I.
Può capitare. Tre persone (due uomini e una donna) seduti al tavolino di uno Starbucks con davanti i loro bei bicchieroni di iced coffee, come ogni altro avventore lì intorno.
Ma non è proprio così. Perché, anche se nessuno ci fa caso, qualcosa di speciale sta accadendo tra di loro.
L’uomo, diciamo quello un po’ più maturo, apre un libro davanti a sé e legge qualcosa. Ma non la tira lunga, solo poche frasi. Poi l’altro uomo, quello più giovane, si rivolge alla ragazza e, guardandola negli occhi, pronuncia quella che sembra essere una dichiarazione d’intenti o una promessa. Lo stesso fa lei, ma con parole diverse.
Subito dopo lui tira fuori dalla tasca una scatolina di raso, l’apre, prende un anello e lo infila al dito della ragazza. Lei fa lo stesso con l’altro anello.
Saranno passati 15 minuti da quando sono entrati nella cafeteria. Nel momento in cui escono, lui e lei sono marito e moglie. Legalmente e a tutti gli effetti.

Quando si vuole pensare all’idea del matrimonio “facile” o istantaneo in genere si fa riferimento alla città di Las Vegas. Eppure se c’è un luogo dove, tecnicamente, ci si può sposare nel giro di un’ora da quando lo si decide è proprio la California.
Lo si può fare in ogni momento e in qualsiasi luogo. Senza la necessità di presentare documentazioni particolari né di avere testimoni con sé. La cosa più facile da farsi in California, dopo respirare, è sposarsi.
Perché non è che per sposarsi sia obbligatorio rivolgersi a qualche wedding planner che ti organizza il tutto, dal catering alla musica, dal servizio fotografico agli inviti, per la più sontuosa delle cerimonie.
C’è chi, per motivi suoi, preferisce farlo in forma quasi anonima. Magari perché intende il matrimonio come un patto privato che vada sancito nel modo più intimo possibile. E agli occhi della legge un matrimonio concluso in dieci minuti vale quanto uno che sia stato organizzato per mesi interi.
Basta presentarsi con la patente per ottenere la licenza matrimoniale e con questa recarsi da un wedding officiant, che è un signore che racchiude in sé le cariche di notaio e di ministro (non confessionale).
Ogni coppia può decidere come e dove sposarsi. Può farlo, come detto, in una cafeteria, su una spiaggia al tramonto, all’aeroporto mentre si aspetta di partire, a casa propria, al country club. Dove vuole.
Può farlo alla presenza di testimoni oppure senza testimoni, con pochi invitati, nessun invitato o duecento invitati, con musica dal vivo o con un disco infilato nel cd player.
Può scegliere il discorso da pronunciare, che sia una poesia famosa o un proprio pensiero originale, una breve dichiarazione o un trattato fiume.
L’unica cosa che non è consentito dalla legge è sposarsi solo per permettere ad uno straniero di ottenere la Green Card. C’è chi lo fa. Non per spirito samaritano ma magari per pagarsi gli studi al college.
Solo che nel caso di unioni “sospette” le autorità possono effettuare controlli improvvisi e se si scopre l’inganno scatta la sanzione: espulsione immediata per lo straniero e carcere per l’americana che si è prestata alla frode.
A parte questo, direi che ognuno può organizzarsi il proprio matrimonio come vuole, anche nel modo più strambo possibile, e nel pieno della legge.
Ma non è che, d’un tratto, io sia diventata un’esperta matrimonialista. E’ solo che, per motivi personali, mi sono dovuta interessare alla cosa.
II.
E’ stato circa sette mesi fa che Jeff mi ha chiesto ufficialmente di sposarlo. Non che non me lo aspettassi ma mi ha fatto comunque il suo bell’effetto.
Intanto mi sono presa il tempo di finire l’anno scolastico però avevo già capito che era arrivato il momento di delineare bene la mia vita e di darle un senso secondo quello che è sempre stato il mio desiderio più profondo.
Quello che io, sopra ogni cosa, ho sempre voluto è avere figli. Chi mi conosce bene lo sa. Per questo dico che cinque minuti dopo che avrò finito i miei studi mi farò mettere incinta.
Ed è stato qui che sono entrata in collisione con me stessa. Anche se io credo che una coppia formata da due donne possa garantire ad un bambino di crescere in maniera serena ed equilibrata, nello stesso tempo so che ci sono molte complicazioni da affrontare, anche all’interno della stessa coppia. E se questa non dimostra di avere una solidità e un senso di responsabilità che siano doppie rispetto a quelle di una coppia eterosessuale, il danno per il figlio è assoluto.
