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Un Provvidenziale “Aut-Aut” – Non Solo Gay Pride

29 giugno, 2007 di Daniela Tuscano  
Archiviato in Democrazia e Diritti



In tempi miserrimi e calamitosi come gli attuali, su gay e lesbiche sembra essere piovuta una maledizione.

L’uomo medio – borghese – in senso pasoliniano, non marxista – l’uomo medio, reazionario, gretto, violento – d’una violenza sorda e lenta, esangue, torva, e quindi assoluta, rappresentato oggi dalla classe al potere, ha trovato un nuovo trastullo su cui riversare le proprie negligenze e irresolutezze. Nell’afasia di idee e nel bailamme di opinioni, che fluttuano disancorate in un torpore di maschere urlanti, l’ilota smarrito, da sempre abituato a guardare fuori di sé, si aggrappa ancora una volta all’ordine, al precostituito, alla crociata. Pronto a digrignare i denti, a dilaniare chi non si integra nel suo cieco orizzonte.

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Ermafrodito dormiente.

Ognuno si difende come può. Oggi nessuno, o molti meno, sono per fortuna disposti a offrirsi in olocausto. Del resto, è sufficiente ribattere al cieco muro con insipienti sciabordate in senso contrario? Pensiamo alla stolida e paradossalmente antiquata provocazione “artistica” bolognese (utilizzare lo sperma, derivato del sangue, come materia vile significa assumere, rovesciati, gli stessi parametri etici dei farisei), da cui hanno preso le distanze anche molti omosessuali; pensiamo ai cosiddetti, altrettanto vacui “Dieci comandamenti gay” . Tali manifestazioni, lungi dall’incentivare una seria riflessione, producono piuttosto reazioni di rifiuto su cui prontamente specula il populismo bigotto della destra e dei nostalgici censori dell’arte degenerata. E non potrebbe essere altrimenti, poiché si tratta di reazioni isteriche e incontrollate, quindi deboli e facilmente attaccabili. Inutile del resto nascondere che a certi estremisti, gay o clericali, l’immagine dell’omosessuale “libertino” non dispiace, perché costituisce un alibi per non mettersi in discussione, per non ragionare da adulti sui propri pregi e limiti.

Risulta quindi più adatto un linguaggio inattuale, e perciò sacro - ricorro ancora al lessico pasoliniano -, risolutivo e immutabile, per andare all’essenza delle cose. Un linguaggio dove alla parola “gay” non corrisponde necessariamente il vocabolo “laico”, o forse laicista, come si tende a fare oggi. I gay sono laici o religiosi né più né meno di tutti gli altri esseri umani; confinarli fuori degli steccati della religione è un’operazione cara ai fondamentalisti d’ogni tipo, ma del tutto priva di consistenza, veridicità e attualità.

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Saffo

E’ quanto devono aver pensato i ragazzi e le ragazze del gruppo Kairos di Firenze programmando, il 28 giugno scorso, la prima veglia ecumenica per le vittime dell’omofobia . Una domanda di senso che già racchiude, in sé, una risposta. E consiste nella integrità della profferta umana, nell’aspirazione all’alto e all’assoluto, nella preghiera fattasi carne. Gli omosessuali cristiani si presentano come uomini e donne completi, e dietro di loro c’è soltanto un cuore e un corpo, spesso ferito. Non sono, non vogliono essere sinonimi. Non incarnano, tutti indistintamente, la trasgressione, il materialismo, la frivolezza, lo sguardo terreno, come, per opposti motivi, vorrebbero il Papa e i militanti esacerbati.

