Tutto Succede Perché me ne Frego
12 febbraio, 2009 di ilBuonPeppe
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“Dobbiamo guardare ed esaminare insieme: che cosa? Noi stessi. Per abituarci a vedere in noi la parte di responsabilità che abbiamo dei nostri mali. Per riconoscere quanto da parte nostra si è fatto, per giungere ove siamo giunti. Ecco per esempio, quanti di noi sperano nella fine di questi casi tremendi, per iniziare una laboriosa e quieta vita? [...] Benissimo, è un sentimento generale, diffuso e soddisfacente. Ma, credo, lavorare non basterà; e nel desiderio invincibile di “quiete”, anche se laboriosa, è il segno dell’errore. Perché in questo bisogno di quiete è il tentativo di allontanarsi il più possibile da ogni manifestazione politica.
È il tremendo, il più terribile risultato di un’opera di diseducazione ventennale, di diseducazione o di educazione negativa, che martellando per venti anni da ogni lato è riuscita ad inchiodare in molti di noi dei pregiudizi. Fondamentale quello della “sporcizia” della politica, che mi sembra sia stato ispirato per due vie. Tutti i giorni ci hanno detto che la politica è un lavoro di specialisti [...] Teoria e pratica concorsero a distoglierci e ad allontanarci da ogni attività politica. [...] Lasciate fare a chi può e deve; voi lavorate e credete, questo dicevano: e quello che facevano lo vediamo ora, che nella vita politica ci siamo stati scaraventati dagli eventi. […]
Credetemi, la cosa pubblica è noi stessi: ciò che ci lega ad essa non è un luogo comune, una parola grossa e vuota. [...] Al di là di ogni retorica, constatiamo come la cosa pubblica sia noi stessi, che ogni sua sciagura è sciagura nostra… per questo dobbiamo prepararci. Può anche bastare, sapete, che con calma cominciamo a guardare in noi, e ad esprimere desideri. Come vorremmo vivere domani? No, non dite di essere scoraggiati, di non volerne più sapere. Pensate che tutto è successo perché non ne avete più voluto sapere. Ricordatevi siete uomini, avete il dovere se il vostro istinto non vi spinge ad esercitare il diritto, di badare ai vostri interessi. Avete mai pensato che nei prossimi mesi si deciderà il destino del nostro Paese, di noi stessi: quale peso decisivo avrà la nostra volontà se sapremo farla valere; che nostra sarà la responsabilità, se andremo incontro ad un pericolo negativo? […]
Oggi bisogna combattere contro l’oppressore. Questo è il primo dovere per noi tutti: ma è bene prepararsi a risolvere quei problemi in modo duraturo, e che eviti il risorgere di essi ed il ripetersi di tutto quanto si è abbattuto su di noi.”
E’ davvero curioso notare come questa lettera, scritta da Giacomo Ulivi nel 1944, all’età di 19 anni, poco prima di essere fucilato dai tedeschi, sia oggi così attuale. Una lettera scritta 65 anni fa, in un momento tra i più drammatici della storia italiana, da un ragazzo che sapeva di rischiare la vita ogni momento, sembra scritta oggi. E’ una cosa che dà i brividi.

Non voglio però soffermarmi sull’analisi della situazione attuale e sui paralleli che è, purtroppo, possibile fare con quella già vissuta dai nostri genitori. Il messaggio fondamentale di questa lettera credo sia racchiuso in queste poche parole: “tutto è successo perché non ne abbiamo più voluto sapere”.
Stavamo bene, perché preoccuparsi di cosa sarebbe successo dopo qualche anno?
C’era la corruzione, ma tanto cosa potevamo fare noi?
Avevamo da mangiare, perché rinunciare a qualcosa e metterlo da parte per il domani?
La società era ingiusta, ma se non sono io a rimetterci cosa mi importa?
Eravamo felici, perché intristirci con quelli che felici non erano?
La politica era sporca, perché sporcarci anche noi?
Detto in maniera più cruda: ce ne siamo fregati. Abbiamo pensato al nostro orticello, ad arrivare alla fine della giornata, e ci siamo accontentati; stando sempre bene attenti a non farci invischiare in cose più impegnative, lasciando che fosse sempre qualcun altro ad occuparsi di tutto il resto. E qualcun altro se ne è occupato; solo che lo ha fatto nel suo interesse. Ha fatto la stessa cosa che abbiamo fatto noi, solo che l’ha fatto più in grande.
