Uguali e Diversi

Certi luoghi sono depositari di un qualche valore che oltrepassate quelle porte già lo dimentichiamo. Il giro di giostra della quotidianità, con i suoi mostri e parassiti, che inquinano il nostro tanto sospirato e raramente ottenuto quieto vivere, ci inghiotte come un mostro famelico venuto da altri mondi e ci costringe a tirare fuori il peggio di noi stessi.

Così ci troviamo ad odiare, a non sopportare, ad uccidere, a picchiare, a scatenare la nostra incontrollabile rabbia verso il prossimo senza una vera ragione apparente: lo zingaro, l’ebreo, il “negro”, il ricco, il cinese, l’arabo, e via discorrendo. L’elenco potrebbe allungarsi ancora di molto. Per ognuno una motivazione che non voglio scrivere qui perché ognuno di noi ha la propria, la presunzione della ragione assoluta per odiare. Questo mondo istiga alla violenza razziale e non solo. Non passa giorno che i nostri tg non ci informino dell’ennesima strage in famiglia; dell’adolescente che ha accoltellato il suo coetaneo; le rivolte fuori dagli stadi; del ritorno delle brigate rosse, degli insulti e dei pestaggi ai danni delle persone di colore; degli stupri in pieno centro e in pieno giorno.
Cosa sta succedendo a questo mondo?
Cosa sta succedendo a noi esseri umani?
Io non mi ritrovo più e non è la prima volta che lo dico, ma stiamo degenerando. Fin dove vogliamo arrivare, mi chiedo.

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Quando la mattina entro in reparto, mi trovo varie realtà che coesistono.
I bambini di varie razze che giocano insieme senza distinzione di colore di pelle; ci gioca il bianco con il nero e il giallo.
Magari non si capiscono, ma il loro linguaggio è universale e la lingua del gioco è comprensibile a tutti. Si è perduto, negli adulti, quel linguaggio; nella fretta di crescere, di diventare maturi e saggi; essere grati a quell’esperienza che ci fa tanto essere superiori mentre dentro di noi non facciamo altro che accrescere, coltivare e nutrire del marcio che poi si scatena in odio.
Quell’odio che poi riversano anche sui loro stessi figli abusando di loro, violentandoli, picchiandoli e quando va meglio, lasciati alla mercé di una tv spazzatura dove imparano solo violenza e cattiverie e poi ci meravigliamo se vanno a scuola armati di coltelli.
Ci sentiamo offesi se qualcuno ci dice che siamo ancora dei bambini; io ci tengo ancora molto ad esserlo e non mi offendo per niente, tutt’altro, lo prendo per complimento.

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Confrontarsi con realtà diverse dalle nostre; conoscere usi e costumi di altri popoli; arricchirsi di esperienze che vengono da altri paesi non fa altro che farci crescere, aiutare di più a comprendere, farsi una cultura un po’ più aperta che non quella ristretta solo al nostro paese. Abbiamo dimenticato cosa potevamo imparare dall’arte che la nostra bella penisola ci ha offerto.E’ così bello stare seduti accanto al bimbo romeno che parla perfettamente l’italiano mentre la madre conosce a malapena tre o quattro parole; giocare con lui con il computer che insegna le parole e vedere il suo sorriso e i suoi occhi illuminarsi di gioia quando le scrive correttamente.

Parlare con il padre del bimbo tunisino e scoprire lati dell’islamismo che non sono solo quelli del terrorismo e degli attentati, capire il perché delle loro azioni.

La madre completamente velata e vestita di nero che culla il suo piccolo che ha perso le mani nell’esplosione di una mina anti-uomo.

Condividere il dolore di una famiglia poverissima, dove il loro unico figlio tredicenne oltre ad avere i tre quarti del corpo ustionati ha anche un tumore.

Il padre curdo con i suoi tipici baffoni neri che sembra più vecchio della sua età, che tiene in braccio il suo piccolo e che mentre ti avvicini con la borsa dei giochi, nell’incrociare i suoi occhi, rivedi la storia di un popolo massacrato dalle folli idee di un dittatore.