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Per sorridere un po’: striscione al Pride romano (foto di Maura)

La loro iniziativa, estesasi alle maggiori città italiane – Firenze, Milano, Roma, Rimini, Napoli , Padova (Gruppo Emmanuele), e alla quale ha aderito anche l’Associazione culturale umanista Color Porpora assieme a molte altre, ha spalancato porte d’oro su un mondo minimo e sterminato, fervido e sommerso, vitale e trepido, anelante di offrire al mondo un cosmopolitismo d’etica. E’ più d’un orgoglio, travalica il semplice emozionalismo, supera la spontaneità irrazionale. E’ lirica, o forse soltanto poetica e ancestrale, tesa com’è verso l’ineffabile. Va alla radice del problema: “Ma tu, o uomo, e tu, o Dio, cosa puoi rispondermi? E cosa ho da donare io, in verità, al mio prossimo?“.

Dell’evento, che gli organizzatori vorrebbero trasformare in appuntamento annuale, i grandi media, tranne qualche lodevole eccezione, non si sono minimamente occupati. Anch’essi infatti, alla stregua di molti politicanti (si pensi ai De Corato, alle Moratti, ai Casini, ai Berlusconi…) considerano più spendibile, e probabilmente più lucrativa,l’immagine del gay in paillettes, edonista e amorale, provocatore e irreligioso, dedito a pratiche turpi. Si è trattato, invece, di un importante momento di fratellanza e sorellanza, d’un’occasione di scambio molto proficuo, oltre che di ecumenismo. E poiché la preghiera è dinamismo e non auto-commiserazione, c’è chi ha lodato Dio per il “talento” dell’omosessualità, che gli ha permesso di essere più concreto, più attento e altruista.

Un particolare importante: le veglie, pur se organizzate da cattolici, si sono tenute tutte in templi metodisti e valdesi. Per molti gay era importante ritrovarsi in un luogo di culto, specie se cattolico. Purtroppo non è stato possibile; e ciò dimostra la falsità di quella doppia morale per cui la gerarchia condannerebbe gli atti, ma non le persone. Questa leggenda metropolitana, alimentata ancora una volta da mons. Bagnasco sulle pagine di “Repubblica”, dev’essere smentita una volta per tutte. Fosse davvero così, visto che in questo incontro – animato a Milano da una pastora valdese e a cui hanno partecipato varie confessioni religiose, laici, etero e omosessuali – non si è discusso sui cosiddetti valori “non negoziabili”, ma semplicemente di dignità umana, le nostre chiese accoglierebbero senza indugio questi fratelli e sorelle in preghiera. Invece, l’ingresso resta loro precluso (non più di una settimana fa mons. Matarrese ha tuonato dal pulpito che i gay “non possono essere considerati cristiani” e non ci risulta sia stato richiamato da Bagnasco, secondo cui “nella Chiesa non c’è omofobia”. Evidentemente non ha mai letto una mezza riga dei tanti scritti del Papa in materia). Gli organizzatori sanno che solo col paziente lavorio degli innamorati – benché respinti – e con l’aiuto di gruppi diocesani amici potranno, in futuro, cambiare le cose.

Tuttavia poiché Bagnasco, incalzato dall’intervistatore, ha risposto che, davanti a una richiesta di incontro da parte degli omosessuali credenti, la Chiesa non respingerebbe nessuno, sarebbe opportuno prenderlo in parola: così si potrà verificare sul campo se alle buone intenzioni corrisponde la volontà. Finora non mi sembra che la gerarchia vaticana abbia mai accettato il minimo dialogo. Può darsi che ora abbia cambiato parere: mai dire mai. Bene, ci provino. E ci tengano informati.

Se intendiamo, tutti, lottare davvero contro l’omofobia, possiamo negare a questi ragazzi una preghiera, un aiuto, un pensiero? Sia il nostro parlare sì, sì; no, no. Senza inganni per nessuno.

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Daniela Tuscano
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Comments

58 Risposte a “Un Provvidenziale “Aut-Aut” – Non Solo Gay Pride”
  1. Icaro scrive:

    Ebbene si..
    FIGLI SI NASCE.. non si diventa.
    Nessuna ragione al mondo può portarti a togliere dal tuo “dentikit”; la qualita di “figlio” nel bene e nel male.

