Una buona notizia:”Cambiare si può”


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Da una parte Berlusconi che ripudia il PdL e vuole rottamare la sua creatura (adesso è così, fra dieci minuti non si sa), Alfano che fa finta di fare il segretario e vorrebbe improbabili primarie che a Berlusconi non piacciono, Santanchè che un giorno sì e l’altro pure te la vedi in Tv con il suo delizioso sorriso da squalo che ti punta con intenzioni poco amichevoli. Tutti contro tutti e ognuno per sé alla ricerca di una poltrona nella prossima legislatura. Mentre continua ad aumentare il debito per pagare il debito e Monti dice che stiamo per uscire dalla crisi.

Dall’altra parte primarie del Pd a colazione, pranzo e cena, duello Bersani Renzi con frecciatine avvelenate, rissa Renzi Grillo con insulti, Renzi che dice “né con Vendola né con Casini”. Quasi una riedizione del “correre da soli” e della “vocazione maggioritaria” di veltroniana memoria (attento Renzi che porta una sfiga terribile, quasi quanto lo “zoccolo duro” e la “gioiosa macchina da guerra” dell’Occhetto di un tempo). E poi ancora Vendola che dice “con Casini mai” e Casini che dice “con Vendola mai”. E a noi verrebbe da dire “con voi mai”, se non suonasse come un invito all’astensione. E non manca il triste spettacolo dei volgabbana di turno, questa volta Donadi e Formisano dell’Idv che saltano sul carro del vincitore.

E, sul terzo fronte, ci sono anche, naturalmente, i proclami di Grillo che, in preda a pulsioni autoritarie, proclama: “E’ fortemente sconsigliata agli eletti del M5S la partecipazione ai talk show televisivi. Anzi in futuro sarà vietata”. E perché? Ma perché lui così ha scritto sul suo blog, e basta. Mi ricorda quando da ragazzino vedevo alle porte delle chiese l’elenco dei film: per tutti, solo per adulti, sconsigliati, proibiti. Era così e basta.

Oliviero Toscani e Marco Travaglio, fino all’altro ieri opinionisti controcorrente, sono d’accordo e ci regalano il seguente pseudo ragionamento: “Le regole del M5S sono note a tutti e quindi chi si iscrive le accetta. Chi ha cambiato idea può andarsene”. Senza ricordarsi che le regole di cui si parla non sono quelle della bocciofila o del condominio, ma quelle della democrazia. Che devono permettere a chi non è d’accordo con i capi o con la maggioranza di parlare e di organizzare liberamente il suo dissenso senza essere per questo emarginato o espulso (vedi i casi Tavolazzi, Favia, Salsi, ecc.). Forse non guasterebbe un corso di educazione civica per Grillo e i suoi tifosi.

Ma torniamo al cicaleccio assordante, al turbinio di banalità, stupidaggini e falsità, al teatrino nazionale dei pupi che invade ogni spazio dell’informazione e che non ti lascia scampo. Che tristezza, che noia, che palle!

C’è da chiedersi: è possibile togliere l’audio a questa cacofonia insopportabile? E’ possibile evitare di ingoiare un rospo dopo l’altro e cambiare radicalmente, senza lasciare la politica ai politicanti, vecchi e nuovi? E’ possibile cioè pensare a un’alternativa a tutto questo?

Marco Revelli, Don Gallo, Moni Ovadia, Vittorio Agnoletto, Luciano Gallino e molti altri pensano di sì e promuovono una lista di sinistra per le prossime elezioni, “Cambiare si può”, alternativa al liberismo di Monti, al centro sinistra che lo sostiene e al grillismo. Il loro appello ci dice in sintesi: “Basta populismi. Basta cercare soluzioni di comodo al riparo dell’ombrello protettivo del centro sinistra per avere – se va bene – qualche posto in Parlamento e non cambiare niente. Schiena diritta e coraggio! Buttiamo il cuore oltre l’ostacolo!”. Il testo completo dell’appello lo trovate su www.cambiaresipuo.net.

Avrà vita facile questa proposta? Temo di no. In tempi come questi le voci della ragione sono per lo più destinate al silenzio mediatico o ad essere sopraffatte dagli opposti fanatismi e dall’opportunismo dilagante. Vale però la pena provarci.

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Mi chiamo Bruno Carchedi. Sono nato ad Alessandria, città piemontese un po’ ligure. Mi sono laureato in ingegneria e ho sempre lavorato in grandi aziende dell’informatica. Mi sono buttato a capofitto nelle grandi lotte operaie e democratiche degli anni '70. Ho sempre fatto il sindacalista di base. In quanto sindacalista non ho mai fatto carriera in azienda. In quanto di base non ho mai fatto carriera nel sindacato. Il risultato è che adesso ho una pensione di sopravvivenza, anche se mi ritengo abbastanza un privilegiato. Cosa farei se potessi tornare indietro? Esattamente quello che ho già fatto. Ho due grandi passioni. Il buon vino (degustato in modiche quantità) anche se costa parecchio e la musica, che invece è alla portata delle mie tasche. Mi piacciono le danze etniche e popolari, e la musica classica (tutta). Ah, dimenticavo. Credevo che la Lega Nord fosse la più grande disgrazia capitata dopo il fascismo ... ma poi è arrivato Monti. Arrivato su MenteCritica grazie a questa opportunità

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Informazioni su Bruno Carchedi

Mi chiamo Bruno Carchedi. Sono nato ad Alessandria, città piemontese un po’ ligure. Mi sono laureato in ingegneria e ho sempre lavorato in grandi aziende dell’informatica. Mi sono buttato a capofitto nelle grandi lotte operaie e democratiche degli anni '70. Ho sempre fatto il sindacalista di base. In quanto sindacalista non ho mai fatto carriera in azienda. In quanto di base non ho mai fatto carriera nel sindacato. Il risultato è che adesso ho una pensione di sopravvivenza, anche se mi ritengo abbastanza un privilegiato. Cosa farei se potessi tornare indietro? Esattamente quello che ho già fatto. Ho due grandi passioni. Il buon vino (degustato in modiche quantità) anche se costa parecchio e la musica, che invece è alla portata delle mie tasche. Mi piacciono le danze etniche e popolari, e la musica classica (tutta). Ah, dimenticavo. Credevo che la Lega Nord fosse la più grande disgrazia capitata dopo il fascismo ... ma poi è arrivato Monti. Arrivato su MenteCritica grazie a questa opportunità