E oggi ci lamentiamo dei politici corrotti, dei partiti ridotti a comitati d’affari, delle istituzioni schiave di interessi privati ed inconfessabili. Ma cosa abbiamo fatto noi per impedire tutto questo? Cosa ho fatto io perché tutto questo non succedesse?
Tante, troppe persone hanno paura anche solo della parola “politica”; ma la politica non è sporca, è sporca se lasciamo che ad occuparsene siano solo i peggiori. Se noi, che siamo belli, buoni e puliti, ci rifiutiamo di rimboccarci le maniche per mettere le mani in quel merdaio che oggi è diventato la politica, non ci possiamo poi lamentare se ad occuparsene saranno sempre i soliti mestatori di merda. E ululare alla luna, che quasi sempre è l’unica azione politica che siamo capaci di fare, non serve a nulla.
Quando ci arriva addosso qualcosa, che sia uno schizzo di merda o uno tsunami capace di travolgerci, pensiamo sempre che se qualcosa di negativo succede, è perché ce ne siamo fregati. Se anche noi non ci occupiamo della politica, comunque la politica si occuperà di noi.
—
Ringrazio Gennaro Carotenuto che mi ha fatto scoprire Giacomo e la sua lettera.
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Premetto che io vivo benissimo in questo paese, che non mi scandalizzo delle commistioni politica-affari presenti già a Roma duemila anni fa, e che considero gli italiani ai massimi livelli mondiali per intelligenza, inventiva, cultura, gusto del bello e filosofia di vita.
Detto ciò sono grato ai miei connazionali per avere recentemente operato una “rivoluzione” di cui pochi parlano, nel ricorrente pessimismo cosmico: la sparizione della sinistra dalla politica centrale; non avere più sugli scranni del governo o delle camere i Diliberto, Pecoraro, Mantovano, … a me pare una grande manifestazione di impegno politico esercitato dagli italiani nelle urne.
“Cosa ho fatto io perché tutto questo non succedesse?”
si chiede il BuonPeppe. Io rispondo: ho abbandonato le ideologie che mi accompagnavano in gioventù, quando si pensa di cambiare il mondo secondo i PROPRI principi di giustizia e verità ed ho cercato di mandare a rappresentarmi chi mi offre più fiducia nell’amministrare il paese; è il massimo che mi concedo nell’impegno politico, viceversa avrei “fatto” il politico.
Nella fattispecie ho votato, per la prima volta, Lega e sono soddisfatto nell’essermi ritrovato in buona compagnia.
Mi dicono che ho votato Lega perchè guardo troppo la tv? Lascio dire.
L’importante è che tu non ti fermi lì, pensando di essere già perfetto.
Che tu abbia ancora spazio per coltivare qualche piccolissimo dubbio.
Per esempio d’essere peggiorato con l’avanzare degli anni.
Capita più spesso di quanto si creda.
La corruzione c’è sempre stata. Quindi dobbiamo prenderla come un dato di fatto e rinunciare a combatterla?
La sinistra è sparita (come se prima esistesse): e con questo pensi di avere risolto tutti i problemi?
Hai votato. Bravo. Basta così? Altri milioni di italiani hanno fatto la stessa cosa e si sono accontentati: il risultato è intorno a noi.
“Il risultato è intorno a noi”
(qualcuno mi può insegnare a citare? non vedo il bottone)
Si può sempre fare meglio nella vita, ma io non mi lamento. Vivo bene, in un paese che mi piace ed in mezzo a gente che mi piace.
beato te.
Io vedo solo gente che passa il proprio tempo a fottersene del proprio prossimo, a cogliere ogni occasione per metterlo nel culo a chi gli sta in torno…e magari quando si annoia ad andare in giro a bruciare gli emarginati.
Non vedo nulla di bello in questo paese.
Ma sono io il pessimista e disfattista come direbbe il gran capo…d’altra parte, non dimentichiamo mai che siamo i campioni del mondo in carica (anche se è seccante, diciamocelo, perdere così col brasile).