    Eppure ci sono avvenimenti e situazioni che ti possono indurre a pensare che quel cordone ombelicale invisibile e inviolabile possa per un momento vacillare.
    Tuo figlio è sempre tuo figlio anche se uccide una persona…vero ?
    Madre lo accompagnerai in carcere con le lacrime agli occhi.
    Tuo figlio è sempre tuo figlio anche quando provera a volare verso altri lidi paradisiaci chiamati "eroina"..
    E tu madre .. proverai ad accompagnarlo in comunita dicendogli che tutto è salvabile.
    Tuo figlio è sempre tuo figlio anche quando vinto dalla noia e apatia si lascera passare intorno l’intera vita..
    E tu madre , lo spronerai con le buone o con le cattive duicendogli di nong ettare via una vita.
    Ma se tuo figlio ti dice di essere gay …madre come reagisci ??
    Proprio lì nella maggior parte dei casi ..quel cordone ombelicale sembra spezzarsi per difetto.
    E non è per colpa del figlio..che poverino.. ha gia tanto a cui pensare.
    Il futuro , una probabile quanto scongiurata solitudine.
    La vecchiaia.. chi si accudira di lui.. ? se gli viene diagnosticato un futuro debole e in balia di mani sempre diverse.
    Tutto il passato e presente sembra crollare…
    Ma le fondamenta su cui avevi basato l’intera vita.. non sembravano indistruttibili ??
    Può uno scherzo della natura infrangersi contro un legame di sangue che nessun altro male può mettere in discussione ?
    Una risposta non c’è…
    E’ forse questo il Santo Graal di noi comuni mortali ?

    http://icaromessina.spaces.live.com/

  2. alessio scrive:

    10 e lode Dani… 10 e lode. E’ vero che nessuno ha dato risalto alla cosa come meritava, ma la partecipazione per quello che so io è stata comunque ampia.

    Sui giornali si continua a parlare solo di Bagnasco e di Luxuria, comunque sono d’accordo con quello che dice Mancuso: con la cei non si dialoga perchè comunque in questi anni non ha mai cambiato toni nei nostri confronti. Ma adesso l’hai detto tu, se davvero vogliono il dialogo devono dimostrarlo. Io non ci credo però. Un bacio
    A.

  3. angioletta scrive:

    Non amo sentire solo dialoghi di acute frivolezze, amo sentire solo le verita’
    della vita, qualunque esse siano.
    Siano di natura gioiosa, siano di provanti amarezze.
    Noi, abitanti di questo pianeta, dobbiamo essere in grado di combattere, e non solo a parole…gli insani gesti, orrendi ,incivili, che troppe persone
    compiono.
    Esistono tanti angoli belli della vita, non disprezziamoli….
    amiamoli e insegnamo, non stanchiamoci di insegnare, al mondo…
    che ogni giorno, ogni ora,ogni minuto in cui il nostro cuore batte, il nostro respiro e’ vivo, merita davvero, se sapra’ vivere questo percorso vitale.
    Questo percorso vitale, puo’ avere un percorso solo…..se vissuto con
    grande umanita’. Un abbraccio. Angioletta.

  4. Uyulala scrive:

    Un giovane gay, che giunge da me per superare un periodo impegnativo della sua vita riguardo all’inizio di una relazione che si preannuncia difficile, si attarda a raccontarmi della sua spiritualità che continua ad agganciare al cattolicesimo (è l’unica forma di spiritualità che sente propria, probabilmente per educazione).
    Lo guardo mentre parla, con il suo sguardo candido e il sorriso bellissimo, mentre esplicita la sua etica, profonda e rigorosa, mentre mi dice come ha risolto i dilemmi dottrinali e come vive il suo rapporto con Dio. Lo guardo mentre descrive il suo modo di vivere l’amore, in tutti i suoi aspetti: emotivi, fisici, affettivi.
    Raramente scorgo nei volti delle persone tanta purezza come ho letto nello sguardo di questo ragazzo. Eppure non è difficile, basta avere gli occhi e un cuore ad essi collegato…

  5. alberto scrive:

    Grazie ancora per questa perla Daniela… se ne leggessero più spesso, di notizie così, sui giornali “accreditati”…

    :-)

  6. diabolicoMarco scrive:

    @tutti
    grazie per le vostre testimonianze riguardo questa realtà complessa e, per me e per molti altri senza-dio, sconosciuta.

