Un Grande Fratello di nome Google e Web 2.0
10 giugno, 2007 - 12:00 di Vittorio Strampelli
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E’ innegabile che si sia affermato negli ultimi anni come una delle principali porte di accesso alla Rete. La sua interfaccia sobria e minimalista, le sue inserzioni pubblicitarie infilate un po’ ovunque ma mai invadenti, i suoi servizi che aumentano ad ogni giorno che passa (per una lista in-completa clicca ) hanno contribuito a fare di questo a prima vista scarno motore di ricerca il punto di riferimento del Web.
Eppure, nonostante la familiare semplicità e immediatezza divenute un tratto distintivo della società di Mountainview, California, quello che abbiamo di fronte è un colosso di dimensioni spropositate, che è stato capace di sborsare quasi un miliardo e mezzo di dollari per .
Ancora, e questa è forse la cosa più preoccupante, alle spalle di Google si cela un sistema incredibilmente pervasivo di memorizzazione e gestione delle conoscenze. Nulla di diverso da quanto accade per gli altri motori di ricerca, se non fosse che le dimensioni raggiunte dal fanno assumere al problema una portata da non sottovalutare.

Io stesso mi servo di una molteplicità di servizi offerti da Google. Dalla posta elettronica , su cui ho finito col tempo per reindirizzare tutti i miei altri account email, fino al servizio , che mi torna utile quando scrivo qualcosa cui voglio accedere ovunque ci sia un computer con una connessione ad Internet. Ma la domanda che mi pongo spesso è: nonostante fior fiore di licenze e di tranquillizzanti garanzie a tutela della mia privacy, potrò mai essere sicuro al 100% che mai e poi mai nessuno andrà a ficcare il naso nei miei documenti o nella mia corrispondenza?
Si tratta, in effetti, di un problema comune anche alla miriade di servizi tipici del Web2.0, da (che ospita anche ) a . Siti, blog, piattaforme che contengono tracce di noi e rimangono lì, nel mare magnum dei contenuti in Rete, .
Con Google, tuttavia, il discorso è leggermente diverso. I servizi che offre non rientrano nei cosiddetti social software: il loro uso è personale e riservato a chi vi accede. Il fatto che l’amministratore delegato della società, Eric Schmidt, secondo quanto riferisce il quotidiano finanziario britannico Financial Times, abbia dichiarato che Google , non può che aggiungere preoccupazione a preoccupazione. Non a caso, d’altronde, il per la tecnologia più invasiva, premio in negativo in materia di privacy sia andato proprio al colosso di Mountainview.
Per Schmidt è di fondamentale importanza raccogliere quante più informazioni sugli utenti così che un giorno Google potrà “influire” direttamente sulla nostra vita, dicendo non solo cosa danno al cinema dietro casa, ma anche come passare un weekend libero, o addirittura indirizzare le nostre scelte professionali, grazie alla conoscenza delle nostre capacità e dei nostri gusti. Una conseguenza logica, secondo l’A.d., dell’ambizione del motore di ricerca di organizzare l’informazione globale. (fonte )
L’impressione (un po’ catastrofista, per la verità) è che, senza accorgercene, stiamo lentamente scivolando verso quella società del controllo preconizzata da , in cui il supremo Grande Fratello non si accontenta solo di conoscere minuziosamente i suoi “sudditi”, ma ne pretende anche l’anima e il cuore. Del resto, come recita uno dei manifesti politici riportati del romanzo, “La libertà è schiavitù”.
In chiusura, segnalo un libro sull’argomento scritto da , nome collettivo di un gruppo di ricercatori e attivisti che si dedicano ad analizzare con uno sguardo critico la rete e le tecnologie dell’informazione: “Luci e ombre di Google”, edito da Feltrinelli ma scaricabile gratuitamente .
Un Grande Fratello di nome Google e Web 2.0 è di

In effetti il rischio di essere controllati da Google c'è. Infatti, al momento dell'adesione, oltre al solito check per la privacy (che non legge nessuno) c'è anche un check per acconsentire alla raccolta di dati per statistiche che dovrebbero rendere migliore il servizio (anche questo check ovviamente non lo legge nessuno
). Vale quindi la pena prendere qualche precauzione, che comunque va presa ogni volta che si utilizza internet per trasferire, o backuppare informazioni. Ovvero, non trasferire o backuppare dati MOLTO sensibili, di cui non si vuole mai lasciare traccia. Per il resto, se ci trovassimo davanti a un controllo Orwelliano, nel nostro 1984 basterebbe spegnere il modem, o, se poprio la situazione fosse catastrofica, formattare il computer!
Bel libro "the dark side of google".
Ne consiglio a tutti, vivamente, la lettura… con l'assicurazione che non cambierete il vostro rapporto con il motore di ricerca.
sociologicamente sconvolgente.
già.
Vale quindi la pena, secondo me, utilizzare solamente i servizi strettamente indispensabili e cancellare i dati superflui.
Secondo voi perchè Gmail da a disposizione 2GB di mail??? Io credo che voglia solo indicizzare i nostri dati…perchè chi ha bisogno di tenere più di 1000 mail nella propria casella di posta?
Il massimo che possiamo fare è cancellare tutti i cookie dopo un accesso alla pagina di iGoogle, tutte le mail che non ci servono più da Gmail e così via…in fondo basta poco!