Tutto l’Universo Obbedisce all’Amore? 26


Senza la minima pretesa di attenuare la fascinazione indotta dalla famosa canzone, ma è proprio vero che l’universo obbedisce all’amore? Proviamo ad approcciare il problema con metodo scientifico. Alla fine otterremo dei risultati che sono forzatamente opinabili data l’inconsistenza sperimentale degli elementi in gioco, ma è utile esporre un metodo analitico nella sua evoluzione in quanto è di per sé il metodo stesso una conquista operativa della scienza.

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La prima cosa da chiedersi è: un’obbedienza è sempre e comunque necessaria? Nel senso che ogni cosa ed ogni fenomeno inteso come somma di eventi e cose tra essi correlati devono per forza obbedire a delle leggi fisiche (escludiamo quelle divine per semplicità di ragionamento ed anche perché le pubblicazioni sull’argomento sono contraddittorie)?
Sembra una domanda ovvia alla quale basti come risposta un banale . A tutti, per forza o per amore è stata inculcata un po’ di fisica classica, almeno quella sufficiente per postulare “nulla si crea e nulla si distrugge” oppure “ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria”
In realtà la risposta è sì e no contemporaneamente (odio il ni e sospettate di chi ne fa uso. In genere si tratta di persone che cercano il modo di non scontentare nessuno), dipende dalla scala di osservazione, ma questo sarà più chiaro alla fine.

L’altra domanda da farsi è: cos’è l’amore? Bene, non abbiamo né i finanziamenti né i palcoscenici messi a disposizione dei vari soloni che dibattono dell’argomento in televisione, giocoforza adotterò una definizione evidentemente incompleta, ma sufficiente agli scopi: dicesi amore quel trasporto che conduce un essere vivente a godere della gioia ed a soffrire per il dolore di altrui essere vivente. Messa in questi termini la parola amore potrebbe essere resa anche con “empatia”, ma il lettore apprezzerà il fatto che una definizione meno articolata renderà il lavoro di rispondere alla domanda iniziale: “Tutto l’universo obbedisce all’amore?” più complesso in quanto è sempre più difficile dare risposte a domande generiche che a domande puntuali.

Infine, cos’è l’Universo? Questa è oggettivamente una domanda complessa alla quale saremo costretti a dare una risposta banale. L’Universo non è solo l’insieme dei pianeti, delle galassie degli spazi interstellari ed intergalattici, della materia e dell’antimateria, ma anche l’insieme dei singoli esserei viventi, di quelli che vivi non sono più e le cui molecole si sono riciclate in altre forme di materia, dell’energia nelle sue forme nobili e no, dei fenomeni che correlano i singoli componenti elementari in accezione riduzionista o olistica (di riduzionismo e olismo ne parlo qui nonostante il titolo). Anzi, l’Universo non è solo “Il tutto”, ma tutti i vari “tutti” che si muovono lungo l’invisibile binario del tempo che attribuisce alla stessa cosa forme diverse a seconda della “slice” temporale di osservazione.
A margine: ma è proprio vero che il tempo precede l’universo? Se ne interessava anche Sant’Agostino perché la questione ha una fondamentale implicazione teologica. Non è argomento di questa esposizione. Per chi fosse interessato, ne ho scritto qui con una mia altra personalità che ha una visione della divulgazione scientifica non ortodossa. Chi leggerà si consideri avvisato.

Una volta chiariti i termini del quesito e limiti dello stesso, si passa all’osservazione della fenomenologia che è sempre lo strumento principe della ricerca. Quando ho capito cosa voglio guardare e cosa mi aspetto di vedere non devo far altro che osservare. Da qui in poi è solo una questione di finanziamenti, strumentazione, lavoro e forza di volontà. Finanziamenti che, nel nostro caso, fortunatamente, non sono fondamentali altrimenti questa nota si sarebbe fermata alla semplice condivisione del video di Youtube.