    Sono andato a rileggere questo.
    Articolo (di daniela) e commenti molti interessanti.

  7. daniela tuscano scrive:

    Un abbraccio a tutti, in particolare a Uyulala il cui post mi ha davvero toccato! Mi sa che lo riporto nel mio blog. :-)

    Quanto a Marco, non mi sembra molto “diabolico” dalle sue parole… In verità, io temo molto di più gli agnelli travestiti da lupi, che magari ripetono sempre “Signore, Signore”… e poi si sa come va a finire.

    Poiché alcuni amici me l’hanno chiesto, trascrivo qui sotto il testo della veglia di giovedì scorso. La preghiera corale è bellissima.

    Lettore 1:
    Ho conosciuto Paolo Seganti al gruppo La Sorgente di Roma, durante i pochi mesi in cui ha frequentato le nostre riunioni. È stato grande lo stupore e la commozione quando abbiamo appreso della sua morte, grande l’incredulità che ci ha colti nell’apprendere i particolari della vicenda. L’omicidio avvenuto di notte, nel parco sotto casa dove Paolo, amante del giardinaggio, aveva piantato e curava alcuni alberi, il suo chiedere aiuto, il vano intervento di una volante della polizia, i particolari macabri delle ferite inferte e delle mutilazioni, la morte per dissanguamento, che lascia sempre un senso di ribellione, con quel suo tormentoso suggerimento che, forse, si sarebbe potuto fare qualcosa!
    Uno di noi, nella testimonianza che abbiamo reso in Campidoglio, assieme ad altri amici di Paolo, ha ben sintetizzato il nostro sentire con queste parole:
    non so se anch’io morirò di una morte simile, se mi troverò ad urlare in parco, se sbatterò impotente le sbarre di un cancello cercando di fuggire, se verrò anch’io spogliato di tutto, picchiato e ucciso.
    Se dovesse succedere sono sicuro che Dio avrà pietà di me, se non altro perché gli ricorderò la passione di suo Figlio.
    Spero che non mi succeda, ma se avrò mai la sventura di trovarmi così male e disperato, vorrei che le mie grida di dolore, il mio disagio, la mia angoscia riuscissero a rompere l’isolamento in cui sicuramente mi troverei, così che gli altri –voi- possiate venirmi in aiuto.
    Paolo Seganti di Roma, Matteo di Torino suicidatosi appena sedicenne, Maurizio Oldani malmenato fino alla morte poche settimane fà a Milano, Alfredo Ormando, Ferruccio Castellano che tanto ha fatto per la nascita dei nostri gruppi prima che il suo coraggio gli costasse il lavoro e, in definitiva, la vita.
    Mi chiedo cosa potrebbero dirci tutti questi fratelli, se potessero essere qui con noi stasera, a testimoniare di persona il loro vissuto.
    Ci penso e mi vengono alle labbra parole già sentite eppure tanto disattese; prendetevi cura gli uni gli altri, portate il peso dei vostri fratelli, ascoltate le loro grida di aiuto.
    Se riusciremo a prendere la decisione di essere davvero attenti gli uni gli altri, disposti a sostenere chi si trovi in situazione di disagio e bisogno, forse non ci saranno più altre morti assurde per cui ritrovarci in una sera come questa.

