Un Giorno per le Donne Vittime di Violenza. 8


franca_th.gifQualche giorno fa, un cittadino di questa Nazione che si fa’ paladina dell’abolizione della pena di morte su tutto il pianeta, è entrato in un’aula di Tribunale deciso ad eseguire una sentenza capitale nei confronti di chi si era concesso il lusso di mettere in crisi il suo mondo di maschio violento.
Mi rincresce dirlo, ma la stessa Nazione che blatera tanto contro le esecuzioni capitali, in pratica non fa’ niente o quasi per tutelare le persone che vengono condannate a morte da individui che si sentono nel diritto di esercitare la violenza come stile di vita e quindi anche di comunicazione.

Certo subito qualcuno ha detto che erano mancati i controlli per cui il soggetto in questione non sarebbe dovuto entrare armato in tribunale. Per me è un’osservazione banale: lui voleva uccidere, punire severamente e se non avesse sparato in aula lo avrebbe fatto all’esterno. Diciamo che la scelta del luogo è a sua volta un messaggio palese: la suprema sfida nei confronti delle istituzioni c.d. civili che consentivano alla sua vittima di poter esporre le sue ragioni e chiedere pace e tranquillità relativamente a quanto consentito dalle attuali e vigenti leggi. Come donna sono nauseata dal fatto che non esista una tutela giuridica nei confronti di donne e bambini oggetti di violenze ed abusi. Come Psicologo clinico sono più che nauseata perché sono costretta a constatare che oltre a gravi lacune legislative esiste anche un clima culturale di inaudita disinformazione per cui non si valuta sufficientemente un comportamento anomalo. In altre parole: uomini violenti e donne che subiscono sono le due facce della stessa medaglia.

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Ci piacerebbe poter pensare che l’uomo violento sia poco più che una bestia, non dico animale perché offenderei gli amici a 4 zampe e tanti altri, sarebbe troppo riduttivo e comodo. Il violento, soprattutto nell’ambito famigliare, è anche lui un essere umano sicuramente frustrato e seriamente disturbato dal pdv psichico. Non illudiamoci, il maschio che picchia è un fenomeno trasversale: picchiano gli operai, i liberi professionisti, i dottori, gli infermieri, gli insegnanti , i tutori dell’ordine pubblico …. tutti presenti, nessuno esente. Il disturbo psichico incide ovunque e comunque. I sostenitori della Psichiatria Biologica affermano che sicuramente esiste un’alterazione genetica o del sistema neurotrasmettitoriale che spinge inesorabilmente verso un comportamento violento. Potrebbe anche essere vero, forse lo è, almeno in parte. Ma, come tutti i discorsi che mettono di mezzo geni, cromosomi ed ormoni, si può concludere che allora certi comportamenti sono inesorabilmente conseguenti ad una predisposizione ereditaria. Inoltre, come spesso accade, queste teorie sono facili porte aperte per tematiche razziste.
Io ritengo che ogni comportamento sia in minima parte indirizzato da un assetto costituzionale, ma fondamentalmente è influenzato da un contesto culturale e sociale ed anche da un sentimento della propria identità. Cosa intendo dire? Noi tutti siamo persone che interagiscono con un ambiente dove certi comportamenti e scelte vengono proposti a livello collettivo a cui ci adattiamo in conseguenza della nostra consapevolezza di essere persone che vivono con altre. Molto più semplicemente: io posso nascere in una famiglia dove la violenza è agita come “normale” ed accettare questa normativa è poi un riconoscersi in quel messaggio o dissociarsene.

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Il comportamento violento è una scelta frutto del disagio psichico di chi non si riconosce come persona autonoma da certi schemi. E’ un problema di disagio psichico di cui non si è consapevoli. Io ritengo che le persone violente nell’ambito delle più intime relazioni personali debbano essere costrette a mettersi in terapia tanto farmacologica quanto psicologica. Il legislatore dovrebbe rendersi conto che non solo mancano leggi, ma soprattutto spazi e tempi per curare queste persone.
Hanno chiuso i Manicomi, credendo di risolvere i problemi della salute mentale, dimenticandosi però che il disagio psichico non è soltanto isolamento, malinconia, innocui deliri mitomani o erotomani, ma è anche violenza gratuita e tremenda. Inoltre, sull’onda di una profonda ignoranza sulla vera natura del disturbo mentale si parla soltanto di Depressione, purtroppo esistono quadri clinici come Schizofrenia e Paranoia che portano a comportamenti violenti ed efferati. Sono stanca di sentire il solito giornalista che dice “L’assassino era depresso perché la moglie si voleva separare”. Diciamo che la moglie si voleva separare perché il marito era uno schizofrenico e molto più di frequente un paranoico che le rendeva la vita un inferno.

