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Un Caffè Amaro Politicamente Scorretto

6 novembre, 2007 di Comandante Nebbia  
Archiviato in Caffè Amaro, La diversa Opinione



espresso.jpgA tutti sarà capitato di vedere una di quelle interviste girate in un paese della Sicilia, della Campania o della Calabria dove il giornalista ferma le gente per strada e gli chiede: “Ma in questo paese c’è mafia, camorra, n’drangheta?”. Oppure: “Lei è stato mai minacciato, taglieggiato, ricattato?”. In genere, le persone a cui vengono rivolte queste domande nicchiano, nascondo il volto, danno risposte evasive. Insomma, fanno una gran figura di merda.

Il giornalista e la sua troupe, dopo aver girato il servizio, impaccano telecamere e microfoni e tornano a Milano, Torino, Roma, soddisfatti di aver dimostrato che, se esiste criminalità organizzata, è anche perché la gente del posto è complice e omertosa. Gli intervistati, invece, dopo che le luci delle telecamere si sono spente e la macchina della RAI di Canale 5 o di Studio Aperto si è allontanata, rimangono in quel paese dove devono continuare a vivere e a lavorare.

E’ molto semplice farsi belli facendo domande scomode ed indignandosi perché la gente non risponde. Deve essere più difficile vivere a fianco a fianco di chi ti avvicina e, dopo averti chiesto il pizzo, incomincia a guardare tua figlia e ti fa i complimenti perché sta per diventare un bel donnino.

Tutto questo per dire che non si può delegare completamente ai singoli una difesa della moralità e della legalità del territorio che è compito primario di quell’entità sempre più evanescente che ci ostiniamo a chiamare Stato.
Quindi, se si vuole che la gente faccia il suo dovere denunciando chi li taglieggia o li minaccia, occorre offrire un supporto militare che, in un paese moderno e civile, solo lo stato ha il diritto/dovere di mettere in campo.

Se proviamo ad allargare il discorso, finiamo col dire cose molto scomode e poco politicamente corrette, ma visto che MC non è un partito politico e qui nessuno è in lizza per un posto al parlamento o in una comunità montana, mi posso permettere di essere poco politicamente corretto.

La validità dei valori dell’accoglienza e della sussistenza dei deboli sono indiscutibili. Quando in televisione ci mostrano le persone che protestano per la presenza di rom e per la supposta attività criminale che gli viene imputata, il giornalista di turno, che poi è lo stesso che è appena tornato dalla Sicilia, Calabria, Campania, raccoglie dichiarazioni che immediatamente bolliamo come razziste o xenofobe.
Il giornalista e la sua troupe, dopo aver girato il servizio, impaccano telecamere e microfoni e tornano nei loro studi protetti da mura e guardie armate, soddisfatti di aver dimostrato che, in fin dei conti, molti italiani sono razzisti o xenofobi.
Gli intervistati, invece, dopo che le luci delle telecamere si sono spente e la macchina della RAI di Canale 5 o di Studio Aperto si è allontanata, rimangono in quello stesso quartiere di periferia dove devono continuare a vivere e a lavorare.

bimbirom.jpg

Il senso di tutto questo è che, in linea di principio, siamo tutti bendisposti e tolleranti nei confronti della diversità e di chi ha bisogno.
La prospettiva è soggetta a forte cambiamento quando la diversità ed il bisogno si accampano nel nostro cortile e chi dovrebbe tutelare il nostro diritto ad una vita serena, non lo fa.Il concetto è molto simile a quello che, in passato, un redattore di questo sito ha espresso con molta più eleganza, ma forse è utile ribadirlo.