    ♪ Cantore e poi tutti:
    Questa notte non è più notte davanti a te: il buio come luce risplende

    Lettore1:
    Non abbiate alcun debito con nessuno, se non quello di un amore vicendevole; perché chi ama il suo simile ha adempiuto la legge. Infatti il precetto: non commettere adulterio, non uccidere, non rubare, non desiderare e qualsiasi altro comandamento, si riassume in queste parole: amerai il prossimo tuo come te stesso. L’amore non fa nessun male al prossimo: pieno compimento della legge è l’amore. (Rom 13, 8-10)

    Lettore 2:
    Matthew Shepard nasce in Colorado nel 1976. Dopo le superiori, si iscrive a Scienze politiche all’Università del Wyoming ed è uno studente universitario di 21 anni come tanti. Matthew è gay. La notte tra il 6 e il 7 ottobre del 1998 Matthew riceve un passaggio per tornare a casa da due coetanei incontrati in un bar. Matthew però viene condotto dai due in un luogo isolato, picchiato selvaggiamente, torturato, legato a una staccionata e lasciato morire lì.
    La polizia arrestava i colpevoli poco dopo, trovando l’arma insanguinata, le scarpe e la carta di credito della vittima nel loro camion. Al processo gli avvocati hanno dimostrato che Matthew era stato torturato e ucciso esclusivamente a causa dell’odio degli assassini per l’orientamento sessuale della vittima. Poichè in Wyoming è tuttora prevista la pena di morte per l’omicidio volontario, i genitori di Matthew hanno rivolto alla giuria un appello alla clemenza che ha fruttato agli assassini due condanne all’ergastolo. I genitori di Matthew Shepard, riferendosi a uno degli imputati, hanno dichiararato «anche se è difficile farlo», «è il momento di mostrare misericordia verso colui che ha rifiutato di mostrare misericordia. [...] [Chiediamo che gli sia risparmiata] la vita in memoria di uno che non vive più».
    Alla tragica storia si aggiunge un episodio su cui riflettere. Durante i funerali di Matthew e durante il processo, un gruppo di manifestanti omofobi protestava violentemente con picchetti al grido di “Matthew Shepard marcisce all’inferno” e altri slogan intrisi d’odio. Gli amici di Matthew allora organizzavano un gesto simbolico non-violento. Indossavano lunghe tuniche bianche e grandi ali bianche. Vestiti da angeli circondavano i manifestanti omofobi, simboleggiando il bene che non si lascia sopraffare dal male.
    Il caso Shepard, grazie anche alla famiglia che ha scelto di non mettere a tacere l’episodio ma di parlarne in pubblico, è diventato un simbolo della lotta all’omofobia in tutto il mondo.
    In particolare i genitori di Matthew hanno costituito una Fondazione intitolata al figlio che si propone di promuovere l’educazione al rispetto, in particolare nelle scuole. Abbracciare le diversità, cancellare l’odio, rimpiazzare l’odio con la comprensione e l’accettazione.

    Lettore 2:
    Brandon nasce in Nebraska nel 1972 di sesso biologicamente femminile. La bambina è chiamata Teena. Teena, diventata adolescente, non si sente a proprio agio nel corpo femminile. Ai tempi delle superiori capisce di identificarsi in un maschio e inizia ad usare il proprio cognome, Brandon, che è anche un nome maschile. Teena diventa Brandon, un ragazzo transessuale.
    Nel 1993 Brandon ha 21 anni. Ad un party due ragazzi gli chiedono di dimostrare loro che è un maschio a tutti gli effetti. Al suo rifiuto, gli sfilano i pantaloni, lo picchiano e lo violentano. Nonostante la denuncia che segue, la polizia non interviene
    Qualche giorno più tardi i due violentatori lo uccidono a colpi di pistola. In sede di processo gli assassini sono riconosciuti colpevoli di omicidio volontario.
    Brandon non iniziò mai una terapia ormonale né si sottopose a un’operazione chirurgica di transizione di genere. Per questo motivo la stampa a volte ha erroneamente parlato di Brandon come di una lesbica. Per la stessa ragione, è improprio parlare di omofobia nel caso dei transessuali e si ritiene più corretto parlare di transfobia. Nel caso specifico, l’episodio di transfobia è tanto più grave perchè si associa a un caso di violenza sessuale perpetrato contro una donna biologica.

