Una Bomba Chiamata Unicredit 6


Cento miliardi di capitalizzazione nel 2006, 7 miliardi nel 2011. Una perdita secca del 93%. Il 37% di perdita negli ultimi tre giorni. Per chi non ha ancora capito cosa significa, forse ci vuole un disegno, uno di quelli alla IKEA, universalmente adatto anche agli idioti. Unicredit è la bomba ad orologeria piazzata sotto il culo della repubblica italiana e, di conseguenza, nel ventre dell’Europa, di cui la nostra penisola rappresenta da tempi insospettabili la parte più molle e non solo dal punto di vista economico.

Nonostante le rassicurazioni e il cotechino parcamente gustato dal professor Monti nel cenone della vigilia di capodanno, i numeri raccontano una storia inquietante rispetto alla quale le propensioni domestiche della gentile signora Monti anticipano un’atmosfera di austerità e sofferenza che, plausibilmente, non si fermerà nelle stanze della residenza privata del presidente del consiglio.

La situazione di Unicredit ricorda, con le dovute proporzioni, quella della Grecia che, dopo aver ricevuto lo sconto del 50% sul suo debito, ora si dice capace di rimborsare solo il 30% della cifra originaria. E’ fallimento, default come usa dire in termine tecnico, ma non si può dire, perché se si dice che la Grecia, nei fatti, è ormai fuori dall’eurozona in quanto insolvente, le crepe nel muro iniziano ad allargarsi , la gente si accorge che c’è un terremoto e fugge per strada.

Unicredit è la più grande banca italiana, una delle più grandi di Europa. Da anni ha sviluppato un’attitudine all’investimento nei mercati emergenti attivando filiali nell’Est Europa e finanziando attività industriali e finanziarie in quelle regioni che, almeno secondo il management Unicredit, rappresentavano un investimento rischioso, ma molto promettente.

In realtà, l’asse del mondo si è spostato improvvisamente ancora più a Est. La Cina ha sorpassato a destra le economie dell’area ex-sovietica che si ispiravano all’Europa, sviluppando un modello estremamente più aggressivo. Gli ex comunisti sono rimasti al palo e ora esportano poco, eccellendo solo nel mercato delle stangone bionde, mentre i nuovi comunisti stanno costruendo l’impero del terzo millennio facendo colazione, pranzo e cena a pane e cipolle.

La befana, ieri, ha portato carbone all’Ungheria che da rischiosa promessa passa a promessa mancata. Per fortuna che le rimangono le ragazze, il cui rating è AAAA fisso. L’Ungheria è uno dei paesi su cui Unicredit, già traballante di suo e in piena tempesta europea, aveva puntato.

Ora, ci sono tutti gli elementi per dire che Unicredit corre il serio rischio di saltare, ma come per la Grecia, è meglio parlare d’altro perché se la gente inizia a pensarlo, se inizia a riflettere che su Unicredit si poggia un bel pezzo del nostro paese e che sul nostro paese è una delle gambe su cui si regge l’Europa, allora si capisce che l’Apocalisse è possibile e non è solo una storiella per spaventare i ragazzini.

E allora Monti raschia la padella e insieme alla stampa di regime inizia a a fare il berlusconi quando le spara grosse sul patto d’acciaio con Sarkozy che dovrebbe far cacare sotto la Merkel, il tremonti quando dice che le banche italiane sono solide e pensa di “salvare l’Italia”, con l’avvocato low cost, la spesa notturna (come se non bastasse quella diurna) e le liberalizzazioni su carburanti. tassisti e farmacie, quelli per colpa dei quali questo è un paese di merda.

Il “tecnico” è lui, ma io non sono fesso. So che si può svuotare il mare con un secchiello anche se ci vuole tempo, che il fatto che ci siano nuvole, lampi e tuoni non vuol dire necessariamente che pioverà, che se il lampadario oscilla e i vetri tintinnano non è per forza un terremoto, che se sento puzza di bruciato venire dalla cucina non necessariamente il pranzo è perduto, che se qualcuno mi ferma in un vicolo scuro e mi ficca una pistola in bocca non vuol dire che sia un malintenzionato, magari è Babbo natale che vuole consegnarmi un regalo fuori stagione in maniera non convenzionale, ma, e dico ma, continuo a non essere fesso. Lo spread a 520, la maggiore banca nazionale in queste condizioni, il presidente del consiglio che inizia a fare l’imitazione dei suoi predecessori, le “misure salva Italia” da lenzulata di bersani mi conducono ad una sola conclusione. Facciamo un gioco e sostituite i puntini con le lettere, vediamo chi indovina:

……. oppure (per i puristi della lingua italiana) ……….