Indipendentemente da ogni giudizio culturale su un certo stile di vita che non sono in grado di dare e non mi permetto di dare, sta di fatto che occupare suolo pubblico per vendere merce senza licenza, per i cittadini italiani è reato, per gli immigrati no. Campeggiare in luoghi pubblici senza strutture igieniche adeguate, per i cittadini italiani è perseguibile amministrativamente, per alti no. Non mandare a scuola i bambini in età dell’obbligo, ma sfruttarli esponendoli alla vita terribile del mendacio per strada, per i cittadini italiani è un gravissimo reato, per alti no.

Da un altro punto di vista, cittadino italiano o straniero, anche in presenza di gravi reati, la detenzione ed il controllo sono esercitati molto blandamente e annullati da provvedimenti di clemenza di cui è complesso comprendere il razionale.

E’ proprio questa disparità nell’applicazione della legge o la sua applicazione esclusivamente teorica che disorienta le persone e le induce ad i più tristi atteggiamenti discriminatori nei confronti di altre.

Le cose politicamente scorrette con cui voglio chiudere sono queste: a prescindere dall’etnia, se viene accertata la responsabilità di un reato, la persona che lo ha compiuto deve subirne le conseguenze previste dalla legge, fino in fondo.

Deve essere chiaro che la colpa è individuale, non legata all’origine. Stiamo parlando di legge, non di peccato originale. Ciascuno deve assumersi le sue responsabilità personali e non scaricarle sull’etnia di appartenenza.

Per questo, chi non persegue con la giusta efficacia e non fa scontare la giusta pena chi delinque, è il vero responsabile delle fobie razziali. Quando non si puniscono i singoli, la colpa diventa rapidamente di tutti.

Questo vale anche e soprattutto per chi schiavizza i bambini e gli toglie l’opportunità di studiare e scegliere il proprio destino. In questo paese non è consentito. La legge che impone la tutela dei minori ed il loro diritto allo studio è una sacrosanta conquista sociale. Oggi viene apertamente violata ad ogni angolo di strada ed ad ogni incrocio. Non credo che sarà un decreto a sanare questa situazione che mi offende come uomo e come italiano, visto che è sulla mia terra che avviene questo scempio.

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Comments

33 Risposte a “Un Caffè Amaro Politicamente Scorretto”
  1. Alessio scrive:

    Indipendentemente da ogni giudizio culturale su un certo stile di vita che non sono in grado di dare e non mi permetto di dare, sta di fatto che occupare suolo pubblico per vendere merce senza licenza, per i cittadini italiani è reato, per gli immigrati no. Campeggiare in luoghi pubblici senza strutture igieniche adeguate, per i cittadini italiani è perseguibile amministrativamente, per alti no. Non mandare a scuola i bambini in età dell’obbligo, ma sfruttarli esponendoli alla vita terribile del mendacio per strada, per i cittadini italiani è un gravissimo reato, per alti no.

    Ste cose di solito le dice Storace… tu hai prove che in magistratura si preferisce mandare al gabbio un italiano e lasciare libero un qualsiasi straniero? Intendo a parte i casi particolari tipo Cermis o uccisione di Calipari…

  2. MenteCritica scrive:

    Vedi Alessio,
    sono proprio gli approcci come il tuo che rendono difficile discutere su questi argomenti.

    Il fatto che tu, utilizzando un artificio semantico, mi paragoni a Storace è un giudizio sulla mia persona che, se permetti, non ti compete.

    No non ho le prove che la magistratura italiana usi comportamenti diversi per cittadini extracomunitari e cittadini italiani.
    Se con questo ritieni invalidata ogni mia considerazione, per me va bene.

    Probabilmente tutti quelli che vedo ai semafori saranno maggiorenni affetti da qualche strana patologia che li fa somigliare a bambini.
    In effetti non avevo considerato questa eventualità. Me ne scuso.

  3. antonella scrive:

    “per i cittadini italiani è un gravissimo reato, per alti no.”

    io penso che siano reati da chiunque siano commessi , la cui gravità è percepita soggettivamente e non oggettivamente : i magistrati applicano la legge oggettivamente solo che noi la recepiamo soggettivamente e le pene ci sembrano basse se a compiere un reato è uno straniero , e ci sembrano alte se a compierlo è un italiano coem se un italiano dovesse avere un bonus solo per il fatto di essere nato in italia.