    ♪ Cantore e poi tutti:
    Nada te turbe nada te espante; quien a Dios tiene nada le falta. Nada te turbe, nada te espante: solo Dios basta

    Lettore 2:
    Ma tu, perché giudichi il tuo fratello? E anche tu, perché disprezzi il tuo fratello? Tutti infatti ci presenteremo al tribunale di Dio, poiché sta scritto:
    Come è vero che io vivo, dice il Signore,
    ogni ginocchio si piegherà davanti a me
    e ogni lingua renderà gloria a Dio.
    Quindi ciascuno di noi renderà conto a Dio di se stesso.
    Cessiamo dunque di giudicarci gli uni gli altri; pensate invece a non esser causa di inciampo o di scandalo al fratello. (Rom 14, 10-13)

    Lettore 3:
    Una recente risoluzione del Parlamento Europeo recita: “ Il Parlamento condanna i commenti discriminatori formulati da dirigenti politici e religiosi verso gli omosessuali. Nel chiedere di vietare questo tipo di discriminazione in tutti i settori, sollecita la Commissione a promuovere azioni giudiziarie contro gli Stati membri in caso di violazione. Invitando gli Stati UE a riconoscere le coppie dello stesso sesso, è chiesta la depenalizzazione mondiale dell’omosessualità…”
    Ma così non è stato nel secolo appena trascorso, ed in molti paesi del mondo ancora non lo è.

    Lettore 3:
    I rapporti omosessuali portano ufficialmente alla pena di morte in sette nazioni islamiche: Arabia Saudita, Iran, Mauritania, Sudan, Somalia, Somaliland e Yemen. In molte nazioni musulmane, come il Bahrain, il Qatar, l’Algeria e le Maldive, l’omosessualità è punita con il carcere, con pene pecuniarie, o pene corporali.
    Si chiamavano Mahmoud Asgari e Ayaz Mahroni. La loro colpa? Erano innamorati. L’uno dell’altro. Tutto qui. Già, avevano una relazione omosessuale… il 19 luglio 2005 a Mashad, nel nordest dell’Iran le autorità li hanno impiccati in Piazza della Giustizia. Avevano 16 e 18 anni, colpevoli di amarsi e di essere omosessuali. Prima di essere impiccati avevano già scontato 14 mesi di prigione e avevano ricevuto 228 frustate a testa. Negli ultimi 25 anni in Iran sono state uccise oltre 4.000 persone tra gay e lesbiche.

    Lettore 3:
    Un giorno gli altoparlanti ci ordinarono di presentarci immediatamente all’appello. Urla e grida ci spingevano là senza indugi. Circondati dalle SS, ho pensato stessero per picchiarci per l’ennesima volta; ma la prova in effetti era peggiore: un’esecuzione. Portarono un giovane al centro del quadrato. Inorridito ho riconosciuto Jo, il ragazzo che amavo, appena diciottenne. Le SS gli strappavano i vestiti lasciandolo nudo e ficcandogli un secchio in testa. Poi gli hanno aizzato contro i loro feroci Pastori Tedeschi… le sue grida di dolore erano distorte e amplificate dal secchio in testa. Ho pregato perché la morte del mio amore potesse essere una morte rapida. Pierre Seel. Deportato omosessuale.

