“In Italia non c’è un’opinione pubblica” 95


“In Italia non c’è un’opinione pubblica”

L’ha dichiarato Nanni Moretti a margine (si dice così in intellettualese?) della presentazione di una sua retrospettiva al Festival cinematografico di Locarno.

Ho letto solo ieri sera tardi questa dichiarazione ed istintivamente mi è venuto di darmi una grattatina sul cranio (è quel finto prurito che in me segnala un momentaneo disagio).

“Perdincibacco!” – mi son detto – “questo dice Nanni Moretti, un bravo regista, un prototipo del grande intellettuale-de-sinistra, e se lo dice lui deve esserci qualcosa di vero”.

“Aspetta un momento” – mi sono detto un attimo dopo – “perché ‘deve esserci qualcosa di vero’? Dopotutto che titolo ha un regista – per quanto bravo possa essere – a fornire (gratis, presumo) un così definitivo spaccato sociologico dell’odierna realtà italiana? Non potrebbe invece essere una panzana preferragostana a margine (si, si dice così, nel frattempo ho controllato) di una manifestazione cinematografica?”

Prima di tutto mi sono soffermato a chiedermi: “Ma che cos’è l'”opinione pubblica“? Semplificando verrebbe da definirla “il modo di vedere la realtà da parte di un’importante quota della popolazione”. Se così è, secondo Moretti non esisterebbe, in Italia, un modo sufficientemente condiviso di percepire la realtà ed – aggiungo io, perché è sottinteso – esteso abbastanza da dar luogo ad un’azione politica conseguente per modificarla.

Insomma, elùcubra qua, elùcubra là mi stavo agitando un pochino. Praticamente l’autore di “Palombella Rossa” stava dando del coglione a quella buona metà degli italiani che ha mandato al governo il signor B..

E passi. Del resto è quello che fece il signor B. nei riguardi di chi la pensava diversamente da lui nel discorso divenuto celebre. Ma il fatto è che, in questo modo, il regista di “Ecce Bombo” stava dando del coglione anche a tutti gli altri (tranne lui e qualche altro girotondino, presumo) che a suo modo di vedere non hanno saputo contrastare efficacemente l’ascesa del Cavaliere.

E’ a questo punto che ho iniziato a tranquillizzarmi. Ma è mai possibile – mi son detto – che praticamente tutti gli italiani siano dei coglioni, tranne Nanni Moretti? Ad una conclusione così totalizzante non era arrivato neanche il signor B. in quel famoso discorso.

La statistica è venuta in mio soccorso: la tesi è troppo improbabile per essere seria.

Accidenti! Solo a quel punto mi sono ricordato che oggi le cose poco serie le chiamano “provocazioni”.

Sono andato a letto ed ho dormito serenamente.