  4. MenteCritica scrive:

    Antonella,
    La tua interpretazione mi sembra giuridicamente e genericamente corretta.

    Continuo a chiedermi, chi sono i genitori di quelle persone che somigliano a bambini che, invece di stare a scuola, lavano i vetri e/o chiedono l’elemosina?

    Nel caso si trattasse di bambini, chi mi sa citare l’ultimo caso di genitore perseguito per non aver iscritto suo figlio alla scuola dell’obbligo e per aver sfruttato un minore?

    Visto che mi sono preso la responsabilità di dire cose che mi rendono la bocca amara, vorrei che si uscisse un attimo dai personaggi e ci si chiedesse se, con la scusa di una tolleranza tutta teorica, non stiamo ignorando il patimento di chi vive con certe realtà sotto casa e di chi, come i presunti bambini, non vede tutelato il suo diritto naturale ad una crescita sana e senza lavoro.

  5. antonella scrive:

    suppongo che ci siano persone, anche italiani, che non assolvano agli obblighi scolastici nei confronti dei loro figli , altrimenti non avremmo leggi in tal senso nè tanto meno delle sanzioni penali in tal senso.

    solo che nel caso di persone italiane succede che se non mandi il figlio a scuola il direttore scolastico informa i servizi sociali che informano i carabinieri che denunciano i genitori a cui in seguito il figlio viene tolto per essere affidato a persone (possibilmente parenti) che se ne prendano maggior cura.

    questo nello scenario italiano e non solo nell’ambito scolastico ma anche familiare , se il bambino ha delle privazioni gravi dovute al menefreghismo dei genitori ( e ce ne sono … oh se ce ne sono!!), o a situazioni di tossicodipendenza o altro.

    quello che intendevo dire è che soggettivamente partiamo tutti dal presupposto che in italia i figli so’ piezz’e core, e che mai un italiano farebbe questo o quello , solo che non è vero.

    e se mentre nel caso nostrano possiamo avere una “tracciabilità” del reato e tentare di risolvero, nel caso di persona straniera questo non possiamo farlo o perlomeno è tutto molto più difficile , tranne in alcuni casi di comunità rom dove i comuni e le scuole si allertano per consentire ai bambini un normale svolgimento scolastico anche in brevi periodi di tempo.

  6. MenteCritica scrive:

    Ok Antonella,
    quello che dici è vero.
    Il problema è che questi bambini non sono chiusi in sotterranei o nascosti nella foresta. Sono in strada, per noi, ormai, fanno parte del paesaggio.

    In realtà sono inseriti in un sistema abbastanza organizzato che suddivide le zone di competenza, organizza turni, ne cura il trasporto sui luoghi di lavoro e ne fissa i target quotidiani di rendimento.

    Stiamo parlando di decine di migliaia di minori per i quali non è predisposta alcuna tutela. E non stiamo parlando di bambini del Ruanda o di ninos de rua.
    Stiamo parlando di gente che vive a 200 metri da noi, usa le nostre stesse infrastrutture e che, all’occorrenza e giustamente, ricorre ai nostri servizi sanitari.

    Ci stiamo girando intorno, ma il problema c’è.

    Vorrei che qualcuno avesse il coraggio di dire che bisogna lasciarli fare perché se no non si rispetta la loro cultura.
    Qualcuno c’è?