Tempo fa sono rimasta disgustata dalla vicenda di Julie Cypher (di cui scrissi qui). E, pensando a quei bambini, molto disorientata.
Qualcuno potrà pensare che quella vicenda faccia parte di una casistica legata agli eccessi dell’ambiente dello spettacolo, dove la gente pensa di poter fare ciò che vuole solo perché è ricca e famosa e anche la vita dei figli diventa uno show. Ma è vero solo in parte. Casi di quel tipo sono accaduti anche tra persone comuni.

E’ successo per esempio che una coppia di lesbiche si sia separata subito dopo aver “ordinato” un figlio in provetta e quando è nato il bambino nessuna delle due lo ha voluto più. Scartato come merce avariata nel supermarket dei sentimenti.
Purtroppo temo che la società americana, che sa essere spietata, cinica e dura come nessun’altra, anche in questo “settore” sia un passo avanti alle altre. Però non è un bel primato.
Non vorrei mai che nella smania di arrivare ad ogni tipo di riconoscimento e di pretesa di diritti fossimo portati a pensare che tutto è lecito, in nome di una libertà senza limiti.
Mentre io ho imparato a credere che la mia libertà ha valore ed è effettiva finché non danneggia i diritti di chi mi sta accanto. Le azioni non hanno tutte lo stesso valore morale, altrimenti quella che noi sbandieriamo come la nostra libertà diventa prevaricazione, abuso o, nel migliore dei casi, irresponsabilità.
C’è stato un periodo, qualche anno fa, in cui pensavo che il futuro padre di mio figlio avrebbe dovuto soltanto provvedere all’azione meccanica e poi sparire dalla mia, dalla nostra vita. Ero molto stupida a pensare una cosa del genere e un po’ me ne vergogno.
Lo so che una coppia eterosessuale non è di per sé garanzia sufficiente a creare una famiglia equilibrata. Semmai ne esistano ancora. Qui siamo tutti figli e figlie di divorziati. Questo quando va bene. Perché altrimenti si vedono padri assenti, che scappano, spariscono oppure sono violenti e maneschi e bastardi. Ci sono madri ubriacone, che si comportano da puttane, e figli non ancora adolescenti che si riempiono di pillole solo per tamponare il vuoto che hanno intorno e dentro di sé.
E tuttavia, nonostante questo deserto che c’è in noi, credo si debba dare ad un bambino che nasce l’opportunità di partire nel modo giusto nella vita, almeno il tempo di potersi difendere con le proprie forze, e di fornirgli figure certe e un ambiente equilibrato.

Nei mesi appena trascorsi, nella solitudine della mia cameretta del college, ho preso l’abitudine di mettere su carta tutto quello che mi angustiava, così come i miei sogni e le mie speranze.
Questi miei pensieri si sono trasformati in lettere che, ciclicamente, ho spedito a Jeff. Lettere dove mi mettevo a nudo nei miei sentimenti, anche quelli più scomodi, dove esprimevo le mie paure ma anche le mie richieste specifiche su quelle che sono sempre state le mie necessità. E non sto banalmente parlando di libertà sessuali bensì del mio bisogno di libertà in assoluto.
Lui sa perfettamente quali sono i miei difetti, le mie storture, le mie febbri improvvise ed io non conosco nessun altro che saprebbe accettarmi così come sono. Per me è importante che mi abbia amata subito, pur conoscendomi.
E lui, per me, è la persona giusta. E’ un punto fermo, mi dà sicurezza, mi permette di abbassare la guardia e di lasciarmi guidare quando sono stanca di andare a sbattere la faccia contro il muro.
Quello che vedo nei suoi occhi quando mi guarda è qualcosa che mi scalda e che mi dà forza ed entusiasmo.
Lui è quello che farà di me una persona migliore e che mi aiuterà a far nascere il mio sogno, vivendolo con me.
E così, sette mesi dopo la sua richiesta, gli ho detto: “o.k., facciamolo”. E il 18 luglio scorso l’abbiamo fatto. A Santa Monica, lui, io e un wedding officiant di nome Chris.
Una volta ho chiesto a Jeff per quanto ancora sarebbe stato paziente con me. “Per tutto il tempo del mondo”, è stata la sua risposta. E questa è la cosa più bella che potessi sperare di sentire.
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Tag: adozione, amore, bambini, educazione, matrimonio, omosessualità, società-civile, stati-uniti
Lexi Amberson
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19 Febbraio, 2008 a 12:41
Comandante Nebbia
Ho voluto riproporre questo pezzo molto intimo nella sua integrità anche per preservare l’atmosfera che conduce alle riflessioni sulla genitorialità che rappresentano la parte del racconto sulla quale mi sembra interessante discutere.