E’ così, è vero. Credo di aver espresso altre volte il concetto che comunque determinato…questo parlamento ci rappresenta. In qualche modo non può non essere lo specchio della nostra stessa condotta.
Quando rappresenta ed esalta il proprio tornaconto personale, commistioni di poteri, deliri xenofobi, parlarsi addosso, straparlare, scelte indecenti, autoreferenzialità, questioni pelose, false cristianità, incapacità assoluta… questo è ancora lo specchio delle attuali italiche virtù.
Ecco io questa responsabilità la sento, la riconosco, me la sono assunta.
E adesso? Più che darmi ginocchiate su attributi che non ho, cosa altro posso fare?
Tutto troppo vero….
bell’articolo, degno del MC che ho apprezzato nei pochi mesi che lo seguo……….
Difficile fare gli eroi in una guerra latente, non dichiarata nell’indifferenza generale dove non si rischia la fucilazione ma di cadere in situazioni dove sembra che siamo noi i colpevoli.Sul sito http://www.libertaegiustizia.it/appelli/dettaglio_appello.php?id_appello=11 c’è un interessante appello da firmare in difesa della Costituzione, tanto per cominciare a fare qualcosa, poi dovremmo almeno difendere i nostri interessi e diritti, guardarci intorno e ragionare chi sono quelli che ci amministrano in periodi lontani dalle votazioni. Se nessuno cedesse anche solo per sè agli interessi economici, all’arroganza di alcune categorie, ai ricatti spesso velati la cattiva politica non avrebbe tutto il potere che ha, bisogna essere mentalmente forti e stabili perchè giocano molto sulla nostra fragilità mentale, sulla nostra stanchezza sull’ignoranza o sulla distrazione. Su http://www.nonsolotigullio.com/tipidabar/, il ladro di Lodi è la cronaca di una delle piccole battaglie che ognuno di noi dovrebbe combattere senza arrendersi
La cosa che più colpisce è che all’epoca di Ulivi le masse popolari erano relegate alla più completa ignoranza e la coscienza di classe (così si chiamava allora) era nota soltanto al proletariato del più “evoluto” nord e molto poco diffuso nel bracciantato meridionale. E nonostante questo ci furono tentativi di ribellione allo status quo ed alla piega che stavano prendendo gli eventi, trascinati sull’onda della recente rivoluzione sovietica che infiammò gli animi di mezza Europa. E da noi come altrove ciò fu prontamente represso nel sangue. Così come in Germania Hitler seppe far facilmente leva sul senso di sbandamento provocato nella maggioranza della popolazione civile costretta tra il fallimento della Repubblica di Weimar, il protezionismo/assenteismo di Hindenburg delle tradizioni “prussiane” ed il sangue versato dai miseri tentativi di putsch dei comunisti tedeschi.
E tutto ciò, la storia insegna, nonostante l’assenza o quasi completa di comunicazione!!!
E ancora, quando ero più giovane, anni 70 ed 80, sapevamo molto poco di quanto ci ingannassero ma volevamo fare e cambiare moltissimo: ma i nostri tentativi venivano affogati nel silenzio. Oggi, grazie alla rete, milioni di persone sanno o comunque hanno i mezzi per sapere, confutare ed opporsi alle menzogne: ma soltanto pochissimi vorrebbero fare.
E così nulla accade ed il silenzio e la stagnazione continuano a regnare.
Il menefreghismo è la causa del male dell’Italia, diciamoci la verità, siamo un popolo di codardi, capaci di insultare e mostrare coraggio solo quando si è in migliaia e messi dentro un recinto, dove è impossibile arrivare allo scontro fisico, vedi stadio.
Ci stanno togliendo a poco a poco tutti i nostri diritti, diritto ad un lavoro, ad una casa, a un’istruzione e forse l’unica cosa positiva delle ultime elezioni è che finalmente noi italiani, non continueremo a prenderci per il culo da soli facendo sterili lotte e dispute tra fascisti e comunisti, ma se stessimo a sentire chi abbiamo davanti capiremmo che aldilà del colore, vogliamo tutti la stessa identica cosa, stare bene ed essere felici.
Bisogna ricominciare ad alzare un pò la voce quando si toccano i nostri diritti e la nostra libertà, un sopruso fatto con la violenza o con mezzi subdoli rimane sempre una negazione della libertà e dignità umana.