E potrei continuare ancora a lungo perché cose così capitano ogni giorno. Tante genti, tanti popoli, tante storie diverse ma accomunate dalla stessa sorte e uguali nelle speranze che, usciti di lì, tornino a giocare, a correre, a gridare forte; uguali nell’essere bambino.

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Cosa darei perché un po’ di quella spontaneità rimanesse dentro di noi anche quando siamo cresciuti, quando si diventa uomini e la sete di potere ci contamina fino al punto di farci diventare freddi e crudeli. Contagiati dal denaro delle futilità; dai commerci illegali di droga, armi, feti. Armiamo un popolo di idee di grandezza, convincendolo ad ammazzare i suoi simili perché così sarà libero e non avrà più fame, mentre a sua volta diventerà schiavo di quella potenza che lo ha armato.
Non conosciamo più il segreto di un abbraccio sincero, di un sorriso spontaneo, dell’amarci davvero senza convenienze. Ci guardiamo in cagnesco e se posso usare prepotenza su di te non ci penso su due volte per esserlo.
Io non voglio crescere, non voglio infangarmi di più di quanto non lo sia già. Voglio che la mia mente lotti ancora per restare il più possibile ancora un bambino, perché il mondo degli adulti mi spaventa; non voglio diventare come loro. No! Non voglio e finché mi sarà possibile, non lo farò.

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Daniele Bausi Stampa questo Articolo Stampa questo Articolo
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Un bellissimo articolo. Che condivido in toto. Se riuscissimo a guardare il mondo con occhi bambini, forse diventeremmo davvero delle grandi persone.
Un sorriso fanciullino
Mister X di Comicomix

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Quoto e saluto Comicomix. I suoi sorrisi sono una simpatica cornice a questo splendido pezzo.

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La degenerazione di cui parli è nata e “cresce” con l’uomo…
Ciò che maggiormente mi preoccupa è l’assuefazione, l’accettazione di “certi eventi”, il lasciarsi vivere e il riprodurre passivamente ciò che il mondo ci propone.

Tu Daniele, sei un adulto con lo sguardo da bambino..
riesci a scorgere il buono presente in ogni singolo uomo..
Dire di non voler crescere forse equivale ad arrendersi (un pò!)..
Il mondo ci chiede qualcosa, ci fa delle proposte e delle domande e noi siamo chiamati a rispondere, singolarmente, con i nostri atteggiamenti, le nostre idee, le nostre azioni…
Se anziché arrenderci alla “degenerazione” diamo forma al nostro modo originale di essere al mondo, attraverso le suddette “azioni” dirette e indirette, attraverso la comprensione, l’leborazione, la proposta, la manifestazione di giudizi ed idee , insieme ad altri dallo “sguardo innocente” forse potremmo creare una forza di opposizione alla degenerazione e al degrado dilaganti…

Immagino che ora MC stia pensando: SI, Vabbé..
stiamo parlando (scrivendo) di UTOPILANDIA!
Forse è solo un’utopia ma io (folle) sono convinta che ognuno di noi, nei suoi pochi centimetri quadrati di cuore, possa fare qualcosa per il suo prossimo..
Tanti cuori messi insieme che fanno qualcosa per “tanti prossimi”..

Ho detto un’eresia?
Ok vado a rinchiudermi nella torre! (visto che i manicomi gli hanno chiusi!)

Luna

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Ma che torre, resta con noi. :-)

La materia è consolante, la speranza una sfida.

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Marco il buono

Marco il buono’s avatar

Complimenti al pezzo ma sopratutto alla persona, Daniele ce ne fossero di persone come te.

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“Ci sentiamo offesi se qualcuno ci dice che siamo ancora dei bambini; io ci tengo ancora molto ad esserlo e non mi offendo per niente, tutt’altro, lo prendo per complimento.”
“Voglio che la mia mente lotti ancora per restare il più possibile ancora un bambino”
…è proprio per questo che ho deciso di diventare maestra! Per imparare dai miei “alunni” (ma non lo dite alla direttrice!) ;)

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Grazie Daniele per aver scritto ancora.

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