Se si accettano le premesse, in termini di definizioni, Tutto l’Universo non Obbedisce all’Amore, anche perché una proposizione espressa in termini assoluti è retoricamente fragilissima. Basta trovare un solo caso che la invalidi per invalidarla completamente. Comunque, l’ammirazione per Battiato è tale che possiamo tranquillamente far finta che la canzone si intitoli “Quasi tutto l’universo obbedisce all’amore” concedendo al nostro autore una seconda chance che siamo certi rifiuterebbe perché è un titolo bruttino.

Anche in questo caso, purtroppo, siamo di fronte ad una sconfessione. Lasciati da parte buchi neri, stelle o semplici foglie che cadono da un albero in autunno rispondendo ad un’obbedienza che con l’amore poco ha a che fare, anche concentrandoci sugli esseri umani siamo costretti ad ammettere che, pur dando per scontata la buona fede, essi obbediscono all’amore in funzione del momento di osservazione. Nel senso che una donna che bacia un bambino è plausibilmente in condizione di rispondere ai requisiti di obbedienza mentre per valutare la condizione della stessa donna che in servizio spara alla testa ad un talebano è necessario un approfondimento non compatibile con i tempi messi a disposizione di questa nota.

Il titolo dovrebbe cambiare quindi in “Quasi tutto l’universo obbedisce all’amore a seconda del soggetto osservato e dell’istante di osservazione”. Titolo oggettivamente di merda.

Ma ora torniamo ad una questione lasciata in sospeso: un’obbedienza è necessaria? La risposta per un lato è sì, nel senso che i fenomeni macroscopici rispondo a leggi precise e determinabili. Il moto dei pianeti, la caduta di un grave in direzione di un centro di gravità, l’inerzia ecc. Si tratta di fenomenologie completamente definite. O meglio, tutto questo è quasi vero nel senso che dipende fortemente dalla gravità e dalla conseguente curvatura dello spazio. (Ne parlo qui. Valgono le stesse avvertenze.)
La cosa non è assolutamente vera a livello microscopico, dove l’analisi dei fenomeni richiede un’ulteriore astrazione che attiene alla fisica quantistica.

ciaomarco

Quando si pensa a un atomo tutti immaginano il nucleo (sempre rosso) con gli elettroni che girano intorno come pianetini intorno al sole su invisibili binari ellittici. Le cose non stanno così: la materia è aggregata su base probabilistica. Un elettrone, che è sul confine fra materia e onda stazionaria (ne parlo con termini molto coloriti qui), occupa una posizione nello spazio casuale che solo statisticamente risponde ad una legge.
In parole povere, le stelle, i pianeti, noi stessi, stiamo insieme per caso. Quello che appare solido è solo la dimostrazione pratica di una legge probabilistica, questa è la vera obbedienza a cui risponde l’universo.

L’universo è dominato dal caso, ma il caso non è completamente casuale dal punto di vista statistico. Sembra un paradosso e lo è. Se lancio una moneta può uscire testa o croce. L’esito di ogni singolo caso è imprevedibile, ma la successione di milioni di lanci darà statisticamente una metà di lanci con esito testa e l’altra metà con esito croce. Testa non prevale su croce né viceversa. Di fronte al caso siamo tutti uguali, non conta un cazzo nessuno. Si chiama legge debole dei grandi numeri. I casinò, che la fisica e la probabilità l’hanno studiata, ci fanno i miliardi con questa legge e qualcun altra che gentilmente gli provvede il governo di questa repubblica.

Concludendo, l’Universo obbedisce al caso che non ha preferenze definitive. Oggi favorisce X, domani Y. In realtà non favorisce nessuno, pensa ai suoi imperscrutabili affari, sono X e Y che attribuiscono un senso a cose che, di per sé, non lo possiedono. E questo, se vogliamo, mette fine a un sacco di questioni e dovrebbe aiutarci a comprendere la vacuità di certe scelte, ma come dice mio padre: l’esperienza non si trasmette.

Le Principesse sono bellissime, ma l’universo è dei Geometri.


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