Devo dire che l’adozione di minori da parte di coppie omosessuali mi lascia perplesso.
Questa non è una valutazione sulla capacità o meno di una coppia omosessuale di dare amore, sostegno ed educazione ad un bambino.
Probabilmente non sarebbe difficile fare meglio di tante coppie eterosessuali che, pur in regola con la tradizione, non offrono l’attenzione necessaria ai propri figli.
Quello che non mi convince è come una cosa del genere verrebbe vista dagli altri ed il tipo di “attenzione” al quale sarebbe sottoposto il figlio di una coppia omosessuale.
Probabilmente andrebbe prima “assorbita” civilmente l’idea di un unione tra persone dello stesso sesso e poi, in una società dove avere due mamme o due papà sia solo una variante della famiglia, un bambino potrebbe vivere la cosa con la necessaria serenità.
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21 Febbraio, 2008 a 14:37
Francesco Orsenigo
Riguardo le due donne che hanno rifiutato il figlio in provetta, mi sembra piu’ un problema dell’usare “madri in prestito” piu’ che di permettere adozioni a coppie omosessuali.
@Comandante Nebbia
Sono d’accordo, ma ammetto di non cogliere il nesso con l’articolo.
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21 Febbraio, 2008 a 15:49
Comandante Nebbia
Credo che per apprezzare meglio la connessione sia necessario conoscere meglio Lexi Amberson e quello che ha scritto in passato.
Ti invito a leggere qualcosa di suo sul suo sito.
Ritengo poco discreto parlarne direttamente.
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21 Febbraio, 2008 a 17:15
Francesco
La verità su Lexi Amberson
Sarà vero? Certamente ha un senso, anche perché gli articoli sono scritti troppo bene per essere frutto di una ragazza che ha da poco finito il liceo. Almeno, io leggendoli ho l’impressione che a scriverli sia un professionista.
Voi ne sapete qualcosa?
Chiaramente, anche se il profilo della blogger fosse falso, questo nulla toglierebbe alla bellezza degli articoli.
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21 Febbraio, 2008 a 17:31
Francesco Orsenigo
@Comandante Nebbia: l’ultima volta che ho letto il suo blog aveva scritto un’orribile porcata retorica sul povero Papa a cui era stato impedito di parlare suo malgrado.
Di solito tanto mi basta, ma accetto il suggerimento e ricontrolleró il blog, piú che altro, nella speranza di una rettifica del succitato articolo.
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21 Febbraio, 2008 a 17:48
Francesco
Mi sono ricreduto. Lexi Amberson (o chi per lei) sa scrivere bene, indipendentemente dai contenuti, Filippo Facci un po meno (almeno leggendo quanto scrive nel blog: ci sono numerose sviste, errori di battitura, etc.). Se è davvero una montatura, non credo sia lui l’artefice. Anche la grafica del blog di Lexi Amberson è di molto superiore a http://www.macchianera.net . PS: scusate l’off-topic.
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21 Febbraio, 2008 a 19:36
Comandante Nebbia
Cari Franceschi
ci siamo concentrati sulla persona ed abbiamo trascurato i contenuti.
Peccato.
Una riflessione sui genitori in generale e su quelli omosessuali in particolare sarebbe stata più interessante delle disquisizioni sul web e sul modo di fare mala informazione utilizzando questo media.
Argomento, del resto, che ho deciso in maniera del tutto suicida di portare sulle pagine di MC.
Preparatevi al caravan serraglio.
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21 Febbraio, 2008 a 20:50
Francesco
Sono andati un pò fuori tema, ma l’argomento mi sembrava interessante. Non solo il problema del corretto utilizzo di internet, ma anche la questione dell’attendibilità delle fonti (non che il fatto che un giornale sia stampato su carta ne garantisca l’attendibilità).
Per il tema affidamento di minori a coppie omosessuali, è molto delicato e non mi sento competente al riguardo. Magari si potrebbe chiedere a chi in Europa ha già sperimentato leggi del genere; e non sono pochi. Direi Olanda, Spagna, Svezia, Regno Unito, Germania, Norvegia, Danimarca, Belgio (anche se i matrimoni gay credo siano stati legalizzati solo in Spagna, Paesi Bassi e Belgio).
Comunque, pur avendo genitori etero, non è che le nuove generazioni di giovani italiani stiano venendo su tanto bene. Quello che penso io è che, in Italia, gran parte dei genitori semplicemente non si cura di come crescono i figli. Un esempio tipico è l’abitudine di guardare la TV a tavola invece di fare conversazione. Ma qui sto divagando, quindi passo e chiudo.
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