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E le donne? Un vecchio proverbio dice “Dio li fa’ e poi li accoppia”. Un grande psichiatra come Silvano Arieti ha scritto: non esiste vittima senza persecutore, non esiste persecutore senza vittima, l’uno è funzionale all’altro. Molti sostengono che la donna gode nell’essere maltrattata, altri che è l’angelo del focolare ed altro… Molte donne vengono cresciute nel messaggio che con la bontà, dolcezza e spirito di sacrificio la figura femminile può “redimere” un violento. Andate a leggere le storie di queste unioni: lui è tanto buono, caro, protettivo, generoso anche, ma …. appena lei dice un no, anche piccolo, allora l’angelo diventa un demone. Arrivano botte, pugni, calci… E se l’interessata si ribella cosa trova? Indifferenza o il consiglio di subire per amore dei figli… Che pena sentire certe storie tutte uguali. Se poi ci si rivolge alle forze dell’ordine ti viene risposto che non possono fare molto, cioè niente. Sarebbe l’ora di svegliarsi, reagire perché troppe povere innocenti persone educate ad essere pecore in un mondo di … non dico lupi, sono splendidi animali, ma dico di bestiacce soccombono. Così ai nostri politici che hanno tante cause da perseguire tutte molto giuste perché non ne aggiungono un’altra che sarebbe “santa” ? Per favore, togliamoci tutti a livello collettivo gli occhiali rosa e guardiamo in faccia la triste realtà, esistono i violenti, rendiamoci conto che sono malati mentali, curiamoli, magari obblighiamoli alle cure in strutture protette, ma salviamo dalla morte annunciata tante donne che sono solo povere pecore al macello dopo essere state diseducate ad essere vittime. Per favore, scegliamo una data per commemorare le vittime di questo massacro.


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8 commenti su “Un Giorno per le Donne Vittime di Violenza.

  • tusaichi

    una data per commemorare tutto ciò?

    un giorno in cui non picchiare la moglie? Tipo la festa del papà. Magari un titolo "giornata della donna non picchiata"?

    Non ti sembra riduttivo?

    Penso proprio che tutto il movimento femminista abbia fallito miseramente. Almeno qui in italia.

    Il problema di creare coscienza è un tema ricorrente in mc. Interroghiamoci quindi sul come creare coscienza di diritto nelle donne vittime di abusi domestici.

    Sicchè non una data in particolare, ma un'intera vita possa essere vissuta all'insegna del rispetto dell'altro sesso.

  • ASSU

    Donne, smettetela di chiedere l’uguaglianza e pretendete la pari dignità. Finché non lo capirete non ci sarà nuova storia. Finché non prenderete coscienza che dai maschi non si può avere uguaglianza ma, al massimo, solidarietà interessata, continueremo a soggiacere nel ruolo di una femminilità che ci hanno cucito addosso. Amen.

  • Adetrax

    ++ per l'articolo, hai sollevato talmente tante tematiche che per discuterle tutte ci vorrebbero giorni.

    Per quanto riguarda il tema della violenza, concordo sul fatto che ci possono essere delle predisposizioni genetiche e anche delle concause scatenanti, es. i danni da alcool, droghe, ecc., tuttavia non sono sicuro che possano essere sempre contenute da un'ottima educazione, ovvero, la consapevolezza che si e` portati a comportamenti violenti e sbagliati puo` essere un deterrente fintanto che si conserva un minimo di lucidita` e autocontrollo, purtroppo questo puo` mancare nei cosidetti momenti di delirio violento, "raptus", ecc. che per fortuna interessano solo una minoranza dei potenziali violenti / assassini.

    Il punto piu` interessante che mi pare di cogliere nell'articolo si puo` forse sintetizzare con il seguente interrogativo: stiamo facendo il possibile per comprendere meglio le dinamiche che generano o possono generare violenza per poter poi prevenire efficacemente le relative ingiustizie ?

    Cioe` il dubbio che, in certe situazioni, ci sia troppa faciloneria, e` piu` che fondato, viste le statistiche della cronaca nera.

  • franca colonna

    grazie per i vostri commenti. E' vero ho messo in campo tanti problemi perchè la materia è complessa. Sono perfettamente d'accordo c'è troppa faciloneria. Ho sempre pensato che il Bel Paese è la patria del pressapochismo, dove gli incompetenti parlano troppo e troppe volte e, quel che è peggio, vengono ascoltati e presi sul serio.

    Io credo che ci debba essere un giorno dedicato al ricordo delle vittime ed alla riflessione. Noi abbiamo una data l'8 marzo che è diventata una pagliacciata. Ridiamole il suo vero significato che era quello di una giornata dedicata alla commemorazione di donne morte sul posto di lavoro, se non sbaglio un laboratorio di sartoria che andò a fuoco ai primi del'900. Più di un secolo è passato, ma troppe situazioni non sono cambiate. Così il prossimo 8 marzo, basta con le cene e gli spogliarelli maschili, magari riuniamoci per riflettere e renderci conto che l'impegno di ognuno di noi può modificare le situazioni perchè la DIGNITA' è sacrosanta.

    Grazie a chi mi ha letto e a chi mi ha pubblicato l'articolo.

  • Silent Enigma

    se la metà della metà delle donne si ricordasse da dove viene e che cosa è l'8 marzo, non ci sarebbero neanche più gli spoglierelli di cui parli. Sull'origine non v'è certezza, l'unica cosa sicura è che è sbagliato anche solo chiamarla "festa" della donna: vedi qui http://www.un.org/ecosocdev/geninfo/women/womday9

    la tua proposta nell'articolo è valida, ma come dici qui su, il giorno c'è già, basta usarlo

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