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Un Natale Vero: Storia di Slaakar



Io sono diventato Elfo per passione. Mio padre voleva che facessi l’ingegnere. Gli piaceva l’idea della targa d’ottone sotto al portone per far schiattare d’invidia i vicini. Quante discussioni con la mamma che mi difendeva e diceva: “Miché, lassu u sta a Slaakar, falle fa chello che vole a stu guaglione. Nun te fissà, facce campà tranquille a tutte quante“.
Alla fine la buonanima di papà si convinse. Lui faceva il severo, ma io, quando la notte mi veniva a baciare, me ne accorgevo sempre. Andammo insieme a comprare il costumino verde. Io mi iscrissi al corso per Elfi della scuola Radio Elettra e, fresco di attestato, mi imbarcai per il Polo Nord.

Feci il colloquio con un certo Adam Smith, uno con una faccia scura che mi fece cacare sotto. Mi ricordo ancora le parole precise:
Senta lei, è giovane non ha nessuna esperienza. Come sa, il nostro è un business stagionale e non possiamo fare assunzioni alla cieca. Facciamo così, le voglio dare un opportunità perché lei mi sembra un giovanotto in gamba. Per quest’anno le faccio un contrattino a progetto. Vediamo un po’ come lavora lei, come vanno gli affari e come si integra nel gruppo. Poi, l’anno prossimo, ne riparliamo.

Avevo vent’anni, costruire giocattoli mi piaceva. Ero nato per quello. Pensai che dovevo essere flessibile e poi, in anticamera, c’erano altri 62 Elfi che aspettavano di fare un colloquio. Firmai.
Ora sono venticinque anni che lavoro a progetto. Venticinque anni senza tredicesima, senza ferie, senza malattia e senza speranza di vedere una pensione decente.

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Ogni anno mi dicevano: “C’è crisi, ma l’anno prossimo vediamo …“. Ho cercato in giro, ma c’erano solo altri contratti a progetto disponibili.
Intanto il tempo passava e io diventavo sempre meno ricollocabile. Poi, sono incominciati ad arrivare gli Elfi extracomunitari. Dormono in 15 in una stanza e vengono al lavoro anche se stanno male. L’altro giorno ne ho visto uno venire a lavorare con la dissenteria. Senza dire ne A ne Ba, si è calato la calzamaglia, si è seduto su un secchio e ha lavorato tutta la giornata. Ogni tanto si alzava e andava a svuotare il secchio nel cesso. Quelli che lavoravano in stanza con lui, tutti Elfi cinesi, nonostante la puzza non hanno detto nemmeno una parola. Come se fosse tutto normale. Il caporeparto lo guardava tutto soddisfatto e poi ci diceva: “Tutti così dovreste essere, altro che rompere il cazzo con la pausa caffè ogni due ore“.

Ora non faccio manco più i giocattoli. Ci sono i Pulcinella thailandesi, gli orsacchiotti cinesi e i robot cambogiani. Niente più legno, niente più cromature. Tutta plastica e materiali scadenti. Noi ci limitiamo a metterli in scatole colorate e fare i fiocchi, così sembrano chissà che.

Ieri mi ha chiamato l’ufficio del personale, mi hanno fatto delle strane domande. Forse l’anno prossimo non mi rinnoveranno più il contratto. Il bello è che ormai ho 45 anni e non troverei nessun altro lavoro da fare.
La buonanima di papà se ne è andato cinque anni fa. Nemmeno la grazia di un nipote gli ho potuto dare. Povero vecchio, non mi ha mai detto niente del fatto dell’ingegnere, anzi. Con gli amici si vantava e mi chiedeva sempre come andava il lavoro. Mi ha voluto tanto bene e dopo tante notti passate per strada meritava una bella soddisfazione. Io, ora, mi sento solo una merda. Forse, invece dell’Elfo, era meglio se facevo lo spacciatore.

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(Immagini ed header a cura di DM.)

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Comments

3 Risposte a “Un Natale Vero: Storia di Slaakar”
  1. Oris scrive:

    l’alternativa è prendere la partita i.v.a. e fare l’elfo free-lance…

  2. Grazie per questo racconto. Dicevamo giusto ieri, davanti alla copertina dell’ultimo numero di Panorama (una ragazza sorridente ed elegante seduta ad una scrivania e un titolone: Vi sembro precaria? Risposta: forse precaria no, finta come una banconota da venticinque euro senz’altro!) che noi precari della Rai siamo, tutto sommato, dei privilegiati. Dobbiamo sbatterci molto meno per assicurarci il prossimo contratto. Certo, per entrare in azienda da T.D. (tempo determinato) abbiamo dovuto prostituirci (come ha saggiamente fatto notare il propugnatore stesso della flessibilita’ nel lavoro, il capo in testa del lavoro interinale, ovvero sua Silvitudine Er Berlusca), ma diamine, qualche sacrificio per il alvoro si dovra’ pur fare. Oppure volete tutto a pappa fatta voi quarantenni immaturi?!?!
    Grazie ancora MC e un Buonissimo Natale che sia viatico ad un 2008 pieno di cose intelligenti da commentare.
    Laura

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