Un Mondo Perfetto
25 dicembre, 2007 di Comandante Nebbia
Archiviato in Border Zone
Immaginate di far parte della prima spedizione scientifica su Marte e di trovare un manufatto alieno. Supponiamo che non si tratti di un meccanismo banale, ma di una macchina complessa con centinaia di parti meccaniche ed elettroniche. Facciamo finta che sull’involucro ci sia un’elica e, vicino, un grosso bottone verde. Dopo aver collegato la macchina ad una fonte di energia idonea ed aver azionato il bottone, vi accorgete che l’elica non gira. Potete concludere che la macchina non funziona? La risposta è no.
E dovete sperare di non doverlo venire a sapere dai vostri colleghi rimasti in orbita sulla nave madre che risulta essere stata colpita da un raggio verde di potenza inusitata. L’errore che è stato compiuto è quello di aver cercato di interpretare un fenomeno sulla base di pregiudizi culturali e di non essere stati in grado di compiere un esame obiettivamente scientifico.
In pratica voi supponevate già di lavorare su un ventilatore e avete cercato di interpretare la macchina partendo da quella voi ritenevate essere la sua funzione e non dalla sua effettiva natura, che rimane misteriosa. Quello di identificare un sistema tramite la sua supposta funzione è un classico errore di approssimazione che conduce a sbagli grossolani. Un esempio di più immediata comprensione è quello del computer. Per uno che non ne riconosce la funzione e ha freddo, il computer è una stufa, anche se non particolarmente efficiente.
Il mondo nel quale viviamo appare perfetto. L’asserzione deriva da un’osservazione condotta senza l’inutile influenza di pregiudizi culturali. Tutto è regolato dalla massima efficienza e i singoli elementi che compongono il sistema sociale ed ambientale interagiscono senza intoppi. Chi contesta questa affermazione compie l’errore di cui abbiamo parlato prima: cerca di definire un sistema attraverso quello che lui ritiene sia il suo fine.

Il sistema di cui facciamo parte non ha lo scopo di affermare giustizia ed equità. Sono concetti, questi, che non hanno rilevanza alcuna nel nostro universo. Basti pensare quanto sia complesso a livello fisico distinguere la destra dalla sinistra. Provate voi a progettare un esperimento che distingua il giusto dall’ingiusto.
Noi siamo inseriti in un sistema che privilegia lo sfruttamento efficiente ed inarrestabile delle risorse. Una sorta di immane tubo digerente col poco invidiabile compito di trasformare il cibo in materiale a potenziale energetico più basso. In questo modo esplicitiamo il nostro piccolo contributo alla morte termica dell’universo. Se guardate le cose da questo punto di vista, sarà più chiaro che viviamo in un mondo ideale e siamo meccanismi di una macchina stupefacente.
Non esiste una elite di uomini col cappuccio che guida lo sviluppo in funzione del proprio utile personale. A tenere il piede sull’acceleratore siamo tutti contemporaneamente. Molti di noi amano l’ambiente, ma nello stesso tempo lavorano per società che l’ambiente lo devastano. Altri investono i loro risparmi e si attendono, lecitamente, di riceverne un utile il più consistente possibile. I consigli di amministrazione delle società in cui fluisce l’investimento non fanno altro che lavorare per questo obiettivo e, se non lo raggiungessero, gli azionisti pretenderebbero la loro sostituzione. Che poi il danaro investito finisca nella produzione di sigarette o di armi nessuno lo sa e, in fondo, poco interessa.
L’acquisizione di maggiore ricchezza è il motore che spinge la quasi totalità delle transazioni funzionali della macchina di cui facciamo parte. Le trasformazioni non condotte in quella direzione sono l’inevitabile dispersione termica presente in ogni sistema di trasformazione che impedisce di avere 1 come valore di efficienza. La maggiore ricchezza prodotta serve per procurarsi altre risorse da consumare, in un continuo vortice di depotenziamento energetico.
A questo punto è lecito interrogarsi sulla dignità di concetti come “Legge” e “Religione” in un sistema di siffatta concezione.
Secondo la mia opinione questi, che si potrebbe più operativamente definire regolamenti, esistono e si sono sviluppati perché un tubo digerente organizzato è più efficiente di un tubo digerente anarchico e, quindi, una serie di guide ed ancoraggi sono necessari per evitare che ruote dentate e pulegge si muovano fuori sincrono. Non dimentichiamo, infatti, che più che una macchina, il sistema di cui facciamo parte è un organismo vivente che ha la capacita’ di svilupparsi e configurarsi dinamicamente per meglio perseguire la sua funzione.

Questa visione delle cose può apparire triste e senza speranza. Magari proprio a quelli che su queste pagine hanno proclamato la loro indipendenza da qualsiasi fede o religione. In effetti, un universo dal quale ogni ideale è bandito non è posto adatto per la speranza. Una volta rimossa l’ipotesi di un fine trascendente, quello che rimane è pura ed assoluta contingenza, con tutto quello che ne consegue. Altri, quelli che invece in una fede ed in una religione si riconoscono, possono, a seconda dei casi, non condividere questa disamina o ritenerla incompleta.
Dal mio punto di vista, la mia Fede comprende ed accetta totalmente questa realtà. Io sono perfettamente consapevole della mia assoluta contingenza e questa considerazione non potrà mai essere alterata da nessuna sostanza chimica. Per me la Fede si esplicita nel tentativo di sabotare la macchina riducendone l’efficienza, quella dispersione termica di cui ho parlato prima. Il fatto che amore, giustizia ed equità non siano necessarie al sistema per procedere non vuol dire che non abbiano una funzione.
