Tutti giù per Terra

Mia madre direbbe: “tanto tuonò che piovve”. Dopo diciannove mesi di percorsi tortuosi, compromessi possibili, sogni impossibili, cigolii istituzionali, promesse mancate e timori realizzati, siamo giunti alla fine del governo Prodi. Non che sia una cosa del tutto inattesa, ma dopo l’approvazione della finanziaria sembrava che a palazzo Chigi si respirasse un po’ meglio.

Invece no. Prima è arrivato il terremoto dei rifiuti in Campania a far tremare tutto, poi l’uragano Mastella ha dato il colpo di grazia, e il palazzo è crollato. Solo che stavolta non si risolleverà: per Prodi questo significa la fine della sua esperienza di governo. Se la legislatura andrà avanti, non sarà con lui a capo dell’esecutivo.

Sulla questione rifiuti c’è, purtroppo, ben poco da dire. Un’emergenza che dura da 14 anni non è un’emergenza: è la normalità. Però viene trattata come emergenza, così chi ci mette le mani è libero di fare quel che vuole. Che il commissario si chiami Bassolino, De Gennaro o Pincopallo poco importa; la situazione è drammatica ed è lì per restare. Almeno finché i politici non capiranno che il problema rifiuti va affrontato partendo dalla produzione e interessando tutta la filiera. Cioè, campa cavallo…
Che poi questo faccia tremare il governo, con la sfiducia al ministro Pecoraro che rischia di travolgere anche i suoi colleghi, è un particolare accessorio, che in ogni caso non cambia la situazione; evidenzia semmai la pochezza dell’azione politica, di maggioranza come di opposizione, sempre a caccia di un capro espiatorio pur di non risolvere il problema.

Quanto a Mastella e alla tempesta che si è abbattuta su di lui, sulla sua famiglia e sul suo partito, non voglio entrare nelle questioni giudiziarie, che non mi competono. Voglio invece sottolineare il comportamento che l’ex ministro della giustizia ha tenuto negli ultimi giorni, perché mi sembra illuminante.
Martedì arriva alla camera con gravissime dichiarazioni che ricordano tanto quelle a cui ci aveva abituato il precedente inquilino di palazzo Chigi ; poi annuncia le dimissioni e probabilmente l’uscita dalla maggioranza; poi conferma le dimissioni ma garantisce l’appoggio esterno; poi chiede una mozione di sostegno alle sue dichiarazioni di martedì oppure lascia la maggioranza; poi, senza aspettare la mozione, annuncia l’abbandono della maggioranza. Abbandono che significa inevitabilmente crisi di governo.
Non credo che sia schizofrenico, quindi è evidente che qualcosa non quadra.
Che sia un po’ seccato (!) per le accuse ricevute da lui e dalla sua allegra combriccola, lo posso capire; ma non è la prima volta (chissà se sarà l’ultima?), non è l’unico indagato del palazzo (è in ottima e numerosa compagnia, a cominciare da Prodi), e comunque da ministro si sarebbe probabilmente potuto difendere meglio (dal suo punto di vista, ovviamente). Quindi?

Probabilmente il nocciolo della questione è la legge elettorale. Da molti mesi Mastella ripete (guarda caso!) che se si fosse arrivati al referendum avrebbe lasciato il governo. Il referendum è stato accolto ormai definitivamente, una nuova legge elettorale non è neanche all’orizzonte, e lui mantiene la promessa. Toh, un politico che mantiene una promessa…! Sta a vedere che tocca anche fargli i complimenti.
Mastella ha paura sia del referendum sia di una nuova eventuale legge elettorale, perché è chiaro che qualsiasi novità andrà nella direzione di eliminare i piccoli partiti; quindi la soluzione (per lui) più conveniente è senz’altro quella di tornare al voto con la legge attuale. E presentarsi agli ex amici del centro destra, portando in dote la testa di Prodi, è certamente la migliore garanzia per lui di ottenere un ottimo posizionamento nella coalizione e altri cinque anni di gestione del potere.
Tanto poi c’è Berlusconi che qualche giorno fa ha dichiarato “Ora torno e la sistemo io la giustizia“; al posto di Mastella c’è di che star tranquilli.

