Tweet-Tweet: Il Conformismo in 140 Caratteri 7


Appena ultimata l’iscrizione twitter mi è sembrato un idillio. Certo dopo aver passato quasi un lustro su facebook anche un vicolo cieco pieno di siringhe può sembrare un paradiso terrestre degno di sconfinata ammirazione, ma dopo 36 ore le cose cambiano. Forse ho scelto il periodo sbagliato ed è solo questione di sfiga, oppure il caso mi ha catapultato in una cerchia di twitteroli che per 24 ore filate riescono a ripetere sempre le stesse cose senza risultarsi insopportabili.

Se la scelta è fra essere pecore o uccellini, non credo valga la pena scegliere: è comunque un susseguirsi di versi fini a se stessi. Nell’uno si bela e nell’altro si cinguetta, l’uno è un gregge e l’altro uno stormo.

Tweet-tweet, tweet-tweet: Oscar Giannino non ha un master, e a dirla tutta non è manco laureato. Però ha avuto l’onestà di ritirarsi. Però è rimasto in lista e comunque ha delegato ad altri la scelta che per onestà doveva essere sua. Però ha ammesso l’errore. Però ha mentito. Però è colto. Però le finte lauree sbandierate dicono il contrario: se non è incolto, di certo non è furbo. Però io lo voterei lo stesso. Però io lo schifo perché è un disonesto. Però io lo stimo perché è reo confesso. Però ha confessato solo dopo che è stato sgamato. Però si è vergognato. Però forse si para solo il culo. Però, a dirla tutta, forse non si stima abbastanza. Però a me non me ne fotte un emerito cazzo.

 Il fatto è che a meno che non sei dotato di stra-straordinarie virtù sintetiche, è difficile riuscire ad esprimere un’opinione completa in soli 140 caratteri (compresi spazi, chiocciole e cancelletti vari). Il fascino di essere letti, però, è tanto auspicabile da spingerci a ripetere commenti cinguettanti e inutili cercando di farli passare per opinioni ragionate. Peccato che manchi il fine ultimo, almeno per quanto riguarda questo argomento. Capisco la propaganda politica (di eletti ed elettori), capisco la battuta ironica, capisco il lampo di genio uscito per caso dalle dita sulla tastiera come se fosse dotato di vita propria, capisco le frecciatine con gli altri twitteroli. Ma non capisco il dibattito vuoto di concetti su uno scandalo o una vicenda complessa. Per esprimere un’opinione ci vogliono più di 140 caratteri, se vuoi fare lo psicologo sul motivo che ha portato Giannino a sventolare un master falso è più appropriato un blog o (al massimo) facebook, che perlomeno non ti limita l’espansione che è necessaria e tipica dell’analisi.

Forse sono io ad avere un difetto di fabbrica, a non capire il fascino della ripetizione. Fatto sta che domani parto per votare e la discussione più accalorata negli stormi twitterani che mi circondano è il master di uno sfigato che il 90% delle persone che lo ha sulla bocca (o meglio, sul becco) non avrebbe comunque mai pensato di votare. Amareggiati? Delusi? Incazzati? Oltraggiati? Sconcertati? Forse solo annoiati, volano cinguettanti per i cieli del web in un’autoesaltazione delle proprie corde vocali, in un amplesso autoreferenziale di soli 140 caratteri. Beati loro che anche nello scandalo, a soli quattro giorni dalle elezioni più importanti o più inutili (a seconda del risultato) dell’ultimo ventennio, riescono ancora a godere del loro stesso concentrato di spessore intellettuale, qualunque esso sia.


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7 commenti su “Tweet-Tweet: Il Conformismo in 140 Caratteri

  • Vittorio Mori

    Bel pezzo, soprattutto l’ultima parte. Io penso che la società è oramai un tantino elettronicamente alienata, si è cominciato con gli SMS e si è arrivati all’orgia del tweeting. Pensavo che una certa dose di povertà potesse riaccendere una socialità più vera e reale, ma vedo che è stata sostituita dall’alienazione del “social network”, che, andando proprio a stringere è poco più che una *uttanata da “biocapitalismo”.

  • Mo. Fi.

    “Amareggiati? Delusi? Incazzati? Oltraggiati? Sconcertati? Forse solo annoiati, volano cinguettanti per i cieli del web in un’autoesaltazione delle proprie corde vocali, in un amplesso autoreferenziale di soli 140 caratteri. Beati loro che anche nello scandalo, a soli quattro giorni dalle elezioni più importanti o più inutili (a seconda del risultato) dell’ultimo ventennio, riescono ancora a godere del loro stesso concentrato di spessore intellettuale, qualunque esso sia.” FANTASTICO!

    io ho fatto twitter qualche mese fa, giusto per curiosità. dopo qualche giorno che giravo smarrito senza aver capito bene il funzionamento e il senso di tutto ciò non ci sono più entrato.
    per due motivi, 1- non saprei che farci, e 2-soprattutto, non ricordo la password 😀 e sono troppo pigro per cliccare su due link, aspettare una mail di conferma e pensare a un’altra password che dimenticherò nel giro di un paio di ore… anche perchè tanto non la userei nuovamente.

  • Ezio

    dopo qualche anno di Fb ,son passato “anche” a twitter e visto che nn son + giovane alle volte rimango lì perplesso anch’io ma poi mi dico che è “virtuale” quel ke sto leggendo e scrivendo sul pc e che la realtà è altra cosa…buona vita 🙂

  • Manrico Tropea @magistro42

    infatti non si esprime un’opinione, si vomita il risultato finale di quella opinione, privo degli argomenti che hanno concorso (semmai abbiano concorso!!) a formarla. Così si rischia il misunderstending, ma si incamera una serie di RT dal Clan. L’importante è quindi dialogare (se si può dire) con un gruppo ridotto di persone di cui ti sembri di aver individuato la posizione (non di googlemap) e non andare a caccia di scambi. Mi sembra un po’ l’album delle figurine: “tu ce l’hai @Tizio? – Sì? – accidenti che rodimento!”

  • francesco falcolini

    Twitter è fondamentalmente uno strumento per far girare eventi, informazioni, fatti, appuntamenti. Anche opinioni, ma queste come quelli, in forma di “cappello” o titolo al quale dovrebbe seguire il link al materiale da divulgare.

    Il popolo web d’Italia, la sua beata grande massa conformista, preferisce FB, e non a caso. Gli italiani (emblematicamente, ma non solo loro) costituiscono l’ipermassa (concetto espresso da Roberto Terrosi) per eccellenza. L’ipermassa si differenzia dalla massa, oltre che per essere la sua evoluzione storica, per incarnare il soggetto, unico, geniale, dotato di sua propria opinione su ogni e qualsiasi argomento, ed esperto di ogni ambito. Ovviamente questo soggetto unico è identico a tutti gli altri soggetti unici. La sua visione della realtà è frutto di millenni di pregiudizi, masticati e rimasticati dalla dilagante mediocrazia e da questa risputacchiati in filacciosi pezzettini che si incollano dappertutto e vanno a costituire l’immagine stravolta di una realtà che, aimé, di questa poltiglia è sommersa e ne prende la informe incolore apparenza.

    • Gilda

      Ma io mi chiedo sempre se queste masse, ipermasse e simili esistano solo come entità collettiva o se sia anche possibile riferirsi ad esse parlando di singoli individui… :/

      Io, comunque, “preferisco” facebook, che è una valida alternativa agli sms per gli amici lontani. Di twitter non so più (sempre che io lo abbia mai saputo) cosa farmene…

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