Un anno con Giuseppe Verdi 3


Credo non ci sia bisogno di ripeterlo ma, per i più distratti, ribadisco che, allo scoccare del 2013, è iniziato l’anno che commemora i 200 anni dalla nascita del nostro grande Giuseppe Verdi.

Anch’io, nel mio piccolo, ho deciso di “festeggiare” il bussetano, offrendovi un “calendario verdiano”: spulciano tra la sua vita e le sue opere, ho individuato una serie di giorni dell’anno che, in epoche diverse, segnarono la vita del Maestro. In quelle stesse date, vi offrirò notizie, curiosità, aneddoti e riflessioni sul nostro “Peppino” nazionale.

Chi mi legge da tempo, sa che, tra tutti i compositori che hanno fatto grande l’Opera lirica, il mio preferito è Giuseppe Verdi. Non so il perché di questo mio amore, (al cuor non si comanda!), ma so che è nato in me in tenera età e, ancor oggi, resiste e, anzi, cresce. Molte volte mi sono chiesta il perché di questa passione, che non esclude, ma sovrasta gli altri grandi musicisti, e le risposte sono state molteplici ma non esaustive. Sarà, forse, perché era un romantico, nel senso che apparteneva a quella corrente letteraria dell’800 che ho tanto amato, forse perché nelle sue opere affronta temi drammatici e psicologici mai avvicinati da altri autori, forse perché era un grande patriota ed europeista convinto, o forse, solo, perché in me, c’è una piccola quantità di sangue emiliano, che me lo fa amare, come amo i tortellini, il parmigiano e l’aceto balsamico.

L’accostamento gastronomico, non vi sembri azzardato: qualche anno fa, una lettrice del mio blog, mi chiese chi preferissi tra Verdi e Puccini, e questa fu la mia risposta.

Tortellini o caciucco?

Oggi, mentre sto per abbandonarmi al mio solito pisolino, mi è arriva, la domanda più perfida del mondo, quella da un milione di “euri: ” “Meglio Verdi o Puccini?” Poff, il sonno sparisce mentre, nell’orecchio destro, Peppino decanta la sua Aida e, nel sinistro, Giacomino canticchia la Tosca. Tento inutilmente di scacciarli ma, poiché troppo tosti, decido di rispondere all’amica blogger, anche perché, diciamolo, la domanda è gustosa e goduriosa. Trovandomi, così, davanti allo spuntino delle sedici, mi viene in mente che, sarebbe come chiedere a un buongustaio se siano meglio i tortellini o il caciucco Non si può fare una classifica, si può solo parlare di gusto personale, di palato.. Le affinità, con questo o quel musicista, vanno quindi ricercate dentro di noi, dentro le nostre radici che non debbono essere strettamente musicali ma essenzialmente culturali. Così se preferiamo le fosche tinte romantiche, i grandi personaggi alla Byron, le tragedie shakespeariane e i tumulti dell’anima, il nostro cuore batterà per Verdi; se amiamo le grandi eroine che s’immolano per amore, il taglio verista e le storie di protagonisti vicini a noi, palpiteremo per Puccini. Se vogliamo sentire l’eco del risorgimento, vedere il popolo protagonista, cavalcare le passioni della storia, sostenuti da una musica potente che ha pervaso un secolo di storia, diremo Viva Verdi e, al contrario, tiferemo Puccini per le piccole storie quotidiane raccontate con la maestria di un musicista accorto nello stuzzicare le nostre corde più intime, rinnovatore del melodramma che chiude con lui la sua grande stagione.

Insomma nei tortellini, ci troveremo il ripieno succulento dei personaggi verdiani, la pasta fine di una musica intensa ed evocante, il brodo caldo, che tutto lega, come una scenografia maestosa; nel caciucco ci sono le spine come le coltellate Tosca per Scarpia, c’è il peperoncino della vogliosa passione e il sughetto dell’amore di Cavaradossi.

Personalmente, preferisco i tortellini ma anche il cacciucco non mi dispiace: dipende dal momento e dal…ristorante che li serve.
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