Tra le tante perle che si sono sentite oggi ce n’è qualcuna che merita di essere commentata.
Mastella: “Oggi dico basta e mi riprendo la mia autonomia di uomo, di politico, di cittadino. Io non tratto e non negozio “. A voler essere precisi, è sempre una trattativa, solo che cambiano l’interlocutore e la merce.
Ancora Mastella che denuncia la “messa in stato di accusa della classe dirigente di un partito del sud, di un partito di cattolici“. Ecco, di queste perle faremmo volentieri a meno. Cosa vuol dire? Che un partito del sud non può essere accusato? Che un partito di cattolici è per forza onesto?
Ovviamente non manca di farsi sentire il gongolante Berlusconi: “Ora è indispensabile e urgente ridare la parola ai cittadini“. Certo che sarebbe indispensabile, ma quale parola? E a chi? Con la legge che voi avete confezionato, noi cittadini la parola ce la siamo dimenticata. La verità è che la parola ve la riprendete voi, dentro le segreterie dei partiti. Tanto per cambiare.
A proposito… E’ ormai evidente che il tira e molla con Veltroni sulla legge elettorale aveva come unico scopo quello di aspettare la pronuncia della Consulta sul referendum, e dare così l’occasione e il movente all’amico Clemente per scatenare questo casino. L’unico che non l’ha capito è proprio Veltroni che continua a corrergli dietro. Desolante…

Tuttavia non bisogna dare per scontato che i giochi siano fatti; da tempo Dini aspetta l’occasione per ritornare in sella: “Occorre lavorare per la costruzione di un governo di sospensione della competizione bipolare, che affronti alcune emergenze del Paese; che renda possibile la tenuta del referendum elettorale, ovvero una riforma dell’attuale legge in una direzione che faciliti la formazione di governi stabili, efficaci, scelti dagli elettori”. Caspita, sembra quasi che lo faccia per spirito di sacrificio! Lui che pochi giorni fa diceva “a volte la magistratura se la prende anche con le mogli, e io ne so qualcosa“. Certo, come no! Prima le donne e i bambini.
La cosa paradossale (perché l’Italia è un paese che ormai vive solo di paradossi) è che un governo Dini rappresenta forse il male minore in questo momento. Siamo messi proprio bene…

Concludendo con un altro paradosso, la cosa più giusta oggi l’ha detta il generale (in pensione) Bagnasco: “è un paese in crisi che si presenta sempre più sfilacciato, frammentato al punto da apparire ridotto addirittura ‘a coriandoli’ [...] Sembra davvero che, bloccato lo slancio e la crescita anche economica ci sia in giro piuttosto paura del futuro e un senso di fatalistico declino [...] sembra circolare una sfiducia diffusa e pericolosa [...] Non credo di sbagliare se dico che è l’Italia, in particolare, ad avere oggi bisogno della speranza“.
Signorsì, signor generale, ha proprio ragione. E’ veramente difficile trovare un motivo di speranza nella nostra situazione. E quando le speranze non trovano più riscontro nella nostra misera umanità ci si rivolge alla religione; ma se anche le istituzioni religiose si mettono a giocare nell’arena politica, come e talvolta peggio degli stessi politici, a chi ci possiamo aggrappare? Lei è un militare, sa sempre cosa è giusto e cosa è sbagliato; ma a noi poveri civili, chi ci pensa?

Non ricordo chi l’abbia detto, ma è tristemente vero: non è stato facile cadere così in basso.

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Tutto quadra, tutto quadra. Analisi perfetta.
Una domanda a tutti:
visto che i cittadini non hanno realmente la possibilità nè di scegliere nè di farsi rappresentare o che al massimo possono affidarsi alla speranza (di chi? di cosa? ci mancava solo Bagnasco) e questo è quello che si chiama DITTATURA anche se c’è la libertà di scrivere su onanistici blog pseudo-sovversivi

un onesto cittadino che si sente parte della comunità (sennò me ne andrei su una montagna a fare buddismo zen) e che vorrebbe partecipare alla comunità, in questa situazione, che deve fare?
1. incazzarsi sui blog?
2. andare in chiesa?
3. cercare appoggi politici e fare soldi?
4. prendere le armi?

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Vuoi che ti dica cosa bisogna fare? Io te lo dico, però poi non ti lamentare, occhei?
Delle quattro che hai indicato tu, l’unica veramente utile è la quarta, ma preferisco non pensarci. A parte questo…
1. contattare e coinvolgere il maggior numero di persone incensurate, non iscritte a partiti, senza scheletri nell’armadio
2. preparare un programma politico
3. realizzare delle primarie per predisporre le liste elettorali in ogni collegio
4. presentare le liste per partecipare alle elezioni
5. fare una campagna elettorale basata su internet e sui comizi per strada
6. rifiutare qualsiasi accordo o alleanza con altri partiti
7. incrociare le dita

Se tutto va bene si prendono quattro voti e la cosa finisce lì. Un giorno potremo dire “io ci ho provato”
Se va male si entra in parlamento e forse anche al governo, e allora viene il difficile (come se prima fosse stato facile)

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Marco il buono

Marco il buono’s avatar

Tu dici:”…poi, senza aspettare la mozione, annuncia l’abbandono della maggioranza…”.
La cosa più triste è che Il caro Bruno Vespa ha invitato 10 leader del centro sinistra e tutti hanno declinato l’invito.
Questo è stato il segnale, non cera bisogno di aspettare la mozione.
Mastella pensiero(Se non vanno da Bruno Vespa a difendermi non c’è bisogno di aspettare la mozione).
Tutto tristemente vero.

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