Delle volte penso di essere come quello che ha un computer e non sa che farsene della potenza di calcolo. Quello che mi interessa è il calore e verso questo calore stendo le mani.
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Molto interessante l’articolo (ho letto anche quello dell’antimateria sul blog).
In un film che ho visto di recente c’era un personaggio che faceva un discorso molto simile al tuo, una cosa tipo (scrivo a memoria, oltretutto era in inglese quindi non è perfetto!): “la giustizia, la pietà, la misericordia non esistono. Riduci questo mondo in mille pezzettini e non troverai un solo atomo di giustizia, una sola molecola di misericordia. Siamo noi che credendoci, facciamo diventare reali queste bugie.” o una cosa del genere. Penso che esprima quello che tu hai voluto dire.
Secondo me il messaggio e’ piu’ profondo. La citazione che fai tu ti porta a pensare che tutto sia inutile, ogni sforzo di “miglioramento” per quanto soggettivo non meriti di venir faticosamente realizzato.
L’articolo invece dice chiaramente che l’amore, giustizia ed equita’ sono parte di questo processo universale, per lo meno parte del processo dal momento che l’essere umano ne partecipa. Comandante nebbia vuole solo vedere le cose da un’angolazione maggiore, reinterpretandone i significati a livello universale.
L’amore, in quanto emanazione dell’essere umano, funge da regolatore di questa macchina contribuendone alla continuita’. Cio’ nonostante continuiamo a nutrirci a spese di ALTRO, e defecando ALTRO.
OPS devo andare a lavorare
Credo che la mia visione, in parole molto semplici sia questa:
Anche se certe cose sono inessenziali per il nostro universo, vivere e lavorare ispirandosi ad esse è atto di Fede.
Una Fede che non prevede ricompensa e non richiede osservanza se non ai propri principi. Cercando di rimanere coerenti, anche e soprattutto quando sarebbe più comodo farne a meno.
In ogni caso sia Lisa che Zippole hanno colto in gran parte il mio pensiero e mi fa molto piacere.
Parlare di queste cose, specialmente per un tecnico come me, è cosa estremamente difficile.
Fare in modo che almeno un paio di persone si avvicinino e sentano la voglia di confrontarsi è un gran regalo.
Grazie ragazzi.
Caro Comandante Nebbia,
anche oggi non sei solo ma in ottima compagnia. Anche questo testimonia che non è assolutamnete possibile rinunciare ai “sentimenti”; scrivere qui proprio oggi è una forma di amore per i principi irrinunciabili dell’umanità sana, non corrotta. Tu hai scritto “amore, giustizia ed equità”; io aggiungerei solidarietà, compassione (un po’ più laica e universale della misericordia) e coerenza, ad una lista che potrebbe comunque continuare ancora per molto. Oggi che per molti è un giorno speciale e per altri l’ipocrita ripetizione di un rito fondamentalmente commerciale, è importante ribadire con il tuo articolo che ci siamo anche noi.
Comandante, un articolo fondamentale come sempre, condivisibile come sempre. Nonostante le immagini da day after che hai scelto a illustrazione del tema, nelle tue parole io leggo comunque una speranza nell’essere umano e nella sua capacità di abbandonare il ruolo di piccolo ingranaggio nel tubo digerente per diventare parte attiva di un processo di riappropriazione di quei concetti di amore, giustizia, equità, solidarietà, compassione e coerenza. Un granello di polvere tra le pulegge a volte può fare miracoli.
Laura
Certo Lisa, “la giustizia, la pietà, la misericordia non esistono…[se non siamo] noi che credendoci, [le] facciamo diventare reali”. Ma non sono bugie.
Sono tanto vere quanto siamo veri noi; proprio perchè siamo noi che le facciamo esistere, e quindi sono parte di noi. Senza questo saremmo degli animali, guidati solo dall’istinto, oppure delle macchine, guidati dall’efficienza.
Ed è proprio qui che si inserisce, secondo me, il discorso del comandante: se non vogliamo essere delle machcine, abbiamo assolutamente bisogno di questi ideali. Indipendentemente dal fatto che vengano inquadrati in ambito religioso oppure no.
Personalmente io non faccio discendere questi principi dalla religione, ma ragiono al contrario: questi principi fanno parte di me, perchè io ci credo, e la religione esiste ed è auspicabile solo in quanto difende gli stessi principi. Ed è per questo che mi dichiaro cristaiano ma non cattolico.
CN ha svelato un altro pezzettino di se, la parte tecnico-razionale e quella piu` profonda che indichiamo come spirituale.
Dopo questo mini streap-tease di uno dei punti della linea che CN sta` percorrendo, riassumo i concetti per come li ho intesi.
L’universo, pur avendo delle parti comprensibili, e` ancora in gran parte inesplorato ed e` formato da componenti complesse ed affascinanti che non e` saggio manipolare prima di averle comprese a fondo.
Noi siamo parte di questa enorme entita` complessa e quindi per definizione dovremmo funzionare / agire per come siamo costruiti.
Dentro al nostro cuore ci sono delle leggi morali, dei regolamenti che, se seguiti, migliorano il funzionamento percepito di questo organismo complesso, in un modo che da noi e` interpretato come “calore buono”.
Dopo l’accenno a una fede deista (immagino tipo “deus ex machina”) con vaghi richiami illuministi per quanto riguarda il valore e l’adesione ai principi universali del bene comune, arriva la frase finale che consiglio caldamente di impiegare nelle seratine piu` promettenti.
Arguendo che la prospettata visione delle cose e` per ora Pentothal-proof auguro un buon proseguimento del viaggio conoscitivo.
E come se non bastasse, le immagini sono da urlo.
La fonte è quella ordinaria oppure è terza?