoccupa di certe stupidaggini.

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...
Una Cambiale Firmata Berlusconi è di Comandante Nebbia

Leggi tutti gli articoli di


Note
  1. le citazioni vengono tutte da qui []
Fine delle Note

Comments

10 Risposte a “Una Cambiale Firmata Berlusconi”
  1. riccardo scrive:

    Non serve arrampicarsi sulle gru o non avere un lavoro per sentirsi senza futuro.
    Anche avendo un buon lavoro, ci si può sentire senza futuro. O peggio, destinati a un futuro senza prospettive senza certezze.
    L’Italia ci sta crollando addosso. Perdere il lavoro vuol dire, nel giro di qualche giorno, passare nella schiera degli emarginati. Questa Italia non è in grado oggi nè sarà in grado domani di dare un futuro a nessuno.
    Almeno Obama ci prova a dare fiducia agli americani. Gli ha proposto una visione e un progetto e ha detto “lavoriamoci insieme”. Almeno una speranza.
    Qui si fanno tranquillamente i cazzi loro, rubano e regalano il paese alle multinazionali in cambio di tangenti. Congo, Costa d’Avorio, Birmania stiamo arrivando!

    • secondo me la cosa non va accettata passivamente.
      perdere il lavoro non dovrebbe essere un dramma, in Italia lo è.
      Bisognerebbe però fare in modo che lo sia per tutti e non solo per chi lo subisce.
      Ci ricordiamo degli immigrati irregolari perché gran parte di loro delinque.
      Forse, se anche i disoccupati si trasformassero in problemi sociali invece di salire sulle gru, ci sarebbe maggiore sensibilità al problema.

  2. Rat scrive:

    Ichino è semplicemente vergognoso,
    che sia un parlamentare del Pd certifica lo stato di sbandamento del partito.

    • fma scrive:

      Che dovrebbe dire Ichino, secondo te?

      • Rat scrive:

        i motivi per cui critico ichino li ho esposti più dettagliatamente nel mio blog,
        cosa dovrbbe dire esattamente un giuslavorista eletto dal centrosinistra preferirei che lo dicesse direttamente il professore,
        la questione è che so per certo cosa “non” dovrebbe dire
        ovvero ciò che dice da tempo e che ha ripetuto anche adesso.

        è bello gurdare verso la luna e non perdersi fissando il dito,
        professore,
        ma forse quel dito sarebbe meglio puntarlo verso il basso,
        verso le famiglie che non ce la fanno,
        e studiare la luna quando in basso non ci saranno così tante sofferenze.

        • fma scrive:

          Se bastassero delle parole, comprese quelle di un giuslavorista, per cancellare le sofferenze che stanno in basso il tuo discorso non farebbe una grinza.

          Altro discorso se le parole non sono altro che degli strumenti per descrivere un fenomeno, che non trae le sue ragioni d’essere dalle parole.

          Ichino da anni sta proponendo, con coerenza, un sua diagnosi sui problemi del mondo del lavoro in Italia e una sua terapia.
          Non è detto che siano esatte. Non è detto che debbano piacere.

          Ma sicuramente sono verosimili.

          Mentre non è verosimile un approccio etico a un problema economico.

        • il mercato del lavoro degli anni 70 è improponibile.
          la flessibilità non è una cattiva idea, purché il lavoro flessibile, come è naturale che sia, sia retribuito più di quello a tempo indeterminato perché la flessibilità nel rapporto è un valore aggiunto che va retribuito di conseguenza.

          Se Ichino non dice questo, allora espone solo parte del problema.

  3. Lalla scrive:

    leggevo questi giorni per curiosità la storia del mostro di Firenze su Wikipedia. Nel leggere il nome delle varie vittime misono stupita di un fatto. Andate a co ntrollare, le povere vittime avevano 19, 20, 22, 27, o 30 anni, e lavoravano TUTTE!!!
    Avevano lavori normali, Pasquale Gentilcore di 19 anni, impiegato alla Fondiaria Assicurazioni, e Stefania Pettini, 18 anni, segretaria d’azienda impiegata alla Magif,Giovanni Foggi, 30 anni, dipendente dell’ Enel, e la sua ragazza, Carmela De Nuccio, pellettiera di 21 anni, Stefano Baldi, di 26 anni, operaio tessile di Calenzano e Susanna Cambi commessa di 24 anni, Paolo Mainardi, meccanico di 22 anni, e Antonella Migliorini di 19, dipendente di una ditta di confezioni.
    come hanno cambiato in peggio l’Italia!!!!

Trackbacks

Su questo articolo gli altri siti web hanno scritto....
  1. [...] centro-sinistra alla fine degli anni ‘90 con la legge Treu e continuato dal centrodestra con la legge Biagi) di precarizzazione di ogni forma di vita e di ogni rapporto di lavoro, allo scopo di ribadire il [...]



Apri la Tua Mente

Esprimi il tuo pensiero...
Per favore, leggi chi siamo e quali sono le regole di discussione
Il primo commento di un nuovo lettore va sempre in moderazione
Puoi sbloccare il commento cliccando sul link contenuto nella mail che ti invieremo
I commenti non confermati tramite click verranno considerati spam
ah, se vuoi essere riconoscibile dagli altri utenti procurati un gravatar!

Aggiungi Gianalessio ai tuoi amici di Facebook. Facebok ha rimosso il precedente profilo. Aiutaci a seguire quello che accade in rete!