State attenti. Non credete più a nessuno (compreso me) e guardatevi i fatti vostri e la vostra famiglia. Non sarà Monti a salvare il nostro culo. Il suo sì, ma il nostro certamente no.


6 commenti su “Una Bomba Chiamata Unicredit

  • Vincenzo Rauzino

    “guardatevi i fatti vostri e la vostra famiglia”.
    Ma non è quello che abbiamo sempre fatto?
    Ah, si, non con la pistola in mano….e co’ sang all’uocchje.
    Il Far South (il Far West del Sud).

  • alessandro dott.govoni

    GAME OVER. Il gioco è finito. Alla C.A. della Presidenza del Consiglio.
    La globalizzazione è strumento di sviluppo economico soltanto se la delocalizzazione produttiva avviene in stati democratici dove gli stipendi degli operai dell’industria vengono lasciati crescere. La Cina e’ il piu’ grande stato comunista al mondo che applica il capitalismo allo stato puro: gli operai dell’industria vengono lasciati poveri ed ignoranti. Il costo dello stipendio di un operaio cinese 20 anni fa era meno di 100 dollari al mese, oggi 2011, dopo 20 anni è 300 dollari al mese contro il costo dello stipendio di un operaio italiano che è di 2000-3000 euro al mese , il differenziale di stipendi degli operai delle fabbriche tra Italia e Cina, dopo 20 anni, è dunque ancora di 1 a 10 e ci uccide. I politici tipo il sig. Romano Prodi, che dissero “apriamo alla Cima perchè diventerà un mercato per i nostri prodotti”, hanno sbagliato clamorosamente. I cinesi con un reddito superiore ai 20.000 euro annui (il reddito di uno del ceto medio italiano), oggi 2011, sono soltanto 60 milioni, avrebbero dovuto essere, dopo 20 anni, 600 milioni, almeno la metà della loro popolazione ed invece sono soltanto 60 milioni a cui cerca di vendere tutto il mondo . Troppo, troppo pochi perchè lo Stato cinese non fa crescere gli stipendi degli operai delle fabbriche, non fa crescere ossia il ceto medio per garantire una super competività sul mercato mondiale. Previsioni sbagliate. GAME OVER. Il gioco è finito. Poche cifre parlano chiaro: la bilancia commerciale Italia-Cina in 20 anni è passata da 1 a 1 a 5 a 1 in favore della Cina: per ogni euro che esportiamo in Cina, ce ne arrivano dentro 5 dalla Cina e questo rapporto continua a crescere ogni mese. La Cina sforna ogni anno 300.000 ingegneri, contro i nostri 30.000 annui. Dobbiamo puntare all’eccellenza disse Prodi ma il Gap d’eccellenza con questo numero di ingegneri sfornato ogni anno dalla Cina oggi è colmato: tutto l’HI_FI tutti gli elettrodomestici, tutta l’informatica è prodotta in Cina, oggi 2011 , i cinesi, sono in grado di produttore autonomamente qualsiasi tipo di macchinario, lo stallo dell’economia tedesca e’ emblematico: la Cina ha colmato, oggi 2011, il gap tecnologico, producono prodotti migliori dei nostri a costi 10 volte inferiori perche i loro operai costano dieci volte meno. GAME OVER. Il gioco è finito. La produzione dei beni di massa si è spostata tutta in Asia. Produzione di beni di massa= milioni di occupati. In Italia , in Europa è rimasta solo una produzione di beni di nicchia, strumentale alla produzione di beni di massa. Produzione di beni di nicchia=poche migliaia di addetti occupati. La crisi dell’Italia e dell’Europa è tutta qua. La produzione mondiale dei beni di massa va riequilibrata. L’italia , l’Europa si devono proteggere con dazi verso tutti quei paesi non democratici che non lasciano crescere gli stipendi dei loro operai e devono farlo finche non sarà colmato il gap tra costi degli stipendi fra operaio cinese e quello italiano che oggi 2011 è ripeto 1 a 10 e ci uccide , uccide i nostri operai, uccide il ceto medio, il 90% della popolazione italiana. Queste poche cifre , purtroppo parlano chiaro. Previsioni sbagliate. GAME OVER. Il gioco è finito.

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