  7. elf scrive:

    ciao a tutti
    io sono pienamente d’accordo con MC.Non mi sembra un discorso da fascisti dire che la legge deve essere uguale per tutti. In stazione centrale a Milano ogni giorno ci sono decine di bimbi che vivono scippando ignari viaggiatori, i poliziotti non ci possono fare niente, li fermano e li riconsegnano ai genitori che puntualmente li rispediscono lì. Io personalmente penso che sia solo buonsenso anche che un paese sovrappopolato come l’Italia abbia un minimo di controllo sull’immigrazione per il semplice motivo che è molto bello riempirsi la bocca di parole come solidarietà e uguaglianza ma nei fatti non siamo poi in grado di accogliere davvero queste persone in modo dignitoso.
    Tutti i bei discorsi sui lavori che gli italiano non vogliono più fare sono str…. andate a vedere i reportage sui campi di pomodori in Puglia, certo che non assumono italiani, hanno a disposizione schiavi….sfruttano il fatto che quste persone non hanno permesso di soggiorno per ricattarle, le pagano due soldi (letteralmente), le fanno vivere e lavorare in condizioni inumane ma ciò è esteso a tanti altri settori.
    Le persone che vengono nel nostro paese devono adeguarsi alle nostre leggi pur restando libere di mantenere la propria cultura ma devono anche godere dei nostri diritti, forse un bambino rom ha meno diritto all’istruzione o a condurre una vita decente di un bambino italiano? I media influenzano molto le nostre percezioni, è ovvio che adesso non si parla che di rom e romeni( facendo tra l’altro gran confusione tra nazionalità ed etnia) e quindi l’onda emotiva è tutta concentrata lì ma è anche vero che le persone sono influenzabili quanto più sono già sottoposte a incertezza e oggi, anche se l’ Italia non è mai stato un paese razzista, ci sono troppe tensioni sociali (tra l’altro chissà come mai tutta questa attenzione alla cronaca, non sarà mica che vogliono distoglierci da ben altre magagne? ) Bisognerebbe avere il coraggio di guardare le cose per quelle che sono senza nascondersi dietro alle ideologie perchè altrimenti si possono passare anni a discutere e non si concluderà mai niente.

  8. antonella scrive:

    no. non c’è, e non pensare minimamente che io sia di quel parere.
    come non lo è nessuna struttura comunitaria, nè mondiale.

    e infatti io penso che il problema non sia di tipo nazionale ma comunitario e vada affronatato con leggi comunitarie che aiutino l’italia a provevdere per questi bambini.
    singolarmente l’italia non può adoperarsi perchè non esistono leggi che non consentano ai genitori non italiani di ritornare a prendersi il bambino eventualemnte sottratto alla loro tutela e posto in una struttura di affidamento. non c’è, semplicemnte.

    non puoi, a meno che tu non voglia far marcire un bambino in un brefotrofio sino ai 18 anni, come se fosse in galera lui stesso e quindi obiettivamente privandolo di tutto anche dei suoi affetti che tu consideri orrori.

  9. MenteCritica scrive:

    No Antonella, ma tra la strada ed il brefotrofio c’è un lunghissimo cammino che noi non abbiamo mai iniziato.

    Io parlo di rendere certe pratiche poco convenienti.
    Per esempio multare pesantemente tutti quelli che fanno elemosina a questi bambini giustificandone, nei fatti, l’impiego.

    Poi se un genitore tratta male un bambino, noi abbiamo il dovere di assumerci la responsabilità di toglierglielo, come facciamo già con i nostri connazionali.

    Interventi decisi e senza compromessi sarebbero utili a far capire che usare i bambini non è un buon affare.

    Sul discorso della comunità europea permettimi di dissentire. Bruxelles e Strasburgo sono diventati i nuovi paraventi dietro i quali nascondere la nostra inazione.

    Noi abbiamo delle leggi. Se ci limitiamo a farle rispettare a prescindere dall’etnia, non facciamo altro che la metà del nostro dovere e nessuno può dirci nulla.

    Tollerare certe cose perché fatte da persone di etnie e provenienze diverse, è razzismo.

  10. MenteCritica scrive:

    @elf
    grazie
    è difficile trovare chi condivide apertamente posizioni difficili.

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