    Lettore 3:
    Per eliminare ogni illusione sulla tolleranza dei diritti degli omosessuali durante l’era comunista in Unione Sovietica, basta citare il caso di Georgij Cicerin, omosessuale, che ricoprendo un’ alta posizione nella gerarchia del governo sovietico sotto Lenin, si affrettò a nascondere la sua omosessualità. Ma non passarono molti anni che Cicerin fù esonerato dai suoi doveri per “ragioni di salute”. Le memorie di un suo cugino, pubblicate in occidente rilevarono che la malattia in questione altro non era che la sua omosessualità.
    Come ogni altra cosa nella società marxista-leninista, il destino degli omosessuali russi tra il 1917 e il 1923 dipese dai pregiudizi e dai capricci personali dell’oligarchia governante. Questi pregiudizi furono infine codificati nell’incriminazione ufficiale delle pratiche omosessuali con le leggi approvate nel 1933. A migliaia perirono nei GULAG staliniani; l’attuale omofobia virulenta della società sovietica, i problemi particolari che gli omosessuali sovietici affrontano: ecco tutto ciò che noi in occidente ancora oggi vorremmo davvero conoscere.

    ♪ Cantore e poi tutti:
    Ubi caritas et amor, ubi caritas Deus ibi est

    Lettore 3:
    Vidi poi un nuovo cielo e una nuova terra, perché il cielo e la terra di prima erano scomparsi e il mare non c’era più. Vidi anche la città santa, la nuova Gerusalemme, scendere dal cielo, da Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo. Udii allora una voce potente che usciva dal trono:
    “Ecco la dimora di Dio con gli uomini!
    Egli dimorerà tra di loro
    Ed essi saranno il suo popolo
    Ed egli sarà il “Dio-con-loro”.
    E tergerà ogni lacrima dai loro occhi;
    non ci sarà più la morte,
    né lutto, né lamento, né affanno,
    perché le cose di prima sono passate”.
    (Ap 21, 1-4)

    Testimonianza della Pastora e introduzione alle preghiere spontanee

    PREGHIERE SPONTANEE

    ♪ Cantore e poi tutti:
    Veni Sancte Spiritus, tui amoris ignem accende

    CONCLUSIONI

    Tutti:
    Padre nostro che sei in cielo,
    fa’ che tutti riconoscano te come Padre,
    che il tuo regno venga,
    che la tua volontà si compia
    anche in terra come in cielo.
    Dacci oggi il nostro pane necessario.
    Perdona le nostre offese
    come anche noi perdoniamo a chi ci ha offeso.
    Fa’ che non cadiamo nella tentazione,
    ma liberaci dal Male
    Tuo è il Regno, tua la potenza e la gloria nei secoli!

    Ringraziamento finale di Gianni Geraci

    PREGHIERA CORALE

    Tutti:
    Cristo non ha più le mani
    ha soltanto le nostre mani
    per fare il suo lavoro oggi.
    Cristo non ha più piedi
    ha soltanto i nostri piedi
    per guidare gli uomini sui suoi sentieri.
    Cristo non ha più voce
    ha soltanto la nostra voce
    per raccontare di sé agli uomini di oggi.
    Cristo non ha più forze
    ha soltanto il nostro aiuto
    per condurre gli uomini a sé.
    Noi siamo l’unica Bibbia
    che i popoli leggono ancora;
    siamo l’unico messaggio di Dio
    scritto in opere e parole.

    Benedizione Finale della pastora

    CANTO FINALE

  8. MenteCritica scrive:

    Grazie Daniela,
    una lettura interessante e istruttiva.
    Mi unisco a Marco nel considerare che nel dibattito intorno a questi argomenti, si riuniscono sempre persone interessanti.

  9. Uyulala scrive:

    Daniela: ciò che hai scritto mi ha commossa nel profondo. Quanta ricchezza perde una religione nel momento in cui decide di tagliar fuori un’intera categoria di persone…

  10. Silent Enigma scrive:

    mi unisco al coro, anche per la bellezza stilistica del pezzo.

    @dM: cos’hai ripescato! mi è venuto in mente di chiedere: che fine ha fatto bart? :-) mi manca

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